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Old 25-10-2020, 14:26   #481
tallines
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Windows 10 SpotLight Images

Gran Sasso

Calascio, L’ Aquila district

Abruzzo, Italy



Prima eravamo in Toscana, poi in Veneto, adesso andiamo di nuovo giù, in Abruzzo questa volta .


Il 22 Ottobre 2020, Windows 10 SpotLight Images ha pubblicato un' immagine riguardante la Regione Abruzzo




Top of Gran Sasso mountain at sunset, Calascio, L’Aquila district, Abruzzo, Italy



Il Gran Sasso

Il Gran Sasso d'Italia (o semplicemente Gran Sasso) è il massiccio montuoso più alto degli Appennini, situato interamente in Abruzzo, nella dorsale più orientale dell'Appennino abruzzese, al confine fra le province di L'Aquila, Teramo e Pescara.

Composto da diversi e adiacenti gruppi montuosi e compreso tra

i Monti della Laga a nord-ovest (da questi separato dall'alta Valle del Vomano e la Strada statale 80 del Gran Sasso d'Italia che l'attraversa),

il teramano a nord-est, l

a piana di Assergi e la Conca Aquilana a sud-ovest,

la Piana di Navelli e la Valle del Tirino a sud,

le Gole di Popoli a sud-est,

è un'area ambientale tutelata con l'istituzione del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

e su di esso ricadevano la Comunità montana Gran Sasso e la Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli.




Top of Gran Sasso mountain at sunset, Calascio, L’Aquila district, Abruzzo, Italy


I Tags per questa immagine, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 22-Oct-2020, sono:

Tags: clouds, fog, Italy, landscape, mountain, mountains, national park, nature, outdoors, sky, snow, summit, sunset, winter

https://windows10spotlight.com/image...3e98fd1050bcc1




Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga



Origine del nome

Chiamato dagli antichi Romani Fiscellus Mons (Monte Ombelico) per la sua posizione centrale nella penisola italiana (Catone, Plinio, Silio Italico),

questo massiccio montuoso era denominato nel Medioevo Monte Corno, dizione che serviva ad indicare sia il Corno Grande sia – per estensione – l'intera catena.

Secondo il celebre geografo Roberto Almagià, la denominazione "Gran Sasso" è molto tarda e risalirebbe addirittura al Rinascimento.

Per questo autore, il primo abbozzo del toponimo è da ricercarsi in un poemetto del 1636 scritto da Francesco Zucchi di Montereale,

in cui si fa riferimento al massiccio come al «Sasso d'Italia».

Il primo documento in cui entrambe le denominazioni compaiono senza possibilità di equivoco è la "Carta topografica del Contado e della diocesi dell'Aquila" (seconda metà del XVIII secolo), nella frase:

«Monte Corno overo Gran Sasso d'Italia».

A dare conferma alle parole dell'Almagià sembra essere la consuetudine delle popolazioni locali che, ancora oggi, nei paesi che circondano la montagna, fanno riferimento al massiccio utilizzando il toponimo "Monte Corno".


Il massiccio del Gran Sasso risulta popolato da almeno 100.000 anni:

frammenti del femore di un uomo di Neandertal di circa 14 anni di età, vissuto 80.000 anni fa durante il Paleolitico, sono stati trovati nella zona di Calascio,

in alcune anguste cavità rocciose, chiamate "Grottoni", a quota 670 m s.l.m. (si tratta dei resti del più antico Neandertal ritrovato in Abruzzo).

Negli anfratti rocciosi c'erano anche schegge ossee di molti differenti animali, il che fa supporre che le specie cacciate fossero numerose:

il lupo, il leopardo, il cavallo, la iena delle caverne, e finanche i topi e le lucertole, mentre tra gli ungulati, prede privilegiate erano il cervo, il camoscio, il capriolo ed il bue ancestrale.

Frammenti di carbone e scaglie di selce hanno consentito di ricostruire le abitudini di questi Neandertal;

essi macellavano le prede nelle grotte e le consumavano crude o le arrostivano su fuochi di legno di ginepro e di abete;

ricavavano le punte delle lance dalle rocce del Monte Scarafano e del Monte Bolza.


Reperti ritrovati a Campo Pericoli attestano che, in Età del bronzo, i cacciatori preistorici traversavano il territorio da Campo Imperatore a Campo Pericoli attraverso i valichi della Portella e della Sella dei Due Corni.




Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga - I due Corni in veste invernale, visti dal versante teramano




In quest'epoca (XIII-XI secolo a.C.) vi era certamente un insediamento di cacciatori-raccoglitori nella zona di Rocca Calascio come dimostrano resti di ceramiche rinvenuti in loco ed una punta di freccia, in bronzo, con due fori, considerata, ancora in anni recenti (2000), unica in Italia.

Scavi effettuati nella Grotta a Male, a 2 km da Assergi, confermano la permanenza stanziale dell'uomo in quest'area nell'Eneolitico e nell'Età del Ferro.

I numerosi passi che mettono in comunicazione il versante teramano con quello aquilano favorirono, fin dalla preistoria, un intenso scambio commerciale fra l'economia prevalentemente agricola del versante settentrionale e quella basata sulla pastorizia del versante meridionale.

In epoca storica, vi sono testimonianze di un intenso sfruttamento di Campo Imperatore come pascolo.

Dopo la ricompattazione del Sud Italia operata dai Normanni, in questa zona vennero aperti numerosi tratturi,

cioè vie di transito per la transumanza delle bestie, utilizzati dai pastori per condurre le mandrie ai pascoli del Tavoliere delle Puglie prima dell'arrivo dei rigidi mesi invernali.

Un altro, interessante, commercio che è stato presente nel territorio, e di cui si ha certezza che fosse già praticato nel XVI secolo, è lo sfruttamento della neve.

Questa, ricavata da nevai presenti in quota, veniva stoccata in pozzi profondi anche 20 metri ed utilizzata d'estate per la produzione di sorbetti e per usi medicali.

Il commercio della neve era regolamentato dai comuni, che stabilivano apposite tariffe per le concessioni demaniali, e che stilavano anche tabelle di valutazione del prodotto.

La neve, principalmente, veniva distinta in "nera",

il che significava che era stata raccolta nei dintorni dei paesi, quindi senza garanzia di purezza;

e in "candida", denominazione che indicava la provenienza dalle zone di alta montagna.

Questo tipo di attività commerciale è perdurato fino agli inizi del Novecento.


Ricadono nel territorio del massiccio del Gran Sasso numerosi comuni delle province dell'Aquila, Teramo e Pescara, tra cui:

L'Aquila
Castel del Monte
Calascio
Santo Stefano di Sessanio
Castelvecchio Calvisio
Carapelle Calvisio
Barisciano
Ofena
Villa Santa Lucia
Pizzoli
Fano Adriano
Pietracamela
Isola del Gran Sasso d'Italia
Castelli
Farindola
Crognaleto




Parco Nazionale Gran Sasso, Rocca Calascio, Abruzzo



Calascio e la Rocca di Calascio

Calascio è un comune italiano della provincia dell'Aquila in Abruzzo.

Faceva parte, fino al 2008, della Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli.

Il territorio del comune rientra nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga costituendone di fatto una delle porte di accesso nella sua parte meridionale.

Estremamente pittoresco il sottostante borgo di Rocca Calascio.





Parco Nazionale Gran Sasso, Rocca Calascio, Abruzzo


Rocca Calascio

Rocca Calascio è una rocca situata in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, nel territorio di Calascio, ad un'altitudine di 1.460 metri s.l.m.

Di origine medievale, è conosciuta per la presenza del castello, tra i più elevati d'Italia, considerato uno dei simboli dell'Abruzzo.

La rocca, baricentrica tra l'altopiano di Campo Imperatore e quelli sottostanti di Navelli e del Tirino,

è inserita in un contesto di grande valore paesaggistico e ricompresa nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga di cui costituisce una delle principali mete turistiche.
Restaurata e consolidata sul finire del XX secolo, è stata più volte set cinematografico per pellicole nazionali ed internazionali ed è oggi importante meta turistica.




Parco Nazionale Gran Sasso, Rocca Calascio, il Castello, veduta aerea



Il Castello

Il castello, che domina la valle del Tirino e l’altopiano di Navelli a poca distanza dalla piana di Campo Imperatore, è situato su un crinale a 1.460 metri d’altezza, in una posizione molto favorevole dal punto di vista difensivo ed era utilizzato come punto d’osservazione militare in comunicazione con altre torri e castelli vicini, sino all’Adriatico.

La struttura, interamente in pietra bianca a conci squadrati, si compone di un maschio centrale, probabilmente preesistente, di una cerchia muraria merlata in ciottoli e quattro torri d’angolo a base circolare fortemente scarpate.

L’accesso avviene attraverso un’apertura sul lato orientale posta a circa cinque metri da terra, cui si accede attraverso una rampa in legno, originariamente retrattile, poggiata di mensole in pietra.

Il castello, danneggiato dal terremoto del 1703, è stato soggetto a una serie di restauri conservativi tra il 1986 ed il 1989 volti a risanare la struttura e a consentirne il recupero architettonico-funzionale, ed è oggi fruibile gratuitamente ai visitatori.





