Sembravano innocue, ma vendevano la connessione a estranei: Samsung cancella queste app dalle Smart TV

Sembravano innocue, ma vendevano la connessione a estranei: Samsung cancella queste app dalle Smart TV

Un’indagine di sicurezza ha rivelato la presenza di codice proxy in diverse applicazioni per Smart TV Samsung, usate per instradare il traffico web di terzi. Il colosso coreano ha avviato la rimozione dal proprio store ufficiale

di pubblicata il , alle 09:11 nel canale Audio Video
Samsung
 

Samsung ha avviato l'eliminazione dal proprio store di una serie di applicazioni per Smart TV che condividevano la connessione Internet degli utenti con soggetti terzi. L'intervento è arrivato dopo la pubblicazione di un'analisi di sicurezza che ha mostrato come diversi software, persino consigliati nei banner ufficiali, trasformassero i televisori di casa in nodi di passaggio per il traffico web.

Il meccanismo sfrutta le cosiddette residential proxy networks (resproxies), infrastrutture che permettono ad attori esterni di instradare i propri dati attraverso connessioni casalinghe legittime. In questo modo le attività online sembrano provenire dall'IP di un privato cittadino, rendendo impossibile per i sistemi di protezione distinguere il traffico di routine da operazioni di scraping massivo di dati o attacchi informatici.

Come funzionano le reti proxy nascoste nei televisori

L'accesso allo store è stato facilitato dalla struttura stessa di molte di queste applicazioni. Si tratta di semplici "app involucro" composte da pochissime righe di codice, concepite esclusivamente per caricare contenuti dinamici ospitati su server remoti. In fase di revisione preventiva, i sistemi di controllo analizzano solo il codice locale dell'applicazione e non il contenuto reale erogato successivamente sul dispositivo dell'utente.

L'indagine condotta dalla società di cybersecurity Mnemonic, e ripresa da TechCrunch, ha evidenziato criticità su giochi storici come Pac-Man, inserito in precedenza da Samsung nella sezione "Editor's Choice". L'applicazione integrava il codice della società Bright Data, specializzata nella vendita di accesso a reti proxy residenziali per la scansione automatizzata del web e l'addestramento di modelli di intelligenza artificiale.

L'attivazione del modulo proxy richiede generalmente un consenso da parte dell'utente tramite una schermata iniziale, dopodiché il traffico continua a scorrere in background anche a gioco chiuso. Un semplice cambio di configurazione sul server remoto basterebbe a trasformare milioni di apparecchi connessi in una botnet attiva, sfruttando la banda di casa senza che il proprietario se ne accorga.

Di fronte alle evidenze presentate, Samsung ha dichiarato di aver vietato la registrazione di nuove applicazioni che integrano SDK di tipo residential proxy. I tecnici della casa madre sono al lavoro per identificare e rimuovere tutti i titoli compromessi ancora presenti a catalogo. Una decisione che segue quella di LG, che poche settimane fa ha intrapreso la medesima azione dopo aver riscontrato presenza di codice proxy in circa il 42% delle app presenti nel proprio catalogo.

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