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Old 25-10-2020, 14:26   #481
tallines
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Windows 10 SpotLight Images

Gran Sasso

Calascio, L’ Aquila district

Abruzzo, Italy



Prima eravamo in Toscana, poi in Veneto, adesso andiamo di nuovo giù, in Abruzzo questa volta .


Il 22 Ottobre 2020, Windows 10 SpotLight Images ha pubblicato un' immagine riguardante la Regione Abruzzo




Top of Gran Sasso mountain at sunset, Calascio, L’Aquila district, Abruzzo, Italy



Il Gran Sasso

Il Gran Sasso d'Italia (o semplicemente Gran Sasso) è il massiccio montuoso più alto degli Appennini, situato interamente in Abruzzo, nella dorsale più orientale dell'Appennino abruzzese, al confine fra le province di L'Aquila, Teramo e Pescara.

Composto da diversi e adiacenti gruppi montuosi e compreso tra

i Monti della Laga a nord-ovest (da questi separato dall'alta Valle del Vomano e la Strada statale 80 del Gran Sasso d'Italia che l'attraversa),

il teramano a nord-est, l

a piana di Assergi e la Conca Aquilana a sud-ovest,

la Piana di Navelli e la Valle del Tirino a sud,

le Gole di Popoli a sud-est,

è un'area ambientale tutelata con l'istituzione del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

e su di esso ricadevano la Comunità montana Gran Sasso e la Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli.




Top of Gran Sasso mountain at sunset, Calascio, L’Aquila district, Abruzzo, Italy


I Tags per questa immagine, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 22-Oct-2020, sono:

Tags: clouds, fog, Italy, landscape, mountain, mountains, national park, nature, outdoors, sky, snow, summit, sunset, winter

https://windows10spotlight.com/image...3e98fd1050bcc1




Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga



Origine del nome

Chiamato dagli antichi Romani Fiscellus Mons (Monte Ombelico) per la sua posizione centrale nella penisola italiana (Catone, Plinio, Silio Italico),

questo massiccio montuoso era denominato nel Medioevo Monte Corno, dizione che serviva ad indicare sia il Corno Grande sia – per estensione – l'intera catena.

Secondo il celebre geografo Roberto Almagià, la denominazione "Gran Sasso" è molto tarda e risalirebbe addirittura al Rinascimento.

Per questo autore, il primo abbozzo del toponimo è da ricercarsi in un poemetto del 1636 scritto da Francesco Zucchi di Montereale,

in cui si fa riferimento al massiccio come al «Sasso d'Italia».

Il primo documento in cui entrambe le denominazioni compaiono senza possibilità di equivoco è la "Carta topografica del Contado e della diocesi dell'Aquila" (seconda metà del XVIII secolo), nella frase:

«Monte Corno overo Gran Sasso d'Italia».

A dare conferma alle parole dell'Almagià sembra essere la consuetudine delle popolazioni locali che, ancora oggi, nei paesi che circondano la montagna, fanno riferimento al massiccio utilizzando il toponimo "Monte Corno".


Il massiccio del Gran Sasso risulta popolato da almeno 100.000 anni:

frammenti del femore di un uomo di Neandertal di circa 14 anni di età, vissuto 80.000 anni fa durante il Paleolitico, sono stati trovati nella zona di Calascio,

in alcune anguste cavità rocciose, chiamate "Grottoni", a quota 670 m s.l.m. (si tratta dei resti del più antico Neandertal ritrovato in Abruzzo).

Negli anfratti rocciosi c'erano anche schegge ossee di molti differenti animali, il che fa supporre che le specie cacciate fossero numerose:

il lupo, il leopardo, il cavallo, la iena delle caverne, e finanche i topi e le lucertole, mentre tra gli ungulati, prede privilegiate erano il cervo, il camoscio, il capriolo ed il bue ancestrale.

Frammenti di carbone e scaglie di selce hanno consentito di ricostruire le abitudini di questi Neandertal;

essi macellavano le prede nelle grotte e le consumavano crude o le arrostivano su fuochi di legno di ginepro e di abete;

ricavavano le punte delle lance dalle rocce del Monte Scarafano e del Monte Bolza.


Reperti ritrovati a Campo Pericoli attestano che, in Età del bronzo, i cacciatori preistorici traversavano il territorio da Campo Imperatore a Campo Pericoli attraverso i valichi della Portella e della Sella dei Due Corni.




Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga - I due Corni in veste invernale, visti dal versante teramano




In quest'epoca (XIII-XI secolo a.C.) vi era certamente un insediamento di cacciatori-raccoglitori nella zona di Rocca Calascio come dimostrano resti di ceramiche rinvenuti in loco ed una punta di freccia, in bronzo, con due fori, considerata, ancora in anni recenti (2000), unica in Italia.

Scavi effettuati nella Grotta a Male, a 2 km da Assergi, confermano la permanenza stanziale dell'uomo in quest'area nell'Eneolitico e nell'Età del Ferro.

I numerosi passi che mettono in comunicazione il versante teramano con quello aquilano favorirono, fin dalla preistoria, un intenso scambio commerciale fra l'economia prevalentemente agricola del versante settentrionale e quella basata sulla pastorizia del versante meridionale.

In epoca storica, vi sono testimonianze di un intenso sfruttamento di Campo Imperatore come pascolo.

Dopo la ricompattazione del Sud Italia operata dai Normanni, in questa zona vennero aperti numerosi tratturi,

cioè vie di transito per la transumanza delle bestie, utilizzati dai pastori per condurre le mandrie ai pascoli del Tavoliere delle Puglie prima dell'arrivo dei rigidi mesi invernali.

Un altro, interessante, commercio che è stato presente nel territorio, e di cui si ha certezza che fosse già praticato nel XVI secolo, è lo sfruttamento della neve.

Questa, ricavata da nevai presenti in quota, veniva stoccata in pozzi profondi anche 20 metri ed utilizzata d'estate per la produzione di sorbetti e per usi medicali.

Il commercio della neve era regolamentato dai comuni, che stabilivano apposite tariffe per le concessioni demaniali, e che stilavano anche tabelle di valutazione del prodotto.

La neve, principalmente, veniva distinta in "nera",

il che significava che era stata raccolta nei dintorni dei paesi, quindi senza garanzia di purezza;

e in "candida", denominazione che indicava la provenienza dalle zone di alta montagna.

Questo tipo di attività commerciale è perdurato fino agli inizi del Novecento.


Ricadono nel territorio del massiccio del Gran Sasso numerosi comuni delle province dell'Aquila, Teramo e Pescara, tra cui:

L'Aquila
Castel del Monte
Calascio
Santo Stefano di Sessanio
Castelvecchio Calvisio
Carapelle Calvisio
Barisciano
Ofena
Villa Santa Lucia
Pizzoli
Fano Adriano
Pietracamela
Isola del Gran Sasso d'Italia
Castelli
Farindola
Crognaleto




Parco Nazionale Gran Sasso, Rocca Calascio, Abruzzo



Calascio e la Rocca di Calascio

Calascio è un comune italiano della provincia dell'Aquila in Abruzzo.

Faceva parte, fino al 2008, della Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli.

Il territorio del comune rientra nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga costituendone di fatto una delle porte di accesso nella sua parte meridionale.

Estremamente pittoresco il sottostante borgo di Rocca Calascio.





Parco Nazionale Gran Sasso, Rocca Calascio, Abruzzo


Rocca Calascio

Rocca Calascio è una rocca situata in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, nel territorio di Calascio, ad un'altitudine di 1.460 metri s.l.m.

Di origine medievale, è conosciuta per la presenza del castello, tra i più elevati d'Italia, considerato uno dei simboli dell'Abruzzo.

La rocca, baricentrica tra l'altopiano di Campo Imperatore e quelli sottostanti di Navelli e del Tirino,

è inserita in un contesto di grande valore paesaggistico e ricompresa nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga di cui costituisce una delle principali mete turistiche.
Restaurata e consolidata sul finire del XX secolo, è stata più volte set cinematografico per pellicole nazionali ed internazionali ed è oggi importante meta turistica.




Parco Nazionale Gran Sasso, Rocca Calascio, il Castello, veduta aerea



Il Castello

Il castello, che domina la valle del Tirino e l’altopiano di Navelli a poca distanza dalla piana di Campo Imperatore, è situato su un crinale a 1.460 metri d’altezza, in una posizione molto favorevole dal punto di vista difensivo ed era utilizzato come punto d’osservazione militare in comunicazione con altre torri e castelli vicini, sino all’Adriatico.

La struttura, interamente in pietra bianca a conci squadrati, si compone di un maschio centrale, probabilmente preesistente, di una cerchia muraria merlata in ciottoli e quattro torri d’angolo a base circolare fortemente scarpate.

L’accesso avviene attraverso un’apertura sul lato orientale posta a circa cinque metri da terra, cui si accede attraverso una rampa in legno, originariamente retrattile, poggiata di mensole in pietra.

Il castello, danneggiato dal terremoto del 1703, è stato soggetto a una serie di restauri conservativi tra il 1986 ed il 1989 volti a risanare la struttura e a consentirne il recupero architettonico-funzionale, ed è oggi fruibile gratuitamente ai visitatori.





Scorcio del borgo medievale


Il borgo

Il borgo, situato a sud-ovest rispetto al castello, lungo il sentiero che da Santo Stefano di Sessanio porta all’abitato di Calascio, compone con esso un unico organismo fortificato.

Il suo sviluppo è legato alle modeste dimensioni del castello e all’esiguità di uomini che riusciva ad ospitare,

oltre che alla necessità di salvaguardare la popolazione dagli assalti di invasori e pirati.

Il collegamento con il castello avveniva attraverso un ponte levatoio in legno, oggi sostituito da una semplice rampa.

Può essere distinto in due parti,

una originaria adiacente al castello

ed una posta più a valle e più recente.

La parte alta venne praticamente abbandonata già in seguito alle distruzioni causate dal terremoto del 1703 ed è oggi in forma di rudere;

la parte bassa era invece abitata sino al primissimo dopoguerra ed è stata sottoposta negli anni a numerosi restauri conservativi.

Accanto a forme di restauro, per così dire “pubbliche”, vanno segnalati anche interventi di semplici appassionati della montagna abruzzese che hanno contribuito con i loro interventi al recupero del sito.



La chiesa di Santa Maria della Pietà

Nelle vicinanze della rocca, sul sentiero che porta a Santo Stefano di Sessanio,

si trova la chiesa di Santa Maria della Pietà,

un piccolo tempietto eretto tra il XVI ed il XVII secolo sul luogo dove, secondo la legenda, la popolazione locale ebbe la meglio su una banda di briganti.

Altre fonti dicono sia stata costruita nel 1451 forse su disegni del Bramante.

La chiesa, probabilmente fondata su una preesistente edicola rinascimentale, presenta una struttura esterna a pianta ottagonale con un ambiente adibito a sacrestia appoggiato a una delle facciate ed una cupola ad otto spicchi.

L’interno, articolato su un sistema di paraste tuscaniche, presenta un dipinto raffigurante la Vergine miracolosa ed una scultura di San Michele armato.

La chiesa, oggi adibita a semplice oratorio, è meta di fedeli e devoti.




Gran Sasso mountain, Rocca Calascio, Abruzzo, at sunset


Set cinematografico

A partire dagli anni ottanta del XX secolo il comprensorio aquilano del Gran Sasso ed in particolare la rocca di Calascio sono stati utilizzati some ambientazione per numerosi film.

Il primo e principale lungometraggio girato è LadyHawke (USA, 1985) in cui la rocca (allora non ancora restaurata) era il rifugio dell’eremita impersonato da Leo McKern.

L’anno successivo venne ambientato nella rocca Il nome della rosa (FRA-GER-ITA, 1986) con Sean Connery,

mentre successivamente sono stati ambientati Il viaggio della sposa (ITA, 1997) e L’orizzonte degli eventi (ITA, 2005).

Rocca Calascio è stato anche set di alcune serie televisive, tra cui le produzioni della Rai La Piovra 7 - Indagine sulla morte del commissario Cattani (Italia, 1995) e Padre Pio (Italia, 2006).

La rocca è visibile anche in alcune scene del film The American (USA, 2010) con George Clooney,

interamente girato nella provincia dell’Aquila, in particolare tra Castel del Monte, Calascio e Castelvecchio Calvisio.




Gran Sasso mountain, Rocca Calascio, Abruzzo, at sunset



Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Abruzzo, Italia

Il Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga è un parco nazionale istituito nel 1991

ed è uno dei tre parchi nazionali presenti in Abruzzo oltre ad essere la terza riserva naturale protetta più grande d'Italia per estensione territoriale,

situato per la maggior parte in Abruzzo (provincia dell'Aquila, Teramo e Pescara)

ed in misura minore nelle zone adiacenti del Lazio (Rieti) e delle Marche (Ascoli Piceno).




Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet” nel Parco Nazionale del Gran Sasso


Coi suoi 150.000 ettari di estensione, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è uno dei parchi più grandi d’Italia.

Istituito nel 1991, interessa marginalmente anche il Lazio e le Marche.

La parte abruzzese copre le province di Teramo, L’Aquila e Pescara e 41 comuni.

Il suo territorio ha caratteri prettamente montani, dagli scenari quasi alpini, ed è costituito da due distinti gruppi montuosi:

il massiccio del Gran Sasso d’Italia

e il gruppo ad esso soprastante, i Monti della Laga.

Il Gran Sasso è la montagna d’Abruzzo per eccellenza, con la maestosità delle sue vette, le più alte dell’Appennino, che culminano nel Corno Grande (2.912 m s.l.m.), nel Corno Piccolo, nel Pizzo d’Intermesoli e nel Monte Camicia.

Ospita il ghiacciaio del Calderone, l’unico dell’Appennino nonché il più meridionale d’Europa,

ed è affiancato a sud dall’altopiano di Campo Imperatore,

una sterminata landa carsica d’alta quota (fra i 1.600 e gli oltre 2.000 metri s.l.m.) di una bellezza mozzafiato,

quanto di più simile al Tibet possa trovarsi in Europa.


Nel Parco vivono circa 2.300 specie vegetali superiori, oltre un quinto dell’intera flora europea, e più di un terzo del patrimonio floristico italiano.

La vegetazione include le faggete sulla Laga (con abete bianco) e sul versante teramano del Gran Sasso, pascoli a Campo Imperatore e sul Voltigno e magnifiche fioriture d’alta quota.

Non manca poi la grande fauna, in particolare quella delle specie di rilevante interesse naturalistico.

Tra queste il camoscio d’Abruzzo, reintrodotto nel 1992 e oggi presente con oltre cento individui;

il lupo appenninico, con una popolazione di oltre trenta esemplari.

Di recente ha fatto la sua ricomparsa anche l’orso bruno marsicano, a riprova del forte impegno profuso dall’Ente Parco nella tutela e nella valorizzazione di un territorio straordinario e unico.




Parco Nazionale Gran Sasso



Gli aspetti naturalistici non sono l’unica attrattiva di questo Parco, che anzi si caratterizza per una comunione fra natura e presenza umana.

Ne sono testimonianza gli innumerevoli, antichi e splendidamente conservati paesi e castelli disseminati nel suo territorio:

sul versante teramano, innanzitutto i piccoli borghi medievali fra i boschi della Laga e gli eremi della Montagna dei Fiori,

lo splendido centro rinascimentale di Campli,

Civitella del Tronto con la sua possente fortezza,

gli spettacolari ruderi di Castel Manfrino affacciato sulle gole del Salinello,

i castelli medievali di Castel di Luco e Piano di Roseto, Castelli con le botteghe della nota e pregiata ceramica e l’oratorio di San Donato,

i deliziosi centri storici di Isola del Gran Sasso, Cortino, Valle Castellana, Tossicia, Pietracamela;

sul versante aquilano, Campotosto col suo grande lago,

L’Aquila con i suoi splendidi musei e monumenti,

e poi gli antichi centri storici del Gran Sasso, con la loro atmosfera medievale intatta:

Assergi, Barisciano, Santo Stefano di Sessanio, Calascio con la sua splendida Rocca, Castelvecchio Calvisio e Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Ofena.

Sul versante pescarese, ripidamente digradante verso le colline e il mare, la torre di Forca di Penne domina i due versanti, marino e montano, ai suoi piedi Farindola, col suo notissimo formaggio pecorino.




Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, il Camoscio d' Abruzzo
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Old 02-11-2020, 19:29   #482
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Pasture with alpine hut

Dolomites, Alps,

Trentino-Alto Adige, Italy



Con l' immagine dell' Italia, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images il 01 Novembre 2020, torniamo verso Nord .


Ci troviamo nelle Dolomiti, Alpi, del Trentino-Alto Adige, andando a vedere un pascolo con una tipica malga alpina della zona .





Pasture with typical alpine hut, Dolomites, Alps, Trentino-Alto Adige, Italy



Delle Dolomiti abbiamo già parlato nel primo post di questa pagina, il post n. 441 > https://www.hwupgrade.it/forum/showt...php?p=46819132



Alpi

Le Alpi sono la catena montuosa più importante d'Europa, situata a cavallo dei confini di Italia, Francia, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria, Slovenia e Ungheria:

separano l'Europa centrale da quella meridionale e racchiudono la regione geografica italiana, comprendendo al loro interno le vette più alte del continente europeo,

tra cui il Monte Bianco, che con i suoi 4.810 m d'altezza è la montagna più alta della catena, d'Italia, di Francia e in generale del continente.

Il toponimo deriva dal latino Alpes, che può significare "pietra", "collina", "montagna", "bianco".

Si chiamano in francese Alpes,

in occitano Aups/Alps,

in tedesco Alpen,

in romancio Alps,

in sloveno Alpe,

in friulano Alps.

Sesto Pompeo Festo nel suo Primo Libro attesta che il nome deriva da albus (bianco) che i Sabini pronunciavano alpus e indicava il colore sempre bianco della catena innevata anche durante la stagione estiva


Alcuni tratti della catena alpina sono detti "Prealpi";

si tratta dei rilievi montuosi periferici, tipicamente meno alti e posti a contorno della fascia mediana e più elevata delle Alpi.

Si estendono sia sul versante esterno, sia su quello interno o italiano.

Tutti i criteri più comuni di suddivisione della catena, al di là delle differenti denominazioni e di piccole variazioni di estensione, concordano sull'identificare questi settori prealpini:

Prealpi di Provenza,

Prealpi del Delfinato,

Prealpi di Savoia,

Prealpi Lombarde,

Prealpi Venete,

Prealpi Carniche e

Prealpi Giulie
.




Pasture with typical alpine hut, Dolomites, Alps, Trentino-Alto Adige, Italy



I Tags per questa immagine pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 01-Nov-2020, sono:

Tags: autumn, dusk, fall, huts, Italy, landscape, mountains, nature, outdoors, pasture, sunset, village

https://windows10spotlight.com/image...db49dc63040718




Italia, le Alpi in Trentino-Alto Adige



Alpi italiane


Le Alpi italiane sono la parte della catena montuosa alpina che si estende nel territorio italiano, su una lunghezza di circa 1200 km ed una superficie di circa 51941 km²,

pari al 27,3% della superficie totale delle Alpi, comprendendo circa una ventina di sezioni, raggruppate tradizionalmente in tre grandi settori:

Alpi occidentali, centrali ed orientali.

Caratterizzano il territorio di sette regioni dell'Italia settentrionale:

Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia,

incidendo profondamente sul modo di vivere, sulle tradizioni, sull'economia

(Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige, in particolare, hanno il loro territorio completamente compreso nell'area alpina).

Formano un grande arco con concavità a sud, che racchiude la Pianura Padana e segna per lunghi tratti il confine tra Italia e Francia, Svizzera, Austria e Slovenia;

costituisce da sempre, in tal modo, il tramite tra le culture mediterranee e quelle dell'Europa centrale, fungendo nei secoli a volte da barriera, altre volte da luogo d'incontro.

La vetta più alta delle Alpi italiane, confinante con la Francia, è il Monte Bianco (4808 m); è nel settore delle Alpi Graie, nelle Alpi occidentali.

Il Monte Bianco, con i suoi 4.808 m d'altezza, è anche la montagna più alta di tutte le Alpi e d'Europa.

Delle ventitré vette alpine che superano i 3.500 metri di altitudine,

dodici sorgono nelle Alpi italiane, a volte interamente in territorio nazionale, a volte sulla linea di confine




Trentino-Alto Adige



Trentino-Alto Adige Etimologia

Questa regione ha due nomi perché è composta da due regioni distinte:

la parte meridionale è il Trentino


che prende il suo nome dal capoluogo, cioè Trento, dal latino Tridentum (antico municipio)


e la parte settentrionale Alto Adige,

chiamata così perché è situata nel bacino del corso superiore di questo fiume.


Sud Tirolo è il nome tedesco dell’Alto Adige perché fino al 1918 questa regione faceva parte del territorio austriaco del Tirolo.