Scorcio del borgo medievale


Il borgo

Il borgo, situato a sud-ovest rispetto al castello, lungo il sentiero che da Santo Stefano di Sessanio porta all’abitato di Calascio, compone con esso un unico organismo fortificato.

Il suo sviluppo è legato alle modeste dimensioni del castello e all’esiguità di uomini che riusciva ad ospitare,

oltre che alla necessità di salvaguardare la popolazione dagli assalti di invasori e pirati.

Il collegamento con il castello avveniva attraverso un ponte levatoio in legno, oggi sostituito da una semplice rampa.

Può essere distinto in due parti,

una originaria adiacente al castello

ed una posta più a valle e più recente.

La parte alta venne praticamente abbandonata già in seguito alle distruzioni causate dal terremoto del 1703 ed è oggi in forma di rudere;

la parte bassa era invece abitata sino al primissimo dopoguerra ed è stata sottoposta negli anni a numerosi restauri conservativi.

Accanto a forme di restauro, per così dire “pubbliche”, vanno segnalati anche interventi di semplici appassionati della montagna abruzzese che hanno contribuito con i loro interventi al recupero del sito.



La chiesa di Santa Maria della Pietà

Nelle vicinanze della rocca, sul sentiero che porta a Santo Stefano di Sessanio,

si trova la chiesa di Santa Maria della Pietà,

un piccolo tempietto eretto tra il XVI ed il XVII secolo sul luogo dove, secondo la legenda, la popolazione locale ebbe la meglio su una banda di briganti.

Altre fonti dicono sia stata costruita nel 1451 forse su disegni del Bramante.

La chiesa, probabilmente fondata su una preesistente edicola rinascimentale, presenta una struttura esterna a pianta ottagonale con un ambiente adibito a sacrestia appoggiato a una delle facciate ed una cupola ad otto spicchi.

L’interno, articolato su un sistema di paraste tuscaniche, presenta un dipinto raffigurante la Vergine miracolosa ed una scultura di San Michele armato.

La chiesa, oggi adibita a semplice oratorio, è meta di fedeli e devoti.




Gran Sasso mountain, Rocca Calascio, Abruzzo, at sunset


Set cinematografico

A partire dagli anni ottanta del XX secolo il comprensorio aquilano del Gran Sasso ed in particolare la rocca di Calascio sono stati utilizzati some ambientazione per numerosi film.

Il primo e principale lungometraggio girato è LadyHawke (USA, 1985) in cui la rocca (allora non ancora restaurata) era il rifugio dell’eremita impersonato da Leo McKern.

L’anno successivo venne ambientato nella rocca Il nome della rosa (FRA-GER-ITA, 1986) con Sean Connery,

mentre successivamente sono stati ambientati Il viaggio della sposa (ITA, 1997) e L’orizzonte degli eventi (ITA, 2005).

Rocca Calascio è stato anche set di alcune serie televisive, tra cui le produzioni della Rai La Piovra 7 - Indagine sulla morte del commissario Cattani (Italia, 1995) e Padre Pio (Italia, 2006).

La rocca è visibile anche in alcune scene del film The American (USA, 2010) con George Clooney,

interamente girato nella provincia dell’Aquila, in particolare tra Castel del Monte, Calascio e Castelvecchio Calvisio.




Gran Sasso mountain, Rocca Calascio, Abruzzo, at sunset



Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Abruzzo, Italia

Il Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga è un parco nazionale istituito nel 1991

ed è uno dei tre parchi nazionali presenti in Abruzzo oltre ad essere la terza riserva naturale protetta più grande d'Italia per estensione territoriale,

situato per la maggior parte in Abruzzo (provincia dell'Aquila, Teramo e Pescara)

ed in misura minore nelle zone adiacenti del Lazio (Rieti) e delle Marche (Ascoli Piceno).




Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet” nel Parco Nazionale del Gran Sasso


Coi suoi 150.000 ettari di estensione, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è uno dei parchi più grandi d’Italia.

Istituito nel 1991, interessa marginalmente anche il Lazio e le Marche.

La parte abruzzese copre le province di Teramo, L’Aquila e Pescara e 41 comuni.

Il suo territorio ha caratteri prettamente montani, dagli scenari quasi alpini, ed è costituito da due distinti gruppi montuosi:

il massiccio del Gran Sasso d’Italia

e il gruppo ad esso soprastante, i Monti della Laga.

Il Gran Sasso è la montagna d’Abruzzo per eccellenza, con la maestosità delle sue vette, le più alte dell’Appennino, che culminano nel Corno Grande (2.912 m s.l.m.), nel Corno Piccolo, nel Pizzo d’Intermesoli e nel Monte Camicia.

Ospita il ghiacciaio del Calderone, l’unico dell’Appennino nonché il più meridionale d’Europa,

ed è affiancato a sud dall’altopiano di Campo Imperatore,

una sterminata landa carsica d’alta quota (fra i 1.600 e gli oltre 2.000 metri s.l.m.) di una bellezza mozzafiato,

quanto di più simile al Tibet possa trovarsi in Europa.


Nel Parco vivono circa 2.300 specie vegetali superiori, oltre un quinto dell’intera flora europea, e più di un terzo del patrimonio floristico italiano.

La vegetazione include le faggete sulla Laga (con abete bianco) e sul versante teramano del Gran Sasso, pascoli a Campo Imperatore e sul Voltigno e magnifiche fioriture d’alta quota.

Non manca poi la grande fauna, in particolare quella delle specie di rilevante interesse naturalistico.

Tra queste il camoscio d’Abruzzo, reintrodotto nel 1992 e oggi presente con oltre cento individui;

il lupo appenninico, con una popolazione di oltre trenta esemplari.

Di recente ha fatto la sua ricomparsa anche l’orso bruno marsicano, a riprova del forte impegno profuso dall’Ente Parco nella tutela e nella valorizzazione di un territorio straordinario e unico.




Parco Nazionale Gran Sasso



Gli aspetti naturalistici non sono l’unica attrattiva di questo Parco, che anzi si caratterizza per una comunione fra natura e presenza umana.

Ne sono testimonianza gli innumerevoli, antichi e splendidamente conservati paesi e castelli disseminati nel suo territorio:

sul versante teramano, innanzitutto i piccoli borghi medievali fra i boschi della Laga e gli eremi della Montagna dei Fiori,

lo splendido centro rinascimentale di Campli,

Civitella del Tronto con la sua possente fortezza,

gli spettacolari ruderi di Castel Manfrino affacciato sulle gole del Salinello,

i castelli medievali di Castel di Luco e Piano di Roseto, Castelli con le botteghe della nota e pregiata ceramica e l’oratorio di San Donato,

i deliziosi centri storici di Isola del Gran Sasso, Cortino, Valle Castellana, Tossicia, Pietracamela;

sul versante aquilano, Campotosto col suo grande lago,

L’Aquila con i suoi splendidi musei e monumenti,

e poi gli antichi centri storici del Gran Sasso, con la loro atmosfera medievale intatta:

Assergi, Barisciano, Santo Stefano di Sessanio, Calascio con la sua splendida Rocca, Castelvecchio Calvisio e Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Ofena.

Sul versante pescarese, ripidamente digradante verso le colline e il mare, la torre di Forca di Penne domina i due versanti, marino e montano, ai suoi piedi Farindola, col suo notissimo formaggio pecorino.




Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, il Camoscio d' Abruzzo
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Old 02-11-2020, 19:29   #482
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Windows 10 SpotLight Images

Pasture with alpine hut

Dolomites, Alps,

Trentino-Alto Adige, Italy



Con l' immagine dell' Italia, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images il 01 Novembre 2020, torniamo verso Nord .


Ci troviamo nelle Dolomiti, Alpi, del Trentino-Alto Adige, andando a vedere un pascolo con una tipica malga alpina della zona .





Pasture with typical alpine hut, Dolomites, Alps, Trentino-Alto Adige, Italy



Delle Dolomiti abbiamo già parlato nel primo post di questa pagina, il post n. 441 > https://www.hwupgrade.it/forum/showt...php?p=46819132



Alpi

Le Alpi sono la catena montuosa più importante d'Europa, situata a cavallo dei confini di Italia, Francia, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria, Slovenia e Ungheria:

separano l'Europa centrale da quella meridionale e racchiudono la regione geografica italiana, comprendendo al loro interno le vette più alte del continente europeo,

tra cui il Monte Bianco, che con i suoi 4.810 m d'altezza è la montagna più alta della catena, d'Italia, di Francia e in generale del continente.

Il toponimo deriva dal latino Alpes, che può significare "pietra", "collina", "montagna", "bianco".

Si chiamano in francese Alpes,

in occitano Aups/Alps,

in tedesco Alpen,

in romancio Alps,

in sloveno Alpe,

in friulano Alps.

Sesto Pompeo Festo nel suo Primo Libro attesta che il nome deriva da albus (bianco) che i Sabini pronunciavano alpus e indicava il colore sempre bianco della catena innevata anche durante la stagione estiva


Alcuni tratti della catena alpina sono detti "Prealpi";

si tratta dei rilievi montuosi periferici, tipicamente meno alti e posti a contorno della fascia mediana e più elevata delle Alpi.

Si estendono sia sul versante esterno, sia su quello interno o italiano.

