Apple, addio a Intel: sono passati 5 anni dall'annuncio che ha messo in moto una rivoluzione

Apple, addio a Intel: sono passati 5 anni dall'annuncio che ha messo in moto una rivoluzione

Sono trascorsi cinque anni dall'annuncio ufficiale del distacco di Apple da Intel, una decisione che ha segnato l'avvio di una rivoluzione nei processori e nelle strategie in campo hardware. In questo intervallo, Apple ha consolidato il proprio ecosistema SoC, mentre Intel ha affrontato sfide crescenti per restare competitiva.

di pubblicata il , alle 10:01 nel canale Apple
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Nel giugno 2020, durante la WWDC, Tim Cook annunciava un cambiamento epocale per il mondo Mac: l'abbandono dei processori Intel a favore di chip sviluppati internamente, i cosiddetti Apple Silicon. A quasi cinque anni di distanza, l'intero ecosistema Apple è stato profondamente trasformato. Oggi il termine "Apple Silicon" si riferisce non solo ai chip della linea Mac, ma anche alle serie A per iPhone e iPad, segno di una strategia integrata e a lungo termine.

La decisione di Apple di produrre chip internamente affonda le proprie radici nelle crescenti difficoltà nel rapporto con Intel. Nel corso del decennio dal 2010 in poi, Intel ha mostrato segni di rallentamento nello sviluppo, in particolare quando la sua parte produttiva ha rimandato più e più volte il passaggio al processo produttivo a 10 nm. Questo non solo ha rallentato l'innovazione tecnica delle CPU, ma ha anche inciso sulla roadmap di uscita dei dispositivi dei partner.

Apple si è ritrovata così ad affrontava problemi significativi legati alla dissipazione termica e ai consumi energetici dei processori Intel, culminati nel 2018 con episodi di "thermal throttling" nei MacBook Pro. Con "thermal throttling" si fa riferimento a un dispositivo che riduce automaticamente le proprie prestazioni per evitare il surriscaldamento, abbassando temperature e consumi.

Parallelamente, Apple aveva già accumulato notevole esperienza nello sviluppo di chip ARM per i propri dispositivi mobili, in collaborazione con TSMC. L'allineamento di tutti i fattori - capacità di progettare chip migliori in autonomia, produrli con i processi più avanzati di TSMC, ottimizzare hardware-software e gestire a proprio piacimento la roadmap - hanno portato a una conseguenza logica: l'arrivo delle soluzioni Apple Silicon, basate su ISA ARM, anche nel mondo dei PC consumer (desktop, notebook, mini PC e altri design assimilabili).

Dal Developer Transition Kit ad Apple Silicon M1

Il primo segnale concreto dell'addio a Intel fu il Developer Transition Kit, un Mac mini con chip A12Z Bionic, pensato per permettere agli sviluppatori di prepararsi all'era ARM. Il debutto ufficiale avvenne a fine 2020 con il chip M1, basato su processo a 5 nm e dotato di 8 core CPU (4 ad alte prestazioni e 4 ad alta efficienza), GPU fino a 8 core e una Neural Engine a 16 core. Nonostante le dimensioni contenute, l'M1 segnò un balzo prestazionale per la fascia base dei Mac.

L'introduzione della memoria unificata (Unified Memory) fu uno degli elementi chiave: una singola porzione di RAM accessibile sia da CPU che GPU, con benefici tangibili in efficienza e prestazioni.

Nel corso del 2021, Apple ampliò la gamma con i chip M1 Pro, M1 Max e infine M1 Ultra. Quest'ultimo, ottenuto unendo due M1 Max, offriva fino a 20 core CPU, 64 core GPU e 128 GB di memoria unificata, segnando l'ingresso di Apple nel segmento delle workstation.

M2, un'evoluzione nel solco di M1

A giugno 2022 arrivò la seconda generazione. M2 manteneva il processo a 5 nm, con un aumento della densità interna per effetto di 20 miliardi di transistor. CPU e GPU rimasero simili, ma con frequenze superiori e supporto a maggiore memoria (fino a 24 GB). Anche la Neural Engine fu migliorata, con 15,8 trilioni di operazioni al secondo (TOPS).

M2 Pro e M2 Max, lanciati a gennaio 2023, offrirono più core e più memoria rispetto alla generazione precedente, con M2 Ultra che raggiungeva 76 core GPU e supportava fino a 192 GB di RAM.