Successivamente la regione si chiamò Venezia Tridentina fino al 1948, anno in cui prese il nome attuale.

Il Trentino Alto Adige è una regione interamente montuosa.

Essa comprende tutto il bacino montano del fiume Adige che nasce nella regione e poi prosegue il suo tragitto in Veneto.



Collegamento > L'origine del nome Alto Adige, e perché qualcuno vuole abolirlo



Italy, Mountains, Dolomites in Trentino-Alto Adige



Imponenti catene montuose caratterizzano le zone di questa regione.

In Trentino Alto Adige troviamo moltissime montagne che superano i 3.000 metri di altitudine.



A Nord la regione è chiusa dalle Alpi Atesine, appartenenti alle Alpi Orientali, che comprendono le Alpi Venoste e le Alpi Aurine.

Nelle Alpi Atesine si trova la Vetta d'Italia, il punto più settentrionale del nostro paese.

A sud troviamo le Alpi Retiche meridionali (Adamello, Ortles , Cevedale e il gruppo del Brenta).

Ai confini con la Lombardia si trovano le Alpi Retiche Meridionali

e ai confini con il Veneto si trovano le Dolomiti.

Nel limite meridionale del Trentino Alto Adige vi è una fascia prealpina.

Ad est il massiccio delle Dolomiti è costituito da un tipo di roccia biancastra ricca di magnesio e di calcio.

I gruppi montuosi del Pasubio e dei monti Lessini, fanno parte delle Prealpi.

La Valle dell’Adige si chiama Val Venosta nella parte altoatesina

e Val Lagarina nel Trentino, ed è ricca di frutteti e vigneti





Monte Ortles visto dal Lago di Resia



Monti del Trentino-Alto Adige:


Ortles (m 3.905) - Alpi Retiche Meridionali

Cevedale (m 3.769) - Alpi Retiche Meridionali

Palla Bianca (m 3.736)
- Alpi Atesine

Monte Similàun (m 3.602) - Alpi Atesine

Gran Pilastro (m 3.510) - Alpi Atesine

Adamello (m 3.554) - Alpi Retiche Meridionali

Pizzo dei Tre Signori (m 3.499) - Alpi Atesine

Marmolada (m 3.342) - Dolomiti

Sassolungo (m 3.181) - Dolomiti

Cima Tosa (m 3.173) - Dolomiti

Gruppo del Sella (m 3.151) - Dolomiti

Catinaccio (m 3.004) - Dolomiti

Vetta d'Italia (m 2.911) - Alpi Atesine

Latemar (m 2.846) - Dolomiti





Passo dello Stelvio, Alpi Retiche, Trentino-Alto Adige, importante collegamento tra Valtellina e val Venosta



Passi o valichi del Trentino-Alto Adige:

Passo di Resia - collega con l'Austria

Passo del Brennero - collega con l'Austria

Passo di Dobbiaco - collega con l'Austria

Passo dello Stelvio - collega con la Lombardia

Più moti altri, che trovate sotto >

Valichi della provincia di Bolzano > click

Valichi della Provincia di Trento > click

Il Passo dello Stelvio è il passo più elevato d'Europa (m 2757) .




Val di Fiemme, Dolomiti, Trentino-Alto Adige



Valli del Trentino-Alto Adige:

La valle principale è la valle dell'Adige che si sviluppa da Merano a Rovereto passando per Bolzano e Trento.

Altre valli trentine sono la valle di Primiero, la val di Cembra, la val di Fassa,

la val di Fiemme, la Vallagarina, la valle dei Laghi, la valle di Ledro, la valle dei Mocheni,

la val di Sole, la Val di Non (che si estende sia in Trentino sia in Alto Adige),

la Val Rendena, la Valle delle Giudicarie (Valle del Chiese) e la Valsugana.

Sono invece altoatesine la val Passiria, la val Martello, la valle Isarco, la val Gardena, la val Pusteria, la val Badia e la val Venosta

La val Monastero si estende in Trentino-Alto Adige e nel cantone svizzero dei Grigioni.




Una Malga in Trentino-Alto Adige



La Malga alpina

Le malghe sono dei pascoli alpini, costituiti da costruzioni rustiche di pietre e di legno adibita ad abitazione per i pastori nel periodo estivo, comprendente anche la stalla per le bestie e la casera per la lavorazione del latte .

Il malghese, detto anche casaro, è colui che accudisce gli animali in Alpeggio .

L'alpeggio è l'attività agro-zootecnica che si svolge in montagna durante i mesi estivi .

L’attività di allevamento si svolge in fasi diverse:

– la salita in alpeggio a maggio/ giugno

– Il ritorno in pianura a settembre, chiamato “Transumanza”

I pascoli alpini ospitano specialmente bovini, che vivono in condizioni ambientali privilegiate, la qualità dell’aria e la luce del sole, i pascoli verdi di montagna e l’attività che li mantiene in piena salute, fanno sì che i bovini d’alpeggio crescano sani, pienamente a contatto col verde e immersi nella propria natura.

In Italia l' Alpeggio, si svolge tra un'altitudine minima di 600 m s.l.m. e una massima di 2500-2700,

inizia con la monticazione, cioè la salita sull'alpe,

che avviene tra la fine di maggio e la metà di giugno

e termina con la demonticazione, cioè la ridiscesa in pianura che avviene a fine settembre.

L'alpeggio passa attraverso varie fasi (tramuti) che si identificano con pascolo e strutture poste a diversa altezza sulla stessa montagna .




Malga Fane, la Malga più bella del Trentino-Alto Adige



Le malghe sono delle abitazioni caratteristiche del Trentino Alto Adige che si trovano nelle zone più alte delle montagne.

Sono caratteristiche costruzioni in pietra immerse nel verde delle radure alpine e sono adibite all’alpeggio.

Quest’ultimo si svolge in montagna durante i mesi estivi e inizia con la monticazione, cioè la salita del bestiame sull’alpe tra la fine di maggio e la metà di giugno,

e termina con la demonticazione, cioè la ridiscesa in pianura a fine settembre.




Mucche nella Malga di Coredo, in Val di Non



L’alpeggio ha diverse fasi e si distingue anche in base al tipo di bestiame ospitato.

Quello più comune è l’alpeggio per bovini, ma c’è anche quello per ovini, caprini, equini o misto.

Le malghe sono, quindi, abitate solo nei mesi estivi.

In esse si possono vedere le mucche al pascolo e assaporare prodotti caseari freschi: nelle malghe, infatti, si producono burro e formaggio.

Le malghe possono essere raggiunte su mulattiere a piedi, in bici o a cavallo.




Malga Serla, sul Monte Serla, Bolzano, Trentino-Alto Adige



Le Malghe

Queste strutture rappresentano, ora più che mai, l'avamposto operativo delle azioni volte al mantenimento del paesaggio di alta montagna,

un sistema che merita grande attenzione e che è quindi destinatario di alcuni importanti interventi di sviluppo rurale.

Gli alpeggi sono presenti in tutte le valli, con maggiore frequenza nelle zone montane più estese:

Lagorai, Adamello-Brenta, alta Val di Sole, Monte Baldo;

la proprietà è per la maggior parte pubblica (comuni, A.S.U.C.)

o collettiva (Magnifica Comunità di Fiemme, Regole, Consortele),

anche se vi sono alcune proprietà private (circa 30 attualmente caricate).

Nelle ultime stagioni sono state alpeggiate mediamente 300 malghe con un carico di circa 8.500 vacche da latte;

la trasformazione del latte in alpeggio viene attuata in circa 80 malghe,
mentre il latte prodotto negli altri alpeggi viene conferito ai caseifici di valle;

circa 30 malghe esercitano attività agrituristica.

La superficie a pascolo complessiva regolarmente utilizzata è stimata in circa 35.000 ettari.

Gli alpeggi sono in parte ancora gestiti in forma comune da società di malga e pascolo,

anche se è sempre più frequente la gestione diretta da parte di un'azienda zootecnica che trasferisce il proprio bestiame durante la stagione di alpeggio.

Questo è conseguenza della trasformazione strutturale delle aziende:

ci sono meno stalle, ma di dimensioni maggiori,

sono praticamente scomparse le aziende con pochi capi.




Formaggi del Trentino-Alto Adige



Andare in malga è un piacere .

In tutto il Trentino-Alto Adige le malghe sono tantissime .

Non si può dire ho passato l' estate in montagna, se non si va almeno una volta in malga.

Le malghe sono luoghi dove rilassarsi, gustare qualcosa di buono, assaggiare e anche acquistare prodotti locali,

dove i bambini si fanno conquistare dagli animali al pascolo e dove anche i grandi possono riscoprire la bellezza delle cose semplici.




Malga Casapinello, Torcegno, Trento, Trentino-Alto Adige



Ma cos' è esattamente, una malga?

Camminando lungo i sentieri di montagna, soprattutto all'inizio della stagione estiva, nei prati si trova facilmente una fine erbetta fresca che ha un profumo delizioso .

E se le mucche mangiano erba buona, il latte sarà sicuramente ottimo e i formaggi che farà il casaro saranno a dir pochi deliziosi .

Questo è uno dei motivi per cui in estate le mucche vengono portate in montagna, nella malga, dette anche alpeggio.

Con questo termine si intendono sia i pascoli in quota, di solito a partire dai 600 metri di altitudine

fino anche ai 2000, 2500 metri, a seconda delle zone,

sia tutte le costruzioni che ospitano gli animali e chi se ne occupa.

Solitamente troviamo la stalla dove avviene la mungitura delle mucche, i locali dove viene fatto il formaggio

e poi la casa, o un piccolo alloggio, dove vivono i pastori, il casaro e tutti quelli che si occupano della gestione della malga.




Mucche abbellite con fiori, durante la transumanza in Alto Adige



La Desmagalda

Le mucche salgono in malga all'inizio dell'estate, verso l'inizio di giugno, e stanno al fresco sui monti fino alla fine di settembre, quando avviene la desmalgada.

In molte località la desmalgada è una vera e propria festa,

le mucche vengono abbellite con fiori e campanacci e tutti insieme si torna a valle a piedi,

per trascorrere l'inverno al riparo.

Non è raro che in malga vengano portati anche altri animali.

Si trovano in molte cavalli che pascolano liberi, ma anche maiali, conigli, asini, anatre, insomma una vera e propria piccola fattoria in quota.

Molto spesso ci sono anche le capre che vengono lasciate libere di pascolare anche ad altissime quote, sulle creste dei monti.




Malga di Coredo in Val di Non, formaggi tipici



Perchè è quasi un obbligo piacevole, andare in Malga?

Soprattutto recentemente, molte malghe in Trentino sono state ristrutturate e ammodernate, e in tantissime i gestori offrono anche un punto di ristoro.

In alcune si trovano locali molto semplici e spartani, in altre anche sale ristorante più grandi,

ma in tutte si possono assaggiare ottimi piatti tipici preparati spesso con i prodotti dell'azienda, come formaggi e salumi.

Molte malghe si possono raggiungere facilmente in macchina, spesso su strade sterrate ma tenute molto bene, e sono quindi una meta ideale per tutti.

Ad altre si arriva con brevi passeggiate o anche camminate più impegnative, un'ottima scusa per gustarsi all'arrivo

un bel piatto di polenta o una birra fresca.

Ci sono addirittura alcune malghe aperte anche nel periodo invernale, principalmente nei weekend,

per offrire qualcosa di caldo a tutti gli amanti dello sci o delle gite sulla neve.

Molto spesso si possono anche acquistare i prodotti caseari preparati sul posto, come formaggi, burro e panna fresca,

per tornare a casa con qualcosa di davvero speciale.

Ma non è tutto qui, la malga è un mondo da scoprire, tra animali che corrono liberi e montagne meravigliose.

I paesaggi sono da favola, l'aria fresca di montagna rigenera il corpo e lo spirito, e si torna a valle felici portandosi dietro un sorriso e un' esperienza in più.




Malga in Val di Non



Le malghe in Val di Non

In Val di Non le malghe sono davvero tantissime.

Se ne trovano in tutte le montagne che circondano la valle, dal Brenta, alle Maddalene, alla Costiera della Mendola.

Molte si possono raggiungere in macchina, e possono essere una meta per il pranzo o la merenda, o un ottimo punto di partenza per una passeggiata in montagna.

In Val di Bresimo si raggiungono in macchina la Bordolona e la malga Preghena, in Predaia si arriva alla malga di Coredo.

Altre si possono raggiungere a piedi facendo brevi o più lunghe passeggiate, come il giro delle malghe di Proves .

Sul monte Roen si puòfare un bellissimo giro a piedi o in mountain bike tra le malghe di Sanzeno, Don, Amblar e Romeno.

Si può pensare anche a camminate più lunghe e impegnative, per raggiungere malghe in luoghi veramente spettacolari,

come come l'itinerario che sale a malga Tuena dal lago di Tovel.



Malga Fossernica di Fuori, San Martino di Castrozza, Valle del Primiero e Valli del Vanoi, Trentino-Alto Adige



Le malghe del Trentino:

uno dei piaceri a cui non si può rinunciare sulle Dolomiti


Tra i boschi e i prati di montagna si trovano dei luoghi in cui prevalgono i sapori della tradizione montana e in cui degustare i prodotti tipici della gente di montagna.

In Trentino le malghe che si possono contare sulle Dolomiti sono circa 400.

Questi edifici di montagna portano con sè moltissima parte di storia e di tradizione montana, a testimoniare una grandissima attività svolta in passato.

In estate infatti, si trasferivano tutte le mucche in Alta quota.

Proprio per questo, quasi ogni paese possiede una sua malga.

Le maggiori zone di alpeggio oggi sono suddivise tra Lagorai, Adamello-Brenta, alta Val di Sole, Monte Baldo.

Pensate che nelle ultime stagioni sono state in alpeggio circa 8500 mucche da latte, e che in circa 80 malga il latte prodotto viene trasformato direttamente in alpeggio, mentre il restante viene conferito ai caseifici del paese.

A oggi, le malghe che possiedono ancora una sede abitativa e una stalla, riescono a possedere per lo più mucche,

ma anche cavalli, maiali e capre.

Montagne, alpeggi e duro lavoro, uniti al passione per la terra, tengono vive le malghe del territorio.

In alpeggio oggi si produce un formaggio di malga davvero squisito, che riesce ad esaltare la cucina tipica della gente di montagna.

Tuttavia, le malghe in valle sono molto diverse tra di loro, anche se hanno in realtà moltissimi elementi in comune.

Basti pensare che alcune di loro, quelle più semplici da raggiungere, sono diventati dei veri e propri agriturismi.

Diventa davvero una magia, poter salire in malga nel silenzio dei boschi e dei prati delle Dolomiti, per assaporare il gusto della tradizione delle nostre montagne.

E non si sa il motivo, ma mangiare in malga ci provoca un piacere che è il doppio del solito




Malghe e fienili, del maso, in Trentino-Alto Adige



Edit >

I Fienili e le Malghe sono parte integrante del Maso

anche se posti a notevoli distanze da esso


Per capire cos' è un Maso, posto dei link, leggete tutti i link che appaiono, aprendo il link di origine .


Cosa è il Maso (e Maso chiuso) ? > click

Differenza tra Maso e Malga > click



Andar per Malghe e… Masi, i Masi di Braies, Valle di Braies, Bolzano, Val Pusteria, Trentino-Alto Adige

Ultima modifica di tallines : 20-07-2021 alle 11:23.
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Old 02-11-2020, 20:30   #483
giovanni69
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Sììì.... vabbè... ma così non valeeee!!!!
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Old 03-11-2020, 12:35   #484
tallines
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Originariamente inviato da giovanni69 Guarda i messaggi
Sììì.... vabbè... ma così non valeeee!!!!
Perchè

Ahhh giusto mi ero dimenticato del Maso..........

Cambiato la parte finale del post sopra, inserendo anche il Maso,

visto che la Malga fa parte del Maso .

E anche perchè l' immagine o le immagini (una orizzontale e una verticale) di Windows 10 SpotLight Images, fanno si vedere delle Malghe,

ma in effetti è un Maso

Quindi ho cambiato la parte finale del post sopra, aggiungendo il Maso
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Old 18-11-2020, 15:52   #485
tallines
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DailyPic

Vineyards near Barolo,

Piedmont, Italy



Questa volta, dopo molto tempo, è DailyPic che pubblica un' immagine dell' Italia .

L' immagine è del 09 Ottobre 2020 e riguarda una località in Piemonte, ossia Barolo e le vigneti che ci sono nelle sue colline, dove viene prodotto il famoso vino Barolo .

Con questo post, continuiamo, visto che abbiamo iniziato con il Trentino-Alto Adige (post sopra) ad andare a vedere perchè una Regione ha un determinato nome,


ossia andiamo ad analizzare l' Etimologia del nome dato alla Regione stessa .


Sapete già che le Regioni italiane, sono 20, non 21 come più di qualcuno, sbagliando, dice .



DailyPic Stati Uniti 09/11/2020



Vineyards near Barolo, Piedmont, Italy



Piemonte

Il Piemonte è una regione a statuto ordinario, dell'Italia nord-occidentale, con capoluogo amministrativo – nonché capitale storica – la città di Torino.

Confina ad ovest con la Francia (regioni Alvernia-Rodano-Alpi e Provenza-Alpi-Costa Azzurra),

a nord-ovest con la Valle d'Aosta,

a nord con la Svizzera (cantoni Vallese e Ticino),

ad est con la Lombardia,

a sud-est per un breve tratto con l'Emilia-Romagna

e a sud con la Liguria.

È la seconda regione italiana per superficie,

settima per numero di abitanti,

seconda per maggior numero di comuni,

la più occidentale d'Italia

e fa parte dell'Euroregione Alpi-Mediterraneo,

della Macroregione alpina

e, limitatamente ai territori delle province di Novara e VCO, della Regio Insubrica.



Screenshot Stati Uniti 09/11/2020


Vineyards near Barolo, Piedmont, Italy



Etimologia

Inizialmente il termine Piemonte,

che a partire dalla fine del XII secolo apparve scritto nelle cartine topografiche nella versione latina Pedemontium o Pedemontis (che significa "al piede del monte"),

identificava i possedimenti dei Savoia, limitati ai tratti compresi in prossimità del Sangone, della Dora Riparia e del Po.

Successivamente il termine si estese ad indicare una parte sempre più ampia della pianura al di qua delle Alpi,

elevata nel 1418 a Principato, in concomitanza con le conquiste sabaude.

Il legame con il paesaggio alpino è evidente nella storia.

In Valle di Susa nella zona di Novalesa, posta alla base del Colle del Moncenisio, che presenta un ripido dislivello tra passo e fondovalle circondato da alte cime,

un edificio ecclesiastico posto lungo la frequentata Via Francigena veniva già indicato tra XII e XIII secolo come S. Maria ad Pedem Montis Cenisii, o S. Maria de Pedemontio .

La Regione deve il nome che porta al fatto di trovarsi geograficamente parlando "ai piedi dei monti".

Nella fattispecie le Alpi Occidentali.

Nel Medioevo si iniziò a chiamare già in questo modo una porzione di territorio pianeggiante posto ai piedi delle montagne alpine.

Col passare del tempo rimase lo stesso nome per indicare un territorio più vasto, che è quello attuale.




Screenshot Regno Unito UK 09/11/2020


The hills of Barolo vineyards in Piedmont, Italy


Lo screenshot di DailyPic Regno Unito UK, è stato postato, per far vedere che spesso, cambiano i Titoli dell' immagine stessa

e seppur parzialmente, anche la Descrizione stessa, per esprimere sempre lo stesso concetto .

Come già detto .




Peapix.com


Screenshot New Bing Wallpaper - Bing Wallpaper Gallery Nov 9, 2020 Stati Uniti


Autumn in Piedmont


Come si nota, in New Bing Wallpaper - Bing Wallpaper Gallery, non c'è più la possibilità di votare, accendendo il cuore, e la Descrizione appare come da immagine .

Link New Bing Wallpaper - Bing Wallpaper Gallery > https://bing.gifposter.com/column-16...-piedmont.html




Zona collinare e suoi vigneti (Langhe) in provincia di Cuneo, Piemonte



Le Langhe piemontesi

Le Langhe sono un territorio o sub-area geografica del basso Piemonte,

situato tra le province di Cuneo e Asti,

costituito da un esteso sistema collinare,

delimitato dal corso dei fiumi Tànaro, Belbo, Bòrmida di Millesimo e Bòrmida di Spigno e confinante con l'Astesana, il Monferrato e il Roero.

Si suddividono in:

paesi delle Langhe a bassa quota: zona con quote genericamente inferiori ai 600 m; zona di vini e tartufo (rinomato il bianco di Alba).

paesi delle Langhe ad alta quota: zona con quote fino agli 896 m. (Mombarcaro); dominano i boschi e la coltivazione della pregiata varietà di nocciole "tonda gentile delle Langhe".

Langhe Astigiane: zona nel sud della provincia di Asti, con un picco di 851 m nel comune di Seròle.

