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Old 25-05-2009, 22:40   #461
atinvidia284
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Lo scandalo Berlusconi
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5465 Spagna
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[El País]

La sicurezza si garantisce molto meglio con delle forze dell’ordine ben equipaggiate e preparate che non con leggi anti-immigrazione. Questo dovrebbe essere evidente a tutti quei cittadini di mezza Europa che si sta tentando di scuotere e mobilitare, approfittando della crisi, per avvicinarli a movimenti autoritari che portano avanti discorsi populisti e xenofobi.

Ciò che ha dell’incredibile è che i partiti democratici hanno tanta paura che questi messaggi vengano alla luce che, invece di combatterli per ciò che sono, ovvero baluardi di un pensiero autoritario, si fanno intimorire, ed addirittura cercano di adeguare i propri discorsi affinché non ne risultino nettamemente distanti. È una strategia che non ha mai dato buoni risultati: come spiega nel suo ultimo libro l’ex presidente uruguaiano Julio Maria Sanguinetti, si comincia permettendo che la tolleranza sparisca dalla società e si finisce perdendo, molto semplicemente, la libertà.

Ciò che sta succedendo e che è successo questa settimana in Italia, dove sono state approvate nuove leggi che trasformano in reato l’immigrazione clandestina riducendo, o praticamente azzerando, i diritti degli immigrati senza regolare permesso di soggiorno inclusi i neonati, ai quali si proibirà l’iscrizione all’anagrafe, è uno scandalo e dovrebbe suscitare una reazione molto più vigorosa da parte dell’Unione Europea. A che serve un Parlamento europeo se le sue forze democratiche non sono capaci di denunciare la misure che sta adottando il Governo di Silvio Berlusconi che, per certi aspetti, ricordano il fascismo?

Una decina di anni fa, quando il partito d’estrema destra di Jorg Haider entrò a far parte di un Governo di coalizione austriaco, l’Europa reagì con molta più fermezza, adottando delle sanzioni persino prima che il Governo avesse approvato leggi che potessero ricordare anche solo lontanamente quelle che adesso si fa finta di ignorare in Italia.

In Italia, il dibattito sull’immigrazione clandestina viene affrontato in modo del tutto strumentale e fa parte di una strategia populista volta a togliere l’attenzione da problemi molto più gravi, come il diffondersi della Mafia, la concentrazione di poteri da parte di Berlusconi e dei suoi soci, e il degrado di un sistema politico deteriorato in molte sue parti dalla corruzione. Con 297 voti a favore, 255 contrari e 3 astenuti (com’è possibile astenersi in un dibattito simile?) il Parlamento italiano ha approvato le “nuove disposizioni in materia di sicurezza pubblica” (http://www.camera.it) che, come ha denunciato lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, alimentano la retorica razzista e xenofoba.

La situazione è ancor più grave se si pensa che queste norme vengono firmate nel momento in cui la crisi sta facendo perdere il posto di lavoro a milioni di cittadini europei che si appoggiano, chi più chi meno, a sussidi pubblici. Questi neo-disoccupati, se la crisi si dovesse prolungare, si troverebbero a lottare gomito a gomito per i pochi nuovi posti di lavoro creatisi.

Una società civile spaventata e demotivata, nazionalismi esacerbati e instabilità sono componenti di una situazione che già ha dato origine in passato a leggi contro l’immigrazione prima, a leggi razziali poi.

Un cronista politico vicino a Berlusconi ha scritto questa settimana che “lo stato non può essere buonista”. Sicuramente ha ragione, e coloro i quali si vogliono opporre a questo Governo dovrebbero spiegare meglio all’opinione pubblica quali sono le loro proposte contro l’immigrazione clandestina. Ciò che non deve lasciare adito a dubbi è che esistono misure più efficaci, più giuste e più sensate delle vergognose disposizioni approvate questa settimana in Italia. E che, anche se non ce ne fossero di migliori, quelle che ha approvato il Governo italiano sono comunque ingiuste, inefficaci e vergognose.

Vietare che un neonato sia iscritto all’anagrafe vuol dire negargli dalla nascita il diritto ad un nome, cosa che, rendendolo invisibile e trasformandolo in una non-persona, mette a repentaglio la sua vita e la sua salute. Il diritto ad un nome è sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo. In che maniera questa “nuova disposizione in materia di sicurezza” evita l’immigrazione clandestina dall’Africa o dal Bangladesh?

