Indagine su pratiche anticompetitive su App Store: Dipartimento di Giustizia USA interroga gli sviluppatori

Indagine su pratiche anticompetitive su App Store: Dipartimento di Giustizia USA interroga gli sviluppatori

La verifica dell'esistenza di pratiche anticompetitive da parte di Apple parte dal verificare le accuse di alcuni sviluppatori terzi di app per iOS

di pubblicata il , alle 17:41 nel canale Apple
 

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America ha contattato alcuni sviluppatori che realizzano app per il sistema operativo iOS nel contesto dell'indagine antitrust che sta portando avanti da diversi mesi nei confronti dei big della tecnologia: oltre ad Apple anche Facebook, Google e Amazon sono coinvolte. L'indagine ha lo scopo di verificare la sussistenza di un'eventuale condotta in ostacolo alla libera concorrenza.

Nella fattispecie Apple è stata accusata di pratiche anticompetitive in relazione ad App Store: una parte di sviluppatori e compagnie terze sostengono infatti che le app native della Mela e le funzionalità proprietarie di iOS e i suoi servizi abbiano un vantaggio significativo sulle app di terze parti. Approfondire queste accuse pare quindi essere il punto di partenza dell'indagine del Dipartimento di Giustizia USA.

In questo contesto l'agenzia stampa Reuters diffonde la notizia che il CEO di Mobicip, Suren Ramasubbu, è stato interrogato lo scorso mese di novembre circa i rapporti che la sua società ha avuto on Apple. Mobicip realizza un'app di parental control che i genitori possono usare per monitorare l'attività online dei propri figli, in maniera simile a quanto possibile fare con la funzionalità Screen Time integrata in iOS. L'app è stata rimossa da App Store per diversi mesi nel corso del 2019, con la motivazione di una mancata rispondenza verso i requisiti stabiliti da Apple. E' proprio per questo motivo che il CEO di Mobicip è stato contattato dal Dipartimento di Giustizia USA allo scopo di approfondire la vicenda.

La funzionalità Screen Time è stata indrodotta nel 2018 con il rilascio di iOS 12 e offre ai genitori una serie di controlli integrati per limitare e monitorare l'uso di app. In precedenza alla sua introduzione questo genere di funzionalità erano possibili solamente tramite app di terze parti. Dopo l'introduzione di Screen Time Mobicip ha ricevuto da Apple l'avvertimento che alcune delle funzioni della sua app erano in violazione delle regole di App Store, pur se in passato avevano già superato il processo di approvazione. L'app è stata rimossa dallo store per circa 6 mesi ed è tornata disponibile ad ottobre 2019, con un conseguente ridimensionamento del giro di affari di Mobicip. Reuters ha contattato altre sei realtà autrici di app di parental control, le quali avrebbero tutte confermato di aver avuto rapporti amichevoli con Apple fino alla metà del 2018.

Allora Apple aveva espresso preoccupazione per il fatto che le app dedicate al parental control basassero il loro funzionamento sulla tecnologia Mobile Device Management (MDM) che che offriva agli sviluppatori l'accesso a dati sensibili, e che non era progettata per questo scopo. Gli sviluppatori terzi hanno allora chiesto alla Mela di rilasciare un'API Screen Time per poterne sfruttare la funzionalità, portando infine Apple a consentire nuovamente di usare la tecnologia MDM per realizzare app di controllo parentale. Apple non ha rilasciato commenti su quanto riportato da Reuters limitandosi ad evidenziare una dichiarazione presente sul suo sito web che indica come l'obiettivo di App Store sia quello di proporre app "di elevati standard per privacy, sicurezza e contenuti".

Attualmente non è possibile immaginare come il Dipartimento di Giustizia intenda proseguire l'indagine, ma è evidente che vi sia una particolare attenzione alle pratiche relative ad App Store. A tal proposito lo scorso mese di settmebre il Comitato Giudiziario della Camera dei Rappresentanti USA ha richiesto ad Apple di fornire un resoconto dettagliato sulle sue regole per App Store, con un'attenzione particolare alle app di parental control, alla classificazione dei risultati di ricerca, al revenue sharing degli acquisti in-app e ai link in-app verso sistemi di pagamento non-Apple.

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