Il 22 giugno 2014, durante la 38ª sessione del comitato UNESCO a Doha (il grande albero - è la capitale e la città più popolata dello stato del Qatar.),

le Langhe sono state ufficialmente incluse, assieme a Roero e Monferrato, nella lista dei beni del Patrimonio dell'Umanità.

Oltre che per lo sviluppo del settore terziario, la zona si distingue per la sua poliforme produzione enogastronomica.




Vigne nelle Langhe



Le Langhe sono anzitutto un importante centro di viticoltura e vinificazione, dove spiccano numerose varietà di vino (in larga parte soggette a certificazioni DOC e DOCG), quali :

Barolo, Nebbiolo, Barbaresco, Dolcetto d'Alba, Dolcetto di Dogliani, Barbera d'Alba, Pelaverga di Verduno.

Altrettanto celebre è il tartufo bianco di Alba, in onore del quale ogni anno vi si tiene una fiera internazionale.

Capillarmente diffusa è altresì la coltivazione della nocciola Tonda Gentile delle Langhe.

Numerosi sono anche i formaggi sottoposti a tutela DOP, primi fra tutti le Robiole di Roccaverano e di Murazzano.

La varietà sopra descritta ha favorito negli anni lo sviluppo del turismo enogastronomico.

L'ètimo del nome langhe (in piemontese indica proprio la collina) è incerto.

Dante Olivieri aveva proposto un accostamento alla voce lombarda lanca,

poi ha aderito alla proposta di Giulia Petracco Sicardi che, partendo dall'etnico ligure Langates, ha ricavato una base riferita alla posizione del castello o al castello stesso, dove vivevano queste popolazioni.[4]

Nino Lamboglia invece propende per un accostamento a una base non indoeuropea lanka, che si riscontra anche in Langobriga (città iberica), dal probabile significato di "conca, avvallamento" e, da questo, "zona collinare".

Un documento del X secolo parla di Langarum.




La Langa del Barolo - Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato



Langhe, come sono nate


Le Langhe fanno parte di un complesso di terre (che includono il Monferrato e le colline di Torino),

che emersero 25 milioni di anni fa per un processo di corrugamento del fondo marino dell’allora mare Padano che

mediante un canale, giudicato largo ventisette chilometri, metteva in contatto quel mare con il mar Ligure passando attraverso l’attuale colle di Cadibona, (436 metri sul livello del mare).

Poi per effetto di spinte tettoniche, il canale si chiuse e si formarono le nostre Langhe che sono considerate una “dorsale appenninica”;

dorsale che dai 754 metri sul livello del mare di Montezemolo, raggiunge la punta massima di 950 metri a Mombarcaro, e digrada poi fino a Dogliani, (340 m.) e Alba. (172 m. sul livello del mare).

Prove che confermano queste origini, sono date dalla presenza nel terreno di conglomerati di arenaria, marne a strati sovrapposti, gessi, calcari e sabbie in cui si trovano conchiglie marine, frammenti fossili, scheletri di pesci e alghe.

L’origine etimologica della parola Langa è incerta,

infatti c’è chi sostiene che derivi da “Landa Ligurum”, paese dei liguri,

oppure che possa derivare dal francese “langue” lingua di terra che si estende in mare,

oppure ancora dal latino, “Langa”, sorta di lucertola a coda lunga come sosteneva Gaio Plinio Secondo il vecchio morto nell’eruzione del Vesuvio nel 79.

Ma non è da escludere, più semplicemente, che possa derivare dal nome di una delle tante tribù liguri, la tribù dei Langates, che abitavano le Langhe.

Tracce di quelle tribù, furono trovate in una necropoli scoperta nel 1971 a Vicoforte Mondovì dall’archeologo Prof. Emilio Ianigro d’Aquino, risalente a 4.000 anni fa.

Ma popolazioni ancora più antiche abitavano già 10.000 anni fa, sulle sponde del fiume Tanaro nelle località oggi note con i nomi dì Clavesana, Farigliano, Monchiero e Alba.




Vista panoramica di Barolo



Barolo: un piccolo paese di Langa con una grande storia

Il castello che domina l’ampio sistema di colline coltivate ad uve Nebbiolo fu costruito nella sua prima fase attorno all’anno 1000.

Il nome del paese deriverebbe dal celtico “bas reul”, luogo basso, come di fatto è rispetto ad altri paesi della zona.

Verso il 1250 il feudo passò ai Falletti, la cui dinastia ne rimase proprietaria fino al 1864, con Giulia che per prima sperimentò il metodo di vinificazione del Barolo, così come oggi lo conosciamo.

All’interno del castello oggi ha sede l’Enoteca Regionale del Barolo , dove è selezionata la produzione più pregiata dei vini locali, di cui il re è sicuramente l’omonimo Barolo DOCG.




Barolo, Piemonte



Storia

Se non Barolo, certo il suo territorio fu abitato in tempi preistorici: infatti utensili ed armi silicee risalenti all’età neolitica furono ritrovati nella conca della «Fava».

Una lapide funeraria ritrovata nel 1920 in frazione Vergne è testimonianza d’epoca romana.

La costruzione del Castello viene fatta risalire al X secolo, quando, a seguito delle scorrerie ungare e saracene, Berengario I di Provenza concesse ai feudatari ed ai religiosi della zona la possibilità di erigere torri ed opere di difesa.

Nel 1250 lo ebbero in feudo i marchesi Falletti, che, nel tempo, vantarono la loro signoria su altri 50 luoghi nel solo Piemonte.

L’attuale zona del Barolo fu pressoché per intero di loro proprietà.

La dinastia si estinse nel 1864 con la morte dell’ultima marchesa, Giulia Colbert, che diede nome e fama al vino Barolo.





Comune di Barolo, Provincia di Cuneo, Piemonte



Barolo

Barolo (Bareu o Bareul in piemontese) è un comune italiano della provincia di Cuneo, in Piemonte noto per dare il nome al vino Barolo.

Il comune rientra con la langa del Barolo tra i patrimoni dell'umanità.

Questo paesello, il cui nome è così famigliare pel suo meritamente celebratissimo vino,

sta a est di Cherasco, sulla destra della Stura, tra Novello e La Morra, sul pendio australe di un colle, a 4 chilometri da La Morra.

Parrocchiale di San Donato, con le reliquie di S. Barolo martire, da cui credesi che il paese derivasse il nome.

Castello dei marchesi di Barolo.

Congregazione di carità e Opera pia Barolo, che fabbrica e smercia i sullodati vini.

Cenni storici. — Fu dato in feudo da tempo remotissimo ai Falletti con titolo marchionale.

I duchi di Mantova lo cederono a quelli di Savoia nella pace di Cherasco del 1631.




La Strada del Barolo, Piemonte



La Strada del Barolo:

l’affascinante itinerario tra le vigne e i castelli del Piemonte




Strada del Barolo e Grandi Vini di Langa



Le lussureggianti colline delle Langhe piemontesi

fanno da sfondo a una delle esperienze sensoriali più apprezzate

da chi è alla ricerca di un itinerario che sappia creare un grandioso mix di eno-gastronomia, storia, arte e paesaggi magici.

La Strada del Barolo e dei grandi vini di Langa costituisce un percorso spettacolare, capace di unire la bellezza del paesaggio

alla storia e al gusto che c’è dietro la produzione di uno dei vini più pregiati del Piemonte, il Barolo.

Soprannominato il “re dei vini” o “vino dei re”, il Barolo è composto unicamente dai prodotti derivanti dal vitigno Nebbiolo.

Vino dal gusto intenso e dal color rosso rubino,

questo pregiato nettare degli Dei piemontese è sottoposto a un invecchiamento di almeno 38 mesi.

Il vino Barolo trova il giusto abbinamento con piatti come arrosti di carne rossa, brasati, cacciagione, selvaggina, cibi tartufati, formaggi a pasta dura e stagionati.

Come tutti i "grandi vini rossi", può essere anche classificato come vino da meditazione.

È un ingrediente essenziale del brasato e del risotto al barolo, tipiche ricette della cucina piemontese.




Strada del Barolo e dei grandi vini di Langa



Il progetto “La Strada del Barolo” è nato nel 2006 ed è condiviso da sempre più soci ogni anno.

Le aziende produttrici, i vigneti, le enoteche locali, i musei e persino i castelli medievali rientrano in questo speciale itinerario.

La Strada unisce i comuni di Alba, Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d’Alba, Dogliani, Grinzane Cavour, La Morra, Monchiero, Monforte d’Alba, Montelupo Albese, Novello, Roddi, Roddino, Rodello, Serralunga d’Alba, Sinio e Verduno, in un affascinante viaggio nel cuore e nello spirito delle bellissime Langhe.

Il tutto unito dal vino, protagonista indiscusso di questo viaggio.

E, a far da cornice, il grande patrimonio di cultura e tradizioni, lo straordinario fascino della natura con l’incanto delle colline e dei suoi vigneti.

Esistono diverse tipologie di itinerari:

ci sono i percorsi medievali, da fare risalendo le colline in cerca dei borghi e dei castelli, oppure affacciandosi al mondo dell’arte e dedicandosi ai belvedere e alle visite dei musei.

Altra possibilità è quella di scoprire la cultura locale attraverso il cibo, assaggiando i tradizionali piatti piemontesi che ben si sposano con un bicchiere di Barolo.

Molto interessanti per una prima visita sono le colline occidentali del Barolo,

dove potrete scoprire i vigneti produttori di Barolo e visitare anche i luoghi di vita di Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica Italiana.

Imperdibile è anche il WiMu, il Museo del Vino del Comune di Barolo ospitato nel Castello dei Marchesi Falletti.

Si tratta di uno spazio espositivo storico dedicato al vino e alla civiltà enoica, espressa e discussa attraverso l’utilizzo di opere multimediali.




Uva nebbiolo coltivata sulle colline di Barolo


Barolo vino

Il Barolo è un vino rosso a Denominazione di origine controllata e garantita (DOCG) prodotto in alcuni comuni del Piemonte.

La zona di origine delle uve adatte a produrre i vini a denominazione di origine controllata e garantita «Barolo», la cui prima delimitazione risale al 31 agosto 1933, comprende i territori dei comuni di :

Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d'Alba e parte dei territori dei comuni di La Morra, Monforte d'Alba, Roddi, Verduno, Cherasco, Diano d'Alba, Novello e Grinzane Cavour in provincia di Cuneo.

Vitigni con cui è consentito produrlo > Nebbiolo 100%


Il Nebbiolo è un vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte (Italia), considerato di pregio e adatto per vini da invecchiamento di alta qualità (D.O.C. e D.O.C.G.).

È coltivato soprattutto nelle colline di Langhe-Roero, quindi in alcune zone del Monferrato, Canavese, Astigiano e, in misura più ridotta, Vercellese-Novarese (col nome di Spanna).

Ne è autorizzata anche una parziale coltivazione anche in alcune regioni limitrofe del Piemonte,

quali Lombardia (in Valtellina, con il nome di Chiavennasca)

e in Provincia di Varese (IGT Ronchi Varesini),

in Valle d'Aosta (col nome di Picotener, Picotendre o Picotendro),

e alcune zone della Sardegna (Luras).

È coltivato anche in una piccola zona dell'Umbria, a Marsciano.

Viene inoltre utilizzato anche per la vinificazione e l'assemblaggio di alcuni vini in Abruzzo e Basilicata,

mentre all'estero esistono alcune coltivazioni in vari paesi, tuttavia con risultati non sempre soddisfacenti.

Altri sinonimi del vitigno possono essere:

Nebiolo, Prunenta, Brunenta, Marchesana, Martesana, Melasca, più altri vitigni cloni denominati Lampia, Michet, Rosé, Bolla.

Il termine pare derivare da "nebbia",

ma non è chiaro se per definire l'aspetto dell'acino, scuro, ma appannato (annebbiato) da abbondante pruina,

oppure se dovuto alla maturazione molto tardiva delle uve, che porta spesso a vendemmiare nel periodo delle nebbie autunnali.


Il Nebbiolo ha le sue prime citazioni storiche alla fine del Duecento, per la sua presenza in vari luoghi, primariamente in Piemonte, soprattutto per l'Astigiano e le Langhe:

nel 1431 è citato negli statuti di La Morra assieme al Pignolo.

Solo a partire dal XIX secolo il Nebbiolo viene frequentemente citato nelle opere dei più famosi ampelografi > click

Vini ricavati

Solo in purezza (100% uve Nebbiolo): Barbaresco, Barolo, Nebbiolo d'Alba.

Anche con aggiunta di altre uve: Carema, Gattinara, Ghemme, Langhe Nebbiolo, Valtellina superiore, Sforzato di Valtellina, Canavese Nebbiolo, Albugnano, Spanna, Roero, Lessona, Terre Alfieri, Valli Ossolane.

Solo con aggiunta di altre uve: Bramaterra, Boca, Fara, Sizzano.


Il Barolo richiede un invecchiamento di almeno 38 mesi, di cui 18 in botti di legno, a decorrere dal 1º novembre dell'anno di produzione delle uve.




Bottiglia di Barolo - Barolo DOCG Selezione Ufficiale dell'Enoteca Regionale del Barolo



Eccellenze

Barolo è la

"Città Italiana del Vino 2021"



Il prestigioso titolo di Città Italiana del Vino 2021 è stato assegnato a Barolo, nel cuore delle Langhe piemontesi


La “Città Italiana del Vino 2021” è stata ufficialmente scelta.


Il prestigioso riconoscimento, che ha il patrocinio del ministero per le Politiche agricole, è stato assegnato a Barolo.[/u][/b]

Il comune delle Langhe si contendeva il titolo con altri territori italiani celebri per la loro produzione vitivinicola,

come Bianco (in provincia di Reggio Calabria),

Montespertoli (Firenze),

Taurasi (Avellino),

Tollo (Chieti),

Duino Aurisina (Trieste)

e Montepulciano (Siena).


A queste ultime due località, cioè a Duino Aurusina e a Montepulciano, la Commissione ha riconosciuto una menzione speciale per la validità dei loro progetti culturali presentati a sostegno delle candidature.





Le colline del Barolo



Perché Barolo è la Città Italiana del Vino 2021 ?

Barolo si è aggiudicato il titolo di “Città Italiana del Vino 2021” grazie a un ricco programma che prevede diversi eventi tra mostre, seminari, Lectio magistralis, installazioni artistiche e altre iniziative.

Il progetto è stato sviluppato dal Comune di Barolo in collaborazione con la Barolo&Castle Foundation.

Il tema di fondo della candidatura è il viaggio tra tradizione e modernità che racchiude l’anima stessa del Barolo,

“un vino dalla storia antica che ha saputo rinnovarsi e aprirsi al mondo”.

Complessivamente, ad oggi, il programma di “Barolo Città Italiana del Vino 2021” prevede in calendario 24 grandi iniziative.

Tra queste spicca la Hall of Fame, cioè la cerimonia d’ingresso nel Museo del Vino delle grandi personalità del vino italiano.

Sono previsti, inoltre, gemellaggi internazionali tra realtà museali e territori del vino,

iniziative di avvicinamento tra campagne e città,

la Convention d’Autunno delle Città del Vino,

mostre di arte contemporanea in alcune cantine del Barolo

e ovviamente, emergenza Covid permettendo, degustazioni di vino Barolo.

Renata Bianco, sindaco di Barolo, ha commentato così la notizia:

“Siamo molto contenti che sia stato premiato il nostro dossier e lo sforzo di coinvolgimento del territorio e delle istituzioni locali e regionali, che ci supporteranno nel programma di appuntamenti ed eventi previsti per il 2021.

Il 2020 è stato un anno molto difficile e crediamo che questa iniziativa sia un forte messaggio di speranza e ripartenza”.

E poi: “Insignire Barolo del titolo di Città Italiana del Vino 2021 è un riconoscimento del lavoro e dell’impegno di un Comune che ha saputo valorizzare in questi anni il legame del territorio con il vino e l’enoturismo, al centro di un’area, le Langhe, che è anche Patrimonio Unesco”.





Vino Barolo, Langhe Piemontesi



Alla scoperta di Barolo e del Barolo

Barolo è un comune piemontese che si trova nella zona delle Langhe, Patrimonio Unesco.

Il paese, adagiato su una sorta di altopiano, a forma di sperone e protetto dai rilievi circostanti disposti come un anfiteatro, chiude una valletta.

A ogni angolo di questo borgo si “respira” vino: qua, infatti, viene prodotto il vino Barolo, vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, conosciuto come “il Re dei Vini, il Vino dei Re“.

Per poter essere chiamato Barolo, il vino deve invecchiare almeno 38 mesi, a partire dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve, di cui 18 all’interno di botti di legno.

Il colore di questo vino è rosso rubino fresco e vivo, tendente nel tempo all’aranciato.

Al naso, i profumi dell’uva Nebbiolo di rosa e confettura di frutta rossa si accompagnano a quelli boisé dati dal passaggio in legno, con note calde di tostato, vaniglia e tabacco.

Al palato spicca l’intensa freschezza di frutta surmatura, quasi cotta, con aromi di menta e sottobosco e il finale dai retrogusti caldi e imperiosi.





Vino Barolo, in Degustazione

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Sassolungo mountain

and Val Gardena,

Dolomites of South Tyrol, Italy




Con questa immagine, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 13 Novembre 2020, torniamo sulle Montagne italiane .



Sassolungo mountain (Langkofel) and Val Gardena, Dolomites of South Tyrol, Italy


Sia il Monte Sassolungo, che la Val Gardena, sono stati nominati, nel Post 482, quando abbiamo parlato di >

Pasture with alpine hut

Dolomites, Alps,

Trentino-Alto Adige, Italy


https://www.hwupgrade.it/forum/showp...&postcount=482


infatti, anche nel' immagine sopra, si vedono le Malghe, di cui abbiamo già ampiamente parlato e quindi anche il Maso, di cui abbiamo già parlato, sempre nel post n. 482 .

Sempre nel post 482, abbiamo già parlato anche dell' origine del nome Trentino-Alto Adige .


Le Dolomiti, non sono state solo nominate, ma sono state già ampiamente trattate, nel post n. 441 >

Dolomites

UNESCO

Italy


https://www.hwupgrade.it/forum/showt...php?p=46819132


Qundo oggi, andremo a parlare in modo più specifico del Monte Sassolungo, della Val Gardena e del South Tyrol o Sud Tirol .




Sassolungo mountain (Langkofel) and Val Gardena, Dolomites of South Tyrol, Italy



I Tags, per questa immagine, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 13-Nov-2020, sono:

Tags: autumn, clouds, day, daylight, fall, forest, huts, Italy, meadow, mountains, nature, outdoors, sky, trees, valley

https://windows10spotlight.com/image...ebac57aa00543d




Monte Sassolungo



Monte Sassolungo

Il Sassolungo (Langkofel in tedesco, Saslonch in ladino) è la vetta principale del massiccio omonimo, collocato tra la Val Gardena e la Val di Fassa, nelle Dolomiti.

Il toponimo - attestato sin dal 1770 nella forma di Lang Kofel -

significa "pietra lunga" ed è da comprendere quando si guarda la montagna da nord-est e confrontandola con il Sasso Piatto.

Quest'ultimo è anche l'unica cima raggiungibile tramite sentiero fra le otto che compongono il gruppo, caratterizzato da versanti scoscesi lungo la quasi totalità del perimetro.

Nel 1992 Ivo Rabanser apre anche una via sulla parete nord, vicino alla via Soldà, estremamente difficile chiamata "via Monumento", che si sviluppa per 1000 m, con difficoltà fino al VII e A3.

Una leggenda locale vuole che il massiccio sia il luogo di sepoltura di un gigante punito dai suoi simili per aver derubato gli uomini dando la colpa agli animali di bosco.

I pinnacoli noti come le "Cinque Dita" sarebbero l'ultima parte del corpo visibile.


Ulteriori cime sono la Punta Grohmann, la Torre Innerkofler e il Dente.

La montagna si presenta come una serie di cime che si allungano per circa un chilometro con andamento da nord-ovest a sud-est.

Con una funivia dal passo Sella si raggiunge la forcella del Sassolungo a 2.681 metri,

e il rifugio Toni Demetz, punto di partenza per diverse escursioni.

Sul lato est, in una nicchia, è collocata una Madonna in legno alta tre metri opera dello scultore Flavio Pancheri.

Da nome alla pista da sci Saslong della Val Gardena che scende dai sui piedi, sede ogni anno dell'omonima discesa libera della coppa del mondo di sci alpino.



Il gruppo del Sassolungo visto dalle Alpe di Siusi con indicazioni delle principali vette.


Gruppo del Sassolungo


Il gruppo montuoso nelle Dolomiti occidentali costituisce il confine tra la Val Gardena e la Val di Fassa.


Il Gruppo del Sassolungo si estende nella sua forma rotonda tra il Sella ed il Catinaccio.

La cima più alta che da il nome all’intero gruppo è il Sassolungo con 3.181 m s.l.m.

