Tim Cook resta saldo, ma la successione è un rebus. Ecco chi potrebbe guidare la Mela nel futuro dell’AI
Nonostante le sfide sull’intelligenza artificiale e un ricambio generazionale ai vertici, Tim Cook non ha intenzione di lasciare Apple. Ma chi sarà il prossimo leader della Mela?
di Bruno Mucciarelli pubblicata il 14 Luglio 2025, alle 12:31 nel canale AppleApple
In un periodo di turbolenza per Apple, tra rallentamenti sull’innovazione AI e una leadership storica che si avvia al tramonto, Tim Cook si conferma saldo al comando. Secondo le ultime indiscrezioni riportate da Mark Gurman su Bloomberg, Cook – che a novembre compirà 65 anni – non solo non ha intenzione di lasciare, ma potrebbe rimanere CEO per almeno altri cinque anni. Il consiglio d’amministrazione, composto da figure storicamente a lui vicine, non sembra voler accelerare un cambio al vertice, nonostante i segnali di fatica della strategia attuale. Il dato che blinda la posizione di Cook è inequivocabile: dal 2011, anno del suo insediamento, il valore delle azioni Apple è cresciuto di oltre il 1500%, nonostante il recente calo del 16% registrato nel 2025.

Un ricambio generazionale senza eredi designati
Il vero scossone arriva dalla decisione di Jeff Williams, storico Chief Operating Officer e considerato il successore naturale di Cook, di lasciare l’azienda entro la fine dell’anno. La sua uscita lascia un vuoto pesante: per la prima volta da anni, Apple non ha un “delfino” pronto a subentrare. Nel frattempo, non emergono segnali di una transizione pianificata o di un percorso di formazione per una nuova leadership.
La situazione si complica con una serie di addii eccellenti: il Chief Financial Officer Luca Maestri è stato sostituito da Kevan Parekh, mentre Dan Riccio, responsabile dei progetti speciali, ha lasciato a fine 2024. Oltre la metà dei venti top manager più vicini a Cook ha superato i 60 anni e potrebbe uscire di scena nei prossimi anni. Tra questi, nomi storici come Greg Joswiak, Lisa Jackson, Johny Srouji e Phil Schiller.

Qualche difficoltà per Apple negli ultimi anni è in qualche modo evidente: la strategia sull’intelligenza artificiale è giudicata poco incisiva, con ritardi nello sviluppo di Siri e il lancio di Apple Intelligence accolto con scetticismo da utenti e analisti. Il confronto con i colossi rivali – Google, Microsoft, Meta – vede Apple un po' indietro sia sul fronte tecnologico sia su quello infrastrutturale. I modelli AI sviluppati internamente non reggono il confronto con quelli della concorrenza, e la mancanza di investimenti massicci rischia di far perdere alla Mela la leadership nell’innovazione. Il board, però, continua a ritenere che nessun altro, almeno per ora, sia in grado di guidare Apple fuori da questa fase critica. Non è escluso che, in futuro, Cook possa assumere anche la presidenza, seguendo l’esempio di altri big tech come Bob Iger o Satya Nadella.
La riorganizzazione: nuovi ruoli, meno potere
L’uscita di Williams ha innescato una profonda riorganizzazione interna. Sabih Khan, già responsabile delle operations, è stato promosso a COO, ma con un perimetro di competenze più ristretto: alcune aree chiave come design, salute e Apple Watch sono state riassegnate. Il team di design ora risponde direttamente a Cook, con una probabile co-gestione tra Alan Dye per l’interfaccia utente e Molly Anderson per il design industriale. Le attività legate alla salute e all’Apple Watch sono passate sotto la guida di John Ternus, capo dell’ingegneria hardware. I team software dedicati a watchOS e alle funzionalità sanitarie sono ora sotto la supervisione di Craig Federighi, che accoglie anche il gruppo guidato dalla dottoressa Sumbul Desai.

