Windows e Mac OS X sempre più vicini

Windows e Mac OS X sempre più vicini

Boot Camp, ambienti di virtualizzazione di terze parti e addirittura un progetto opensource per convertire eseguibili Windows in binari per OS X. I due sistemi operativi non sono mai stati così vicini

di pubblicata il , alle 13:53 nel canale Apple
WindowsMac OS XMicrosoft
 

Il passaggio che Apple ha compiuto verso i processori Intel ha iniziato a socchiudere porte interessanti, tra cui quella che ha dato accesso alla possibilità di utilizzare Windows anche sui sistemi Macintosh, grazie proprio all'appoggio che Apple stessa fornisce tramite l'utility Boot Camp.

Boot Camp, analizzato anche su Hardware Upgrade in queste pagine, consente di configurare un sistema Mac in modalità dual-boot, dando quindi modo all'utente di scegliere all'avvio se utilizzare il sistema operativo Windows o quello della casa della Mela. Si tratta di un consistente passo avanti, che permette a molti utenti, magari restii ad abbandonare il "rassicurante" Windows, di iniziare a considerare le soluzioni hardware Apple come delle vere alternative al tradizionale mondo PC

Tuttavia quello che Boot Camp non permette di fare è utilizzare Mac Os X e Windows allo stesso tempo, uno accanto all'altro. Scenario che invece era permesso con Virtual PC, del quale però non esiste ancora la versione compatibile con i nuovi sistemi x86. A porre rimedio ci pensa Parallels, con la soluzione Desktop for Mac.

Si tratta di un programma di virtualizzazione, e non di emulazione, che consente di utilizzare l'ambiente Windows all'interno di Mac OS X. Desktop for Mac permette in pratica di eseguire in modo nativo Windows, grazie alle tecnologie di virtualizzazione messe a disposizone dai processori Core Solo e Core Duo di Intel. Secondo le prime informazioni, Paralles Desktop for Mac dovrebbe essere in grado di assicurare prestazioni confrontabili a quelle di Windows operante in modo nativo su un sistema PC o su un sistema Mac con Boot Camp.

Desktop for Mac è stato ufficialmente rilasciato nella giornata di ieri, dopo un lungo periodo di betatesting pubblico. Presso il sito ufficiale è possibile richiedere un codice di attivazione di prova della durata di 15 giorni (durante i quali il programma sarà comunque completo di tutte le sue funzionalità) oppure acquistare la versione completa, al prezzo di 49,99 Dollari.

Ma c'è anche un progetto opensource, nato da pochissimo, che promette di andare ben oltre. Si tratta di Alky, un sistema che permetterebbe di convertire un eseguibile per Windows in un binario per Mac OS X.

Non si tratta quindi di emulazione o di virtualizzazione, ma proprio di un processo che "traduce" un'applicazione nativa Windows nella corrispondente applicazione nativa per Mac OS X. Per far sì che l'applicazione possa funzionare su Os X è necessario che essa disponga delle librerie tipiche del sistema Windows. Il progetto Alky si sta muovendo proprio in questa direzione: creare un set di nuove librerie, chiamate LibAlky, che mettano a disposizione nell'ambiente OS X le librerie di Windows.

Il progetto Alky è in corso di sviluppo anche per l'ambiente Linux, sebbene ora venga data precedenza a Mac OS X. Attualmente il tutto è ancora in fase poco più che embrionale e per l'utente finale non è ancora disponibile alcunché di concreto, eccezion fatta per il codice sorgente destinato solo ai programmatori che vogliano dare una mano: sul sito ufficiale è infatti richiesto aiuto a tutti coloro i quali sono avvezzi in programmazione C, Mac e Linux per portare avanti il più velocemente possibile questo progetto. Ci auguriamo di poter vedere presto i frutti di questo ambizioso ed interessante lavoro.

