Uber, Lyft aggravano l'inquinamento: ecco lo studio che lo dimostra

Uber, Lyft aggravano l'inquinamento: ecco lo studio che lo dimostra

I servizi di ride-hailing sembrerebbero parte del problema dell'inquinamento e del traffico e ancora non contribuiscono a risolverlo: è quanto si evince da un nuovo studio. Piccata la risposta di Lyft, più morbida Uber

di pubblicata il , alle 14:41 nel canale Apple
Uber
 

Uber e Lyft sono state molto spesso criticate per non essere soluzione ma parte del problema della congestione del traffico e dell'aumento dell'inquinamento, ma è sempre stato difficile riuscire ad avere un quadro chiaro della situazione che permettesse di capire quanto il ride-hailing possa effettivamente incidere su tali aspetti. Un nuovo studio rilasciato nei giorni scorsi prova a dare una risposta più precisa.

Secondo la Union of Concerned Scientist i tragitti ride-hailing producono il 69% di emissioni in più, in media, rispetto al viaggio che vanno a "sostituire". Come è possibile? Questo accadrebbe perché nelle città i tragitti affrontati con servizi di ride-hailing vanno abitualmente a sostituire tragitti che sarebbero a più basse emissioni perché affrontabili con il trasporto pubblico oppure semplicemente in bicicletta o a piedi. Secondo lo studio le due società potrebbero cercare di affrontare la situazione con uno sforzo maggiore per elettrificare la flotta dei veicoli, o incentivando i clienti a condividere i propri tragitti con altri utenti.

"Queste strategie da sole non rispondono all'incremento di miglia viaggiate o alle preoccupazioni sulla crescente congestione del traffico. Perché il ride-hailing possa contribuire ad un miglior risultato in termini climatici e di decongestione del traffico, i viaggi dovrebbero essere condivisi ed elettrici, sostituire più spesso automobili a singola occupazione e incoraggiare modi a bassa emissione come trasporti di massa, bici o a piedi" si legge nello studio.

Uber e Lyft hanno comunque mostrato nel corso del tempo una volontà di ridurre il loro impatto ambientale, introducendo servizi di bike-sharing e scooter-sharing, integrando gli orari e i biglietti del trasporto pubblico all'interno delle loro app, e programmi di incentivi per spingere i conducenti a passare ad auto elettriche. Nonostante questi sforzi però la stragrande maggioranza dei viaggi Uber e Lyft avvengono con veicoli a combustione. La promozione dei viaggi condivisi ha avuto un esito non felice, in quanto gli utenti si sono dimostrati poco inclini a viaggare con sconosciuti. I servizi di sharing di veicoli a due ruote sono soggetti a regolamentazioni locali e condizioni di mercato, e quindi si può contare poco su di essi.

Insomma a quanto pare sembra necessario un impegno sistemico più convinto da parte delle due società per affrontare i problemi di inquinamento e traffico, anche perché le soluzioni fin qui proposte non servono a contrastare una realtà: i servizi di ride-hailing sono spesso più convenienti, comodi e meno costosi rispetto alle alternative meno inquinanti.

Uber, da parte sua, fa sapere di voler "essere parte della soluzione per affrontare il cambiamento climatico lavorando con le città per aiutare a creare un futuro di trasporti a basse emissioni di carbonio. Per sbloccare le opportunità dobbiamo ridurre le emissioni, e continueremo ad investire in prodotti e a incoraggiare politiche che riducano la propretà dell'automobile, promuovano più trasporti condivisi e supportino una grande adozione di bici, scooter, veicoli green e l'uso del trasporto pubblico".

Un po' più piccata, invece, la posizione di Lyft: "Questo report, come molti prima di lui, fa dichiarazioni fuorvianti sul rideshare. Lyft incoragga l'uso di viaggi condivisi, è stata la prima società di rideshare a mettere le informazioni sul trasporto pubblico nell'app e, lo scorso anno, ha condotto uno dei più grandi allestimenti di veicoli elettrici nella nazione. Siamo impazienti di proseguire questo lavoro in collaborazione con le città, per far progredire il trasporto condiviso e sostenibile".

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2 Commenti
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mail9000it27 Febbraio 2020, 14:58 #1

che immensa ca.....

Questo studio non ha senso, si basa sulla premessa (presente nell'articolo) che chi usa Uber poteva usare i mezzi pubblici (o andarci a piedi) e quindi inquinare meno.
Perchè è ovvio che io utente sono un pirla incapace di scegliere il mezzo più comodo, economico e veloce per i miei spostamenti (che per loro sono solo in città .

Secondo loro non scelgo il mezzo che si accorda meglio con il mio tragitto o con i miei tempi, noooo! Per loro uso una app, aspetto un tizio che passa a prendermi mentre mi scorrono davanti enne autobus, e pago la corsa (ovviamente costosa) e arrivo in una destinazione a poche centinaia di metri dalla partenza.

Studio appositamente creato per screditare Uber & C. senza nemmeno una motivazione logica.

Nota: Io non uso Uber, per andare al lavoro uso il Treno. Ma uno studio del genere è un insulto agli utenti in generale.
Axios200627 Febbraio 2020, 16:10 #2
Per dove abito io, usare i mezzi pubblici significa dovere uscire di casa 2 ore prima per andare a lavorare o tornare a casa con i surgelati squagliati se vado al supermercato.... E sono il 90% delle mie uscite.

Ne' tanto meno uso Uber per andare al lavoro o fare la spesa...

Al lavoro ho il parcheggio per la macchina e al supermercato pure. Essere liberi di muoversi e non dipendere da nessuno non ha prezzo.

Poi Uber certo che inquina di piu' dell'auto privata... Deve prima arrivare al mio indirizzo.

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