Fitness+, guidato da Jay Blahnik, confluirà nella divisione servizi insieme a Apple TV+, Apple Music e iCloud. AppleCare sarà integrato nell’organizzazione di Khan, mentre il gruppo dedicato alla Cina continuerà a rispondere sia a Cook che al nuovo COO. Nel frattempo, Apple ha smantellato il team Vision Pro e riorganizzato le unità dedicate a Siri e alla robotica, con l’obiettivo di ridefinire la struttura manageriale e la strategia complessiva.
Chi guiderà Apple dopo Cook? La partita è aperta
La domanda che aleggia a Cupertino è una sola: chi prenderà il timone se Cook dovesse lasciare improvvisamente? Al momento, non esiste un successore immediato. In caso di emergenza, la gestione passerebbe probabilmente a un comitato formato da Khan, Parekh e Deirdre O’Brien, manager di lungo corso e figura centrale per Cook.

Nel lungo termine, il favorito resta John Ternus, vicepresidente senior per l’ingegneria hardware. Ternus ha 15 anni meno di Cook e oltre vent’anni di esperienza in Apple, con un ruolo chiave nello sviluppo di prodotti come iPhone, iPad e AirPods. Pur non essendo universalmente considerato un “product-focused CEO”, il suo profilo garantirebbe una continuità apprezzata dal board. Tuttavia, le sue competenze finanziarie e gestionali dovrebbero essere rafforzate dall’affiancamento di un CFO e un COO di peso.
Apple si trova in un momento di svolta: tra crisi di identità tecnologica, ricambio generazionale e una leadership che non sembra voler mollare, la sfida sarà reinventarsi senza perdere la bussola. Tim Cook resta il garante della stabilità, ma il futuro della Mela dipenderà dalla capacità di trovare – e formare – una nuova generazione di leader all’altezza della sua eredità.