La sua superficie, assieme alla sua cima a sud-ovest, somma quasi la metá dell’intero gruppo montuoso.

Il massiccio che un tempo era una barriera corallina, è noto sia d’estate che d’inverno:

il Sassolungo e il Sasso Piatto sono famose mete per escursioni e ferrate,

qui si trovano p.e. la Via Ferrata Oskar Schuster e il Sentiero Friedrich August.

Con una funivia dal Passo Sella si raggiunge inoltre la cresta del Sassolungo su 2.681 m s.l.m. dalla quale si può fare il Giro del Sassolungo.

Il panorama sulla Marmolada e l’Alpe di Siusi conquista con il suo fascino!

D’inverno invece, aree sciistiche come Plan de Gralba, Monte Pana e Ciampinoi (con la discesa di Coppa del Mondo, Saslong) si trovano ai piedi del massiccio, e anche il famoso Sella Ronda passa di qua.

Vetta più alta: Sassolungo (3.181 m s.l.m.)

Ulteriori cime: Punta Grohmann, Torre Innerkofler, Dente, Punta delle Cinque Dita e Sasso Piatto



Val Gardena


Se volete, potete guardare l' immagine GIF anche da Imgur > https://imgur.com/AuztNmJ




Selva di Val Gardena, Val Gardena, un gioiello delle Dolomiti!




Val Gardena

La val Gardena è una valle alpina delle Dolomiti, in Alto Adige, Italia,

considerata, per la sua prevalente identità ladina, parte integrante della Ladinia stessa > click

La valle è attestata nei documenti già sul finire del X secolo.

Infatti, è degli anni 993/94–1005 una notitia della chiesa vescovile di Frisinga con la quale il conte bavarese Ottone, della stirpe dei Rapotoni,

intestò al vescovo Gottschalk di Frisinga fra l'altro „ad Gredine forestum“,

la foresta in Gardena.

Coronata dalle catene montuose definite come Dolomiti di Gardena e percorsa dal rio Gardena (Derjon / Grödnerbach), lungo 25 km.

In val Gardena si trovano alcuni laghi in maggior parte sopra i 2000 metri:

il lech dl Dragon (2680 m) sulla cengia del Sella,

il lago Crespëina (2380 m) nel Puez,

i laghi lech Sant (2096 m),

lech da Iman (2208 m),

lech da Rijeda (2135 m)

ed il lech dla Scaies (2050) sull'alpe Mastlè.

Prendono il nome dalla val Gardena le formazioni geologiche arenarie di Val Gardena.

È suddivisa in tre comuni:

- Ortisei (Urtijëi / St. Ulrich),

- Santa Cristina Valgardena (S. Cristina Gherdëina o S. Crestina Gherdëina / St. Christina in Gröden)

- e Selva di Val Gardena (Sëlva / Wolkenstein in Gröden),

nonché, sulla sinistra orografica del rio Gardena, presso Ortisei, di tre frazioni del comune di Castelrotto chiamate

- Oltretorrente,

- Roncadizza e Bulla

- e Alpe di Siusi .




Val Gardena - Alto Adige, Provincia di Bolzano, aerial view



Paradiso sciistico e non solo, della Val Gardena

La valle è nota soprattutto per il turismo (sciistico), e vi si tengono numerose gare di rilevanza internazionale,

nonché tappe della Coppa del Mondo di sci alpino.

Negli ultimi anni sulla pista Saslong si disputano un Super G e una discesa libera.

La val Gardena dispone di 175 km di piste da discesa, 83 impianti di risalita e 115 km di piste da fondo.

Anche il turismo estivo ha una sua lunga tradizione, con molti sentieri e vie ferrate che facilitano trekking e scalate in questa zona delle Dolomiti.

Le Vie Ferrate sono diffuse e non si contano i tipici Rifugi Alpini che - assieme alla presenza e operatività di molti impianti di risalita -

rendono possibili delle escursioni anche ad alta quota in tempi relativamente brevi.

Negli ultimi anni si sono anche aggiunti molti trail per le mountain bike,

rendendo accessibili varie aree agli amanti delle bici.

Ortisei è sede del museo della Val Gardena che espone numerose collezioni di oggetti riguardanti la valle.

Nella vallata, la lingua più diffusa, è la lingua ladina, una delle lingue retoromanze.

Sull'Alpe del Mastlè nel territorio di Santa Cristina, si trova la piattaforma ufficiale UNESCO,

simbolo per il territorio dichiarato patrimonio naturale dell' UNESCO il 19 giugno 2009.




South Tyrol



South Tyrol - Il Sud Tirolo - Provincia autonoma di Bolzano


La provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige (Autonome Provinz Bozen – Südtirol in tedesco; provinzia Autonoma de Balsan/Bulsan – Südtirol in ladino)

è la più settentrionale delle province della regione Trentino-Alto Adige e d'Italia,

la seconda provincia più estesa d'Italia dopo la provincia di Sassari.

Assieme alla provincia autonoma di Trento e al Tirolo,

costituisce l'Euroregione Tirolo-Alto Adige-Trentino;


inoltre, unitamente al Veneto ed al Friuli-Venezia Giulia, appartiene alla macro-area geografica del Triveneto.

La denominazione riportata nello statuto di Autonomia del 1972 (legge costituzionale dello Stato) e nelle successive norme statali di attuazione

è quella di provincia di Bolzano o di provincia autonoma di Bolzano,

accompagnata dall'omologa traduzione ufficiale in tedesco (Provinz Bozen o Autonome Provinz Bozen).

L'articolo 116 della Costituzione della Repubblica Italiana a partire dalla riforma costituzionale del 2001 riporta la dicitura Alto Adige/Südtirol:

"La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano".

L'ente pertanto utilizza in tutti i suoi atti la doppia denominazione Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige (ufficialmente tradotta in tedesco nella forma Autonome Provinz Bozen – Südtirol).

Gli abitanti della provincia sono generalmente detti altoatesini.

Si può tuttavia constatare anche in italiano l'utilizzo delle denominazioni Sud Tirolo, Sudtirolo o Tirolo del sud per la provincia di Bolzano e sudtirolesi per i suoi abitanti di lingua tedesca o ladina.

La forma ladina non è riportata nello statuto di autonomia o in altre leggi dello Stato,

ma negli atti provinciali viene abitualmente resa come Provinzia Autonoma de Balsan – Südtirol (nella variante badioto-marebbana)

oppure Provinzia Autonoma de Bulsan – Südtirol (nella variante gardenese).

Durante la dominazione asburgica il territorio dell'odierna provincia di Bolzano era anche conosciuto come Mitteltirol, cioè Tirolo centrale,

mentre con Südtirol (Tirolo meridionale) spesso si designava l'odierno Trentino o l'intera parte meridionale del Tirolo (essenzialmente il Trentino-Alto Adige),

ove si differenziava fra il Tirolo meridionale italiano (italienisches Südtirol, Welschsüdtirol o Welschtirol, il Trentino)

e tedesco (Deutschsüdtirol, l'odierno Alto Adige).

L'uso del termine Südtirol per indicare il territorio fra Brennero e Salorno sarebbe pertanto, secondo alcuni autori, ingiustificato.

In ogni caso, nel Patto di Londra del 1915, si parlò nell'art. 4 espressamente del "Trentino" e del "Tirolo cisalpino" (a sud del Brennero) in modo separato.

Anche in altre lingue l'uso storico non sempre corrisponde con quello attuale.

In fonti di lingua inglese South Tyrol (anche South Tirol) si estende oltre la provincia di Bolzano odierna.

In fonti di lingua francese Sud-Tyrol indica (anche) il Trentino.




San Pietro by the Dolomites in South Tyrol, Italy



Südtirol

Südtirol (letteralmente «Sud Tirolo») è un toponimo tedesco che storicamente è stato usato per indicare aree differenti:

la provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige, così ufficialmente denominata in tedesco dal 1972,

ma storicamente in uso sin dall'annessione del Tirolo meridionale all'Italia nel 1919;

storicamente anche il Trentino, denominato Tirolo italiano o Tirolo meridionale (talvolta identificato con l'esonimo tedesco Welschtirol

o Welsch-Südtirol in quanto parte di lingua italiana del Tirolo),

mentre la provincia di Bolzano faceva parte del Deutsch-Südtirol, o più raramente Mitteltirol, in italiano Tirolo centrale;

storicamente in senso largo l'intera regione Trentino-Alto Adige.

Con l'aggettivo derivato Südtiroler, si indicavano in epoca asburgica anche i trentini.

Così il roveretano Antonio Rosmini, in testi di lingua tedesca, veniva definito Südtiroler.

Nella lingua italiana il termine Südtirol è stato tradotto in Sudtirolo, Sud Tirolo, Tirolo meridionale o Tirolo del Sud.

La Civiltà Cattolica attesta il toponimo Sud Tirolo (indicante anche il Trentino) sin dal 1895.

Ancor più antico è l'uso di Tirolo meridionale e Tirolo del Sud anche per la provincia autonoma di Trento.

Nel Patto di Londra del 1915, si parlò nell'art. 4 espressamente del "Trentino" e del "Tirolo cisalpino" (a sud del Brennero) in modo separato.

L'Istituto Geografico Militare considera il termine Sud Tirolo equivalente ad Alto Adige.

L'aggettivo derivato sudtirolese si riferisce agli abitanti e alle persone originarie del Sud Tirolo.

Il vocabolario Treccani, con questo termine, individua i soli abitanti di lingua tedesca dell'Alto Adige.

Anche in altre lingue l'uso storico non sempre corrisponde con quello poi divenuto invalso nell'uso.

In fonti di lingua inglese, come The Geographical Journal della Royal Geographical Society,

South Tyrol (anche South Tirol) si estendeva all'epoca ben oltre la provincia autonoma di Bolzano e comprendeva anche il Trentino.

Anche nelle guide turistiche dell'Ottocento South Tyrol indica tutta la parte meridionale del Tirolo, comprendente l'odierna provincia di Trento.


Analogamente, in fonti storiche di lingua francese Sud-Tyrol o Tyrol du Sud indicava anche il Trentino,

mentre l'uso attuale corrisponde solo alla Provincia di Bolzano




Lago di Anterselva, Valle di Anterselva, Sud-Tirolo

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Medieval Aragonese Castle,

Ischia island,

Gulf of Naples, Italy


Con questa immagine del 18 Novembre 2020, andiamo dal Trentino-Alto Adige, in Campania .

Più precisamente nell' Isola di Ischia, a vedere il bellissimo castello medievale Aragonese

Andremo a vedere anche per la Regione Campania, come abbiamo iniziato a fare con il Trentino-Alto Adige, l' Etimologia .




Landscape with medieval Aragonese Castle, Ischia island, Gulf of Naples, Italy



Campania

La Campania è una regione italiana a statuto ordinario dell'Italia meridionale .

È la terza regione per numero di abitanti (dopo la Lombardia e il Lazio),

la più popolosa dell'Italia meridionale e la prima a livello nazionale per densità di popolazione.


Con 10 riconoscimenti, la Campania è la seconda regione italiana per siti ed elementi iscritti nelle liste dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO, dopo la Lombardia:

- il Riconoscimento per la Dieta Mediterranea,

- l’Arte dei "Pizzaiuoli" Napoletani,

- le Macchine a spalla di Nola,

- il Centro storico di Napoli,

- la Reggia di Caserta,

- il Complesso monumentale di Santa Sofia,

- Pompei con Ercolano e Oplonti,

- la Costiera Amalfitana,

- il Parco Nazionale del Cilento con Paestum, elia e la Certosa di Padula,

- e la Transumanza.

In Campania si trovano 5 dei primi 20 siti statali più visitati nel 2018 secondo il Ministero dei Beni e delle Attività culturali.

Secondo i dati Eurostat del 2011 la Campania è tra le 20 regioni più visitate in Europa e tra le prime in Italia.




Landscape with medieval Aragonese Castle, Ischia island, Gulf of Naples, Italy



I Tags, per questa immagine pubblicata da Windows 10 SpotLight Images il 18-Nov-2020, sono:

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Etimologia

Il toponimo Campania non è di certa etimologia.

Esso deriverebbe, secondo alcuni, dal termine latino campus, che vuol dire campagna,

e, per commistione linguistica, dal termine osco Kampanom,

con il quale si indicava l'area nei pressi della città di Capua antica, per secoli centro principale della Pianura Campana.

Non essendo gli studi al riguardo giunti a conclusioni univoche,

altri studiosi sostengono che la derivazione trovi invece coincidenza con il significato di "campagna", come farebbe presupporre la nota espressione "Campania felix".

In questo secondo senso si sottolinea che il sostantivo latino "campus" ha appunto il significato di "pianura, campagna aperta",

che indicherebbe, unitamente al clima favorevole altrettanto noto, la particolare fertilità ed amenità dell'area.




Isola d'Ischia



Isola d'Ischia

Ischia è un'isola dell'Italia appartenente all'arcipelago delle isole Flegree, della città metropolitana di Napoli.

Posta all'estremità settentrionale del golfo di Napoli e a poca distanza dalle isole di Procida e Vivara, nel mar Tirreno,

è la maggiore delle Flegree ed un'importante meta del turismo internazionale.

Con i suoi 64 062 abitanti è la terza più popolosa isola italiana, dopo Sicilia e Sardegna.

In antichità era nota col nome Pithekoussai o Pithecusae (in greco Πιθηκοῦσσαι).



Etimologia

L'isola di Ischia fu dai Latini chiamata Pithecusa, nome che la tradizione fa derivare dal Greco “pithos” (vaso), cioè l'Isola dei vasai.

Altra interpretazione, del tutto fantasiosa, collega il nome a “pithekos” (scimmia).

È stato proposto che il nome descriva una caratteristica dell'Isola, ricca di pinete.

“Pitueois” (ricco di pini), “pituis” (pigna), “pissa, pitta” (resina) appaiono termini descrittivi dai quali potrebbe derivare Pithecusa, che significherebbe dunque “isola della resina”, una importante sostanza usata, tra l'altro, per rendere impermeabili i vasi vinari.


L'espressione “insula visca”, con l'aggettivo greco “(v)ixos” (appiccicoso) e la consueta caduta della “v” iniziale, fornisce una probabile origine del moderno “Isola d'Ischia”.

Ai piedi del Vesuvio coperto di pini, il nome popolare di Ercolano era “Resìna”, forse reminiscenza di un antico mercato di questo prodotto, similmente al toponimo “Pizzo” in Calabria, da dove proveniva la resina migliore, la “pece brettia” ottenuta dai pini della vicina Sila.

Massimo Pittau riteneva che l'etimo derivasse da un più ampio substrato tirrenico di origine preromana




Isola d'Ischia



Origine del nome Ischia

I Greci chiamarono la loro colonia sull'isola Pithekoussai, nome dalla etimologia incerta.

Secondo Senagora il nome deriverebbe da pithekos, scimmia, e alluderebbe al mito dei Cercopi, abitanti delle isole flegree trasformati da Zeus in cercopitechi.

Plinio il Vecchio (Nat. Hist. 111, 6.82) fa invece derivare il nome da pythos, anfora, teoria suffragata da ritrovamenti archeologici che testimoniano la produzione greco-italica di ceramiche (e in particolare di anfore da vino) nell'isola e nel golfo di Napoli.

Le prime testimonianze del nome dell'isola risalgono all'anno 812, in una lettera di Papa Leone III nella quale informa l'imperatore Carlo Magno di devastazioni occorse nell'area, chiamando l'isola Iscla maior «Ingressi sunt ipsi nefandissimi Mauri [...] in insulam, quae dicitur Iscla maiore, non longe a Neapolitana urbe».

Alcuni studiosi ricollegano il termine alla parola di origine semitica i-schra, "isola nera" che in sé potrebbe anche essere accettabile se non fosse che dal punto di vista geologico l'isola per i suoi prodotti vulcanici appare soprattutto bianca.

Peraltro la frequentazione fenicia dell'isola è archeologicamente documentata in epoca molto antica.

Nella diffusione in Campania ed Etruria meridionale, fin dall'VIII secolo a.C., di oggetti di produzione o ispirazione egiziana, «hanno certo parte i mercanti fenici installati a Ischia e poi frequentatori delle coste tirreniche».

Il nome Aenaria, utilizzato dai latini,è legato alle officine metallurgiche (da aenus, metallo) localizzate sulla costa orientale, sotto il castello.




Il Castello Aragonese di Ischia, collegato all' Isola per mezzo di un ponte in muratura lungo 220 m, conosciuto come Ischia Ponte.



Castello Aragonese (Ischia)

Il Castello Aragonese è una fortificazione che sorge su un'isola tidale > click di roccia trachitica > click posto sul versante orientale dell'isola d'Ischia,

collegato per mezzo di un ponte in muratura lungo 220 m all'antico Borgo di Celsa, conosciuto come Ischia Ponte.

L'isolotto su cui è stato edificato il castello deriva da un'eruzione sinattica avvenuta oltre 300.000 anni fa.

Raggiunge un'altezza di 113 metri sul livello del mare e ricopre una superficie di circa 56000 m².


Geologicamente è una bolla di magma che si è andata consolidando nel corso di fenomeni eruttivi e viene definita "cupola di ristagno".

Al castello si accede attraverso un traforo, scavato nella roccia e voluto verso la metà del Quattrocento da Alfonso V d'Aragona.

Prima di allora l'accesso era possibile solo via mare attraverso una scala situata sul lato nord dell'isolotto.


Il traforo è lungo 400 metri e il percorso è illuminato da alti lucernari che al tempo fungevano anche da "piombatoi"

attraverso i quali si lasciava cadere olio bollente, pietre e altri materiali sugli eventuali nemici.


Il tratto successivo è una mulattiera che si snoda in salita all'aperto e conduce fino alla sommità dell'isola.

Da questa strada si diramano sentieri minori che portano ai vari edifici e giardini.

Dagli anni settanta del novecento è anche in funzione un ascensore, il cui percorso è ricavato nella roccia e che raggiunge i 60 metri sul livello del mare.




Il Castello Aragonese di Ischia



Origini

La costruzione del primo castello risale al 474 a.C. sotto il nome di Castrum Gironis,

ovvero "castello di Girone", in onore del suo fondatore.

In quell'anno, infatti, il greco Gerone I detto il tiranno di Siracusa prestò aiuto con la propria flotta ai Cumani nella guerra contro i Tirreni, contribuendo alla loro sconfitta al largo delle acque di Lacco Ameno.

Debitori di tale intervento, i Cumani decisero allora di ricompensare l'alleato cedendogli l'intera isola.


La fortezza venne poi occupata dai Partenopei,

ma nel 315 a.C. i Romani riuscirono a strappar loro il controllo dell'isola e vi fondarono la colonia di Aenaria.

Il Castello venne utilizzato come fortino difensivo e vi furono edificate anche alcune abitazioni ed alte torri per sorvegliare il movimento delle navi nemiche.

Nei secoli successivi la fortezza di Gerone fu radicalmente trasformata, in modo da fungere da rifugio sicuro per la popolazione contro i saccheggi di Visigoti, Vandali, Ostrogoti, Arabi, Normanni (1134-1194), Svevi (1194-1265) e Angioini (1265-1282).

L'eruzione dell'Arso del 1301 fornì un notevole incentivo allo sviluppo dell'insediamento urbano:

distrutta la città di Geronda, che sorgeva nella zona in cui nel ventunesimo secolo vegeta la pineta,

gli Ischitani si rifugiarono nel castello che garantiva maggiore tranquillità e sicurezza, dando vita ad un vero e proprio rifugio in cui vivere.




Ischia, entrata del Castello Aragonese



Si deve agli Aragonesi la moderna fisionomia del castello

Un solido a forma quadrangolare, con mura fornite di quattro torri.

Partendo dal vecchio maschio di età angioina, nel 1441 Alfonso V d'Aragona diede vita ad una struttura che ricalcava quella del Maschio Angioino di Napoli.

Il sovrano fece costruire un ponte di legno che congiungeva l'isolotto all'isola maggiore (che sarebbe stato successivamente sostituito da uno in pietra),

mentre fino alla metà del XV secolo l'unico strumento di accesso al castello era costituito da una scala esterna di cui si può ancora intravedere qualche rudere dal mare, dal lato che dà sull'isola di Vivara.

Furono inoltre realizzate poderose mura e fortificazioni (come i cosiddetti piombatoi, ossia fessure da cui venivano lanciati acqua bollente, piombo fuso, pietre e proiettili sull'eventuale invasore) dentro le quali quasi tutto il popolo d'Ischia trovava rifugio e protezione durante le incursioni dei pirati.

All'interno dell'edificio erano posti gli alloggi reali e quelli riservati ai cortigiani, alla truppa e ai servi.

Ai piedi del castello fu invece posta una casamatta, adibita a quartiere della guarnigione addetta alle manovre del ponte levatoio.


