Il chip che non ha bisogno della litografia EUV: la scommessa cinese che spaventa l'industria occidentale

Il chip che non ha bisogno della litografia EUV: la scommessa cinese che spaventa l'industria occidentale

La startup cinese Yuanjiwei ha avviato la prima linea pilota da 8 pollici per semiconduttori bidimensionali, coprendo l'intero processo produttivo fino al tape-out. L'obiettivo è raggiungere entro il 2029 un processo equivalente ai 5 nanometri senza litografia EUV, nell'ambito della strategia cinese per l'autosufficienza tecnologica nei chip avanzati.

di pubblicata il , alle 09:01 nel canale Processori
 

Una startup cinese con sede a Shanghai, Yuanjiwei, ha annunciato l'avvio di quella che definisce la prima linea di produzione pilota al mondo su wafer da 8 pollici interamente dedicata ai semiconduttori bidimensionali (2D). Lo riporta il South China Morning Post.

L'iniziativa si inserisce nel più ampio sforzo di Pechino per sviluppare tecnologie di fabbricazione dei chip alternative a quelle occidentali, in un contesto segnato dalle restrizioni statunitensi all'export di apparecchiature avanzate per la produzione di semiconduttori.

Secondo quanto comunicato dall'azienda attraverso il proprio account WeChat, la linea pilota copre l'intero processo produttivo: dalla preparazione dei materiali bidimensionali fino all'integrazione nei chip finiti, passando per il tape-out, ovvero la fase conclusiva della progettazione che precede l'avvio della produzione vera e propria. Si tratta, secondo Yuanjiwei, del passaggio che segna il salto della tecnologia cinese sui semiconduttori 2D dalla fase di ricerca di laboratorio a quella di validazione ingegneristica e produzione industriale.

Da decenni il miglioramento delle prestazioni dei chip passa dalla miniaturizzazione dei transistor. Con l'avvicinarsi alle dimensioni atomiche, però, questo processo è diventato progressivamente più complesso e costoso. Tra i problemi principali vi è la corrente di dispersione (leakage): un fenomeno per cui l'elettricità continua a fluire attraverso il transistor anche quando dovrebbe essere spento, con conseguente aumento dei consumi energetici e della dissipazione termica.

I materiali bidimensionali, composti da uno o pochi strati atomici, rappresentano una delle piste più promettenti per superare questi limiti. A differenza del silicio convenzionale, che forma una struttura cristallina tridimensionale, negli strati 2D gli elettroni si muovono prevalentemente all'interno di un piano ultrasottile: una caratteristica che, secondo Bao Wenzhong, presidente di Yuanjiwei, permette di realizzare transistor più piccoli senza dover ricorrere a strutture sempre più complesse, mantenendo al contempo un controllo elettrostatico efficace anche alle scale dimensionali più ridotte, dove il silicio convenzionale perde efficienza.

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Un ulteriore vantaggio, secondo l'azienda, riguarda i bassi livelli di corrente di dispersione tipici dei materiali 2D, che potrebbero tradursi in consumi energetici più contenuti. Combinata con le tecniche di impilamento tridimensionale (3D stacking), questa caratteristica potrebbe inoltre consentire, nel tempo, un aumento della densità a parità di ingombro, grazie alla possibilità di sovrapporre più strati di circuiti su un'unica base.

Va precisato che Yuanjiwei non ha sviluppato un nuovo materiale, bensì un processo industriale in grado di trasformare risultati di ricerca già noti in una pipeline manifatturiera ripetibile su scala wafer. È proprio questo, secondo diversi osservatori del settore, il vero collo di bottiglia che ha finora impedito ai materiali 2D di uscire dai laboratori: numerosi studi hanno già dimostrato la fattibilità di dispositivi elettronici ad alte prestazioni basati su questi materiali, ma il salto verso una produzione uniforme e affidabile su interi wafer si è rivelato estremamente complesso, tanto da lasciare il silicio ancora saldamente al centro dell'industria dei chip.

Yuanjiwei ha delineato una tabella di marcia precisa per la commercializzazione della tecnologia. Entro la fine dell'anno l'azienda punta a mettere a punto un processo produttivo paragonabile, in termini prestazionali, a uno basato su silicio a 90 nanometri. L'obiettivo successivo, più ambizioso, è arrivare entro il 2029 a un processo interamente domestico equivalente a un processo a 5 nanometri, senza fare ricorso alla litografia ultravioletta estrema (EUV), la tecnologia alla base della produzione dei chip più avanzati e il cui accesso è precluso alla Cina dalle restrizioni all'export imposte dagli Stati Uniti.

Il progetto si inquadra in una strategia più ampia con cui Pechino sta cercando di ridurre la propria dipendenza da apparecchiature straniere, coinvolgendo università, laboratori statali, produttori di macchinari e aziende del comparto dei semiconduttori. L'obiettivo dichiarato, secondo fonti a conoscenza di iniziative parallele nel campo della litografia EUV, è arrivare a produrre chip avanzati impiegando esclusivamente macchinari di fabbricazione cinese.