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3 Commenti
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Più che " sfide ", per quanto riguarda Apple Intelligence, avrei scritto flop colossale visto che, ancora oggi, in Apple non sanno ancora a quale santo votarsi per tentare di avere qualcosa di decente da usare su i suoi OS.
Tim Cook rimarrà in sella fino a quando sarà gradito al board degli azionisti!
Quest'anno si è salvato perchè, nonostante quanto successo, il valore di Apple è stato intaccato in maniera marginale e il titolo garantisce ancora dei buoni dividendi. Ma le prospettive per questa seconda metà del '25 e la prima del '26 non sono esaltanti visto che si prospetta una annata piatta per quanto riguarda le novità.
Avremo si un MacBook low cost ( sempre da capire cosa intenda Apple con questo termine ) ma sarà qualcosa di mutilato destinato al mercato Educational e casual; i nuovi MBP e MBA dovrebbero arrivare a 2026 inoltrato, mentre non si hanno ancora timeline per i Mac Mini, Studio ed iMac. Molto probabile che alla fine verranno aggiornati ad M5/Pro/Max/Ultra?, ma quando non si sa.
Sicuramente non arriverà il nuovo device che dovrebbe sostituire o affiancare gli Home Pod visti i ritardi con Apple Intelligence.
iPhone, iPad ed Apple Watch: sostanzialmente saranno la solita minestra.
Insomma la poltrona di Cook qualche scricchiolio comincia a farlo...
Tim Cook rimarrà in sella fino a quando sarà gradito al board degli azionisti!
Tim Cook sta per saltare come un tappo di champagne, e già da qualche mese sta preparando la sua exit strategy.
Se guardi il valore delle azioni è da dicembre che sta calando vistosamente, è la peggior performance tra tutte le 7 grandi società hi-tech.
La crisi è iniziata con la diatriba con Epic/Fortnite che è servita da cavallo di troia per scardinare uno dei pilastri delle entrate Apple: il markup scandaloso che applica all'acquisto delle app e alle transazioni fatte tramite app.
Dopo aver preso pesci in faccia in modo clamoroso Apple si è ritrovata anche con la patata bollente dei dazi, Apple letteralmente dipende dalla Cina, dove hanno letteralmente costruito aree produttive appositamente per lei, persino un aeroporto.
Ora il costo della manodopera in Cina sta salendo a ritmi non banali e Apple sta cercando di ricollocare la produzione in India, ma per farlo ci vorrà come minimo 10, se non 15 anni.
L'intera catena di approvvigionamento cinese è una creatura di Cook, l'ha voluta lui, l'ha costruita lui, è il suo vanto e non ne ha mai fatto segreto, e ora gli sta scoppiando in faccia.
Tim Cook sta per saltare come un tappo di champagne, e già da qualche mese sta preparando la sua exit strategy.
Se guardi il valore delle azioni è da dicembre che sta calando vistosamente, è la peggior performance tra tutte le 7 grandi società hi-tech.
La crisi è iniziata con la diatriba con Epic/Fortnite che è servita da cavallo di troia per scardinare uno dei pilastri delle entrate Apple: il markup scandaloso che applica all'acquisto delle app e alle transazioni fatte tramite app.
Dopo aver preso pesci in faccia in modo clamoroso Apple si è ritrovata anche con la patata bollente dei dazi, Apple letteralmente dipende dalla Cina, dove hanno letteralmente costruito aree produttive appositamente per lei, persino un aeroporto.
Ora il costo della manodopera in Cina sta salendo a ritmi non banali e Apple sta cercando di ricollocare la produzione in India, ma per farlo ci vorrà come minimo 10, se non 15 anni.
L'intera catena di approvvigionamento cinese è una creatura di Cook, l'ha voluta lui, l'ha costruita lui, è il suo vanto e non ne ha mai fatto segreto, e ora gli sta scoppiando in faccia.
Probabilmente mi sono espresso male, ma stiamo dicendo la stessa cosa.
Il mio commento è una critica a quanto scritto nell'articolo dove si lascia intendere che Cook ha il potere, scriviamo così, nel decidere quando lasciare la guida di Apple. Ma, ribadisco, in realtà non è così! Chi decide sono gli azionisti in base, come hai giustamente fatto risaltare nel tuo intervento, ai risultati ottenuti durante la sua gestione.
L'unico salvagente a cui è aggrappato Cook è costituito dall'andamento del valore quinquennale delle azioni e della società, ancora in attivo, e al fatto che il board non ha ancora le idee chiare sui candidati che gli succederanno.
Ora, tralasciando gli elementi su cui Cook non poteva nemmeno prevedere solamente 4 anni fa come i dazi e la politica economica di Trump ( tutte le aziende manifatturiere USA hanno delocalizzato in Cina ed in altri Paesi in Asia ), pare che il problema che più affligge Apple sia quello di non essere più una società capace di rimanere sulla cresta dell'onda e di anticipare alcune tendenze tecnologiche. Questo perchè, secondo diversi critici, Cook ha una visione della società tipica di chi proviene dalle operazioni: un gran pianificatore, programmatore, calcolatore, ma senza una visione globale sul prodotto e sulla mission aziendale. In sostanza Cook, forte dell'eredità lasciatagli da Jobs dopo che rifondato Apple in tutto, ha iniziato a " scommettere " su alcuni prodotti e alcune strategie. Alcune cose le ha azzeccate come la transizione ad Apple Silicon dei Mac e macOS ( anche se il progetto venne iniziato da Jobs con l'acquisizione di PA Semi nel 2009 ) ed Apple Watch con tutti i servizi che si porta a traino, ma altre sono fallite miserevolmente.
L'ultima e la più clamorosa come portata strategica è Apple Intelligence, pensando sopratutto al background accumulato dal 2013/14 con il Machine Learning portato come come framework in macOS e iOS ( CoreML ).
A seguire c'è il Vision Pro che, pur essendo un ottimo prodotto hardware, non ha sfondato perchè sostanzialmente non ha applicazioni ed è scomodo da usare. Solamente da poco tempo il team di sviluppo del Vision Pro è stato smembrato e le risorse dirottate su altro come gli occhiale AR che dovrebbero apparire, se tutto va bene, entro fine 2027: sostanzialmente soldi buttati!
Poi c'è l'aborto degli aborti: Apple Car alias Project Titan! Ha drenato risorse, anche ingenti afferma qualcuno - 2000 addetti e 10 MLD di Dollari di budget, per anni da cui non è uscito nulla di nulla, nemmeno un qualche brevetto da rivendere o da proporre all'industria automotive per tirarci su qualche soldo.
Insomma questi sono malus che hanno un certo peso sul bilancio della gestione Cook; vedremo quanto durerà, ma il chiacchiericcio è sempre più forte.
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