Apple e App Store: nuove piccole aperture per Netflix, Spotify e altri. Ma dall'India rischio di una nuova indagine

Apple e App Store: nuove piccole aperture per Netflix, Spotify e altri. Ma dall'India rischio di una nuova indagine

Alcune app, come Netflix e Spotify, potranno inserire un link che conduca l'utente direttamente ad una pagina di gestione e sottoscrizione dell'abbonamento

di pubblicata il , alle 19:31 nel canale Apple
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La scorsa settimana Apple ha comunicato la prossima introduzione di modifiche alle regole dei suoi App Store, consentendo agli sviluppatori di informare gli utenti dell'esistenza di sistemi di pagamento esterni al meccanismo degli acquisti in-app. La decisione, che rappresenta anche la chiusura di una class action a carico del colosso di Cupertino, non ha lasciato particolarmente soddisfatti gli sviluppatori, i quali ritengono che la misura non risolve nella sostanza i problemi strutturali che tutti gli sviluppatori si trovano davanti quando decidono di appoggiarsi alla piattaforma di Apple.

Apple torna in questi giorni sull'argomento, annunciando che a breve consentirà ad alcuni tipi di applicazioni (la Mela le chiama "reader app", nel concreto si tratta di applicazioni che permettono di fruire contenuti come Netflix, Spotify o l'app Kindle di Amazon anche se ovviamente è Apple ad avere l'ultima parola su quale app possa rientrare in questa speciale classificazione) di collegare direttamente i clienti ai rispettivi siti web, nei quali possono effettuare la sottoscrizione di abbonamenti completamente al di fuori del sistema degli acquisti in-app ed evitare la decurtazione commissionale del 30% che finirebbe nelle tasche di Apple. La decisione presa da Apple consentirà di chiudere un'indagine in corso da parte della Japan Fair Trade Commission, eliminando il sospetto della violazione dell'Antimonopoly Act.

Attualmente app come Netflix e Spotify sono presenti su iOS ma non consentono di sottoscrivere un abbonamento direttamente dall'app, in quanto dovrebbero per forza passare dal sistema di acquisti in-app che decurterebbe, appunto, del 30% i proventi degli abbonamenti. Per poter sottoscrivere un abbonamento è quindi necessario collegarsi in maniera "convenzionale" al sito web di Spotify o Netflix e compiere le opportune operazioni.

La modifica che intende introdurre Apple ha comunque un raggio d'azione abbastanza limitato: la Mela stessa infatti sottolinea di consentire solamente agli sviluppatori di queste cosiddette "reader app" di "condividere un singolo collegamento al proprio sito Web per aiutare gli utenti a configurare e gestire il proprio account". E molto probabilmente la Mela disporrà linee guida specifiche per questo tipo di collegamenti, come si può leggere tra le righe quando Apple afferma di aiutare "gli sviluppatori di reader app a proteggere gli utenti quando li collegano ad un sito web esterno per effettuare acquisti".

Quello che non è chiaro, al momento, è se gli sviluppatori potranno menzionare i prezzi direttamente dentro l'app. In ogni caso le nuove disposizioni entreranno in vigore all'inizio del 2022, e vi sarà quindi un po' di tempo per fare luce sui dettagli.

Ma nel frattempo, dopo che in Corea del Sud è stato approvato un disegno di legge che imporrà a realtà come Apple e Google di consentire agli sviluppatori di usare metodi di pagamento alternativi ai meccanismi in-app, arriva per la Mela una tegola dall'India: la Competition Commission of India sta infatti esaminando un caso di antitrust contro Apple sollevato da un gruppo indiano senza scopo di lucro che afferma che la commissione del 30% per gli acquisti in-app sia di danno alla concorrenza, poiché aumenta i costi per lo sviluppatore e per il cliente. Nelle prossime settimane la CCI esaminerà le tesi esposte dal gruppo e lo stato attuale delle cose per determinare l'eventuale necessità di un'indagine più approfondita.

4 Commenti
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Axios200602 Settembre 2021, 20:34 #1
Per quanto non nutra simpatia per Apple... iOS e' un sistema operativo di cui Apple paga la ricerca e sviluppo e mantiene l'ecosistema che vi ruota attorno.

Il voler usufruire del lavoro altrui senza pagare una percentuale mi sembra assurdo.

caso di antitrust contro Apple sollevato da un gruppo indiano senza scopo di lucro che afferma che la commissione del 30% per gli acquisti in-app sia di danno alla concorrenza, poiché aumenta i costi per lo sviluppatore e per il cliente.


Ammesso che Apple riduca o annulli la sua percentuale, dubito che al cliente cambiera' il prezzo. Al massimo aumenta il ricavo dello sviluppatore.

Di contro, quando Apple paga gli sviluppatori di giochi per creare esclusive eterne o quasi di giochi disponibili solo su iOS, questo non danneggia nessuno.
Revolution_9202 Settembre 2021, 20:59 #2
Originariamente inviato da: Axios2006
Per quanto non nutra simpatia per Apple... iOS e' un sistema operativo di cui Apple paga la ricerca e sviluppo e mantiene l'ecosistema che vi ruota attorno.

Il voler usufruire del lavoro altrui senza pagare una percentuale mi sembra assurdo.



Ammesso che Apple riduca o annulli la sua percentuale, dubito che al cliente cambiera' il prezzo. Al massimo aumenta il ricavo dello sviluppatore.

Di contro, quando Apple paga gli sviluppatori di giochi per creare esclusive eterne o quasi di giochi disponibili solo su iOS, questo non danneggia nessuno.



Diciamo che Apple senza le app che popolano il suo store non sarebbe niente anche se investisse miliardi. Il 30% oltre tutto è un'arma a doppio taglio per apple stessa; molte realtà non nascono perchè non ci sarebbe profitto dovendo pagare il pedaggio salatissimo di Apple. Quante aziende hanno una provvigione superiore al 30 % tale da permettergli di assumersi questi costi?
dontbeevil05 Settembre 2021, 15:27 #3
Originariamente inviato da: Axios2006
Per quanto non nutra simpatia per Apple... iOS e' un sistema operativo di cui Apple paga la ricerca e sviluppo e mantiene l'ecosistema che vi ruota attorno.

Il voler usufruire del lavoro altrui senza pagare una percentuale mi sembra assurdo.


insomma, mettiamo caso che tu sia una compagnia telefonica, un negozio fa' un contratto ad un utente, e gli dice pero' le ricariche le puoi fare solo da me e si prende il 30% ... inoltre tu non puoi nemmeno dire all'utente che la ricarica puo' farla anche da te direttamente
recoil06 Settembre 2021, 08:58 #4
è il compromesso che speravo fossero costretti a concedere e finalmente si va in quella direzione
se vuoi usare IAP di Apple paghi la commissione se no ti devono concedere la possibilità di mandare l'utente sul tuo sito e ti arrangi tu con la registrazione, carta di credito e via dicendo
farà contenti più che altro i big ma almeno sparirà quell'assurda regola per cui non puoi nemmeno menzionare in app che esiste un sito dove iscriversi (e pagare...), cosa veramente ridicola

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