Il periodo di massimo splendore della struttura si ebbe alla fine del XVI secolo:

al tempo il castello ospitava 1892 famiglie,

il convento delle clarisse,

l'abbazia dei monaci basiliani di Grecia,

il vescovo con il capitolo ed il seminario,

il principe con la guarnigione.


Vi erano 13 chiese tra cui la cattedrale, dove il 27 dicembre 1509 furono celebrate le nozze tra Fernando Francesco d'Avalos, marchese di Pescara e condottiero delle truppe imperiali di Carlo V, e la poetessa Vittoria Colonna.

Il soggiorno di Vittoria Colonna nel castello, dal 1501 al 1536, coincise con un momento culturalmente assai felice per l'intera isola:

la poetessa fu infatti circondata dai migliori artisti e letterati del secolo, tra cui Michelangelo Buonarroti, Ludovico Ariosto, Jacopo Sannazaro, Giovanni Pontano, Bernardo Tasso, Annibale Caro l'Aretino e molti altri.




Ischia, il Castello degli Aragonesi



Dal Settecento all'unità d'Italia


Nella seconda metà del Settecento, cessato il pericolo dei pirati, la gente cominciò ad abbandonare il castello,

in cerca di una più comoda dimora nei vari comuni dell'isola per poter curare meglio le attività economiche principali:

la coltivazione della terra e la pesca.

Nel 1809 le truppe inglesi assediarono l'isolotto, sotto il comando francese, e lo cannoneggiarono fino a distruggerlo quasi completamente.

Nel 1823 Ferdinando I, re delle Due Sicilie ed esponente della dinastia borbonica, allontanò gli ultimi 30 abitanti, riconvertì la fortezza a luogo di pena per gli ergastolani e trasformò le stanze in alloggi per le guardie carcerarie.

Il castello divenne, a partire dal 1851, prigione per i cospiratori contro il Regno delle Due Sicilie, tra i quali Carlo Poerio, Luigi Settembrini, Michele Pironti e Pasquale Battistessa.

Nel 1860, con l'invasione di Giuseppe Garibaldi, Ischia fu annessa al Regno d'Italia e il carcere politico fu soppresso.

L' 8 giugno 1912 l'amministrazione del demanio, con trattativa privata, pose il castello aragonese in vendita all'asta.

Da allora l'isola è gestita da privati, che ne curano i restauri e la gestione.

Il castello è aperto al pubblico ed è una meta turistica.





Ischia, il Castello Aragonese



Caratteristiche

Gli edifici ricoprono una parte minima della superficie dell'isolotto, che è per lo più occupato da ruderi, da orti e vigneti.

Le fitte costruzioni ritratte nelle stampe settecentesche sono state in buona parte distrutte dagli eventi bellici che hanno interessato l'isola sotto la dominazione francese nei primi dell'ottocento e, in seguito, dall'incuria e dall'abbandono fino all'acquisto dell'isola da parte di una famiglia ischitana.

Alcuni eredi di questa famiglia hanno lentamente intrapreso una campagna di restauri che, a partire dalle poche stanze elette a propria dimora, hanno gradualmente interessato la parte monumentale del complesso architettonico, anche se molte strutture sono ancora in rovina.

In questo castello, nel 1952, sono state girate alcune scene del film statunitense Il corsaro dell'isola verde con Burt Lancaster.




Castello Aragonese, particolare



Siti di maggior interesse


Chiesa dell'Immacolata (XVIII secolo)

La sua cupola domina l'intero castello e offre una magnifica vista del borgo di Ischia Ponte, anticamente chiamato borgo di Celsa per la presenza di una piantagione di gelsi nei terreni dei frati Agostiniani.

Essi avevano importato sull'isola l'allevamento intensivo del baco da seta (il cui nutrimento, il gelso, è appunto chiamato morus celsa).

L'attività s'interruppe di colpo nel 1809, quando Gioacchino Murat emanò un decreto di soppressione degli ordini religiosi per impossessarsi delle enormi ricchezze che i religiosi avevano accumulato nei secoli nel regno di Napoli.

La chiesa fu costruita a partire dal 1737 al posto di una precedente cappella dedicata a san Francesco, per volere della badessa Lanfreschi dell'attiguo convento delle Clarisse.

L'enorme impegno economico impedì alle suore di portare a termine la costruzione e, nonostante fosse stata venduta persino l'argenteria del convento per far fronte alle spese, la facciata e gli interni della chiesa non sono rifiniti e le pareti sono completamente bianche.

La pianta della chiesa è a croce greca con l'aggiunta di un presbiterio e di un pronao d'ingresso.

Su un tamburo circolare con 8 finestroni, insiste l'imponente cupola che domina l'intero complesso di edifici.

Dopo il restauro eseguito nel 1980, la chiesa viene utilizzata per mostre temporanee di pittura e scultura.

Convento delle Clarisse

Il Convento delle Clarisse fu fondato nel 1575 da Beatrice Quadra, vedova di Muzio d'Avalos, che si insediò con quaranta suore provenienti dal convento di San Nicola che si trovava sul monte Epomeo.

Le suore provenivano da famiglie nobili che le destinavano in genere alla vita claustrale già dall'infanzia per evitare la frammentazione delle eredità.

Il convento fu chiuso nel 1810 in seguito alla già citata legge di secolarizzazione emanata da Murat .

Un'ala del convento ospita un albergo, le cui stanze sono le celle di un tempo.


Cimitero delle Clarisse

L'annesso cimitero sotterraneo (XVI secolo) presenta, a ridosso delle pareti, sedili in pietra su cui venivano adagiati, in posizione seduta e a tronco eretto, i corpi senza vita delle suore affinché mummificassero.

La carne si decomponeva lentamente e i liquidi venivano raccolti in appositi vasi situati sotto i sedili, finché gli scheletri non venivano raccolti in un ossario.

Ogni giorno le monache vi si recavano in preghiera e meditavano sulla morte e sulla durata effimera della vita terrena.


Cattedrale dell'Assunta

Questa cattedrale fu eretta dalla popolazione in sostituzione di quella situata sull'isola maggiore, distrutta dall'eruzione vulcanica del 1301.

È una basilica a tre navate, e lo spazio absidale era verosimilmente ricoperto da una cupola a sesto ribassato.

Nel 1509 vi furono celebrate le nozze tra Fernando Francesco d'Avalos e Vittoria Colonna.

Originariamente di stile romanico, fu ritoccata nel XVI secolo e rifinita successivamente con stucchi barocchi.

Nel 1809 fu distrutta dalle cannonate degli Inglesi, per cui si presenta come uno spazio semiaperto, senza soffitto, e ospita concerti di musica classica e letture di prosa e di poesia.


Cripta della Cattedrale

Costruita fra l'XI e il XII secolo, era in origine una cappella.

Fu trasformata in cripta quando vi fu costruita sopra la cattedrale dell'Assunta.

È costituita da un ambiente centrale con volta a crociera e da sette piccole cappelle con volta a botte che si sviluppano lungo il perimetro.

Ciascuna cappella rappresentava una delle famiglie gentilizie che abitavano l'isolotto ed è decorata da affreschi di scuola giottesca che si presentano gravemente danneggiati e per i quali è stato avviato un restauro.


Chiesa di San Pietro a Pantaniello

La chiesa, la cui costruzione attribuita è attribuita all'architetto Jacopo Barozzi da Vignola nel XVI secolo, è un importante esponente del Rinascimento italiano.


Da non dimenticarsi :

la chiesa di Santa Maria delle Grazie (XVI secolo),


il terrazzo panoramico degli ulivi,


le carceri politiche (che ospitarono gli eroi del Risorgimento italiano),


il Maschio e


l'abbazia dei Basiliani di Grecia.




Castello Aragonese, stampa



Le Origini
CASTRUM GIRONIS


Il Castello prese in origine il nome di Castrum Gironis: secondo alcuni dal nome di Gerone da Siracusa (cui è attribuito il primo insediamento risalente al V secolo a.C.), secondo altri dal "giro di mura" fortificate che circondava il l'isolotto di roccia trachitica.


Il Medioevo
INSULA MINOR


In epoca medioevale fu sempre indicato come Insula Minor per distinguerlo dall'Insula Major (l'Isola d'Ischia) che andava lentamente popolandosi.
È a questo periodo che risale l'attuale cripta della Cattedrale dell'Assunta con i suoi pregevoli affreschi.


Il Rinascimento
CASTELLO ARAGONESE

Il nome attuale ha origine dalla dinastia che più delle altre ha impresso all'isolotto la fisionomia che lo caratterizza: Alfonso I d'Aragona trasformò nel XV secolo d.C. il preesistente Maschio angioino, costruì le poderose mura difensive, fece scavare nella roccia la galleria di accesso pedonale.






Castello Aragonese d'Ischia, di sera



La terza generazione della famiglia Mattera si prende oggi cura del Castello

garantendone l'apertura al pubblico 365 giorni all'anno, realizzando le necessarie opere di manutenzione e restauro e promuovendo eventi culturali che ne animano la vita.

Infatti l'opera più importante, oltre il restauro, è quella di tenere in vita il Castello:

esso non è una semplice mostra di reperti storici ma un essere vivente dal quale pulsa un'energia utile alla comprensione del passato e del futuro .

Non c'è più l'affannoso movimento di una roccaforte che si difende, non c'è più la tumultuante vita quotidiana di 1800 famiglie che lavorano e si incontrano,

ma una serenità ed una pace ineguagliabili che avvolgono il Castello di oggi, animato da mostre d'arte antica e contemporanea, studiato da storici e ammirato da migliaia di turisti che lo visitano e ne catturano il ricordo.

L'arte dialoga con il Castello e lo rende vivo;

dopo aver ricoperto tanti ruoli, il maniero riprende quello di interlocutore privilegiato di tutte le forme d'arte e ripropone un'ennesima volta la sua presenza come indispensabile all'equilibrio dell'intero "regno" circostante.

L'intuizione iniziale dell'Avv. Nicola Ernesto Mattera trova ancora oggi nei suoi eredi il pieno entusiasmo e la conferma della giustezza di un gesto che, apparentemente inspiegabile all'epoca, ha garantito la rinascita di un protagonista della Storia dell'Isola e dell'intero Regno di Napoli.




Le Meraviglie di Ischia, il Castello Aragonese
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Old 30-11-2020, 19:22   #488
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Palazzo Vecchio

Florence

Italy


Oggi, dalla Campania andiamo in Toscana, grazie all' immagine pubblicata il 20 Novembre 2020, da Windows 10 SpotLight Images .

Andiamo in Toscana,

quindi anche in questo caso, andremo a vedere l' Etimologia del nome della regione,

a vedere uno dei Palazzi più conosciuti al mondo: Palazzo Vecchio .




Palazzo Vecchio architecture and geometries view from courtyard, Florence, Italy


Toscana

La Toscana è una regione italiana a statuto ordinario d situata nell'Italia centrale, con capoluogo Firenze.

Confina a nord-ovest con la Liguria,

a nord con l'Emilia-Romagna,

a est con le Marche e l'Umbria,

a sud con il Lazio.

Ad ovest, i suoi 397 km di coste continentali sono bagnati dal Mar Ligure nel tratto centro-settentrionale tra Carrara (foce del torrente Parmignola, confine con la Liguria) e il Golfo di Baratti;

il Mar Tirreno bagna invece il tratto costiero meridionale tra il promontorio di Piombino e la foce del Chiarone, che segna il confine con il Lazio.




Palazzo Vecchio architecture and geometries view from courtyard, Florence, Italy



I tags per questa immagine pubblicata da Windows 10 SpotLight Images il 20-Nov-2020, sono:

Tags: architecture, building, clouds, courtyard, history, Italy, medieval, outdoors, sky, town, view

https://windows10spotlight.com/image...3d2570b788d819



Etimologia

Il nome è antichissimo e deriva dall'etnonimo usato dai Latini per definire la terra abitata dagli Etruschi:

"Etruria", trasformata poi in "Tuscia" e poi in "Toscana".

Dal latino medievale Tuscania, avente come aggettivo Tuscanus, dal latino tardo Tuscia, dall'aggettivo Tuscus, plurale Tusci, a sua volta da un precedente *Truscus, forma accorciata di Etruscus, plurale Etrusci, Etruschi, gli abitanti della regione in età preromana.

Anche i confini della odierna Toscana corrispondono in linea di massima a quelli dell'Etruria antica, che comprendevano anche parti delle attuali regioni Lazio e Umbria, fino al Tevere.

Fino al 1861 è stata un'entità indipendente, nota con il nome di Granducato di Toscana con una enclave costituita dalla Repubblica e poi Ducato di Lucca.

Da allora ha fatto parte del Regno di Sardegna, del Regno d'Italia ed oggi della Repubblica Italiana.

In epoca granducale aveva anche un inno, composto dal fiorentino Egisto Mosell ed intitolato La Leopolda.

La festa regionale, istituita nel 2001, ricorre il 30 novembre, nel ricordo del suddetto giorno del 1786 in cui furono abolite la pena di morte e la tortura nel Granducato di Toscana.




Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria a Firenze



Firenze

Firenze in epoca medievale e nel linguaggio poetico anche Fiorenza; Florentia in latino, è una città italiana, capoluogo della Toscana e centro della città metropolitana;

è il primo comune della regione per popolazione, cuore dell'area metropolitana di Firenze-Prato-Pistoia.

Nel Medioevo è stata un importante centro artistico, culturale, commerciale, politico, economico e finanziario;

nell'età moderna ha ricoperto il ruolo di capitale del Granducato di Toscana dal 1569 al 1859 che, con il governo delle famiglie dei Medici e dei Lorena, divenne uno degli stati più ricchi e moderni.

Le varie vicissitudini politiche, la potenza finanziaria e mercantile e le influenze in ogni campo della cultura hanno fatto della città un crocevia fondamentale della storia italiana ed europea.

Nel 1865 Firenze fu proclamata capitale del Regno d'Italia (seconda, dopo Torino), mantenendo questo status fino al 1871, anno che segna la fine del Risorgimento.

Importante centro universitario e patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1982,

è considerata luogo d'origine del Rinascimento

– la consapevolezza di una nuova era moderna dopo il Medioevo, periodo di cambiamento e "rinascita" culturale e scientifica – e della lingua italiana grazie al volgare fiorentino usato nella letteratura.

È universalmente riconosciuta come una delle culle dell'arte e dell'architettura, nonché rinomata tra le più belle città del mondo, grazie ai suoi numerosi monumenti e musei tra cui il Duomo, Santa Croce, Santa Maria Novella, gli Uffizi, Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti.

Di inestimabile valore i lasciti artistici, letterari e scientifici di geni del passato come

Petrarca, Boccaccio, Brunelleschi, Michelangelo, Giotto, Cimabue, Botticelli, Leonardo da Vinci, Donatello, Lorenzo de’ Medici, Machiavelli, Galileo Galilei e Dante Alighieri,

che fanno del centro storico di Firenze uno dei luoghi con la più alta concentrazione di opere d'arte al mondo.

La ricchezza del patrimonio storico-artistico, scientifico, naturalistico e paesaggistico rendono il centro e le colline circostanti un vero e proprio "museo diffuso".




Palazzo Vecchio, Firenze



Palazzo Vecchio

Palazzo Vecchio si trova in piazza della Signoria a Firenze ed è la sede del Comune.

Rappresenta la migliore sintesi dell'architettura civile trecentesca cittadina ed è uno dei palazzi civici più conosciuti nel mondo.

Chiamato in origine "Palazzo dei Priori", e poi successivamente venne identificato nel XV secolo come "Palazzo della Signoria", dal nome dell'organismo principale della Repubblica di Firenze;

nel 1540 divenne Palazzo Ducale, quando il duca Cosimo I de' Medici ne fece la sua residenza;

infine il nome Vecchio lo assunse dopo il 1565 quando la corte del Duca Cosimo si spostò nel "nuovo" Palazzo Pitti.

Non sono presenti porte o aperture per la sicurezza di chi amministrava il potere.

Ci si poteva accedere solamente dal cortile .

Dal 1865 al 1871 fu sede del Parlamento del Regno d'Italia, mentre oggi ospita il Sindaco di Firenze e vari uffici comunali.

Vi si trova inoltre un museo, che permette di visitare le magnifiche sale dove lavorarono, fra gli altri, Agnolo Bronzino, Ghirlandaio, Giorgio Vasari, e dove sono esposte opere di Michelangelo Buonarroti, Donatello, Verrocchio.

L'edificio si è gradualmente ingrandito verso est, arrivando ad occupare un isolato intero e allungando l'iniziale parallelepipedo trecentesco fino a quadruplicarne le dimensioni, con una pianta che ricorda un trapezio del quale la facciata è solo il lato più corto.

Sulla facciata principale a bugnato, la Torre di Arnolfo è uno degli emblemi della città.




Palazzo Vecchio, Cortile interno, Firenze


Storia

Nell'antica città romana di Florentia si trovava in questo punto l'antico teatro romano, che aveva la platea semicircolare verso piazza della Signoria e la scena più o meno lungo l'attuale via dei Leoni.

Negli scavi ancora in corso (iniziati nei primi anni del 2000) sono state scavate una serie di stanze nei sotterranei, senza intaccare la muratura portante, che hanno dato alla luce vari resti di epoche diverse.

Tra i più interessanti ci sono tre stanze, accessibili al pubblico dal dicembre 2008, dove sono state ritrovate tracce dei pavimenti del palco del teatro, con un pezzo di colonna che dovette rompersi quando venne abbattuta la scena. Sono stati scavati poi resti di pozzi più tardi, monete, anfore e gioielli e uno scheletro di fanciullo, che dovrebbe risalire al I secolo (studi sono in corso).

Nell'alto medioevo l'area era densamente edificata, con case e case-torri del tutto simili a quelle ancora visibili nel quadrilatero oltre la vicina via della Condotta.




Arnolfo di Cambio



Il Nuovo Palazzo dei Priori

Alla fine del XIII secolo la città di Firenze decise di costruire un palazzo

in modo da assicurare ai magistrati un'efficace protezione in quei tempi turbolenti, ed al contempo celebrarne l'importanza.

Il palazzo è attribuito a Arnolfo di Cambio, architetto della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e della Basilica di Santa Croce, che iniziò a costruirlo nel 1299, secondo alcuni ispirandosi al già esistente Palazzo dei Priori di Volterra.

Il palazzo al tempo, chiamato appunto Palazzo dei Priori, fu costruito sulle rovine del Palazzo dei Fanti e del Palazzo dell'Esecutore di Giustizia, già posseduto dalla famiglia ghibellina degli Uberti, cacciata nel 1266.

Incorporò l'antica torre della Vacca utilizzandola come parte bassa della torre nella facciata.

Questa è la ragione per cui la torre rettangolare (94 m) non è nel centro dell'edificio.

Dopo la morte di Arnolfo nel 1302, il palazzo fu portato a termine da altri due maestri, nel 1314.

Inoltre nei sotterranei venivano usate come prigioni le antiche cavità sotto le arcate del teatro romano di Florentia.

Dal 26 marzo 1302 (a inizio dell'anno secondo il calendario fiorentino) il palazzo fu la sede della Signoria, ovvero del consiglio cittadino con a capo i Priori, e del Gonfaloniere di Giustizia, una via di mezzo tra un sindaco e un capo di governo con una carica che però durava per un periodo molto breve.

La prima fase costruttiva si concluse nel 1315.

Il palazzo attuale è frutto di altre costruzioni e ampliamenti successivi, portati a termine fra il XIII ed il XVI secolo.

Il Duca di Atene, Gualtieri VI di Brienne iniziò le prime modifiche nel periodo (1342-1343), ingrandendolo verso via della Ninna e dandogli l'aspetto di una fortezza.

Altre modifiche importanti avvennero nel periodo 1440-60 sotto Cosimo de' Medici, con l'introduzione di decorazioni in stile rinascimentale nella Sala dei Dugento ed il primo cortile di Michelozzo.

Il Salone dei Cinquecento fu costruito invece dal 1494 durante la repubblica di Savonarola.




Cosimo I de' Medici



La Residenza del Duca

Fra il 1540 e il 1550 fu la casa di Cosimo I de' Medici, il quale incaricò il Vasari di allargare ulteriormente il palazzo per assecondare le necessità della corte ducale.

Il cantiere fu il luogo di fondamentali esperienze per molti artisti, fra cui Livio Agresti e Pier Paolo Menzocchi.

Il palazzo raddoppiò così il proprio volume per effetto delle aggiunte sulla parte posteriore.

L'ultimo ampliamento risale alla fine del XVI secolo, quando Battista del Tasso e Bernardo Buontalenti sistemarono la parte posteriore come si presenta oggi.


Il nome venne cambiato ufficialmente quando nel 1565 Cosimo si spostò a Palazzo Pitti e chiamò la precedente residenza Palazzo Vecchio, mentre la piazza della Signoria mantenne il proprio nome.