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Nonostante l'entusiasmo attorno all'iniziativa, diversi esperti del settore, intervenuti in occasione della presentazione della linea pilota, hanno sottolineato che la fabbricazione dei chip resta uno dei processi industriali più complessi al mondo e che nessuna singola azienda può, da sola, portare a maturazione l'intera filiera dei semiconduttori 2D: dai materiali alle apparecchiature, dalla progettazione alla manifattura fino al collaudo, ogni anello della catena deve svilupparsi di pari passo.

Restano inoltre aperte questioni tecniche non trascurabili. Se la letteratura scientifica ha più volte dimostrato in laboratorio transistor 2D dalle prestazioni elevate, la sfida di produrre milioni o miliardi di dispositivi identici con un livello di affidabilità adeguato agli standard industriali è tutt'altro che risolta. Fan Hao, direttore per i materiali avanzati presso la Commissione municipale per la scienza e la tecnologia di Shanghai, ha comunque definito i semiconduttori 2D come una delle direzioni più promettenti per la prossima generazione di chip, destinata ad attirare una competizione internazionale crescente.

15 Commenti
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TecnoPC13 Luglio 2026, 09:16 #1

Quando si fa di necessità virtù!!!

...e ai cinesi le capacità non mancano
euscar13 Luglio 2026, 09:55 #2
L'obiettivo dichiarato, secondo fonti a conoscenza di iniziative parallele nel campo della litografia EUV, è arrivare a produrre chip avanzati impiegando esclusivamente macchinari di fabbricazione cinese.


Se raggiungono tale obiettivo non li ferma più nessuno.
UtenteHD13 Luglio 2026, 09:57 #3
Eh oramai li avete fatti svegliare, ed ora non si fermano più, anche perchè Loro investono continuamente tanti di quei soldi come li stampassero (per intenderci)
supertigrotto13 Luglio 2026, 11:16 #4
Per questo devono ringraziare Trump,Xi dovrebbe regalargli una bella torta di ringraziamento.....
mail9000it13 Luglio 2026, 11:37 #5
Originariamente inviato da: supertigrotto
Per questo devono ringraziare Trump,Xi dovrebbe regalargli una bella torta di ringraziamento.....


Tranquillo. Stanno preparando un lotto di supposte di ringraziamento abbastanza per tutto il mondo.
Gringo [ITF]13 Luglio 2026, 12:03 #6
Il vero problema è che il loro Ecosistema di Brevetti sono meritocratici, noi sforniamo tonnellate di scartofie non produciamo nulla, anzi facciamo i Patent Troll e fermiamo il progresso.

Loro se ne sbattono e se uno "Crea Qualcosa" se viene Migliorata da Altri questa può essere prodotta senza arte ne parte.

Risultato loro sono partiti Lenti con una leva 10x
Noi siamo stati veloci con una leva 0,8x

Chissà perchè tra 5 anni saranno Anni Luce avanti.
LMCH13 Luglio 2026, 13:08 #7
Quando ci sono dichiarazioni "sensazionali" e pochi dati concreti significa che c'é più fumo che arrosto.
Parlando di produrre chip "a 5nm" senza far ricorso agli EUV.
I produttori "non-cinesi" sono in grado di fare altrettanto, solo che se hai già i macchinari EUV ti risparmi un sacco di complicazioni in più (e relativi problemi di rese produttive).

Spiegazione molto semplice:
se hai già macchinari DUV capaci di produrre chip "a 10nm" é sufficiente un layout circuitale CFET e produci chip "a 5nm" (hai rese più basse per la maggior complessità di produzione, ma fai comunque produzione).

Ovviamente la cosa che vogliono fare é più complessa e promette prestazioni migliori (uso di "materiali 2D" ecc.) ma il succo é quello.
Ripper8913 Luglio 2026, 13:39 #8
Originariamente inviato da: euscar
Se raggiungono tale obiettivo non li ferma più nessuno.


I cinesi un modo per produrre nodi avanzati prima o poi lo trovano, questa di ASML è solo una cintura di contenimento momentanea, non durerà.
aqua8413 Luglio 2026, 14:00 #9
Ma quindi... solo per capire... solo i Cinesi stanno sviluppando? Tutti gli altri guardano solo?

Perchè dalle notizie che si leggono qui sembra che solo la Cina fa qualcosa
Gringo [ITF]13 Luglio 2026, 19:16 #10
Originariamente inviato da: aqua84
Ma quindi... solo per capire... solo i Cinesi stanno sviluppando? Tutti gli altri guardano solo?

Perchè dalle notizie che si leggono qui sembra che solo la Cina fa qualcosa


Non è questo, noi ci proviamo ma finisce che infrangi un brevetto e ti bloccano tutto, per poi scoprire che quel brevetto non è mai stato applicato, ad apple basta fare un disegnino da bambino di due anni su un foglio e non puoi piu fare i portatili con gli angoli di 90°

Quello che frega e che loro possono fare ricerche "Alternative" e se portano vantaggio non vengono fermati dal lorto governo opressivo.

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