PayPal è davvero interessata alle criptovalute: la conferma arriva dall'azienda

PayPal è davvero interessata alle criptovalute: la conferma arriva dall'azienda

In una lettera alla Commissione Europea la società conferma di aver intrapreso passi tangibili per lo sviluppo di nuove capacità nel mondo delle criptovalute, confermando di fatto le indiscrezioni già circolate in precedenza

di pubblicata il , alle 20:21 nel canale Web
PayPal
 

PayPal è al lavoro sullo sviluppo di servizi legati al mondo delle criptovalute: non si tratta di una indiscrezione come quella circolata il mese scorso, ma di una conferma che arriva direttamente dalla compagnia seppur in una lettera che risale allo scorso marzo e che viene alla luce solo in questi giorni.

Si tratta di una lettera che la società ha inviato alla Commissione Europea come risposta al dibattito pubblico, sollevato dalla Commissione stessa, per raccogliere pareri e considerazioni al fine di costruire un quadro normativo attorno al mondo delle cripto-attività.

Nella lettera PayPal esprime assoluta positività verso la creazione di questo framework, sostenendo che blockchain e cripto-asset potrebbero aiutare a raggiungere "una maggior inclusione finanziaria contribuendo a ridurre o eliminare alcuni dei punti deboli oggi esistenti nei servizi finanziari".

PayPal auspica che la Commissione stabilisca una serie di definizioni chiare così che sia possibile garantire un'adeguata protezione ai consumatori e agli investitori, suggerendo inoltre di inserire le cripto-attività nell'ambito delle norme anti-riciclaggio applicabili.

"Dal momento che queste tecnologie sono in continua evoluzione, crediamo che una regolamentazione opportuna che promuova innovazione e chiarezza possa aiutare il settore a cresere e prosperare. [...] Qualsiasi quadro normativo in Europa dovrebbe sforzarsi di essere neutrare sotto il profilo tecnologico per supportare l'innovazione e la concorrenza in questo spazio in rapida evoluzione" si legge nella lettera.

La parte più interessante della lettera, tuttavia, si trova in chiusura con PayPal che sottolinea di essere stato membro fondatore del progetto Libra di Facebook prima di ritirarsi ad ottobre del 2019 dopo aver intrapreso "misure unilaterali e tangibili per sviluppare ulteriormente le capacità in questo settore".

PayPal del resto è già dal 2014 che in qualche modo osserva molto da vicino il mondo delle criptovalute, collaborando con varie realtà (tra le quali la più nota è Coinbase) per consentire ai commercianti presenti sulla sua rete di accettare pagamenti in Bitcoin.

Sembra quindi che per la società siano maturi i tempi per offrire servizi di compravendita di criptovalute e magari nuovi servizi di pagamento più capillari e innovativi, spingendo così l'adozione e l'uso delle monetine digitali anche tra il pubblico più ampio.

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1 Commenti
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pabloski15 Luglio 2020, 11:56 #1
E chi non sarebbe interessato a fare soldi facili? Hanno imparato il giochino dalle banche.

Cosa voglio dire...quando compri Bitcoin, Ethereum, ecc... su questi exchange, in realtà non stai comprando nulla di fisico sulla relativa blockchain.

Semplicemente versi un asset ( euro, dollari o altre criptovalute o qualsiasi altra cosa sia accettata ) e viene ripagato con l'aggiustamento del numeretto sotto la label Bitcoin o Ethereum o che altro.

Solo in caso tu voglia "ritirare" i tuoi Bitcoin, allora avviene una transazione sulla blockchain.

Questo vuol dire che gli operatori possono fare una sorta di overselling, cioè vendere più cripto di quante in loro possesso...in cambio di un altro asset, che invece tu devi versare ancor prima di poter fare "l'acquisto".

E' uno schema Ponzi praticamente. Usato dalle banche centrali privatizzate fino dagli inizi del '900. Quindi non è niente di nuovo.

Il punto è che ti entrano in pancia asset reali, che l'utente deve pagare in anticipo, e in cambio gli dai la possibilità di ritirare l'asset acquistato.

Ovviamente, affinchè ciò funzioni e non collassi tutto, la stragrande maggioranza degli utenti non deve ritirare ( ecco perchè quando c'è crisi, le banche bloccano i prelievi ).

Ed è quello che succede sugli exchange. Il grosso dell'utenza sta lì per speculare, non per mettere i Bitcoin al sicuro sul proprio wallet nella blockchain.

E chiaramente c'è l'exchange furbastro che ruba i tuoi soldi e chiude. Oppure, a causa di un ritiro massiccio di asset e impossibilità a soddisfare quelle richeste, finge di essere stato hackerato, si frega quello che c'ha in pancia ( e che tu avevi depositato in anticipo ) e chiude lo stesso.

Ecco, chi non verrebbe partecipare a questo schema Ponzi e fare miliardi in pochi mesi?

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