Tutti i criteri più comuni di suddivisione della catena, al di là delle differenti denominazioni e di piccole variazioni di estensione, concordano sull'identificare questi settori prealpini:

Prealpi di Provenza,

Prealpi del Delfinato,

Prealpi di Savoia,

Prealpi Lombarde,

Prealpi Venete,

Prealpi Carniche e

Prealpi Giulie
.




Pasture with typical alpine hut, Dolomites, Alps, Trentino-Alto Adige, Italy



I Tags per questa immagine pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 01-Nov-2020, sono:

Tags: autumn, dusk, fall, huts, Italy, landscape, mountains, nature, outdoors, pasture, sunset, village

https://windows10spotlight.com/image...db49dc63040718




Italia, le Alpi in Trentino-Alto Adige



Alpi italiane


Le Alpi italiane sono la parte della catena montuosa alpina che si estende nel territorio italiano, su una lunghezza di circa 1200 km ed una superficie di circa 51941 km²,

pari al 27,3% della superficie totale delle Alpi, comprendendo circa una ventina di sezioni, raggruppate tradizionalmente in tre grandi settori:

Alpi occidentali, centrali ed orientali.

Caratterizzano il territorio di sette regioni dell'Italia settentrionale:

Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia,

incidendo profondamente sul modo di vivere, sulle tradizioni, sull'economia

(Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige, in particolare, hanno il loro territorio completamente compreso nell'area alpina).

Formano un grande arco con concavità a sud, che racchiude la Pianura Padana e segna per lunghi tratti il confine tra Italia e Francia, Svizzera, Austria e Slovenia;

costituisce da sempre, in tal modo, il tramite tra le culture mediterranee e quelle dell'Europa centrale, fungendo nei secoli a volte da barriera, altre volte da luogo d'incontro.

La vetta più alta delle Alpi italiane, confinante con la Francia, è il Monte Bianco (4808 m); è nel settore delle Alpi Graie, nelle Alpi occidentali.

Il Monte Bianco, con i suoi 4.808 m d'altezza, è anche la montagna più alta di tutte le Alpi e d'Europa.

Delle ventitré vette alpine che superano i 3.500 metri di altitudine,

dodici sorgono nelle Alpi italiane, a volte interamente in territorio nazionale, a volte sulla linea di confine




Trentino-Alto Adige



Trentino-Alto Adige

Questa regione ha due nomi perché è composta da due regioni distinte:

la parte meridionale è il Trentino


che prende il suo nome dal capoluogo, cioè Trento, dal latino Tridentum (antico municipio)


e la parte settentrionale Alto Adige,

chiamata così perché è situata nel bacino del corso superiore di questo fiume.


Sud Tirolo è il nome tedesco dell’Alto Adige perché fino al 1918 questa regione faceva parte del territorio austriaco del Tirolo.

Successivamente la regione si chiamò Venezia Tridentina fino al 1948, anno in cui prese il nome attuale.

Il Trentino Alto Adige è una regione interamente montuosa.

Essa comprende tutto il bacino montano del fiume Adige che nasce nella regione e poi prosegue il suo tragitto in Veneto.




Italy, Mountains, Dolomites in Trentino-Alto Adige



Imponenti catene montuose caratterizzano le zone di questa regione.

In Trentino Alto Adige troviamo moltissime montagne che superano i 3.000 metri di altitudine.



A Nord la regione è chiusa dalle Alpi Atesine, appartenenti alle Alpi Orientali, che comprendono le Alpi Venoste e le Alpi Aurine.

Nelle Alpi Atesine si trova la Vetta d'Italia, il punto più settentrionale del nostro paese.

A sud troviamo le Alpi Retiche meridionali (Adamello, Ortles , Cevedale e il gruppo del Brenta).

Ai confini con la Lombardia si trovano le Alpi Retiche Meridionali

e ai confini con il Veneto si trovano le Dolomiti.

Nel limite meridionale del Trentino Alto Adige vi è una fascia prealpina.

Ad est il massiccio delle Dolomiti è costituito da un tipo di roccia biancastra ricca di magnesio e di calcio.

I gruppi montuosi del Pasubio e dei monti Lessini, fanno parte delle Prealpi.

La Valle dell’Adige si chiama Val Venosta nella parte altoatesina

e Val Lagarina nel Trentino, ed è ricca di frutteti e vigneti





Monte Ortles visto dal Lago di Resia



Monti del Trentino-Alto Adige:


Ortles (m 3.905) - Alpi Retiche Meridionali

Cevedale (m 3.769) - Alpi Retiche Meridionali

Palla Bianca (m 3.736)
- Alpi Atesine

Monte Similàun (m 3.602) - Alpi Atesine

Gran Pilastro (m 3.510) - Alpi Atesine

Adamello (m 3.554) - Alpi Retiche Meridionali

Pizzo dei Tre Signori (m 3.499) - Alpi Atesine

Marmolada (m 3.342) - Dolomiti

Sassolungo (m 3.181) - Dolomiti

Cima Tosa (m 3.173) - Dolomiti

Gruppo del Sella (m 3.151) - Dolomiti

Catinaccio (m 3.004) - Dolomiti

Vetta d'Italia (m 2.911) - Alpi Atesine

Latemar (m 2.846) - Dolomiti





Passo dello Stelvio, Alpi Retiche, Trentino-Alto Adige, importante collegamento tra Valtellina e val Venosta



Passi o valichi del Trentino-Alto Adige:

Passo di Resia - collega con l'Austria

Passo del Brennero - collega con l'Austria

Passo di Dobbiaco - collega con l'Austria

Passo dello Stelvio - collega con la Lombardia

Più moti altri, che trovate sotto >

Valichi della provincia di Bolzano > click

Valichi della Provincia di Trento > click

Il Passo dello Stelvio è il passo più elevato d'Europa (m 2757) .




Val di Fiemme, Dolomiti, Trentino-Alto Adige



Valli del Trentino-Alto Adige:

La valle principale è la valle dell'Adige che si sviluppa da Merano a Rovereto passando per Bolzano e Trento.

Altre valli trentine sono la valle di Primiero, la val di Cembra, la val di Fassa,

la val di Fiemme, la Vallagarina, la valle dei Laghi, la valle di Ledro, la valle dei Mocheni,

la val di Sole, la Val di Non (che si estende sia in Trentino sia in Alto Adige),

la Val Rendena, la Valle delle Giudicarie (Valle del Chiese) e la Valsugana.

Sono invece altoatesine la val Passiria, la val Martello, la valle Isarco, la val Gardena, la val Pusteria, la val Badia e la val Venosta

La val Monastero si estende in Trentino-Alto Adige e nel cantone svizzero dei Grigioni.




Una Malga in Trentino-Alto Adige



La Malga alpina

Le malghe sono dei pascoli alpini, costituiti da costruzioni rustiche di pietre e di legno adibita ad abitazione per i pastori nel periodo estivo, comprendente anche la stalla per le bestie e la casera per la lavorazione del latte .

Il malghese, detto anche casaro, è colui che accudisce gli animali in Alpeggio .

L'alpeggio è l'attività agro-zootecnica che si svolge in montagna durante i mesi estivi .

L’attività di allevamento si svolge in fasi diverse:

– la salita in alpeggio a maggio/ giugno

– Il ritorno in pianura a settembre, chiamato “Transumanza”

I pascoli alpini ospitano specialmente bovini, che vivono in condizioni ambientali privilegiate, la qualità dell’aria e la luce del sole, i pascoli verdi di montagna e l’attività che li mantiene in piena salute, fanno sì che i bovini d’alpeggio crescano sani, pienamente a contatto col verde e immersi nella propria natura.

In Italia l' Alpeggio, si svolge tra un'altitudine minima di 600 m s.l.m. e una massima di 2500-2700,

inizia con la monticazione, cioè la salita sull'alpe,

che avviene tra la fine di maggio e la metà di giugno

e termina con la demonticazione, cioè la ridiscesa in pianura che avviene a fine settembre.

L'alpeggio passa attraverso varie fasi (tramuti) che si identificano con pascolo e strutture poste a diversa altezza sulla stessa montagna .




Malga Fane, la Malga più bella del Trentino-Alto Adige



Le malghe sono delle abitazioni caratteristiche del Trentino Alto Adige che si trovano nelle zone più alte delle montagne.

Sono caratteristiche costruzioni in pietra immerse nel verde delle radure alpine e sono adibite all’alpeggio.

Quest’ultimo si svolge in montagna durante i mesi estivi e inizia con la monticazione, cioè la salita del bestiame sull’alpe tra la fine di maggio e la metà di giugno,

e termina con la demonticazione, cioè la ridiscesa in pianura a fine settembre.




Mucche nella Malga di Coredo, in Val di Non



L’alpeggio ha diverse fasi e si distingue anche in base al tipo di bestiame ospitato.

Quello più comune è l’alpeggio per bovini, ma c’è anche quello per ovini, caprini, equini o misto.

Le malghe sono, quindi, abitate solo nei mesi estivi.

In esse si possono vedere le mucche al pascolo e assaporare prodotti caseari freschi: nelle malghe, infatti, si producono burro e formaggio.

Le malghe possono essere raggiunte su mulattiere a piedi, in bici o a cavallo.