Vasari inoltre costruì un percorso, il Corridoio Vasariano, che collega ancor oggi Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti attraversando l'Arno sul Ponte Vecchio.
Cosimo I inoltre spostò l'amministrazione governativa e le magistrature negli adiacenti Uffizi.



Storia contemporanea

Il palazzo guadagnò nuova importanza quando fu sede del Senato e della Camera dei deputati del Regno d'Italia nel periodo 1865-71, quando Firenze divenne capitale del Regno d'Italia.

Tra il 1950 e il 1960 vennero effettuati lavori di restauro in alcuni quartieri del palazzo, compresi il salone del Cinquecento e lo studiolo di Francesco I, a opera di Giulio Cirri.

La gran parte di Palazzo Vecchio è adibita a museo, ma è rimasto il simbolo del governo locale, ospitando la sede del Comune di Firenze e del consiglio comunale.





Ingresso di Palazzo Vecchio con la copia del David di Michelangelo e la cinquecentesca statua di Ercole e Caco realizzata da Baccio Bandinelli



Arengario ed entrata


La pedana rialzata davanti al palazzo è il cosiddetto arengario o aringhiera, una zona che prende il nome dalla "ringhiera" che un tempo lo recintava e che fu eliminata durante i restauri ottocenteschi di Giuseppe Del Rosso.

La scalinata stessa girava anche sul lato sinistro, ma venne tagliata con gli interventi rinascimentali.

Da questo luogo i priori assistevano alle cerimonie cittadine sulla piazza.
Durante il governo del Duca d'Atene (1342-1343) l'aringhiera venne ulteriormente difesa da due antiporte e altri elementi.

Fin dal Quattrocento venne decorato da sculture che, se non sostituite da copie o leggermente spostate, vi si possono ancora ammirare.

Le più antiche sono il Marzocco e la Giuditta e Oloferne (1455-60 circa), entrambe opere di Donatello, sostituite da copie per la loro preziosità (il Marzocco è conservato al Bargello, la Giuditta dentro il palazzo). Queste statue un tempo si trovavano più avanti sulla piazza.

Il David di Michelangelo marcò l'ingresso dal 1504, anno del suo completamento, fino al 1873 quando venne spostato all'Accademia.

Una copia è al suo posto dal 1910,

fiancheggiato dall'Ercole e Caco di Baccio Bandinelli, scultore che venne molto criticato per la sua "sfrontatezza" ad accostare una sua opera al capolavoro michelangiolesco.

Davanti agli stipiti del portale si trovano i due Termini marmorei, quello maschile di Vincenzo de' Rossi e quello femminile di Baccio Bandinelli che riprendono una tipologia della statuaria classica:

essi in antico sostenevano una catena che serviva a sbarrare l'ingresso.




Il Monogramma e il Trigramma di Cristo, tra i due leoni che sormontano l'ingresso principale di Palazzo Vecchio



Sopra il portale principale campeggia frontespizio decorativo in marmo datato 1528, con il monogramma raggiato di Cristo Re.

Al centro, affiancato da due leoni, c'è il trigramma di Cristo, circondato dalla scritta Rex Regum et Dominus Dominantium (Gesù Cristo, Re dei Re e Signore dei Signori).

Questa iscrizione, fatta mettere dal gonfaloniere Niccolò Capponi nel 1551, risale al tempo di Cosimo I e sostituiva l'iscrizione precedente ispirata da Savonarola:

anche se non tutte le fonti sono concordi circa l'antica trascrizione, doveva suonare qualcosa come Iesus Christus rex florentini populi S.P. decreto electus,

intendendo cioè che Cristo era il sovrano della città e che (sottinteso) nessuno avrebbe mai osato "spodestare" il Cristo prendendo il comando di Firenze.

Cosimo I la fece sottilmente sostituire con quella presenza, indicando Cristo sì Re, ma Re dei re e Signore dei signori.

Un'altra targa in bronzo ricorda il plebiscito del 15 marzo 1860 che permise l'unione della Toscana al Regno d'Italia.




I 20 stemmi sulla facciata di Palazzo Vecchio, Firenze



Gli stemmi sulla facciata

Sotto gli archi del ballatoio nel 1353 vennero dipinti una serie di stemmi che simboleggiano alcuni particolari aspetti della Repubblica fiorentina e ancora oggi fotografano, in certo senso, la situazione politica trecentesca.

La serie di nove stemmi si ripete due volte sulla facciata e due stemmi si ritrovano anche sul lato sinistro.




I 9 Stemmi ripetuti, sula facciata di Palazzo Vecchio



1 - Il primo che si incontra da sinistra è la croce rossa in campo bianco, che rappresenta le insegne del popolo fiorentino e segnala le cose pubbliche a Firenze.

2 - Successivamente si incontra il giglio fiorentino rosso in campo bianco, attuale simbolo cittadino, adottato dai guelfi ai tempi della cacciata dei ghibellini nel 1266, ribaltando lo stemma ghibellino, dipinto un po' più avanti, che rappresenta un giglio bianco (come se ne trovano numerosi nella campagna di Firenze) in campo rosso.

- Nel 1266, con la definitiva sconfitta e cacciata dei Ghibellini da Firenze, i Guelfi, volendo mantenere il tradizionale giglio nel loro gonfalone, decisero, a spregio, di ribaltare i colori dei loro avversari

- In pratica non avevano fatto altro che cambiare i colori al giglio bianco su campo rosso dei Guelfi invertendo i colori.

3 - Il successivo stemma è partito verticalmente tra bianco e rosso e rappresenta il legame tra Fiesole (il cui stemma è in campo bianco) e Firenze (il cui antico stemma era in campo rosso, appunto), che i fiorentini hanno ricordato sempre come un rapporto di madre/figlia.

4 - [b]Le chiavi dorate su sfondo rosso stanno a significare la fedeltà verso il pontefice della città./B]

5 - Il quinto simboleggia la Signoria, con la scritta Libertas d'oro in campo azzurro (su fondo di lapislazzuli), motto della libertà e indipendenza cittadina.

6 - Sesto stemma: la successiva aquila rossa in campo bianco che aggredisce un drago verde è lo stemma della Parte Guelfa.

- Le città guelfe erano caratterizzate nel medioevo da uno stemma bianco/rosso (Firenze, Lucca, Pistoia...),

- mentre quelle ghibelline generalmente presentavano come colori il bianco e il nero (Siena e Arezzo).

7 - Come settimo stemma, troviamo lo stemma del Re di Francia

8 - I tre gigli d'oro in campo azzurro, di Carlo e Roberto d'Angiò, primi podestà stranieri della città.

- Gigli d’oro e rastrello d’oro in campo azzurro, concesso da Carlo d’Angiò ai fiorentini come ricompensa per i servigi resi contro re Manfredi di Sicilia e per aver avuto il governo della città per 10 anni.

9 - Il nono e ultimo stemma propone gigli dorati su sfondo azzurro da una parte mentre dall’altra è a a fasce nere e oro a ricordare Ludovico d’Angiò, re d’Ungheria

- Scudo bipartito per lungo in due parti uguali con una a gigli d’oro in campo azzurro e l’altra a liste rosse in campo d’ oro, rappresenta l’arme del re Roberto di Napoli, al quale i fiorentini concessero, nel 1313, il governo della città per cinque anni.


Questi stemmi furono dipinti sotto gli archetti del ballatoio sulla facciata di Palazzo Vecchio nel 1343, terminata la tirannia del Duca di Atene, e furono ripristinati l’ anno 1792, perchè logore e consunte dal tempo.

Tre tra questi stemmi, vale a dire quelli più importanti nella tradizione storica fiorentina,

sono rappresentati in un dipinto che rappresenta uno degli eventi fondamentali della storia della Repubblica gigliata:

si tratta della famosa “Cacciata del Duca di Atene“, conservato nella Salotta dello stesso Palazzo Vecchio,

nella quale si vede Sant’ Anna in atto di consegnare ai militi fiorentini le insegne del Comune (giglio rosso in campo bianco e insegna bipartita per lungo in rosso e bianco) e del Popolo (croce rossa in campo bianco).




Palazzo Vecchio, la Torre di Arnolfo



La torre di Arnolfo

La torre di Palazzo Vecchio fu costruita verso il 1310 quando il corpo del palazzo era quasi terminato.

Posta sulla facciata (ispirandosi probabilmente al Castello dei Conti Guidi a Poppi), si appoggia solo in parte alle murature sottostanti, presentando il lato frontale costruito completamente in falso (cioè sporgente rispetto alle strutture sottostanti) con una soluzione architettonica insieme audacissima ed esteticamente soddisfacente.

Alta circa 94 metri, la torre non è centrata sulla facciata

ma è decentrata verso il lato sud della stessa (verso destra per chi guarda frontalmente il palazzo)

perché poggia su una casa-torre preesistente appartenuta ai Foraboschi detta "della Vacca" a causa del nomignolo affibbiato dai Fiorentini alla grossa campana che la sormontava

(la vicina via che congiunge piazza della Signoria a via Por Santa Maria si chiama via Vacchereccia sempre a causa di tale campana).

La presenza della torre è ancora oggi distinguibile dalle finestre murate presenti sulla parte di facciata sottostante la torre di Arnolfo.

Il corpo della torre, oltre alle scale, presenta un piccolo vano denominato l'Alberghetto dentro il quale vennero tenuti prigionieri, tra gli altri, Cosimo il Vecchio prima di essere condannato all'esilio (1433) e Girolamo Savonarola prima di essere impiccato ed arso in piazza il 23 maggio 1498.

Il ballatoio della cella campanaria, con merli ghibellini (a coda di rondine), è sostenuto da mensoloni con archetti ogivali, sopra il quale poggia un'edicola con archi a tutto sesto sostenuti da quattro massicce colonne in muratura sormontate da capitelli a foglie.

Nella cella sono attaccate tre campane:

- La Martinella, che richiama i fiorentini ad adunanza,
- La campana del mezzogiorno,
- La campana dei rintocchi (la più grande).

Attorno ad una delle colonne si può vedere la scaletta a chiocciola che permette di salire sulla copertura.




La grande banderuola (più di due metri d'altezza) a forma di Marzocco, che si trova sulla sommità della Torre di Arnolfo



Sulla sommità si trova una grande banderuola (più di due metri d'altezza) a forma di Marzocco > click,

che tiene l'asta sormontata dal giglio fiorentino: si tratta di una copia, l'originale può essere ammirato in tutta la sua grandezza all'interno del palazzo.

Guardando le mensole che sostengono la balconata della torre dal basso si ha la strana sensazione che quelle d'angolo non poggino su niente, come piccole piramidi capovolte: è un curioso effetto ottico causato dalle ombre agli spigoli.

Il grande orologio fu originariamente costruito dal fiorentino Nicolò Bernardo, ma rimpiazzato nel 1667 da uno realizzato da Giorgio Lederle di Augusta e montato da Vincenzo Viviani, che è tuttora funzionante.



Dato che parlare in modo esauriente di Palazzo Vecchio non è facile,

in quanto la storia è molto lunga e molto articolata da raccontare................vi rimando ai seguenti link:


- Palazzo Vecchio

- PALAZZO VECCHIO: DAL PALAGIO NOVO A COMUNE DI FIRENZE

- PALAZZO VECCHIO – ALCUNE INTERESSANTI CURIOSITÀ

- Palazzo Vecchio, Città di Firenze

- Palazzo Vecchio a Firenze, palazzo comunale in stile gotico
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Old 08-12-2020, 14:31   #489
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DailyPic

Rocca Calascio

in Abruzzo

Italy



Oggi 08 Dicembre 2020, siamo tornati in Abruzzo, grazie a DailyPic, più precisamente a Rocca Calascio .

L' argomento è stato già trattato, tramite Windows 10 SpotLight Images, ma l' immagine e il tema di fondo, erano altri >



Windows 10 SpotLight Images

Gran Sasso

Calascio, L’ Aquila district

Abruzzo, Italy




Da un certo punto di vista.....l' immagine di DailyPic è più concentrata sulla Rocca Calascio che sul Gran Sasso, Calascio........

E anche di Rocca Calascio abbiamo già parlato nel link postato sopra, al post n. 481 .



DailyPic Stati Uniti 08/12/2020


Rocca Calascio in Abruzzo, Italy


Non abbiamo parlato dell' Etimologia del nome della Regione Abruzzo, visto che siamo partiti con l' Etimologia per la Regione Trentino-Alto Adige,

al post 482 > https://www.hwupgrade.it/forum/showp...&postcount=482




Abruzzo

L'Abruzzo (o gli Abruzzi) è una regione a statuto ordinario dell'Italia meridionale, con capoluogo L'Aquila, compresa tra il medio Adriatico e l'Appennino centrale:

estesa su una superficie di 10 831 km² è divisa in quattro province: L'Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, e 305 comuni.

Confina a nord con le Marche,

ad est con il mare Adriatico,

ad ovest con il Lazio

e a sud con il Molise:

si divide principalmente in una parte costiera-collinare sul versante orientale con le spiagge e le colline prospicienti l'Adriatico,

e una parte montuosa sul lato occidentale con i Monti della Laga (2.458 m s.l.m), il Gran Sasso d'Italia (2 914 m s.l.m.), la Majella (2 793 m s.l.m.), il Sirente-Velino (2 487 m s.l.m.) e i Monti Marsicani (2.283 m s.l.m.), che costituiscono i principali massicci montuosi della catena appenninica.

Pur potendo essere considerato centrale dal punto di vista geografico, l'Abruzzo è storicamente, culturalmente, economicamente e in gran parte anche linguisticamente legato al Mezzogiorno d'Italia, anche secondo le definizioni adottate da Istat ed Eurostat .



Screenshot Stati Uniti 08/12/2020


Rocca Calascio in Abruzzo, Italy



Etimologia

La parola Abruzzo, secondo l'ipotesi più accreditata proposta per la prima volta dallo storico umanista Flavio Biondo nella sua pubblicazione L'Italia Illustrata,

deriverebbe da Aprutium come evoluzione popolare di (ad) Praetutium, ovvero la terra dei Pretuzi (lat. Praetutii o Praetuttii),

un'antica popolazione italica che viveva nella zona dell'attuale Teramo.

Secondo altre ipotesi, il lemma potrebbe derivare anche da abruptus (in latino "ripido", "scosceso" oppure "brusco", "rozzo"),

participio perfetto del verbo abrumpere ("strappare", "troncare", "violare i patti").


Dal momento in cui Carlo I d'Angiò nel 1273 col diploma di Alife, divise il Giustizierato d'Abruzzo (voluto da Federico II nel 1233),

in due province sopra e sotto il tratto del fiume Pescara,

cioè Abruzzo Ulteriore e Abruzzo Citeriore,

la regione fu, da allora sino ad oggi, nota anche come "gli Abruzzi".




Peapix.com


Screenshot New Bing Wallpaper - Bing Wallpaper Gallery December 08, 2020 Stati Uniti



A fortress in the sky



La Traduzione della Descrizione in Inglese, che è uguale sia in DailyPic Stati Uniti che in Peapix.com Stati Uniti è:

Cominciando come una torre di avvistamento solitaria sull'Appennino italiano nel X secolo, la fortezza chiamata Rocca Calascio guadagnò più importanza nel corso dei prossimi cento anni.

Un quartetto di torri aggiuntive e mura pesanti fu gradualmente aggiunto intorno alla prima torre.

Queste fortificazioni rendevano evidente che Rocca Calascio era pronta per eventuali rivali militari che potessero scalare i pendii dalla valle sottostante per attaccare questa guarnigione.

La lotta non è mai arrivata.

Le rovine che vedi qui non sono cicatrici di battaglia, ma il risultato di un potente terremoto.

All'inizio del 1700 Rocca Calascio fu abbandonata, ma può ancora rivendicare il titolo di fortezza più alta dell'Appennino e alcuni dei panorami più spettacolari di tutta Italia.

In effetti, i registi hanno scelto il sito per diversi film, tra cui "Il nome della rosa" e "Ladyhawke".




Rocca Calascio, l' Aquila, Abruzzo, Italy - A fortress in the sky
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Old 20-12-2020, 18:30   #490
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A New Season

The Autumn - Fall


Oggi 20 Dicembre 2020, è l' ultimo giorno dell' Autunno, in quando il 21 Dicembre 2020 è il Primo giorno d' Inverno.

Dopo un' attenta selezione, vedrete le immagini più belle, più interessanti, dell' Autunno, almeno spero.....

Prima quelle pubblicate da Windows 10 SpotLight Images

e nel secondo Post, quelle pubblicate da DailyPic .


Perchè proprio alla fine della Stagione Autunnale e non inizialmente ?

Perchè all' inizio dell' Autunno non c' erano tutte le Immagini che vedrete....in quanto sono state pubblicate man mano, con il passare del tempo.....

Dato che le Immagini sono MOLTE (ho dovuto anche tagliare.....) verrà fatto un Post per Windows 10 SpotLight Images e uno per DailyPic



Le immagini che vedrete sia di Windows 10 SpotLight Images, che di DailyPic, vengono postate per Data, dalla meno recente, alla data più recente .

I 2 Temi che vengono trattati nelle Immagini sono come sempre

- il Tema Green

- e questa volta, l' Autunno
chiaramente .
,


PS > Tutte le immagini, avranno sotto le stesse la Descrizione e anche la Data di Pubblicazione, evidenziata in grassetto .


Per quanto riguarda le Immagini di Windows 10 SpotLight Images, quest' anno.....non è che ne abbia pubblicate chissà quante.....quindi ?

Quindi verranno postate immagini prese anche dagli anni precedenti, sempre Autunnali (ovviamente), a partire addirittura.....dall' anno 2016, molte immagini sono del 2017, molto interessanti :-)

Mentre in DailyPic questo problema non c'è, in quanto le immagini, sono tutte del 2020 .

Ultima cosa, sempre su Windows 10 SpotLight Images:

non tutte le immagini di Windows 10 SpotLight Images, hanno una Locazione,

ossia nella Descrizione, Non dice dove sono state scattate, se in America, Australia, Europa, Giappone, Cina o...........?

Come ormai ci ha già abituato.




Ma la domanda è :-), se volete rispondere:

Vi sono piaciute di più, in generale....le Immagini di Windows 10 SpotLight Images,

o quelle di DailyPic ?

E qual' è l' immagine più bella secondo Voi, in questo Post e nel successivo, che è quello di DailyPic ?





Autumn & Fall

What' s The Difference ?



What to Know

Autumn and fall are used interchangeably as words for the season between summer and winter.

Both are used in American and British English,

but fall occurs more often in American English.

Autumn is considered the more formal name for the season.


Cosa sapere

L'autunno (autumn) e l'autunno (fall) sono usati in modo intercambiabile come parole per la stagione tra estate e inverno.

Entrambi sono usati in inglese americano e britannico,

ma l'autunno (fall) si verifica più spesso nell'inglese americano.

L'autunno (autumn) è considerato il nome più formale per la stagione.




Autunno


Autunno 2020 (Emisfero boreale).

Inizio:
martedì 22 settembre

Fine:
lunedì 21 dicembre




L'autunno è una delle quattro stagioni in cui è suddiviso l'anno, segue l'estate e precede l'inverno .

Nell'emisfero boreale, l'inizio dell'autunno è convenzionalmente individuato attorno al 23 settembre: al verificarsi dell'equinozio d'autunno.

La fine della stagione corrisponde invece al 21 dicembre, quando avviene il solstizio invernale.

L'inizio e la fine dell'autunno corrispondono a due particolari posizioni del Sole nel suo apparente movimento intorno alla Terra:

nelle date indicate entra rispettivamente nel segno della Bilancia ed esce da quello del Sagittario.

In autunno, tra le due costellazioni, il Sole ne attraversa una terza:

quella dello Scorpione.

Meteorologicamente, la stagione va dal 1º settembre al 30 novembre.

Nell'emisfero australe, si definisce invece "autunno" il periodo che va dal 21 marzo al 21 giugno: durante tale lasso di tempo, nella parte opposta del globo è in corso invece la primavera.

Il primo giorno della stagione vede, al pari del corrispettivo primaverile, l'equinozio, ossia l'eguale durata delle ore di luce e buio.

Altro evento correlato all'autunno è il passaggio, negli Stati che la adottano, dall'ora legale all'ora solare, che si verifica a fine ottobre.

Elemento che caratterizza la stagione è la caduta delle foglie da alberi e piante

L'immaginario collettivo inquadra l'autunno come la stagione della decadenza, dopo i calori portati dall'estate.

Per altri, invece, si tratta di un periodo di rinascita.

I raccolti e le vendemmie, propri della stagione, rappresentano invece una preparazione in vista dell'inverno.

Una serie di ricerche condotte in America è giunta alla conclusione che le persone nate in autunno, specialmente nel mese di novembre, possano vivere più a lungo toccando anche i 100 anni.

L'astrologia occidentale associa alla stagione i segni di Bilancia, Scorpione e Sagittario.