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38 Commenti
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Pinko716 Giugno 2006, 13:56 #1
dio li fa e poi li accoppia..
Aryan16 Giugno 2006, 14:04 #2
Finalmente si muove qualcosa nell'ambito della virtualizzazione HW e non più quella del SO come succede con vmware...
FinDuZ16 Giugno 2006, 14:07 #3
Spiragli interessanti .. tutti a vantaggio del MAC


L' approccio di Alky di tradurre il codice mi sembra che difficilmente possa arrivare a coprire applicazioni complesse ... che sono poi quelle che maggiormente servono.

Automator16 Giugno 2006, 14:13 #4
lo sto usando da un po', e devo dire che va veramente molto bene.

peccato solo non sia supportata l'accelerazione video per il 3d.
gropiuz7316 Giugno 2006, 14:13 #5
questo Alky per linux potrebbe risultare interessante... in teoria perlomeno... mi sembra improbabile ottenere in questo modo del codice molto efficiente... chi vivrà vedrà!

Kayne16 Giugno 2006, 14:22 #6
a prescindere dai che risultati riusciranno ad ottenere, Alky è veramente un progetto interessante
stefanotv16 Giugno 2006, 14:24 #7
x Aryan

sempre di virtualizzazione tramite un layer software si tratta,
vmware esx ti permette da tempo di assegnare una determinata cpu, un quantitativo di ram, disco fisico, storage esterni, controller scsi ed ethernet ad un determinato s.o.....
il problema era che fin'ora l'hardware per fare queste virtualizzazioni era solo quello dell'ambito server, ora che anche una comune workstation puo' avere piu' core, piu' ethernet... le cose stanno cambiando.
jappilas16 Giugno 2006, 14:40 #8
bello, sembra il ritorno di Odin per OS/2
Originariamente inviato da: FinDuZ
L' approccio di Alky di tradurre il codice mi sembra che difficilmente possa arrivare a coprire applicazioni complesse ... che sono poi quelle che maggiormente servono.

non capisco cosa intendi con "applicazioni complesse"...
il fatto che un' applicazione, come magari quelle professionali, sia più "corposa" di un' altra, non la rende necessariamente più "complessa", da un punto di vista "binario" (certo, la complessità sarà inerentemente maggiore per chi la progetta e sviluppa e per chi la usa)
ma per il sistema operativo una volta compilata apparirà sempre come un BLOB (binary large object) con un entry point, dei simboli importati, delle chiamate a funzioni di libreria eccetera: un' applicazione più consistente avrà più che altro dipendenze più numerose in termini di DLL di appoggio richieste per girare quindi il processo di conversione sarà "più lungo" piuttosto che che "più difficile"
per cui la probabilità di successo nella conversione non dovrebbe dipendere dalla "dimensione" dei dati sorgente, fintantoche il programma di traduzione tra formati binari supporta tutte le caratteristiche dei formati sorgente e destinazione ed è in grado di rimapparle, e fintantoche sono disponibili degli omologhi funzionali per le dipendenze che un' applicazione si può aspettare soddisfatte nell' OS per cui è stata compilata
quindi il problema è, una volta accertato che il convertitore, di suo, funzioni in modo generale e stabile, rendere sufficeintemente completa, funzionale e stabile, la "libAlky"... che poi è un problema analogo a quello che si è affrontato con l' environment di Wine in effetti
Kappaloris16 Giugno 2006, 14:52 #9
Qual'è la differenza tra is SW di virtualizzazione e quelli di emulazione?

vmware è di emulazione, giusto?
magilvia16 Giugno 2006, 14:55 #10
Jappilas è vero che non dipende strettamente dalle dimensioni del binario ma devi ammettere che più è lungo il codice più è probabile trovare una chiamata ad una libreria che ancora non è disponibile oppure trovare l'utilizzo di una feature non documentata e quindi non traducibile.
Inoltre c'è un aspetto che avete trascurato: molti binari sono criptati, palliativo per proteggerli dalla pirateria e quindi non saranno in alcun modo traducibili. e consideriamo che questa è una tendenza in aumento.
Insomma secondo me FinDuZ ci ha azzeccato. La virtualizzazione è una strada molto più promettente.

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