Malga Serla, sul Monte Serla, Bolzano, Trentino-Alto Adige



Le Malghe

Queste strutture rappresentano, ora più che mai, l'avamposto operativo delle azioni volte al mantenimento del paesaggio di alta montagna,

un sistema che merita grande attenzione e che è quindi destinatario di alcuni importanti interventi di sviluppo rurale.

Gli alpeggi sono presenti in tutte le valli, con maggiore frequenza nelle zone montane più estese:

Lagorai, Adamello-Brenta, alta Val di Sole, Monte Baldo;

la proprietà è per la maggior parte pubblica (comuni, A.S.U.C.)

o collettiva (Magnifica Comunità di Fiemme, Regole, Consortele),

anche se vi sono alcune proprietà private (circa 30 attualmente caricate).

Nelle ultime stagioni sono state alpeggiate mediamente 300 malghe con un carico di circa 8.500 vacche da latte;

la trasformazione del latte in alpeggio viene attuata in circa 80 malghe,
mentre il latte prodotto negli altri alpeggi viene conferito ai caseifici di valle;

circa 30 malghe esercitano attività agrituristica.

La superficie a pascolo complessiva regolarmente utilizzata è stimata in circa 35.000 ettari.

Gli alpeggi sono in parte ancora gestiti in forma comune da società di malga e pascolo,

anche se è sempre più frequente la gestione diretta da parte di un'azienda zootecnica che trasferisce il proprio bestiame durante la stagione di alpeggio.

Questo è conseguenza della trasformazione strutturale delle aziende:

ci sono meno stalle, ma di dimensioni maggiori,

sono praticamente scomparse le aziende con pochi capi.




Formaggi del Trentino-Alto Adige



Andare in malga è un piacere .

In tutto il Trentino-Alto Adige le malghe sono tantissime .

Non si può dire ho passato l' estate in montagna, se non si va almeno una volta in malga.

Le malghe sono luoghi dove rilassarsi, gustare qualcosa di buono, assaggiare e anche acquistare prodotti locali,

dove i bambini si fanno conquistare dagli animali al pascolo e dove anche i grandi possono riscoprire la bellezza delle cose semplici.




Malga Casapinello, Torcegno, Trento, Trentino-Alto Adige



Ma cos' è esattamente, una malga?

Camminando lungo i sentieri di montagna, soprattutto all'inizio della stagione estiva, nei prati si trova facilmente una fine erbetta fresca che ha un profumo delizioso .

E se le mucche mangiano erba buona, il latte sarà sicuramente ottimo e i formaggi che farà il casaro saranno a dir pochi deliziosi .

Questo è uno dei motivi per cui in estate le mucche vengono portate in montagna, nella malga, dette anche alpeggio.

Con questo termine si intendono sia i pascoli in quota, di solito a partire dai 600 metri di altitudine

fino anche ai 2000, 2500 metri, a seconda delle zone,

sia tutte le costruzioni che ospitano gli animali e chi se ne occupa.

Solitamente troviamo la stalla dove avviene la mungitura delle mucche, i locali dove viene fatto il formaggio

e poi la casa, o un piccolo alloggio, dove vivono i pastori, il casaro e tutti quelli che si occupano della gestione della malga.




Mucche abbellite con fiori, durante la transumanza in Alto Adige



La Desmagalda

Le mucche salgono in malga all'inizio dell'estate, verso l'inizio di giugno, e stanno al fresco sui monti fino alla fine di settembre, quando avviene la desmalgada.

In molte località la desmalgada è una vera e propria festa,

le mucche vengono abbellite con fiori e campanacci e tutti insieme si torna a valle a piedi,

per trascorrere l'inverno al riparo.

Non è raro che in malga vengano portati anche altri animali.

Si trovano in molte cavalli che pascolano liberi, ma anche maiali, conigli, asini, anatre, insomma una vera e propria piccola fattoria in quota.

Molto spesso ci sono anche le capre che vengono lasciate libere di pascolare anche ad altissime quote, sulle creste dei monti.




Malga di Coredo in Val di Non, formaggi tipici



Perchè è quasi un obbligo piacevole, andare in Malga?

Soprattutto recentemente, molte malghe in Trentino sono state ristrutturate e ammodernate, e in tantissime i gestori offrono anche un punto di ristoro.

In alcune si trovano locali molto semplici e spartani, in altre anche sale ristorante più grandi,

ma in tutte si possono assaggiare ottimi piatti tipici preparati spesso con i prodotti dell'azienda, come formaggi e salumi.

Molte malghe si possono raggiungere facilmente in macchina, spesso su strade sterrate ma tenute molto bene, e sono quindi una meta ideale per tutti.

Ad altre si arriva con brevi passeggiate o anche camminate più impegnative, un'ottima scusa per gustarsi all'arrivo

un bel piatto di polenta o una birra fresca.

Ci sono addirittura alcune malghe aperte anche nel periodo invernale, principalmente nei weekend,

per offrire qualcosa di caldo a tutti gli amanti dello sci o delle gite sulla neve.

Molto spesso si possono anche acquistare i prodotti caseari preparati sul posto, come formaggi, burro e panna fresca,

per tornare a casa con qualcosa di davvero speciale.

Ma non è tutto qui, la malga è un mondo da scoprire, tra animali che corrono liberi e montagne meravigliose.

I paesaggi sono da favola, l'aria fresca di montagna rigenera il corpo e lo spirito, e si torna a valle felici portandosi dietro un sorriso e un' esperienza in più.




Malga in Val di Non



Le malghe in Val di Non

In Val di Non le malghe sono davvero tantissime.

Se ne trovano in tutte le montagne che circondano la valle, dal Brenta, alle Maddalene, alla Costiera della Mendola.

Molte si possono raggiungere in macchina, e possono essere una meta per il pranzo o la merenda, o un ottimo punto di partenza per una passeggiata in montagna.

In Val di Bresimo si raggiungono in macchina la Bordolona e la malga Preghena, in Predaia si arriva alla malga di Coredo.

Altre si possono raggiungere a piedi facendo brevi o più lunghe passeggiate, come il giro delle malghe di Proves .

Sul monte Roen si puòfare un bellissimo giro a piedi o in mountain bike tra le malghe di Sanzeno, Don, Amblar e Romeno.

Si può pensare anche a camminate più lunghe e impegnative, per raggiungere malghe in luoghi veramente spettacolari,

come come l'itinerario che sale a malga Tuena dal lago di Tovel.



Malga Fossernica di Fuori, San Martino di Castrozza, Valle del Primiero e Valli del Vanoi, Trentino-Alto Adige



Le malghe del Trentino:

uno dei piaceri a cui non si può rinunciare sulle Dolomiti


Tra i boschi e i prati di montagna si trovano dei luoghi in cui prevalgono i sapori della tradizione montana e in cui degustare i prodotti tipici della gente di montagna.

In Trentino le malghe che si possono contare sulle Dolomiti sono circa 400.

Questi edifici di montagna portano con sè moltissima parte di storia e di tradizione montana, a testimoniare una grandissima attività svolta in passato.

In estate infatti, si trasferivano tutte le mucche in Alta quota.

Proprio per questo, quasi ogni paese possiede una sua malga.

Le maggiori zone di alpeggio oggi sono suddivise tra Lagorai, Adamello-Brenta, alta Val di Sole, Monte Baldo.

Pensate che nelle ultime stagioni sono state in alpeggio circa 8500 mucche da latte, e che in circa 80 malga il latte prodotto viene trasformato direttamente in alpeggio, mentre il restante viene conferito ai caseifici del paese.

A oggi, le malghe che possiedono ancora una sede abitativa e una stalla, riescono a possedere per lo più mucche,

ma anche cavalli, maiali e capre.

Montagne, alpeggi e duro lavoro, uniti al passione per la terra, tengono vive le malghe del territorio.

In alpeggio oggi si produce un formaggio di malga davvero squisito, che riesce ad esaltare la cucina tipica della gente di montagna.

Tuttavia, le malghe in valle sono molto diverse tra di loro, anche se hanno in realtà moltissimi elementi in comune.

Basti pensare che alcune di loro, quelle più semplici da raggiungere, sono diventati dei veri e propri agriturismi.

Diventa davvero una magia, poter salire in malga nel silenzio dei boschi e dei prati delle Dolomiti, per assaporare il gusto della tradizione delle nostre montagne.

E non si sa il motivo, ma mangiare in malga ci provoca un piacere che è il doppio del solito




Malghe e fienili, del maso, in Trentino-Alto Adige



Edit >

I Fienili e le Malghe sono parte integrante del Maso

anche se posti a notevoli distanze da esso


Per capire cos' è un Maso, posto dei link, leggete tutti i link che appaiono, aprendo il link di origine .


Cosa è il Maso (e Maso chiuso) ? > click

Differenza tra Maso e Malga > click



Andar per Malghe e… Masi, i Masi di Braies, Valle di Braies, Bolzano, Val Pusteria, Trentino-Alto Adige

Ultima modifica di tallines : 22-11-2020 alle 15:03.
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Old 02-11-2020, 20:30   #483
giovanni69
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Sììì.... vabbè... ma così non valeeee!!!!
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Old 03-11-2020, 12:35   #484
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Sììì.... vabbè... ma così non valeeee!!!!
Perchè

Ahhh giusto mi ero dimenticato del Maso..........