M3, come 3 nanometri

Il chip M3, annunciato a ottobre 2023, passò al più avanzato processo produttivo a 3 nm, con un conseguente balzo a 25 miliardi di transistor. Le configurazioni erano simili, ma Apple stavolta ripose particolare attenzione alla GPU con Dynamic Caching, ray tracing hardware e mesh shading. Il Neural Engine, inoltre, raggiunse 18 TOPS.

L'introduzione simultanea di M3, M3 Pro e M3 Max fu un'anomalia rispetto alle generazioni precedenti. Il successivo M3 Ultra, presentato a marzo 2025, univa due M3 Max e raggiungeva configurazioni di punta con 80 core GPU, 32 core Neural Engine e 512 GB di memoria unificata.

Le prestazioni rispetto alla prima generazione risultavano più che raddoppiate nei test multi-core e grafici, a dimostrazione della scalabilità del progetto.

M4: ottimizzazione e maturità

Arriviamo quindi al maggio 2024, quando venne annunciato il chip M4, anch'esso realizzato a 3 nm ma con 28 miliardi di transistor. Il focus è stato sull'efficienza, con CPU fino a 10 core (4 performance + 6 efficiency), GPU a 10 core e una Neural Engine capace di 38 TOPS. Il M4 Pro ha introdotto il supporto a Thunderbolt 5, mentre il M4 Max ha raggiunto 16 core CPU e GPU da 40 core, con banda di memoria fino a 546 GB/s.

Al momento, Apple non ha annunciato un M4 Ultra, lasciando intendere che la variante più potente potrebbe non arrivare in questa generazione.

Quattro generazioni, quale balzo prestazionale?

Stando ai test su Geekbench dei vari chip, si possono trarre dati di massima sul balzo prestazionale dalla prima alla quarta generazione di chip M-Series Apple Silicon. Le prestazioni single-core hanno compiuto un balzo intorno al 60% dall'M1 all'M4, e così per le versioni della medesima famiglia.

Per quanto concerne le prestazioni multi-core, l'M4 base è più veloce del 70% rispetto all'equivalente M1, ma il confronto tra le altre soluzioni è ancora più premiante passando alle altre versioni, con un "boom" del 200% tra M1 Max e M4 Max.

Chip CPU GPU Neural Engine Transistor
M1 8-core 7-core o 8-core 16-core 16 miliardi
M1 Pro 8-core o 10-core 14-core o 16-core 16-core 33,7 miliardi
M1 Max 10-core 24-core o 32-core 16-core 57 miliardi
M1 Ultra 20-core (2x M1 Max) 48-core o 64-core 32-core 114 miliardi
M2 8-core 10-core 16-core 20 miliardi
M2 Pro 10-core o 12-core 16-core o 19-core 16-core 40 miliardi
M2 Max 12-core o 14-core 30-core o 38-core 16-core 67 miliardi
M2 Ultra 24-core (2x M2 Max) 60-core o 76-core 32-core 134 miliardi
M3 8-core  10-core 16-core 25 miliardi
M3 Pro 12-core o 14-core 18-core o 20-core 16-core 37 miliardi
M3 Max 14-core o 16-core 30-core o 40-core 16-core 92 miliardi
M3 Ultra 28-core (2x M3 Max) 60-core o 80-core 32-core 184 miliardi
M4 10-core 10-core 16-core 28 miliardi
M4 Pro 12-core o 14-core 16-core o 20-core 16-core ?
M4 Max 14-core o 16-core 32-core o 40-core 16-core ?

Per quanto riguarda le prestazioni grafiche con Metal, i guadagni maggiori si registrano con le versioni base. C'è una differenza del 75% circa nei punteggi di Geekbench Metal tra i chip M1 e M4, mentre i progressi generazionali per gli altri modelli si attestano al 60%.

Lungo le quattro generazioni di SoC M-Series, Apple ha saputo coniugare crescita prestazionale e contenimento dei consumi, offrendo soluzioni competitive in ambito consumer, professionale e creativo. Indubbiamente quanto fatto da Apple ha suonato la sveglia anche in ambito Windows: Microsoft ha capito che avere un sistema operativo desktop ottimizzato per ARM è possibile, e Qualcomm ha deciso di fare sul serio con Qualcomm Snapdragon X.

Presto vedremo chip ARM anche da NVIDIA e AMD arrivare sul mercato consumer, e non sono da escludere altre sorprese; insomma, il predominio di x86 verrà messo a dura prova. Cosa farà Intel, specie in un momento di rivoluzione interna sotto il nuovo CEO Lip-Bu Tan? Non si può dire che Apple abbia creato i problemi che Intel vive da tempo, ma certamente la sua mossa non l'ha aiutata.

