Apple a caccia di aziende di chip AI: i suoi server M2 Ultra non bastano
Secondo The Information la Mela ha sondato banchieri e startup del settore per possibili acquisti: i chip M2 Ultra dei suoi data center non reggono i carichi AI, e il nuovo Siri con Gemini gira ancora su hardware Nvidia nel cloud di Google
di Andrea Bai pubblicata il 16 Luglio 2026, alle 08:33 nel canale AppleApple
Apple è riuscita a costruire un robusto vantaggio competitivo sui chip che progetta da sé, da iPhone fino ai Mac. Sui server che devono far girare la sua intelligenza artificiale, però, quel vantaggio si è inceppato, al punto che la società sta valutando un'operazione di ampia portata: comprare aziende esterne. Secondo The Information, che ha riportato per prima l'indiscrezione, nei mesi scorsi Apple ha avviato contatti con startup di semiconduttori chiedendo se fossero disposte a farsi acquisire.

Il motivo riguarda i data center che Apple usa per parte dei compiti di AI, i quali al momento girano su chip M2 Ultra di sua progettazione, e stanno mostrando il fianco. Il lavoro più pesante, incluso il modello Gemini dietro il nuovo Siri, è affidato a chip Nvidia ospitati nel cloud di Google. Apple avrebbe provato a spostare quel carico sulle proprie macchine, ma l'infrastruttura si è rivelata insufficiente.
Il chip che è slittato
Un chip server di sua progettazione c'è, in cantiere: nome in codice Baltra, atteso per quest'anno. Ma secondo Bloomberg, un processore abbastanza potente da competere con Nvidia potrebbe non arrivare prima del 2029, con un aggiornamento a chip M5 Ultra a fare da tampone nel frattempo.
Su un orizzonte del genere, aspettare il silicio giusto significa restare per anni dipendenti da hardware altrui proprio nella fase in cui l'AI è la priorità dichiarata dell'azienda. Da qui l'ipotesi di accorciare i tempi comprando competenze già pronte sul lato server, dove l'esperienza di Apple, costruita sui dispositivi di consumo, è più scoperta.
Un portafoglio più aperto
Comprare grande sarebbe una rottura delle abitudini di Cupertino. L'operazione più costosa di sempre resta l'acquisto di Beats nel 2014, tre miliardi di dollari; l'intero impero dei chip è nato invece da una spesa molto più contenuta, i 278 milioni pagati per PA Semi nel 2008. Anche gli acquisti di quest'anno restano misurati: circa due miliardi per la startup di AI Q.ai, seconda operazione più grande nella storia della società.
Due elementi suggeriscono che stavolta Cupertino sia pronta a spendere di più. Il direttore finanziario Kevan Parekh ha detto agli analisti che l'azienda abbandonerà l'obiettivo, tenuto a lungo, di mantenere in cassa una liquidità pari al debito: una scelta che libera risorse. E la cassa non manca, visto che a fine marzo Apple disponeva di una liquidità complessiva di 45,6 miliardi di dollari.

Le acquisizioni restano comunque solo una delle strade. Apple è in trattativa anche con PrismML, startup che comprime i grandi modelli di AI per farli girare direttamente su iPhone, e ha appena confermato un impegno da 30 miliardi di dollari per chip Broadcom, collaborazione estesa fino al 2031. La direzione è la stessa: sganciarsi da Nvidia e dalla morsa su memorie e hardware che sta ridisegnando il settore.










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1 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoComunque ci sono diverse aziende molto valide,dipende da quanto vogliono spendere.
Apple in passato ha collaborato un pochino con AMD,potrebbero usare gli acceleratori instinct intanto per tamponare oppure Rebellions , Tenstorrent,Cerebras o altri finché nel frattempo,non sviluppano la loro soluzione proprietaria.
Vero che possono acquisire una start up ma in questo periodo è più difficile,con questa ebrezza da IA,qualsiasi start up pensa di essere la nuova Nvidia e quindi difficilmente si farà acquisire.
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