Cambiato la parte finale del post sopra, inserendo anche il Maso,

visto che la Malga fa parte del Maso .

E anche perchè l' immagine o le immagini (una orizzontale e una verticale) di Windows 10 SpotLight Images, fanno si vedere delle Malghe,

ma in effetti è un Maso

Quindi ho cambiato la parte finale del post sopra, aggiungendo il Maso
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Old 18-11-2020, 15:52   #485
tallines
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DailyPic

Vineyards near Barolo,

Piedmont, Italy



Questa volta, dopo molto tempo, è DailyPic che pubblica un' immagine dell' Italia .

L' immagine è del 09 Ottobre 2020 e riguarda una località in Piemonte, ossia Barolo e le vigneti che ci sono nelle sue colline, dove viene prodotto il famoso vino Barolo .

Con questo post, continuiamo, visto che abbiamo iniziato con il Trentino-Alto Adige (post sopra) ad andare a vedere perchè una Regione ha un determinato nome,


ossia andiamo ad analizzare l' Etimologia del nome dato alla Regione stessa .


Sapete già che le Regioni italiane, sono 20, non 21 come più di qualcuno, sbagliando, dice .



DailyPic Stati Uniti 09/11/2020



Vineyards near Barolo, Piedmont, Italy



Piemonte

Il Piemonte è una regione a statuto ordinario, dell'Italia nord-occidentale, con capoluogo amministrativo – nonché capitale storica – la città di Torino.

Confina ad ovest con la Francia (regioni Alvernia-Rodano-Alpi e Provenza-Alpi-Costa Azzurra),

a nord-ovest con la Valle d'Aosta,

a nord con la Svizzera (cantoni Vallese e Ticino),

ad est con la Lombardia,

a sud-est per un breve tratto con l'Emilia-Romagna

e a sud con la Liguria.

È la seconda regione italiana per superficie,

settima per numero di abitanti,

seconda per maggior numero di comuni,

la più occidentale d'Italia

e fa parte dell'Euroregione Alpi-Mediterraneo,

della Macroregione alpina

e, limitatamente ai territori delle province di Novara e VCO, della Regio Insubrica.



Screenshot Stati Uniti 09/11/2020


Vineyards near Barolo, Piedmont, Italy



Etimologia

Inizialmente il termine Piemonte,

che a partire dalla fine del XII secolo apparve scritto nelle cartine topografiche nella versione latina Pedemontium o Pedemontis (che significa "al piede del monte"),

identificava i possedimenti dei Savoia, limitati ai tratti compresi in prossimità del Sangone, della Dora Riparia e del Po.

Successivamente il termine si estese ad indicare una parte sempre più ampia della pianura al di qua delle Alpi,

elevata nel 1418 a Principato, in concomitanza con le conquiste sabaude.

Il legame con il paesaggio alpino è evidente nella storia.

In Valle di Susa nella zona di Novalesa, posta alla base del Colle del Moncenisio, che presenta un ripido dislivello tra passo e fondovalle circondato da alte cime,

un edificio ecclesiastico posto lungo la frequentata Via Francigena veniva già indicato tra XII e XIII secolo come S. Maria ad Pedem Montis Cenisii, o S. Maria de Pedemontio .

La Regione deve il nome che porta al fatto di trovarsi geograficamente parlando "ai piedi dei monti".

Nella fattispecie le Alpi Occidentali.

Nel Medioevo si iniziò a chiamare già in questo modo una porzione di territorio pianeggiante posto ai piedi delle montagne alpine.

Col passare del tempo rimase lo stesso nome per indicare un territorio più vasto, che è quello attuale.




Screenshot Regno Unito UK 09/11/2020


The hills of Barolo vineyards in Piedmont, Italy


Lo screenshot di DailyPic Regno Unito UK, è stato postato, per far vedere che spesso, cambiano i Titoli dell' immagine stessa

e seppur parzialmente, anche la Descrizione stessa, per esprimere sempre lo stesso concetto .

Come già detto .




Peapix.com


Screenshot New Bing Wallpaper - Bing Wallpaper Gallery Nov 9, 2020 Stati Uniti


Autumn in Piedmont


Come si nota, in New Bing Wallpaper - Bing Wallpaper Gallery, non c'è più la possibilità di votare, accendendo il cuore, e la Descrizione appare come da immagine .

Link New Bing Wallpaper - Bing Wallpaper Gallery > https://bing.gifposter.com/column-16...-piedmont.html




Zona collinare e suoi vigneti (Langhe) in provincia di Cuneo, Piemonte



Le Langhe piemontesi

Le Langhe sono un territorio o sub-area geografica del basso Piemonte,

situato tra le province di Cuneo e Asti,

costituito da un esteso sistema collinare,

delimitato dal corso dei fiumi Tànaro, Belbo, Bòrmida di Millesimo e Bòrmida di Spigno e confinante con l'Astesana, il Monferrato e il Roero.

Si suddividono in:

paesi delle Langhe a bassa quota: zona con quote genericamente inferiori ai 600 m; zona di vini e tartufo (rinomato il bianco di Alba).

paesi delle Langhe ad alta quota: zona con quote fino agli 896 m. (Mombarcaro); dominano i boschi e la coltivazione della pregiata varietà di nocciole "tonda gentile delle Langhe".

Langhe Astigiane: zona nel sud della provincia di Asti, con un picco di 851 m nel comune di Seròle.

Il 22 giugno 2014, durante la 38ª sessione del comitato UNESCO a Doha (il grande albero - è la capitale e la città più popolata dello stato del Qatar.),

le Langhe sono state ufficialmente incluse, assieme a Roero e Monferrato, nella lista dei beni del Patrimonio dell'Umanità.

Oltre che per lo sviluppo del settore terziario, la zona si distingue per la sua poliforme produzione enogastronomica.




Vigne nelle Langhe



Le Langhe sono anzitutto un importante centro di viticoltura e vinificazione, dove spiccano numerose varietà di vino (in larga parte soggette a certificazioni DOC e DOCG), quali :

Barolo, Nebbiolo, Barbaresco, Dolcetto d'Alba, Dolcetto di Dogliani, Barbera d'Alba, Pelaverga di Verduno.

Altrettanto celebre è il tartufo bianco di Alba, in onore del quale ogni anno vi si tiene una fiera internazionale.

Capillarmente diffusa è altresì la coltivazione della nocciola Tonda Gentile delle Langhe.

Numerosi sono anche i formaggi sottoposti a tutela DOP, primi fra tutti le Robiole di Roccaverano e di Murazzano.

La varietà sopra descritta ha favorito negli anni lo sviluppo del turismo enogastronomico.

L'ètimo del nome langhe (in piemontese indica proprio la collina) è incerto.

Dante Olivieri aveva proposto un accostamento alla voce lombarda lanca,

poi ha aderito alla proposta di Giulia Petracco Sicardi che, partendo dall'etnico ligure Langates, ha ricavato una base riferita alla posizione del castello o al castello stesso, dove vivevano queste popolazioni.[4]

Nino Lamboglia invece propende per un accostamento a una base non indoeuropea lanka, che si riscontra anche in Langobriga (città iberica), dal probabile significato di "conca, avvallamento" e, da questo, "zona collinare".

Un documento del X secolo parla di Langarum.




La Langa del Barolo - Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato



Langhe, come sono nate


Le Langhe fanno parte di un complesso di terre (che includono il Monferrato e le colline di Torino),

che emersero 25 milioni di anni fa per un processo di corrugamento del fondo marino dell’allora mare Padano che

mediante un canale, giudicato largo ventisette chilometri, metteva in contatto quel mare con il mar Ligure passando attraverso l’attuale colle di Cadibona, (436 metri sul livello del mare).

Poi per effetto di spinte tettoniche, il canale si chiuse e si formarono le nostre Langhe che sono considerate una “dorsale appenninica”;

dorsale che dai 754 metri sul livello del mare di Montezemolo, raggiunge la punta massima di 950 metri a Mombarcaro, e digrada poi fino a Dogliani, (340 m.) e Alba. (172 m. sul livello del mare).

Prove che confermano queste origini, sono date dalla presenza nel terreno di conglomerati di arenaria, marne a strati sovrapposti, gessi, calcari e sabbie in cui si trovano conchiglie marine, frammenti fossili, scheletri di pesci e alghe.

L’origine etimologica della parola Langa è incerta,

infatti c’è chi sostiene che derivi da “Landa Ligurum”, paese dei liguri,

oppure che possa derivare dal francese “langue” lingua di terra che si estende in mare,

oppure ancora dal latino, “Langa”, sorta di lucertola a coda lunga come sosteneva Gaio Plinio Secondo il vecchio morto nell’eruzione del Vesuvio nel 79.

Ma non è da escludere, più semplicemente, che possa derivare dal nome di una delle tante tribù liguri, la tribù dei Langates, che abitavano le Langhe.

Tracce di quelle tribù, furono trovate in una necropoli scoperta nel 1971 a Vicoforte Mondovì dall’archeologo Prof. Emilio Ianigro d’Aquino, risalente a 4.000 anni fa.

Ma popolazioni ancora più antiche abitavano già 10.000 anni fa, sulle sponde del fiume Tanaro nelle località oggi note con i nomi dì Clavesana, Farigliano, Monchiero e Alba.