Prospettive future

Con i SoC M-Series Apple sembra aver trovato una traiettoria di sviluppo solida, accompagnata da una cadenza di rilascio regolare. Sarà interessante osservare come la piattaforma evolverà nei prossimi anni, anche in un contesto in cui l'IA generativa e le nuove frontiere dell'elaborazione visiva e neurale giocheranno un ruolo sempre più centrale.

Tra l'altro, proprio nei giorni scorsi, Apple ha dichiarato che sta valutando l'IA generativa per migliorare ed efficientare ulteriormente la progettazione dei propri SoC. Nel frattempo, si aspetta la quinta generazione, con il capofila M5. Si mormora di importanti cambiamenti al design, specie dei SoC più potenti, al fine di incrementare sensibilmente le prestazioni e mantenere sotto controllo consumi e temperature.

Infine, è bene ricordare che macOS 26 Tahoe, svelato alla recente WWDC, rappresenta l'ultima release compatibile con i Mac Intel, dopodiché Apple si lascerà definitivamente alle spalle un capitolo che l'accompagnata per circa 15 anni e, al momento, non sembra avrà troppi rimpianti.

4 Commenti
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demon7724 Giugno 2025, 10:53 #1
"Presto vedremo chip ARM anche da NVIDIA e AMD arrivare sul mercato consumer, e non sono da escludere altre sorprese; insomma, il predominio di x86 verrà messo a dura prova"

resto pessimista in merito.
La SVOLTA la hai quando i produttori terzi di software, che da secoli producono su windows e su X86 decidono di riscrivere il loro software per ARM.

E NON lo fanno se non sono obbligati come nel caso di Apple.
pachainti24 Giugno 2025, 11:20 #2
Il marketing per le CPU arm, soprattutto snapdragon, ha fatto miracoli, non confermati dai fatti.
Vedremo se le future generazioni miglioreranno, per ora siamo indietro.

Benchmark snapdragon elite x per portatili

Benchmark Ampere one per server

https://dday.it/redazione/49509/amd...-npu-da-50-tops
A chi serve Qualcomm Snapdragon Elite? Dai primi benchmark che abbiamo potuto fare qui al Computex su un computer vero, e non su un reference design, il processore Qualcomm quando lavora a 25 Watt senza ventole va davvero piano e solo con le ventole a pieno regime e a 45 Watt offre prestazioni buone.

Tutti i test che Qualcomm ha mostrato fino ad oggi, quelli con performance eccezionali, erano fatti a 80 Watt, quindi fuori scala per una macchina ultra portatile. Come avevamo già scritto Qualcomm ha fatto un processore competitivo, ma non un processore miracoloso e i nuovi AMD Ryzen AI lo dimostrano.

Tutti i dati di AMD vanno ovviamente verificati, ma è evidente che il gap che Qualcomm ha raccontato in questi mesi non esiste più, anzi, se guardiamo i numeri ora Qualcomm è alle spalle. Se consideriamo l’arrivo dei nuovi SoC Intel nella seconda parte dell’anno questa fine 2024, lato PC, sarà davvero frizzante.
demon7724 Giugno 2025, 11:53 #3
Originariamente inviato da: pachainti
Il marketing per le CPU arm, soprattutto snapdragon, ha fatto miracoli, non confermati dai fatti.
Vedremo se le future generazioni miglioreranno, per ora siamo indietro.

Benchmark snapdragon elite x per portatili

Benchmark Ampere one per server


Beh oddio.. "INDIETRO".. si va bene, non è al top della classifica ma vedo numeri di tutto rispetto al pari di CPU X86 non certo entry.
Il che si traduce con una esperienza d'uso, anche con crico di lavoro pesante, pienamente soddisfacente ed all'altezza del compito.

Non dubito minimamente dell'hardware.. è la disponibilità di software NATIVO il vero problema.
pachainti24 Giugno 2025, 12:21 #4
Originariamente inviato da: demon77
Beh oddio.. "INDIETRO".. si va bene, non è al top della classifica ma vedo numeri di tutto rispetto al pari di CPU X86 non certo entry.
Il che si traduce con una esperienza d'uso, anche con crico di lavoro pesante, pienamente soddisfacente ed all'altezza del compito.

Non dubito minimamente dell'hardware.. è la disponibilità di software NATIVO il vero problema.


Se controlli quanto detto negli ultimi 1-2 anni, dovevano avere prestazioni comparabili ad AMD, attualmente leader indiscusso x86_64, con maggiore efficienza. Sono entrambe false, almeno in base ai benchmark su GNU/linux dove puoi ricompilare il codice con le ultime versioni dei compilatori GCC e LLVM.

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