Tra i quattro elementi classici l'autunno corrisponde alla terra,

tra le età della vita alla maturità adulta e alla vecchiaia,

tra i punti cardinali all'Ovest,

fra i temperamenti umorali al malinconico,

tra le parti della giornata alla sera,

tra le fasi dell'opera alchemica alla rubedo.

Le feste maggiormente conosciute della stagione autunnale sono:

la festa dei nonni e il ricordo degli angeli custodi, che cadono entrambe il 2 ottobre;

l'Oktoberfest, in italiano comunemente detta «festa della birra», che ha luogo tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre;

Halloween, Ognissanti e la Commemorazione dei defunti:

tali feste si celebrano in 3 giorni consecutivi, dal 31 ottobre al 2 novembre;


la notte dei falò, che ricorre il 5 novembre per ricordare la cosiddetta "congiura delle polveri";

l'estate di San Martino, celebrata l'11 novembre;

il giorno del ringraziamento: essendo una festa mobile, la data precisa varia di anno in anno.

In Canada si celebra il secondo lunedì di ottobre (settimana dall'8 al 14 ottobre),

mentre negli Stati Uniti il quarto giovedì di novembre (ossia nella settimana che va dal 22 al 28 novembre);

l'immacolata Concezione, che si festeggia l'8 dicembre.



Etimologia

Il nome deriva dal latino autumnus, prev. auctumnus, formato da auctus (participio di augere: 'aumentare, arricchire') e desinenza -mnos (dal greco μένος: desinenza propria dei participi medi e passivi),

a significare la stagione ricca di frutta che segue l'estate e aumenta la ricchezza dei contadini.




Windows 10 SpotLight Images

The Autumn





16-Dec-2016 - The red trees of a forest in autumn, Strasbourg, Alsace, France





21-Jan-2017 - Grand Teton National Park in autumn, Wyoming, USA


L' immagine sotto, è stata già pubblicata, nel Post n.3, che è uno dei Post di Presentazione di questo Thread Ufficiale sulle Immagini di Windows 10 .

Ma è cosi Meravigliosaaaaa......che è impossibile non pubblicarla, parlando del Tema Autunnale :-))



13-May-2017 - Glowing yellow autumn tree, Kebler Pass, Colorado, USA



27-May-2017 - Autumn landscape, lake Wanaka, New Zealand



31-May-2017 - Colorful autumn leaves of Japanese Maple tree lit with sun



04-Jun-2017 - Tree lined road in autumn



01-Sep-2017 - Vineyards at sunset in autumn harvest, ripe grapes in fall



03-Sep-2017 - Autumn park, Vienna, Austria




04-Sep-2017 - Country road tree lined perspective in autumn with bright sunlight



29-Sep-2017 - Autumn country side in the hills above Woodstock, Vermont, New England, USA



08-Oct-2017 - Autumn park landscape in foggy weather, Russia



07-Nov-2017 - Autumn colors in the forest, Elswout, Overveen, Netherlands



10-Nov-2017 - Autumn tree leaves, Netherlands


16-Nov-2017 - Beautiful landscape with magic autumn trees and fallen leaves in the mountains



15-Oct-2018 - Autumn on Sherando Lake Recreation Area in the George Washington National Forest, Virginia, USA



13-Nov-2019 - Fields at Hackpen Hill on the Malborough Downs in autumn afternoon, Wiltshire, England, UK



16-Sep-2020 - Autumn tree by the lake near Cerro Torre mountain, Los Glaciares National park, Argentina



31-Oct-2020 - Country dirt road with autumn foliage, Vermont, New England, USA



03-Nov-2020 - Autumn leaves falling to the ground




15-Dec-2020 - Faller-Klamm-Brücke road bridge over Lake Sylvenstein in autumn, Bavaria, Germany




Collegamento al Post n. 491 >


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A New Season

The Autumn - Fall

Ultima modifica di tallines : 20-12-2020 alle 18:34.
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Old 20-12-2020, 18:31   #491
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A New Season

The Autumn - Fall


Questo è il Post dove vengono pubblicate le immagini di DailyPic, sempre con il Tema Green e L' Autunno


Oltre alla Data in grassetto e alla Descrizione,

tra la Data e la Descrizione, ci sarà anche il nome dello Stato - Paese che ha pubblicato l' immagine .




Autunno, perchè si chiama cosi?


L'etimologia della parola autunno è da ricollegarsi al verbo latino augere = aumentare, arricchire, il cui participio passato auctus + la desinenza -mnus danno origine al latino autumnus.

Andando ancor di più alle origini, rintracciamo la radice sanscrita av- o au- che esprime l'idea del saziarsi, del godere.

Ecco che, contrariamente a quanto si possa immaginare, la parola autunno non significa la stagione che prepara al tramonto, al declino dell'inverno,

bensì, al contrario, la stagione ricca di frutti che la natura ed il lavoro dell'uomo hanno preparato.


Le giornate si accorciano, le campagne acquistano nuovi colori, passando per dal rosso, all’arancio e al marrone, regalandoci un’esperienza che ritempra, stimola i sensi.

Posta tra l’estate e l’inverno, questa stagione nell’emisfero boreale ha come inizio convenzionalmente l’equinozio d’autunno, mentre finisce al solstizio invernale.

L’inizio e la conclusione dell’autunno sono dettate dal movimento del sole che, nelle date indicate, entra rispettivamente nel segno della Bilancia ed esce da quello del Sagittario.

Altro segno della stagione è lo Scorpione.

Inverso è discorso per l’emisfero australe.




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The Autumn





22-09-2020 - Giappone - 「ワイン用のぶどう」アルゼンチン, メンドーサ - Grape for wine Mendoza, Argentina



23-09-2020 - Regno Unito UK - Golden ginkgo leaves at Xuanwu Lake Park in Nanjing, Jiangsu Province, China



25-09-2020 - Australia - Autumn mist above Restormel Castle in Cornwall, England



29-09-2020 - Regno Unito UK - Steeply terraced vineyards of the Lavaux region on the shores of Lake Geneva, Switzerland



30-09-2020 - Francia - L’automne dans une forêt de pins, Les Vosges, France



02-10-2020 - Canada (Inglese) - Misty forest in fall colours, Yukon, Oklahoma, Canada



09-10-2020 - Australia - Aerial view of American flamingos flying over Los Roques Archipelago National Park, Venezuela



09-10-2020 - Stati Uniti - Roaring Fork in Great Smoky Mountains National Park, Tennessee (USA)



12-10-2020 - Brasile & Resto del mondo - Autumn in Killarney Provincial Park, Ontario, Canada



19-10-2020 - India - Bare trees and autumn ferns in Beaver Lake Nature Center, New York, USA



03-11-2020 - Stati Uniti - Caribou swimming across Alaska's Kobuk River during autumn migration, USA



06-11-2020 - Australia - Chestnuts inside their husks



06-11-2020 - Giappone - 「シダの紅葉」北海道 - Autumn leaves of fern Hokkaido



11-11-2020 - India - Connery Pond and Whiteface Mountain in New York state, USA



14-11-2020 - Australia - Lupins on the shores of Lake Tekapo in New Zealand



17-11-2020 - Canada (Inglese) - Andy Goldsworthy's 'Wood Line' installation along Lovers' Lane in the Presidio of San Francisco, California, USA


21-11-2020 - Giappone - 「霧ヶ峰のサンピラー」長野, 八ヶ岳中信高原国定公園 - 「霧ヶ峰のサンピラー」長野, 八ヶ岳中信高原国定公園 -
"Kirigamine Sun Pillar" Nagano, Yatsugatake Chushin Kogen National Monument




21-11-2020 - Stati Uniti - Autumn leaves frozen in ice, Price Lake, Julian Price Memorial Park, Blue Ridge Parkway, North Carolina (USA)



25-11-2020 - Stati Uniti - A grove of American elm trees at Central Park's Mall, New York City



17-12-2020 - Stati Uniti - Pine cones, Netherlands



Collegamento al Post n. 505 >

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The Winter

Ultima modifica di tallines : 28-04-2021 alle 11:50.
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Old 21-12-2020, 12:08   #492
giovanni69
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Sembrano immagini meravigliose di un mondo che non c'è più se continuiamo ad essere rinchiusi in casa.
Ma la speranza.....

Comunque, davvero, ci sarebbe da perdere le giornata leggere le didascalie ed ammirare le immagini thread
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Old 21-12-2020, 12:26   #493
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Sembrano immagini meravigliose di un mondo che non c'è più se continuiamo ad essere rinchiusi in casa.
Ma la speranza.....

Comunque, davvero, ci sarebbe da perdere le giornata leggere le didascalie ed ammirare le immagini thread
Grazie.........


Però non hai risposto alle Domande che ci sono nel primo Post sull' Autunno
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Old 22-12-2020, 09:45   #494
giovanni69
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Difficile scegliere tra tante meraviglie ma personalmente...

08-Oct-2017 - Autumn park landscape in foggy weather, Russia

25-09-2020 - Australia - Autumn mist above Restormel Castle in Cornwall, England
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Old 22-12-2020, 12:02   #495
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Difficile scegliere tra tante meraviglie ma personalmente...

08-Oct-2017 - Autumn park landscape in foggy weather, Russia

25-09-2020 - Australia - Autumn mist above Restormel Castle in Cornwall, England
Concordo con le tue scelte

Anche se, mi piacciono molto le foto che fanno vedere il viale alberato e queste >


13-May-2017 - Glowing yellow autumn tree, Kebler Pass, Colorado, USA

15-Oct-2018 - Autumn on Sherando Lake Recreation Area in the George Washington National Forest, Virginia, USA

03-Nov-2020 - Autumn leaves falling to the ground


06-11-2020 - Australia - Chestnuts inside their husks

25-11-2020 - Stati Uniti - A grove of American elm trees at Central Park's Mall, New York City

17-12-2020 - Stati Uniti - Pine cones, Netherlands



In effetti la scelta non è facile
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Old 25-12-2020, 10:44   #496
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Merry Christmas





Oggi che è Natale 25 Dicembre 2020

un'immagine da Windows 10 SpotLight Images e una da DailyPic

per Augurare a tutti un Buon Natale .

Prima c'è l' immagine di Windows 10 SpotLight Images e poi quella di DailyPic

Le Descrizioni oggi sono in Rosso evidenziato, chiaramente




Windows 10 SpotLight Images


Christmas festive decoration on an european market


Se volete vederne altre di immagini Natalizie, andate qui >

https://windows10spotlight.com/search/christmas



DailyPic


DailyPic Stati Uniti 25/12/2020


Santa's giant sleigh and mailbox, Ilulissat, Greenland


La Descrizione la trovate qui > https://peapix.com/bing/33453



Descrizione che dice:

I grandi sogni richiedono una grande slitta

Per il giorno di Natale, abbiamo viaggiato per 217 miglia a nord del circolo polare artico fino a Ilulissat, in Groenlandia.

È la terza città più grande dell'isola, anche se in quasi tutte le altre regioni sarebbe considerata una piccola città: qui vivono solo 4.670 persone.

Fino a pochi anni fa, Ilulissat era una destinazione chiave per quella più importante corrispondenza festiva: migliaia di lettere inviate da tutto il mondo a Babbo Natale, Polo Nord, finirono per essere reindirizzate a questa gigantesca cassetta delle lettere.

Oggi la cassetta delle lettere si è spostata più a nord, a Uummannaq, sempre più vicino al magico domicilio del vecchio e allegro elfo.

Se oggi festeggi il Natale, speriamo che tu ne abbia uno allegro.

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Old 31-12-2020, 16:57   #497
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Happy New Year 2021

Happy New Year 2021

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Oggi 31 Dicembre 2020 è l' ultimo giorno dell' anno 2020 .

Domani entrerà il primo giorno dell' Anno Nuovo, 2021 .

Un augurio di ogni bene a tutti, che le cose possano milgiorare e andar bene per tutti .

Di seguito una serie di immagini, prese On Line, per augurare un Buon Inizio di Anno Nuovo, il 2021 .

Queste immagini, non hanno niente a che fare con le immagini pubblicate da W10 SpotLight Images, nè da DailyPic .

perchè questo tipo di immagini, non è neanche mai stato pubblicato .





























































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Old 01-01-2021, 13:22   #498
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Buon anno a tutti, chi vuole scaricare tutte le immagini di Bing dell'anno passato, può usare il link in fondo a questo articolo: https://www.windowsblogitalia.com/20...uri-buon-2021/

Ciao!
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Old 02-01-2021, 13:44   #499
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Ottimo intervento Styb

Eccoci nel 2021

Sarà un 2021, per questo Thread Ufficiale con delle Novità

Inizieremo tra pochi giorni sempre con una Località Italiana, ma...

da quest' anno andremo anche all' Estero

- sia con Windows 10 SpotLight Images,

- sia con DailyPic

- sia con gli screenshot presi quando si avvia il pc


Perchè anche per l' anno passato ci sono state delle immagini a dir poco spettacolari ma che non sono state postate nel Thread.........perchè non erano immagini dell' Italia..........

Da quest' anno 2021, si cambia

In più ci sarà un Post per il Nuovo Resizer, che sto usando già da quasi 6 mesi,

da usare per far dimagrire le immagini, come peso, non come dimensioni .



E ci saranno anche le Unique Images di DailyPic

Poi spiegherò.........

Ultima modifica di tallines : 04-01-2021 alle 18:24.
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Old 10-01-2021, 15:23   #500
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Castelvecchio

Verona

Northern Italy


Iniziamo il Nuovo Anno 2021 con un' immagine dell' Italia postata da Windows 10 SpotLight Images, l'ultimo giorno dell' anno passato ossia il 31 Dicembre 2020 .




Castelvecchio at sunset, Verona, Northern Italy


Veneto - Etimologia

- Dall'antico popolo preromano dei Veneti, chiamati anche Paleoveneti, antichi Veneti (per distinguerli dagli odierni abitanti del Veneto), Venetici,

Eneti (dal greco antico Ἐνετοί, chiamati così da Erodoto), citati da alcune principali figure storiche, tra cui: Cesare (Veneti dell'Armorica), Tacito e Plinio il Vecchio (Venedi);

la radice indoeuropea che è stata individuata all'origine di questo nome è wen, amare: quindi i Veneti sarebbero gli amati, gli amichevoli.


- Il nome deriva da quello dall'antico popolo dei Veneti.

Secondo alcune ipotesi il termine sarebbe legato alla radice indoeuropea wen con il significato di "desiderare" pertanto i Veneti si potrebbero definire i "desiderati".




I Tags per questa immagine, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 31-Dec-2020, sono:

Tags: ancient, architecture, bridge, castle, city, evening, fort, fortress, history, Italy, landmark, museum, outdoors, river


https://windows10spotlight.com/image...7192e9d6572282




Castelvecchio at sunset, Verona, Northern Italy



Verona

Della città di Verona, abbiamo già parlato nel post n.472 > https://www.hwupgrade.it/forum/showp...&postcount=472



Castelvecchio, sistema difensivo di Verona, veduta aerea



Castelvecchio (Verona)

Castelvecchio, originariamente chiamato castello di San Martino in Aquaro, è un fortino medievale situato nel centro storico di Verona attualmente adibito a sede dell'omonimo museo civico;

si tratta del più importante monumento militare della signoria scaligera.


Inizialmente la fortificazione era chiamata "castello di San Martino in Aquaro", denominazione derivata dalla preesistente chiesa che si collocava dove sarebbe poi sorta la cosiddetta "Corte d'Armi", la cui esistenza risaliva all'VIII secolo.

Il toponimo "Aquaro" può essere ricondotto sia alla vicinanza dell'Adigetto (acquario o canale), sia alla vicinanza di un ponte (quaro) che avrebbe superato lo stesso canale o il fiume Adige.

Il complesso assunse il nome di "Castel Vecchio" a seguito della costruzione di castel San Pietro da parte dei Visconti.




Il castello con il ponte fortificato che permetteva il collegamento tra le due sponde dell'Adige


L'edificazione del castello

La vicenda costruttiva del castello è complessa e prolungata nel tempo:

la complessità deriva, in generale, dall'importanza della sua posizione nell'organismo urbano e, in particolare, dal suo stretto legame, morfologico e funzionale, con la cinta urbana comunale eretta lungo l'Adigetto.

Non trascurabile è poi la presenza della porta urbica generata dall'antico Arco dei Gavi, inglobato nella medesima cinta muraria.

Un altro elemento dell'ipotetica configurazione originaria del castello può essere stata la costruzione voluta da Alberto I della Scala, nel 1298, delle "regaste",

la muraglia che doveva servire ad arginare l'Adige nella grande ansa fra le mura comunali e il borgo murato di San Zeno.

Le mura comunali, l'Adigetto, le mura di Alberto sulla riva fluviale,

delimitavano un impianto a forma di trapezio irregolare,
idoneo ad ampliare la difesa verso l'esterno, con un nuovo recinto murario destinato a divenire il caposaldo occidentale della cinta comunale.

Questo potrebbe essere il nucleo primigenio del castello alla fine del XIII secolo, oggi riconoscibile nel recinto a trapezio che contiene la Corte della Reggia e la Corte del Mastio.

L'intervento definitivo voluto da Cangrande II della Scala, riconducibile al 1354, configura un vero e proprio castello urbano:

sistemato il fortilizio preesistente a meridione della cinta comunale, che assunse le forme della residenza fortificata, a settentrione della stessa cinta fu costruito il grande recinto rettangolare della Corte d'Armi;

contemporaneamente fu edificato il ponte fortificato sull'Adige.

Il complesso fortificatorio fu portato a compimento nel 1376 da Antonio e Bartolomeo II della Scala, con la costruzione dell'alto mastio.

Il nuovo castello si trovava così tra la testata della cinta scaligera a destra d'Adige, presso la Catena superiore, e la testata della cinta a sinistra d'Adige, presso la porta San Giorgio.

L'essenza funzionale e architettonica della sua posizione è quella di costituire un elemento della difesa urbana inscindibile dal fiume, e nello stesso tempo predisposto a proiettare la sua azione oltre il fiume stesso.


Il ponte, a uso esclusivo del castello, serviva come via di fuga o di accesso per gli aiuti provenienti dalla Valle dell'Adige, evitando così che il fiume diventasse una barriera insuperabile.

Ma all'interno del complesso sistema difensivo urbano poteva servire per organizzare sortite in modo da operare tatticamente sulle opposte rive fluviali.

Il castello è stato pensato pertanto come fulcro dell'intero sistema difensivo, e la sua torre maestra come centro del controllo visuale della città, sia a sinistra sia a destra d'Adige, e del paesaggio circostante.


Durante la dominazione dei Visconti, che presero il posto per alcuni anni dei Della Scala, venne costruito il nuovo caposaldo difensivo di Castel San Pietro,

fatto che portò a una diminuzione della primaria funzione difensiva del castello di San Martino,

che tuttavia assunse importanza in relazione al nuovo sistema di attrezzature logistiche della Cittadella militare, l'ampio quadrangolo fortificato esteso a sud-ovest, tra la cinta comunale > click e la cinta scaligera > click, destinato anche all'accampamento delle milizie.

Questo spazio, completamente difeso da mura, era infatti in diretta comunicazione con Castelvecchio attraverso una strada coperta esistente tra la cinta comunale e l'antemurale.

Inoltre, sul coronamento della cinta comunale fu raddoppiata la merlatura, per ottenere un camminamento protetto dallo stesso castello fino a piazza Bra.


In epoca veneta il castello fu utilizzato come residenza del castellano e del cappellano, oltre che come caserma, arsenale d'artiglieria, armeria, polveriera e magazzino per le riserve alimentari.

Parte del mastio fu inoltre utilizzato come carcere, mentre un'altra residenza per il castellano fu sistemata nella Reggia scaligera.

Nel 1759 divenne invece sede del Veneto Militar Collegio, un istituito per la formazione di ingegneri da inquadrare in un corpo tecnico militare.

La nuova prestigiosa destinazione rese necessaria la sistemazione degli edifici esistenti nella corte meridionale e la costruzione di un nuovo edificio ortogonale alla Reggia.

Nella corte settentrionale permaneva invece l'acquartieramento dei soldati e il deposito dei materiali d'artiglieria, in fabbricati appositamente disposti nello spazio interno.




Castelvecchio, Verona, entrata



Fatto erigere attorno alla metà del XIV secolo dal principe Cangrande II della Scala, dopo l'anfiteatro Arena è il più grandioso ed imponente monumento della città.

Originariamente denominato Castello di San Martino in Aquaro, assunse il nome di Castello Vecchio quando un nuovo castello, ancora più grande ed imponente, venne fatto costruire dai Visconti sulla cima del colle di San Pietro.

Catelvecchio è una fortezza molto vasta, che colpisce per il suo aspetto imponente e per la sua forma decisamente militare,

accentuata dalle merlature che si susseguono lungo le mura e dalle sette torri angolari coperte, in cui l'antico uso residenziale è ancora oggi ben testimoniato dai resti dell'originaria decorazione a fresco visibile in alcune sale.