Vista panoramica di Barolo



Barolo: un piccolo paese di Langa con una grande storia

Il castello che domina l’ampio sistema di colline coltivate ad uve Nebbiolo fu costruito nella sua prima fase attorno all’anno 1000.

Il nome del paese deriverebbe dal celtico “bas reul”, luogo basso, come di fatto è rispetto ad altri paesi della zona.

Verso il 1250 il feudo passò ai Falletti, la cui dinastia ne rimase proprietaria fino al 1864, con Giulia che per prima sperimentò il metodo di vinificazione del Barolo, così come oggi lo conosciamo.

All’interno del castello oggi ha sede l’Enoteca Regionale del Barolo , dove è selezionata la produzione più pregiata dei vini locali, di cui il re è sicuramente l’omonimo Barolo DOCG.




Barolo, Piemonte



Storia

Se non Barolo, certo il suo territorio fu abitato in tempi preistorici: infatti utensili ed armi silicee risalenti all’età neolitica furono ritrovati nella conca della «Fava».

Una lapide funeraria ritrovata nel 1920 in frazione Vergne è testimonianza d’epoca romana.

La costruzione del Castello viene fatta risalire al X secolo, quando, a seguito delle scorrerie ungare e saracene, Berengario I di Provenza concesse ai feudatari ed ai religiosi della zona la possibilità di erigere torri ed opere di difesa.

Nel 1250 lo ebbero in feudo i marchesi Falletti, che, nel tempo, vantarono la loro signoria su altri 50 luoghi nel solo Piemonte.

L’attuale zona del Barolo fu pressoché per intero di loro proprietà.

La dinastia si estinse nel 1864 con la morte dell’ultima marchesa, Giulia Colbert, che diede nome e fama al vino Barolo.





Comune di Barolo, Provincia di Cuneo, Piemonte



Barolo

Barolo (Bareu o Bareul in piemontese) è un comune italiano della provincia di Cuneo, in Piemonte noto per dare il nome al vino Barolo.

Il comune rientra con la langa del Barolo tra i patrimoni dell'umanità.

Questo paesello, il cui nome è così famigliare pel suo meritamente celebratissimo vino,

sta a est di Cherasco, sulla destra della Stura, tra Novello e La Morra, sul pendio australe di un colle, a 4 chilometri da La Morra.

Parrocchiale di San Donato, con le reliquie di S. Barolo martire, da cui credesi che il paese derivasse il nome.

Castello dei marchesi di Barolo.

Congregazione di carità e Opera pia Barolo, che fabbrica e smercia i sullodati vini.

Cenni storici. — Fu dato in feudo da tempo remotissimo ai Falletti con titolo marchionale.

I duchi di Mantova lo cederono a quelli di Savoia nella pace di Cherasco del 1631.




La Strada del Barolo, Piemonte



La Strada del Barolo:

l’affascinante itinerario tra le vigne e i castelli del Piemonte




Strada del Barolo e Grandi Vini di Langa



Le lussureggianti colline delle Langhe piemontesi

fanno da sfondo a una delle esperienze sensoriali più apprezzate

da chi è alla ricerca di un itinerario che sappia creare un grandioso mix di eno-gastronomia, storia, arte e paesaggi magici.

La Strada del Barolo e dei grandi vini di Langa costituisce un percorso spettacolare, capace di unire la bellezza del paesaggio

alla storia e al gusto che c’è dietro la produzione di uno dei vini più pregiati del Piemonte, il Barolo.

Soprannominato il “re dei vini” o “vino dei re”, il Barolo è composto unicamente dai prodotti derivanti dal vitigno Nebbiolo.

Vino dal gusto intenso e dal color rosso rubino,

questo pregiato nettare degli Dei piemontese è sottoposto a un invecchiamento di almeno 38 mesi.

Il vino Barolo trova il giusto abbinamento con piatti come arrosti di carne rossa, brasati, cacciagione, selvaggina, cibi tartufati, formaggi a pasta dura e stagionati.

Come tutti i "grandi vini rossi", può essere anche classificato come vino da meditazione.

È un ingrediente essenziale del brasato e del risotto al barolo, tipiche ricette della cucina piemontese.




Strada del Barolo e dei grandi vini di Langa



Il progetto “La Strada del Barolo” è nato nel 2006 ed è condiviso da sempre più soci ogni anno.

Le aziende produttrici, i vigneti, le enoteche locali, i musei e persino i castelli medievali rientrano in questo speciale itinerario.

La Strada unisce i comuni di Alba, Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d’Alba, Dogliani, Grinzane Cavour, La Morra, Monchiero, Monforte d’Alba, Montelupo Albese, Novello, Roddi, Roddino, Rodello, Serralunga d’Alba, Sinio e Verduno, in un affascinante viaggio nel cuore e nello spirito delle bellissime Langhe.

Il tutto unito dal vino, protagonista indiscusso di questo viaggio.

E, a far da cornice, il grande patrimonio di cultura e tradizioni, lo straordinario fascino della natura con l’incanto delle colline e dei suoi vigneti.

Esistono diverse tipologie di itinerari:

ci sono i percorsi medievali, da fare risalendo le colline in cerca dei borghi e dei castelli, oppure affacciandosi al mondo dell’arte e dedicandosi ai belvedere e alle visite dei musei.

Altra possibilità è quella di scoprire la cultura locale attraverso il cibo, assaggiando i tradizionali piatti piemontesi che ben si sposano con un bicchiere di Barolo.

Molto interessanti per una prima visita sono le colline occidentali del Barolo,

dove potrete scoprire i vigneti produttori di Barolo e visitare anche i luoghi di vita di Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica Italiana.

Imperdibile è anche il WiMu, il Museo del Vino del Comune di Barolo ospitato nel Castello dei Marchesi Falletti.

Si tratta di uno spazio espositivo storico dedicato al vino e alla civiltà enoica, espressa e discussa attraverso l’utilizzo di opere multimediali.




Uva nebbiolo coltivata sulle colline di Barolo


Barolo vino

Il Barolo è un vino rosso a Denominazione di origine controllata e garantita (DOCG) prodotto in alcuni comuni del Piemonte.

La zona di origine delle uve adatte a produrre i vini a denominazione di origine controllata e garantita «Barolo», la cui prima delimitazione risale al 31 agosto 1933, comprende i territori dei comuni di :

Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d'Alba e parte dei territori dei comuni di La Morra, Monforte d'Alba, Roddi, Verduno, Cherasco, Diano d'Alba, Novello e Grinzane Cavour in provincia di Cuneo.

Vitigni con cui è consentito produrlo > Nebbiolo 100%


Il Nebbiolo è un vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte (Italia), considerato di pregio e adatto per vini da invecchiamento di alta qualità (D.O.C. e D.O.C.G.).

È coltivato soprattutto nelle colline di Langhe-Roero, quindi in alcune zone del Monferrato, Canavese, Astigiano e, in misura più ridotta, Vercellese-Novarese (col nome di Spanna).

Ne è autorizzata anche una parziale coltivazione anche in alcune regioni limitrofe del Piemonte,

quali Lombardia (in Valtellina, con il nome di Chiavennasca)

e in Provincia di Varese (IGT Ronchi Varesini),

in Valle d'Aosta (col nome di Picotener, Picotendre o Picotendro),

e alcune zone della Sardegna (Luras).

È coltivato anche in una piccola zona dell'Umbria, a Marsciano.

Viene inoltre utilizzato anche per la vinificazione e l'assemblaggio di alcuni vini in Abruzzo e Basilicata,

mentre all'estero esistono alcune coltivazioni in vari paesi, tuttavia con risultati non sempre soddisfacenti.

Altri sinonimi del vitigno possono essere:

Nebiolo, Prunenta, Brunenta, Marchesana, Martesana, Melasca, più altri vitigni cloni denominati Lampia, Michet, Rosé, Bolla.

Il termine pare derivare da "nebbia",

ma non è chiaro se per definire l'aspetto dell'acino, scuro, ma appannato (annebbiato) da abbondante pruina,

oppure se dovuto alla maturazione molto tardiva delle uve, che porta spesso a vendemmiare nel periodo delle nebbie autunnali.


Il Nebbiolo ha le sue prime citazioni storiche alla fine del Duecento, per la sua presenza in vari luoghi, primariamente in Piemonte, soprattutto per l'Astigiano e le Langhe:

nel 1431 è citato negli statuti di La Morra assieme al Pignolo.

Solo a partire dal XIX secolo il Nebbiolo viene frequentemente citato nelle opere dei più famosi ampelografi > click

Vini ricavati

Solo in purezza (100% uve Nebbiolo): Barbaresco, Barolo, Nebbiolo d'Alba.

Anche con aggiunta di altre uve: Carema, Gattinara, Ghemme, Langhe Nebbiolo, Valtellina superiore, Sforzato di Valtellina, Canavese Nebbiolo, Albugnano, Spanna, Roero, Lessona, Terre Alfieri, Valli Ossolane.

Solo con aggiunta di altre uve: Bramaterra, Boca, Fara, Sizzano.


Il Barolo richiede un invecchiamento di almeno 38 mesi, di cui 18 in botti di legno, a decorrere dal 1º novembre dell'anno di produzione delle uve.




