Apple e App Store: nel Regno Unito causa collettiva per le commissioni eccessive e il monopolio
Oltre 1500 sviluppatori uniscono le forze per avviare un'azione legale contro Apple e il modello di business e di distribuzione di App Store. Nel mirino la "solita" commissione al 30%
di Andrea Bai pubblicata il 25 Luglio 2023, alle 13:31 nel canale AppleApple
Oltre 1500 sviluppatori del Regno Unito hanno organizzato una causa collettiva verso Apple puntando il dito contro le politiche di distribuzione delle app tramite App Store e le commissioni, ritenute eccessive, che la società trattiene per ogni transazione effettuata sulla piattaforma.
"Gli addebiti di Apple agli sviluppatori di app sono eccessivi e possibili solo grazie al suo monopolio sulla distribuzione di app su iPhone e iPad. Gli addebiti sono ingiusti di per sé e costituiscono prezzi abusivi. Danneggiano gli sviluppatori di app e anche gli acquirenti di app" ha dichiarato Sean Ennis, professore presso il Center for Competition Policy presso l'Università dell'East Anglia ed ex economista presso l'OCSE, che sta portando avanti l'azione legale collettiva presso il tribunale d'appello per la concorrenza nel Regno Unito.
Quanto sta avvenendo al di là del canale della Manica è solo l'ultimo episodio di una lunga serie in cui varie voci si sono sollevate contro la Mela e le sue politiche di distribuzione tramite App Store. La vicenda più importante, molti lettori la ricorderanno, è quella che ha visto contrapposte in tribunale la stessa Apple a difendersi contro Epic Games.

Al momento la Mela impone agli sviluppatori che distribuiscono le proprie creazioni su App Store una commissione del 30% per qualsiasi transazione effettuata sulla piattaforma, con alcuni eccezioni. Nel caso di abbonamenti in essere da più di un anno la commissione si riduce al 15%, e la stessa percentuale viene addebitata agli sviluppatori che guadagnano meno di un milione di dollari all'anno, tramite il programma Small Business.
La società di Cupertino ha inoltre avuto modo di affermare in alcune occasioni che l'85% degli sviluppatori su App Store non paga alcuna commissione, e che la piattaforma di distribuzione è uno strumento che aiuta gli sviluppatori ad accedere ad un mercato composto dai clienti di 175 paesi del mondo.
Intanto almeno nell'Unione Europea le cose sembrano destinate presto a cambiare in quanto, secondo i termini del Digital Markets Act europeo, a partire da marzo del prossimo anno Apple dovrà consentire l'uso di app store di terze parti (qui vi abbiamo spiegato tutto in dettaglio), dando così modo agli sviluppatori di scegliere il canale di distribuzione preferito e agli utenti di reperire le app desiderate presso lo store ritenuto più conveniente. Al momento tuttavia non è chiaro in che modo Apple intenda ottemperare alla legge, per quanto la società di Cupertino abbià già dichiarato che si muoverà in tal senso.










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7 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoForse per il fatto che con ios sei obbligato ad usare quello, mentre con android, puoi usare quello, un altro, o installarle da altre fonti.
Secondo questa definizione ogni fornitore di servizi ha il monopolio sui servizi che fornisce, cosa che ovviamente non ha il minimo senso.
? ho scritto playstation store, non vorrei avessi frainteso
ma poi personalmente ho da 4 anni spotify premium su iphone/carplay e ho pagato 0% di commissioni a apple
"Ho comprato/sviluppato per uno smartphone che mi permette di usare un solo store e adesso sono costretto ad usare un solo store", anche questo non mi sembra che abbia molto senso, se vuoi usarne altri compra, o sviluppa, per gli smartphone che ti permettono di farlo.
Nono tranquillo capito benissimo ugualmente !
E' quello che ho sempre detto e dirò sempre !
io uso spesso diverse app che non si trovano sullo store, quindi la mia scelta volente o nolente è obbligata.
ma poi personalmente ho da 4 anni spotify premium su iphone/carplay e ho pagato 0% di commissioni a apple
Sì, la commissione è per gli sviluppatori, che pretendono di avere la botte piena e la moglie ubriaca decidendo loro cosa sia giusto pagare per il servizio, solo che non essendoci l'equivalente dell'ad blocker per YouTube sono costretti a pagare quello che viene loro richiesto, e questo proprio non gli va giù.
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