GoPro taglia ancora: licenziato il 23% del personale per ritrovare i profitti

GoPro taglia ancora: licenziato il 23% del personale per ritrovare i profitti

GoPro taglierà 145 dipendenti, pari al 23% della sua forza lavoro, entro fine anno nel tentativo di frenare il calo dei ricavi e puntare tutto sull'intelligenza artificiale e sui nuovi processori d'immagine. L'obiettivo è sfidare DJI e Insta360 in un mercato globale sempre più difficile

di pubblicata il , alle 14:41 nel canale Audio Video
GoPro
 

Il produttore di action cam più noto al mondo si trova nuovamente costretto a rimettere mano all'organigramma. Il consiglio di amministrazione di GoPro ha approvato un piano di ristrutturazione radicale che prevede l'eliminazione di 145 posti di lavoro, pari a circa il 23% della forza lavoro globale.

Alla fine del primo trimestre 2026, l'azienda contava 631 dipendenti, un numero già sensibilmente ridotto rispetto ai 696 registrati alla fine del 2024. L'operazione, che dovrebbe concludersi entro la fine dell'anno in corso, comporterà oneri finanziari pesanti nel breve periodo, stimati tra gli 11,5 e i 15 milioni di dollari. Queste cifre andranno a coprire principalmente le indennità di licenziamento e i benefici sanitari per il personale in uscita, gravando sui bilanci dei prossimi tre trimestri.

GoPro riduce i ranghi: scure sul 23% della forza lavoro

La mossa non arriva inaspettata per chi segue le dinamiche finanziarie del brand di San Mateo. Nonostante una riduzione delle spese operative del 26% nell'ultimo trimestre dello scorso anno, GoPro non è riuscita a centrare l'obiettivo della redditività, chiudendo il Q4 2025 con una perdita netta di 9,1 milioni di dollari, equivalente a 6 centesimi per azione.

Il mercato ha reagito con una timida fiducia alla notizia del nuovo round di licenziamenti, facendo segnare un incremento del titolo dell'1% nelle contrattazioni after-hours, segno che gli investitori considerano inevitabile un ulteriore snellimento della struttura per garantire la sopravvivenza stessa della società.

Analizzando i dati fiscali del 2025, emerge un quadro di sofferenza strutturale. I ricavi complessivi si sono fermati a 652 milioni di dollari, segnando una contrazione del 19% rispetto all'anno precedente. Ancora più preoccupante è il dato relativo al sell-through (le unità effettivamente vendute ai consumatori finali), sceso del 20% a quota 2 milioni di unità.

Nicholas Woodman, CEO e fondatore dell'azienda, ha provato a rassicurare gli analisti puntando il dito contro pressioni macroeconomiche esterne. Tra i fattori critici figurano i dazi doganali, l'aumento dei costi delle componenti di memoria e le persistenti interruzioni nella catena di approvvigionamento.

Tuttavia, il problema non sembra essere limitato ai soli costi di produzione. La concorrenza asiatica, rappresentata principalmente da DJI e Insta360, sta erodendo quote di mercato con un ritmo serrato, mettendo in discussione il posizionamento di GoPro come leader tecnologico. Il mercato delle action cam ha raggiunto una maturità tale che l'hardware puro non sembra più sufficiente a giustificare i margini di un tempo. La risposta di Woodman si sta concentrando su una diversificazione dell'offerta, che include un'espansione dei servizi software e una nuova linea di prodotti basati sull'intelligenza artificiale.

Per uscire dall'angolo, GoPro sta accelerando sullo sviluppo di tecnologie proprietarie. Il fulcro della nuova strategia è rappresentato da un processore d'immagine potenziato dall'IA, progettato per migliorare drasticamente la gestione dei contenuti e l'editing automatizzato. L'idea è quella di trasformare GoPro da semplice produttore di fotocamere a una piattaforma integrata dove il software gioca un ruolo paritetico all'hardware.

Questa transizione verso un modello più snello e focalizzato sul software è l'unica strada apparentemente percorribile per evitare che il marchio venga schiacciato dai giganti dei droni e delle videocamere a 360 gradi. Il rischio, però, è che la riduzione dell'organico rallenti i cicli di sviluppo proprio nel momento in cui la velocità di innovazione rimane il requisito fondamentale per restare competitivi.

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