Bottiglia di Barolo - Barolo DOCG Selezione Ufficiale dell'Enoteca Regionale del Barolo



Eccellenze

Barolo è la

"Città Italiana del Vino 2021"



Il prestigioso titolo di Città Italiana del Vino 2021 è stato assegnato a Barolo, nel cuore delle Langhe piemontesi


La “Città Italiana del Vino 2021” è stata ufficialmente scelta.


Il prestigioso riconoscimento, che ha il patrocinio del ministero per le Politiche agricole, è stato assegnato a Barolo.[/u][/b]

Il comune delle Langhe si contendeva il titolo con altri territori italiani celebri per la loro produzione vitivinicola,

come Bianco (in provincia di Reggio Calabria),

Montespertoli (Firenze),

Taurasi (Avellino),

Tollo (Chieti),

Duino Aurisina (Trieste)

e Montepulciano (Siena).


A queste ultime due località, cioè a Duino Aurusina e a Montepulciano, la Commissione ha riconosciuto una menzione speciale per la validità dei loro progetti culturali presentati a sostegno delle candidature.





Le colline del Barolo



Perché Barolo è la Città Italiana del Vino 2021 ?

Barolo si è aggiudicato il titolo di “Città Italiana del Vino 2021” grazie a un ricco programma che prevede diversi eventi tra mostre, seminari, Lectio magistralis, installazioni artistiche e altre iniziative.

Il progetto è stato sviluppato dal Comune di Barolo in collaborazione con la Barolo&Castle Foundation.

Il tema di fondo della candidatura è il viaggio tra tradizione e modernità che racchiude l’anima stessa del Barolo,

“un vino dalla storia antica che ha saputo rinnovarsi e aprirsi al mondo”.

Complessivamente, ad oggi, il programma di “Barolo Città Italiana del Vino 2021” prevede in calendario 24 grandi iniziative.

Tra queste spicca la Hall of Fame, cioè la cerimonia d’ingresso nel Museo del Vino delle grandi personalità del vino italiano.

Sono previsti, inoltre, gemellaggi internazionali tra realtà museali e territori del vino,

iniziative di avvicinamento tra campagne e città,

la Convention d’Autunno delle Città del Vino,

mostre di arte contemporanea in alcune cantine del Barolo

e ovviamente, emergenza Covid permettendo, degustazioni di vino Barolo.

Renata Bianco, sindaco di Barolo, ha commentato così la notizia:

“Siamo molto contenti che sia stato premiato il nostro dossier e lo sforzo di coinvolgimento del territorio e delle istituzioni locali e regionali, che ci supporteranno nel programma di appuntamenti ed eventi previsti per il 2021.

Il 2020 è stato un anno molto difficile e crediamo che questa iniziativa sia un forte messaggio di speranza e ripartenza”.

E poi: “Insignire Barolo del titolo di Città Italiana del Vino 2021 è un riconoscimento del lavoro e dell’impegno di un Comune che ha saputo valorizzare in questi anni il legame del territorio con il vino e l’enoturismo, al centro di un’area, le Langhe, che è anche Patrimonio Unesco”.





Vino Barolo, Langhe Piemontesi



Alla scoperta di Barolo e del Barolo

Barolo è un comune piemontese che si trova nella zona delle Langhe, Patrimonio Unesco.

Il paese, adagiato su una sorta di altopiano, a forma di sperone e protetto dai rilievi circostanti disposti come un anfiteatro, chiude una valletta.

A ogni angolo di questo borgo si “respira” vino: qua, infatti, viene prodotto il vino Barolo, vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, conosciuto come “il Re dei Vini, il Vino dei Re“.

Per poter essere chiamato Barolo, il vino deve invecchiare almeno 38 mesi, a partire dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve, di cui 18 all’interno di botti di legno.

Il colore di questo vino è rosso rubino fresco e vivo, tendente nel tempo all’aranciato.

Al naso, i profumi dell’uva Nebbiolo di rosa e confettura di frutta rossa si accompagnano a quelli boisé dati dal passaggio in legno, con note calde di tostato, vaniglia e tabacco.

Al palato spicca l’intensa freschezza di frutta surmatura, quasi cotta, con aromi di menta e sottobosco e il finale dai retrogusti caldi e imperiosi.





Vino Barolo, in Degustazione

Ultima modifica di tallines : 19-11-2020 alle 12:59.
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Old 22-11-2020, 14:49   #486
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Sassolungo mountain

and Val Gardena,

Dolomites of South Tyrol, Italy




Con questa immagine, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 13 Novembre 2020, torniamo sulle Montagne italiane .



Sassolungo mountain (Langkofel) and Val Gardena, Dolomites of South Tyrol, Italy


Sia il Monte Sassolungo, che la Val Gardena, sono stati nominati, nel Post 482, quando abbiamo parlato di >

Pasture with alpine hut

Dolomites, Alps,

Trentino-Alto Adige, Italy


https://www.hwupgrade.it/forum/showp...&postcount=482


infatti, anche nel' immagine sopra, si vedono le Malghe, di cui abbiamo già ampiamente parlato e quindi anche il Maso, di cui abbiamo già parlato, sempre nel post n. 482 .

Sempre nel post 482, abbiamo già parlato anche dell' origine del nome Trentino-Alto Adige .


Le Dolomiti, non sono state solo nominate, ma sono state già ampiamente trattate, nel post n. 441 >

Dolomites

UNESCO

Italy


https://www.hwupgrade.it/forum/showt...php?p=46819132


Qundo oggi, andremo a parlare in modo più specifico del Monte Sassolungo, della Val Gardena e del South Tyrol o Sud Tirol .




Sassolungo mountain (Langkofel) and Val Gardena, Dolomites of South Tyrol, Italy



I Tags, per questa immagine, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 13-Nov-2020, sono:

Tags: autumn, clouds, day, daylight, fall, forest, huts, Italy, meadow, mountains, nature, outdoors, sky, trees, valley

https://windows10spotlight.com/image...ebac57aa00543d




Monte Sassolungo



Monte Sassolungo

Il Sassolungo (Langkofel in tedesco, Saslonch in ladino) è la vetta principale del massiccio omonimo, collocato tra la Val Gardena e la Val di Fassa, nelle Dolomiti.

Il toponimo - attestato sin dal 1770 nella forma di Lang Kofel -

significa "pietra lunga" ed è da comprendere quando si guarda la montagna da nord-est e confrontandola con il Sasso Piatto.

Quest'ultimo è anche l'unica cima raggiungibile tramite sentiero fra le otto che compongono il gruppo, caratterizzato da versanti scoscesi lungo la quasi totalità del perimetro.

Nel 1992 Ivo Rabanser apre anche una via sulla parete nord, vicino alla via Soldà, estremamente difficile chiamata "via Monumento", che si sviluppa per 1000 m, con difficoltà fino al VII e A3.

Una leggenda locale vuole che il massiccio sia il luogo di sepoltura di un gigante punito dai suoi simili per aver derubato gli uomini dando la colpa agli animali di bosco.

I pinnacoli noti come le "Cinque Dita" sarebbero l'ultima parte del corpo visibile.


Ulteriori cime sono la Punta Grohmann, la Torre Innerkofler e il Dente.

La montagna si presenta come una serie di cime che si allungano per circa un chilometro con andamento da nord-ovest a sud-est.

Con una funivia dal passo Sella si raggiunge la forcella del Sassolungo a 2.681 metri,

e il rifugio Toni Demetz, punto di partenza per diverse escursioni.

Sul lato est, in una nicchia, è collocata una Madonna in legno alta tre metri opera dello scultore Flavio Pancheri.

Da nome alla pista da sci Saslong della Val Gardena che scende dai sui piedi, sede ogni anno dell'omonima discesa libera della coppa del mondo di sci alpino.



Il gruppo del Sassolungo visto dalle Alpe di Siusi con indicazioni delle principali vette.


Gruppo del Sassolungo


Il gruppo montuoso nelle Dolomiti occidentali costituisce il confine tra la Val Gardena e la Val di Fassa.


Il Gruppo del Sassolungo si estende nella sua forma rotonda tra il Sella ed il Catinaccio.

La cima più alta che da il nome all’intero gruppo è il Sassolungo con 3.181 m s.l.m.

La sua superficie, assieme alla sua cima a sud-ovest, somma quasi la metá dell’intero gruppo montuoso.

Il massiccio che un tempo era una barriera corallina, è noto sia d’estate che d’inverno:

il Sassolungo e il Sasso Piatto sono famose mete per escursioni e ferrate,

qui si trovano p.e. la Via Ferrata Oskar Schuster e il Sentiero Friedrich August.

Con una funivia dal Passo Sella si raggiunge inoltre la cresta del Sassolungo su 2.681 m s.l.m. dalla quale si può fare il Giro del Sassolungo.

Il panorama sulla Marmolada e l’Alpe di Siusi conquista con il suo fascino!

D’inverno invece, aree sciistiche come Plan de Gralba, Monte Pana e Ciampinoi (con la discesa di Coppa del Mondo, Saslong) si trovano ai piedi del massiccio, e anche il famoso Sella Ronda passa di qua.

Vetta più alta: Sassolungo (3.181 m s.l.m.)