Venne FATTO ERIGERE TRA IL 1354 ED IL 1357 DA CANGRANDE II DELLA SCALA, che in un’epoca di guerre tumultuose volle trasferire la sua corte in un sicuro maniero.

Il complesso è costituito da due parti, divise dalle imponenti mura duecentesche.

Alla sinistra, venendo da via Roma, è presente la Reggia degli Scaligeri, protetta da uno stretto cortile a doppio ordine di mura.

Al centro svetta l'alta torre principale (Torre del Mastio)

da cui si slancia sul fiume il ponte fortificato Scaligero a tre arcate, che integra il sistema difensivo del castello, costituendo un magnifico esempio di ingegneria trecentesca.

Sul lato destro della struttura è presente un grande cortile di pianta rettangolare, originariamente destinato a piazza d'armi;

al centro è situata una curiosa fontanella a forma di cane, simbolo scaligero di fedeltà.

Varie ed alterne furono le vicissitudini del castello, spesso impiegato come fortezza.

Sotto la dominazione veneziana fu destinato ad arsenale e guarnigione;

durante l'occupazione napoleonica venne modificata la struttura e costruito il corpo di fabbrica lungo il fiume;

con gli austriaci fu utilizzato come caserma per le truppe di occupazione.


Durante i primi decenni del novecento Castelvecchio fu sottoposto ad un primo grande restauro e trasformato in museo (inaugurato nel 1923), prestigiosa sede delle civiche raccolte d'arte che precedentemente erano conservate a Palazzo Pompei.

NEL GENNAIO DEL 1944 OSPITO' IL PROCESSO DI VERONA con il quale vennero condannati a morte Galeazzo Ciano e i gerarchi fascisti che avevano fatto deporre Benito Mussolini, e sul finire della guerra venne danneggiato dai bombardamenti degli angloamericani.

Dal 1958 al 1964 la fortezza di Castelvecchio è stata oggetto di un nuovo restauro e di un riallestimento museale curato dal grande architetto veneziano Carlo Scarpa,

che con il suo intervento ha portato alla luce le strutture originarie ovunque fosse possibile, liberandole dalle aggiunte ed evidenziando le stratificazioni successive.

Un'opera di recupero in cui i materiali tipici della tradizione veronese, come le lastre in pietra di Prun, si alternano ai moderni acciaio e cemento, che sostengono e suturano le parti antiche.

Il risultato è un "capolavoro della museografia italiana, con soluzioni validissime e imitate a molti anni di distanza".

Oggi il castello ospita la sede del MUSEO CIVICO DI VERONA che è una delle maggiori raccolte d'arte italiane, con pinacoteca, galleria di sculture e biblioteca d'arte aperte al pubblico.

Periodicamente inoltre, al termine del normale percorso museale, vengono realizzate in sala Boggian delle interessanti esposizioni che mostrano alcune delle opere d'arte abitualmente conservate nei magazzini del castello stesso.




Castelvecchio, Verona, primo piano



La complessa disposizione planimetrica del castello è generata da più fasi costruttive, dalle trasformazioni e dai restauri succedutisi nel corso dei secoli nel tempo.

Se ne possono tuttavia distinguere tre parti principali:

- la cosiddetta "Corte della Reggia" scaligera, a meridione;

- la "Corte d'Armi", a settentrione;

- e a separare le due precedenti la cosiddetta "Corte del Mastio",

oggi assai trasformata a causa della rettifica tardo ottocentesca al profilo della rampa di accesso al ponte fortificato.

Tra la Corte del Mastio e la Corte d'Armi si erge un'alta cortina muraria merlata, imponente resto delle mura di epoca comunale edificate sull'Adigetto e preesistenti al castello.




La Torre dell' Orologio, I Camminamenti di Ronda e il Giardino Pensile



La cortina si estende dalla "Torre dell'Orologio" sino alla riva dell'Adige, presso il ponte.

Le diverse tessiture murarie e i diversi materiali in opera indicano l'evolversi delle fasi costruttive e le ricostruzioni:

alle estremità il muro è a blocchi grezzi di tufo, rimanenze dell'originaria edificazione della prima metà del XII secolo;

nella parte centrale, ricostruita dopo il crollo del 1239, la muraglia è invece a fasce alterne di ciottoli e laterizio;

verso la Torre dell'Orologio è invece visibile un tratto di muratura formato da grossi blocchi lapidei, recuperati da antichi edifici.

L'originaria Torre dell'Orologio, demolita dai soldati del generale Napoleone Bonaparte, si innalzava in posizione assai più sporgente sul corso prospiciente, quasi a contatto e a difesa dell'Arco dei Gavi, che fu inglobato nelle mura comunali dell'Adigetto e trasformato in porta urbana.




Sulla sinistra la torre-porta d'accesso e al centro, in parte nascosta dalla cortina, la residenza fortificata



Corte della Reggia

A meridione, la Corte della Reggia è caratterizzata da una conformazione planimetrica irregolare, a trapezio.

La residenza fortificata scaligera, collegata all'alto Mastio, era disposta solo lungo il lato adiacente alla riva dell'Adige

mentre l'altro corpo di fabbrica, a essa innestato in ortogonale e addossato alla cortina settentrionale della corte,

venne edificato nel Settecento per ampliare la sede del Veneto Militar Collegio (in epoca asburgica occupato dalla Scuola d'Artiglieria dello Stato Maggiore e poi dall'armeria),

edificio però gravemente manomesso tra il 1923 e il 1925, oggi irriconoscibile.

Una torre-porta, con ponte levatoio, si protende verso meridione dall'estremità della Reggia;

a est della stessa torre, lungo l'alveo dell'Adigetto, si innesta la cinta merlata, con apparecchio murario di ciottoli e laterizio, che circonda la corte a sud e a est, sino alla torre di levante, sul corso, che precede la Torre dell'Orologio.




La Corte d'Armi, da cui si può accedere al museo civico



Corte d'Armi

A settentrione si dispone il recinto merlato, quasi rettangolare, della Corte d'Armi, protetto sul perimetro esterno da un fossato asciutto e munito di quattro torri, merlate e coperte da tetto ligneo a padiglione.

Il grande recinto è chiuso a meridione, verso la Corte del Mastio, dall'alta cortina comunale attestata alla Torre dell'Orologio (quest'ultima completamente ricostruita durante i lavori di restauri avvenuti tra 1923 e 1925);

davanti alla medesima cortina è stato rimesso in luce l'originario fossato asciutto interno, completamente interrato già nel Sei-Settecento.

Nella cortina orientale, prospettante su corso Castelvecchio, è inserita in posizione intermedia un'ulteriore torre-porta con ponte levatoio.

Infine un ingresso secondario, anch'esso con ponte levatoio, è posto accanto alla torre d'angolo sul corso.

Il recinto si conclude sulla riva dell'Adige con la quarta torre, alla cui base si apre una piccola porta di sortita detta pusterla.

Sulle pareti di torri e cortine murarie si può osservare l'impiego omogeneo di paramenti murari laterizi;

il basamento, a profilo scarpato dal piano del fossato asciutto, è invece rafforzato e rivestito da blocchi squadrati, regolari, di pietra da taglio.

Nello spazio interno della corte è disposta, a ovest, a chiudere il fronte sull'Adige, e a nord, addossata alla cortina, l'ottocentesca caserma napoleonica, oggi irriconoscibile per la trasfigurazione del restauro stilistico del 1923-1926.

La caserma era una struttura casamattata, con possenti volte terrapienate, a prova di bomba.

Il piano terra era originariamente adibito a magazzini e laboratori per i materiali d'artiglieria;

al primo piano erano disposti invece gli alloggiamenti, disimpegnati da un ballatoio esterno.

Uno scalone a rampe contrapposte, appoggiato alla cortina comunale, portava al ballatoio e alla copertura, formata dal terrapieno a profilo di fortificazione, sul quale erano ordinate nove postazioni di artiglieria.

In epoca absburgica, prima che fosse edificato il nuovo Arsenale della Campagnola, gli edifici della Corte d'Armi furono adibiti ad arsenale d'artiglieria, e in seguito utilizzati come caserma d'artiglieria.




Mastio e ponte scaligero



Mastio > click e ponte fortificato

L'insieme del castello è dominato dall'alta mole del mastio che si erge sul fronte occidentale, in riva all'Adige, presso il ponte fortificato.

La sua figura è possente anche per l'aspetto dei paramenti murari, di laterizio, compatti e privi di distacchi o risarciture.

Ancora nel Settecento, sulla faccia orientale campeggiava la grande immagine, in affresco, del leone di San Marco, simbolo del dominio veneto.

In epoca asburgica la torre ospitò la stazione del telegrafo ottico militare, necessario per permettere la comunicazione con la rete di segnalazione istituita tra le fortezze del Quadrilatero.

Gli apparecchi segnalatori, diurni e notturni, collocati sulla copertura a terrazza, erano in collegamento con i corrispondenti apparati posti sulla Torre della Gabbia, a Mantova, e con quelli della torre telegrafica di Pastrengo, sul colle di San Martino.

Tangente alla base del mastio, il ponte fortificato scaligero a tre grandi archi diseguali supera il fiume, con l'audacissimo slancio dell'arcata maggiore, avente una luce di ben 48,69 metri.

Ricostruito dopo la rovina bellica operata dell’esercito nazista nel 1945, ancora oggi il ponte si impone all’osservatore come un capolavoro d’arte:

l’elemento funzionale della sicurezza militare, materializza nell’architettura un’opera di assoluto valore paesistico, capace, per sé stessa, di imprimere al paesaggio urbano un indimenticabile carattere.




Vista del Mastio dall'estremità del ponte scaligero



Il Mastio e la Reggia Scaligera

Dopo aver attraversato la porta del Morbio si accede al cortile della Reggia, dove si erge la mole del Mastio trecentesco (un’iscrizione murata all’ultimo piano ne attesta la data di completamento, 1376, da parte di Antonio e Bartolomeo della Scala).

Ne sono visitabili tre piani poiché i livelli superiori non sono aperti al pubblico.

In questa zona si concentrano una serie di percorsi verticali e orizzontali, destinati a connettere il Mastio con la Reggia costruita dagli Scaligeri per ragioni di sicurezza, in un’ area protetta e isolata.

Necessario per dare compiutezza al circuito museale, il collegamento è costituito da due passerelle sospese e sovrapposte:

due interventi incisivi, che si inseriscono nel tessuto murario di mattoni medievali con linguaggio e materiali contemporanei.

L’architetto amava progettare le scale e sa bene pure che la torre costituisce il blocco ascensionale del percorso;

al suo interno sistema una nuova scala di mattoni e pietra, foderandone le pareti con lastre di Prun rosa, intuendo l’antica tecnica di rivestimento di epoca scaligera.

Sottoposto recentemente (2010) ad una pulitura generale degli intonaci e degli elementi lapidei, questo spazio espone, oltre ad importanti campane (secoli XIV - XVI) un capitello gotico proveniente da via Nuova, l’attuale via Mazzini, il cui supporto cilindrico è stato disegnato da Arrigo Rudi, il principale collaboratore di Carlo Scarpa a Castelvecchio.

Dopo la scomparsa del maestro, Rudi ha completato la sala delle Armi (1989), situata al terzo livello del Mastio, e la sezione dei rinvenimenti Longobardi, nell’adiacente passaggio coperto.

Il restauro dell’ala della Reggia e di tre piani del Mastio rappresenta (è il caso di ricordarlo) la fase iniziale del complesso progetto scarpiano, iniziato nel 1958.

Allora gli ambienti trecenteschi della Reggia, appesantiti dalle decorazioni “in stile” degli anni Venti, apparivano falsi;

una delle prime, delicate operazioni fu il riconoscimento dei brani originali di affreschi e l’eliminazione delle false decorazioni, portando alla luce i lacerti decorativi originali.

I frammenti affrescati oggi risaltano sulle sfondo sobrio delle pareti finite ad intonaco a calce, per la pittura medievale, che spesso presenta colori intensi e superfici dorate.

Lasciando immutati i soffitti lignei e l’originaria distribuzione in un grande salone irregolare con quattro salette laterali,

l’architetto collega i due piani con una nuova ed essenziale scala lignea, sorretta da putrelle di ferro.

I nuovi pavimenti di marmo clauzetto al primo piano e legno al secondo piano sono contornati da uno zoccolo rialzato in pietra tenera, che sottolinea l’irregolarità degli spazi e risolve l’attacco tra piano orizzontale e pareti verticali.

Per l’allestimento di questa sezione, vengono messi a punto vari sistemi ostensori, adatti a differenti tipologie di opere:

- semplici mensole di tufo per i polittici gotici;

- blocchetti ancora di tufo per le croci stazionali;

- cavalletti (disegnati originariamente per il veneziano Museo Correr e qui riutilizzati)

- e aste di ferro, zavorrate alla base, per esporre capolavori come La Madonna della Quaglia di Pisanello e la Madonna del Roseto di Stefano (sala 9);

- aste rotanti, incernierate nei battiscopa, per alcuni dipinti che il visitatore può inclinare onde vederli con la giusta luce;

- semplici strutture di ferro per gli affreschi staccati.

Grande attenzione è dedicata alla definizione delle incorniciature, con la messa a punto di un sistema di “cornice a cassetta” che contiene l’opera in un telaio di legno foderato nel fondo e lungo i bordi interni con un tessuto colorato intonato al dipinto.

Tra tutte, si notino il frammento di Madonna con il bambino di Andrea da Murano (sala 15), dove la cornice scarpiana restituisce visivamente le dimensioni originali della tavola mutilata del volto della Madonna,

e le due Madonna con il Bambino di Giovanni Bellini, presentate in un passe-partout unico di velluto azzurro, che accosta i dipinti, impaginandoli sia nella parete sia in un inquadramento prospettico (sala 13).




Veduta del ponte dal Castelvecchio di Verona



Ponte di Castelvecchio

Il ponte di Castelvecchio, conosciuto anche come ponte scaligero, è un'opera infrastrutturale e militare situata a Verona lungo il fiume Adige, parte della fortezza di Castelvecchio è ritenuto l'opera più audace e mirabile del Medioevo veronese.

Il ponte venne realizzato tra il 1354 ed il 1356

sotto la signoria di Cangrande II della Scala,

con la funzione di assicurare alla costruenda rocca di Castelvecchio una via di fuga verso il Tirolo nel caso vi fosse stata una sommossa da parte di una delle fazioni nemiche interne alla città.

Il progettista ed esecutore del ponte non è conosciuto, tuttavia un documento del 1495 (quindi postumo di oltre un secolo rispetto alla sua costruzione) sembra indicare come autore un certo Guglielmo Bevilacqua, protagonista, tra l'altro, di una leggenda raccolta dal cronista Girolamo Dalla Corte nella sua Historia di Verona:

si racconta infatti che Cangrande II della Scala donò al Bevilacqua una spada ritenuta di san Martino, fino a quel momento custodita nell'omonima chiesa, edificio che a quei tempi sorgeva all'interno delle mura di Castelvecchio.

Alcuni studiosi hanno invece ipotizzato, basandosi sulle analogie tra questo ponte e quello detto delle Navi, una comune paternità, da attribuire quindi a Giovanni da Ferrara e Giacomo da Gozo.

La robustezza della struttura consentì al ponte di passare indenne cinque secoli di storia

fino a quando, nel 1802, i francesi, che occuparono Verona a seguito del trattato di Lunéville,

mozzarono la torre sul lato campagna ed eliminarono le merlature, come già precedentemente fatto per le altre torri del castello, per potervi così alloggiare le batterie di cannoni, usate poi durante le note vicende delle Pasque veronesi.

Infine il ponte venne fatto saltare il 24 aprile 1945 dai soldati tedeschi in ritirata verso la Germania, insieme a tutti gli altri ponti della città, compreso l'ancora più antico ponte Pietra.




Castelvecchio, uno scorcio del ponte scaligero e delle mura



Nell'immediato dopoguerra si decise di ricostruirlo insieme ad altri importanti monumenti della città perduti nel corso della seconda guerra mondiale.

Sostenuta dall'opinione pubblica e considerato che almeno le pile si erano in parte conservate nonostante le violente esplosioni, la Soprintendenza di Verona, nella persona di Piero Gazzola, decise di ripristinare la situazione precedente all'esplosione piuttosto che realizzare un ponte ex novo.

Per il progetto di ricostruzione, Piero Gazzola si avvalse della collaborazione dell'ingegnere Alberto Minghetti per la parte tecnica e dell'architetto Libero Cecchini per la parte artistica.

I primi lavori iniziarono alla fine del 1945 e videro lo sgombero dell'alveo del fiume Adige dalle macerie, mentre nella seconda fase, iniziata nel 1949, i conci di pietra rinvenuti integri vennero ricollocati nella loro posizione originale,

grazie alla documentazione fotografica e al rilievo realizzati poco prima della distruzione del ponte stesso.

Inoltre, grazie allo studio dei cromatismi della pietra, si poté risalire alla cava da cui vennero estratti i blocchi in età medievale, situata nel territorio di San Giorgio di Valpolicella, da cui vennero così cavate le nuove pietre che avrebbero sostituito le originali danneggiate.

Il laterizio originale, costituito da terre diverse e di dimensioni diseguali, proveniva invece da diverse fornaci, si decise quindi di procurarsi quello nuovo dai cantieri di edifici in demolizione e da diverse fornaci veronesi e mantovane.

I lavori di restauro terminarono solamente il 20 luglio 1951.




Ponte di Castelvecchio, particolare dell' interno



Il ponte, appartenente al complesso di Castelvecchio, risulta essere un'opera ardita per il periodo in cui venne costruita,

con l'arcata destra avente una luce di addirittura 48,69 metri,

mentre le due arcate minori hanno luci di 29,15 e 24 metri .


L'arcata maggiore è da alcuni studiosi considerata addirittura la più grande in Europa al tempo della sua costruzione,

e aveva una dimensione utile ad agevolare il passaggio delle imbarcazioni.

Il diverso dimensionamento dell'ampiezza degli archi e della mole dei piloni è da ricondurre ad uno studio della diversa distribuzione delle correnti in questo meandro del fiume;

questo disegno particolare del ponte, ideato da un punto di vista prettamente funzionale e strutturale, ha comunque determinato una soluzione figurativa gotica e inedita.

Il basamento dei piloni e le ghiere degli archi, quindi la parte inferiore della struttura, sono in pietra,

mentre la parte rimanente del ponte è in cotto, materiale che caratterizza tutti i monumenti medievali veronesi.

I due piloni a base pentagonale, rostrati verso monte per facilitare lo scorrimento delle acque dell'Adige, sono estremamente massicci, ed il maggiore era arricchito da quindici capitelli corinzi e da frammenti di bassorilievi romani.

Il percorso lungo il ponte, lungo oltre centoventi metri e largo oltre sei,

è difeso da mura merlate a coda di rondine, con camminamenti e feritoie,

oltre che dall'imponente mastio verso città e da una torre, mozzata dai francesi nell'Ottocento, verso campagna




Museo di Castelvecchio, Affreschi trecenteschi nelle sale interne della Reggia



Museo civico di Castelvecchio


Il museo di Castelvecchio, uno dei più importanti musei della città di Verona, venne restaurato e allestito con criteri moderni tra il 1958 e il 1964 da Carlo Scarpa, di cui divenne uno degli interventi più completi e meglio conservati.

Esso si distribuisce in circa trenta sale e in relativi settori:

- il cortile d'accesso ospita un lapidario medievale;

- le sale d'accesso al pianterreno costudiscono epigrafi di età altomedievale e romanica e sculture veronesi del XIV e XV secolo;

- le sale della Reggia presentano affreschi staccati, dipinti del Medioevo e del primo Rinascimento, sculture e gioielli trecenteschi (tra cui opere di Pisanello, Bellini, Carpaccio, Mantegna e Rubens);

- nel mastio si trova la sala delle armi antiche;

- il livello superiore dell'ala napoleonica presenta tele di grandi dimensioni di artisti veronesi e veneziani dal XVI al XVIII secolo (tra cui Tintoretto e Paolo Veronese);

- l'ultima sala, infine, è dedicata alle opere di artisti del XVIII secolo (tra cui Giambattista Tiepolo).

In un punto particolarmente importante del percorso è inoltre collocata, su un supporto sopraelevato, la statua equestre di Cangrande della Scala,

opera del XIV secolo che fu rimossa dalla sua posizione originale, presso le Arche scaligere, per poterla meglio conservare.





La statua equestre di Cangrande riposizionata dalla sua collocazione originale a seguito del restauro operato dal noto architetto Carlo Scarpa


Per finire in bellezza, tre filmati molto interessanti:

- uno sul castello di Castelvecchio

- uno sul Museo Civico di Castelvecchio


- e uno sempre sul Museo di Castelvecchio, dell' Architetto veneziano Carlo Scarpa >

Carlo SCARPA - Castelvecchio Museum

Ultima modifica di tallines : 10-01-2021 alle 15:57.
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