In salita la strada di Apple Pay verso la Cina
Il sistema di pagamento contactless della Mela sta incontrando qualche resistenza da parte di UnionPay, l'unico interlocutore con cui si deve obbligatoriamente confrontare per l'ingresso in Cina
di Andrea Bai pubblicata il 18 Febbraio 2015, alle 15:01 nel canale AppleApple
Secondo alcune informazioni circolate nel corso della tarda giornata di ieri le attività di espansione di Apple Pay in Cina potrebbero aver incontrato un primo ostacolo, dal momento che i confronti con l'unico operatore autorizzato di carte di credito del Paese, UnionPay, sono giunte ad un punto di stallo.
UnionPay è l'unico operatore nel Paese che può processare i pagamenti NFC ed è pertanto un interlocutore con cui Apple si deve obbligatoriamente confrontare per poter dare seguito alla volontà di portare il proprio sistema di pagamento contactless sul mercato cinese. Le fonti di MarketWatch, che ha riportato la notizia, sostengono che le trattative su un possibile accordo, precedentemente dato in completamento per marzo, sono giunte ad un punto morto.
La Mela sta incontrando qualche resistenza poiché, secondo quanto affermato da alcuni analisti di mercato, UnionPay non vuole perdere il proprio potere che attualmente ha sulle transazioni. L'ingresso di Apple Pay in Cina avrebbe un impatto profondo e una cooperazione tra Apple e UnionPay imporrebbe un'apertura del sistema di compensi. Diventerebbe difficile determinare chi ha il controllo di cosa e UnionPay vuole sicuramente mantenere una presa sul sistema.
Apple aveva tentato lo scorso anno di percorrere la strada di una collaborazione con Alibaba, il gigante cinese del commercio elettronico, affinché Apple Pay potesse integrarsi con il già esistente servizio Alipay. Ma anche in questo caso UnionPay ha operato un qualche tipo di resistenza grazie al potere che può disporre sulla definizione dei tassi applicati ai commercianti in virtù della sua posizione di monopolio nella gestione dei pagamenti NFC.
Vi sarebbero poi altri granelli di sabbia che si sono incastrati negli ingranaggi della trattativa: anzitutto pare che la piattaforma NFC usata da Apple non sia conforme allo standard PBOC 3.0 che stabilisce le linee guida necessarie per l'operatività delle soluzioni di pagamento contactless sul territorio cinese. In seconda battuta il governo di Pechino avrebbe richiesto alla Mela che i dati sui clienti cinesi di Apple Pay vengano conservati in un datacenter situato entro i confini del Paese.
Altro problema è quello delle commissioni: in USA Apple applica lo 0,15% sul 2% delle commissioni che i commercianti pagani per ogni pagamento tramite carta di credito, così come mezzo centesimo per ogni pagamento su carta di debito. In Cina invece i commercianti corrispondono tra lo 0,38% e l'1,25% per ciascun pagamento con carta di credito o di debito. Attualmente il 70% circa delle commissioni viene girato all'emettitore della carta, il 20% alla banca di acquisizione che processa il pagamento e il 10% a UnionPay. "Lo 0,15% di commissioni di Apple Pay è troppo elevato per la Cina" ha dichiarato una fonte vicina agli ambienti bancari che ha voluto restare anonima.










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8 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infobhe l'articolo sbaglia, in USA Apple prende lo 0.15% Banca e emettitore insieme l'1.85%, senza apple pay banca e emettitore il 2%
http://www.pmi.it/economia/mercati/...-confronto.html
per farsi un'idea.
Un simulazione con due diversi volumi di fatturato:
http://www.pmi.it/economia/mercati/...mmercianti.html
"uno studio dell’associazione ha valutato i costi per due diverse imprese, una con fatturato di 150mila euro, l’altra di 400mila euro. Per la prima, è stato stimato un incasso tramite POS di 75mila euro, per la seconda di 200mila euro. Ebbene, fra canone annuo, commissioni (calcolate all’1,5%) e spese di gestione, l’impresa che fattura meno paga un totale annuo di 1.920 euro di POS, la seconda di 3.645 euro. In termini percentuali, la prima impresa spende il 2,56% (IVA inclusa), la seconda l’1,82%."
http://www.pmi.it/economia/mercati/...-confronto.html
per farsi un'idea.
Un simulazione con due diversi volumi di fatturato:
http://www.pmi.it/economia/mercati/...mmercianti.html
"uno studio dell’associazione ha valutato i costi per due diverse imprese, una con fatturato di 150mila euro, l’altra di 400mila euro. Per la prima, è stato stimato un incasso tramite POS di 75mila euro, per la seconda di 200mila euro. Ebbene, fra canone annuo, commissioni (calcolate all’1,5%) e spese di gestione, l’impresa che fattura meno paga un totale annuo di 1.920 euro di POS, la seconda di 3.645 euro. In termini percentuali, la prima impresa spende il 2,56% (IVA inclusa), la seconda l’1,82%."
Ma io non parlavo di carte di credito, ma di bancomat o carte di debito, che la commissione secondo il tuo link è dello 0.5% (io mi ero affidato ad un collega) in ogni caso molto più basso del 2% americano e non sufficiente per farci entrare lo 0.15 di Apple, al massimo potrebbe accordarsi per uno 0.04% (mantenendo lo stesso ratio), ma non di più. L'affitto del POS lo hanno gli Italiani come gli americani e che va fuori dal 2% di quest'ultimi, POS che cmq puoi acquistare. Gli esercenti preferiscono affittarlo perché così ad ogni aggiornamento della tecnologia non devono ricomprarlo, ma glielo cambiano in comodato d'uso, è una loro scelta.
Le % sulle carte di credito che arrivano al 4% riguardano una spesa bassissima in Italia, non le usa quasi nessuno. Può darsi che l'ApplePay in Italia funzionerà solo sulle carte di credito dove hai margine, ma appunta sarà solo di nicchia. Oppure le commissioni passeranno da 0.5% a 0.6% con l'1.5% che va alla Apple, ma in questo caso gli esercenti potrebbero non accertarlo perché più caro.
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