Ulteriori cime: Punta Grohmann, Torre Innerkofler, Dente, Punta delle Cinque Dita e Sasso Piatto



Val Gardena


Se volete, potete guardare l' immagine GIF anche da Imgur > https://imgur.com/AuztNmJ




Selva di Val Gardena, Val Gardena, un gioiello delle Dolomiti!




Val Gardena

La val Gardena è una valle alpina delle Dolomiti, in Alto Adige, Italia,

considerata, per la sua prevalente identità ladina, parte integrante della Ladinia stessa > click

La valle è attestata nei documenti già sul finire del X secolo.

Infatti, è degli anni 993/94–1005 una notitia della chiesa vescovile di Frisinga con la quale il conte bavarese Ottone, della stirpe dei Rapotoni,

intestò al vescovo Gottschalk di Frisinga fra l'altro „ad Gredine forestum“,

la foresta in Gardena.

Coronata dalle catene montuose definite come Dolomiti di Gardena e percorsa dal rio Gardena (Derjon / Grödnerbach), lungo 25 km.

In val Gardena si trovano alcuni laghi in maggior parte sopra i 2000 metri:

il lech dl Dragon (2680 m) sulla cengia del Sella,

il lago Crespëina (2380 m) nel Puez,

i laghi lech Sant (2096 m),

lech da Iman (2208 m),

lech da Rijeda (2135 m)

ed il lech dla Scaies (2050) sull'alpe Mastlè.

Prendono il nome dalla val Gardena le formazioni geologiche arenarie di Val Gardena.

È suddivisa in tre comuni:

- Ortisei (Urtijëi / St. Ulrich),

- Santa Cristina Valgardena (S. Cristina Gherdëina o S. Crestina Gherdëina / St. Christina in Gröden)

- e Selva di Val Gardena (Sëlva / Wolkenstein in Gröden),

nonché, sulla sinistra orografica del rio Gardena, presso Ortisei, di tre frazioni del comune di Castelrotto chiamate

- Oltretorrente,

- Roncadizza e Bulla

- e Alpe di Siusi .




Val Gardena - Alto Adige, Provincia di Bolzano, aerial view



Paradiso sciistico e non solo, della Val Gardena

La valle è nota soprattutto per il turismo (sciistico), e vi si tengono numerose gare di rilevanza internazionale,

nonché tappe della Coppa del Mondo di sci alpino.

Negli ultimi anni sulla pista Saslong si disputano un Super G e una discesa libera.

La val Gardena dispone di 175 km di piste da discesa, 83 impianti di risalita e 115 km di piste da fondo.

Anche il turismo estivo ha una sua lunga tradizione, con molti sentieri e vie ferrate che facilitano trekking e scalate in questa zona delle Dolomiti.

Le Vie Ferrate sono diffuse e non si contano i tipici Rifugi Alpini che - assieme alla presenza e operatività di molti impianti di risalita -

rendono possibili delle escursioni anche ad alta quota in tempi relativamente brevi.

Negli ultimi anni si sono anche aggiunti molti trail per le mountain bike,

rendendo accessibili varie aree agli amanti delle bici.

Ortisei è sede del museo della Val Gardena che espone numerose collezioni di oggetti riguardanti la valle.

Nella vallata, la lingua più diffusa, è la lingua ladina, una delle lingue retoromanze.

Sull'Alpe del Mastlè nel territorio di Santa Cristina, si trova la piattaforma ufficiale UNESCO,

simbolo per il territorio dichiarato patrimonio naturale dell' UNESCO il 19 giugno 2009.




South Tyrol



South Tyrol - Il Sud Tirolo - Provincia autonoma di Bolzano


La provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige (Autonome Provinz Bozen – Südtirol in tedesco; provinzia Autonoma de Balsan/Bulsan – Südtirol in ladino)

è la più settentrionale delle province della regione Trentino-Alto Adige e d'Italia,

la seconda provincia più estesa d'Italia dopo la provincia di Sassari.

Assieme alla provincia autonoma di Trento e al Tirolo,

costituisce l'Euroregione Tirolo-Alto Adige-Trentino;


inoltre, unitamente al Veneto ed al Friuli-Venezia Giulia, appartiene alla macro-area geografica del Triveneto.

La denominazione riportata nello statuto di Autonomia del 1972 (legge costituzionale dello Stato) e nelle successive norme statali di attuazione

è quella di provincia di Bolzano o di provincia autonoma di Bolzano,

accompagnata dall'omologa traduzione ufficiale in tedesco (Provinz Bozen o Autonome Provinz Bozen).

L'articolo 116 della Costituzione della Repubblica Italiana a partire dalla riforma costituzionale del 2001 riporta la dicitura Alto Adige/Südtirol:

"La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano".

L'ente pertanto utilizza in tutti i suoi atti la doppia denominazione Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige (ufficialmente tradotta in tedesco nella forma Autonome Provinz Bozen – Südtirol).

Gli abitanti della provincia sono generalmente detti altoatesini.

Si può tuttavia constatare anche in italiano l'utilizzo delle denominazioni Sud Tirolo, Sudtirolo o Tirolo del sud per la provincia di Bolzano e sudtirolesi per i suoi abitanti di lingua tedesca o ladina.

La forma ladina non è riportata nello statuto di autonomia o in altre leggi dello Stato,

ma negli atti provinciali viene abitualmente resa come Provinzia Autonoma de Balsan – Südtirol (nella variante badioto-marebbana)

oppure Provinzia Autonoma de Bulsan – Südtirol (nella variante gardenese).

Durante la dominazione asburgica il territorio dell'odierna provincia di Bolzano era anche conosciuto come Mitteltirol, cioè Tirolo centrale,

mentre con Südtirol (Tirolo meridionale) spesso si designava l'odierno Trentino o l'intera parte meridionale del Tirolo (essenzialmente il Trentino-Alto Adige),

ove si differenziava fra il Tirolo meridionale italiano (italienisches Südtirol, Welschsüdtirol o Welschtirol, il Trentino)

e tedesco (Deutschsüdtirol, l'odierno Alto Adige).

L'uso del termine Südtirol per indicare il territorio fra Brennero e Salorno sarebbe pertanto, secondo alcuni autori, ingiustificato.

In ogni caso, nel Patto di Londra del 1915, si parlò nell'art. 4 espressamente del "Trentino" e del "Tirolo cisalpino" (a sud del Brennero) in modo separato.

Anche in altre lingue l'uso storico non sempre corrisponde con quello attuale.

In fonti di lingua inglese South Tyrol (anche South Tirol) si estende oltre la provincia di Bolzano odierna.

In fonti di lingua francese Sud-Tyrol indica (anche) il Trentino.




San Pietro by the Dolomites in South Tyrol, Italy



Südtirol

Südtirol (letteralmente «Sud Tirolo») è un toponimo tedesco che storicamente è stato usato per indicare aree differenti:

la provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige, così ufficialmente denominata in tedesco dal 1972,

ma storicamente in uso sin dall'annessione del Tirolo meridionale all'Italia nel 1919;

storicamente anche il Trentino, denominato Tirolo italiano o Tirolo meridionale (talvolta identificato con l'esonimo tedesco Welschtirol

o Welsch-Südtirol in quanto parte di lingua italiana del Tirolo),

mentre la provincia di Bolzano faceva parte del Deutsch-Südtirol, o più raramente Mitteltirol, in italiano Tirolo centrale;

storicamente in senso largo l'intera regione Trentino-Alto Adige.

Con l'aggettivo derivato Südtiroler, si indicavano in epoca asburgica anche i trentini.

Così il roveretano Antonio Rosmini, in testi di lingua tedesca, veniva definito Südtiroler.

Nella lingua italiana il termine Südtirol è stato tradotto in Sudtirolo, Sud Tirolo, Tirolo meridionale o Tirolo del Sud.

La Civiltà Cattolica attesta il toponimo Sud Tirolo (indicante anche il Trentino) sin dal 1895.

Ancor più antico è l'uso di Tirolo meridionale e Tirolo del Sud anche per la provincia autonoma di Trento.

Nel Patto di Londra del 1915, si parlò nell'art. 4 espressamente del "Trentino" e del "Tirolo cisalpino" (a sud del Brennero) in modo separato.

L'Istituto Geografico Militare considera il termine Sud Tirolo equivalente ad Alto Adige.

L'aggettivo derivato sudtirolese si riferisce agli abitanti e alle persone originarie del Sud Tirolo.

Il vocabolario Treccani, con questo termine, individua i soli abitanti di lingua tedesca dell'Alto Adige.

Anche in altre lingue l'uso storico non sempre corrisponde con quello poi divenuto invalso nell'uso.

In fonti di lingua inglese, come The Geographical Journal della Royal Geographical Society,

South Tyrol (anche South Tirol) si estendeva all'epoca ben oltre la provincia autonoma di Bolzano e comprendeva anche il Trentino.

Anche nelle guide turistiche dell'Ottocento South Tyrol indica tutta la parte meridionale del Tirolo, comprendente l'odierna provincia di Trento.


Analogamente, in fonti storiche di lingua francese Sud-Tyrol o Tyrol du Sud indicava anche il Trentino,

mentre l'uso attuale corrisponde solo alla Provincia di Bolzano




Lago di Anterselva, Valle di Anterselva, Sud-Tirolo

Ultima modifica di tallines : 22-11-2020 alle 19:37.
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