Fare della sicurezza il più importante messaggio elettorale e politico di un paese è una vigliaccata: verso gli immigrati poveri, che si vedono immediatamente minacciati come potenziali trasgressori di questa sicurezza, ma anche verso i cittadini “nativi” di un paese, i quali vengono spinti a sprecare energie, ogni giorno più scarse ma ogni giorno più necessarie, che potrebbero essere impiegate forse per lottare per una futura via d’uscita: nell’istruzione, ad esempio.

[Articolo originale "El escándalo Berlusconi " di Soledad Gallego Diaz]
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Old 26-05-2009, 10:18   #462
atinvidia284
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I migranti che arrivano dal mare non sono fuorilegge
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5547 Olanda
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[NRC Handelsblad]

I migranti che arrivano dal mare non sono fuorilegge

L’Italia se ne infischia della Convenzione sui rifugiati

Respingere senza motivo i migranti che arrivano dal mare, anche al di fuori delle proprie acque territoriali, è in contrasto con la Convenzione sui Rifugiati. Ancor di piu’ se la loro libertá è minacciata nel paese d’origine. L’ Italia se ne infischia di questo principio. E’ l’Europa a dover trovare una soluzione. Discussione: ha un’idea di come risolvere il problema?

Giovedì della scorsa settimana, la guardia costiera italiana ha costretto 227 migranti a tornare in Libia, dopo averli intercettati nel Mediterraneo. Il nostro giornale ne ha dato notizia l’8 maggio. Questa operazione è stata preceduta da una giornata di tiro e molla tra i governi di Malta e Italia, entrambi che rifiutavano di lasciar sbarcare i migranti.

L’Organizzazione Per I Rifugiati delle Nazioni Unite, la UNHCH, e diverse organizzazioni per la salvaguardia dei diritti umani hanno espresso dure critiche all’indirizzo delle autorità italiane. Le critiche sono basate soprattutto sul fatto che ai migranti non è stata concessa la possibilità di chiedere asilo. Tre quarti degli immigrati clandestini che hanno raggiunto l’Italia nel 2008 hanno fatto richiesta di asilo, e alla metà di costoro è stata poi concessa protezione in varie forme.

Queste critiche sembrano non importare molto agli italiani. Secondo il ministro italiano dell’ Interno, Maroni, che pretendeva di parlare a nome di tutti gli stati membri dell’Unione Europea, il modo di agire dell’Italia è “una svolta storica nella lotta all’immigrazione clandestina”, e questa politica di respingere i migranti via mare un “nuovo modello europeo”. Domenica scorsa la guardia costiera italiana è entrata nuovamente in azione. Stavolta 163 migranti sono stati rispediti a Tripoli, sulla costa libica.
Secondo il premier italiano ciò è conforme “agli standard europei e ai trattati internazionali , e i diritti umani non sono stati lesi”. Secondo Berlusconi l’Italia non ha nessun dovere nei confronti dei migranti se questi non si trovano all’interno delle acque territoriali italiane o non hanno raggiunto la costa italiana.

Supponiamo che i migranti che vengono intercettati in mare non siano clandestini. I paesi europei che li mandano via senza prima concedergli la possibilità di richiedere asilo, sono responsabili delle conseguenze. La Convenzione per i Rifugiati del 1951 contiene il principio fondamentale secondo il quale un rifugiato non può essere rimandato ai confini di un territorio dove la sua vita o libertà siano minacciate. Anche le leggi europee sul diritto di asilo affermano che coloro che chiedono asilo possono essere espulsi solo dopo aver appurato che non si tratti di rifugiati. Il fatto che l’Italia non consideri per nulla questo principio, con la giustificazione che non è tenuta a rispettare i diritti umani al di fuori del proprio territorio, é un errore davvero rivoltante.
Il fatto che la Libia -che non ha mai voluto ratificare la Convenzione per i Rifugiati- sia il paese in cui vengono rispediti, rende questa prassi ancora più preoccupante.

Una cosa e’ che l’Italia scelga di ignorare le norme di diritto internazionale senza batter ciglio, ma è tutt’altra cosa che l’Italia presenti il proprio approccio come ‘il nuovo modello europeo’ per la lotta all’immigrazione illegale. Malta, che già in passato ha spesso rifiutato di soccorrere in mare migranti in difficoltà, ha dichiarato di essere favorevole al nuovo approccio italiano. Probabilmente anche altri stati membri del sud dell’ UE che sono confrontati da un alto numero di migranti via mare, come Cipro, Grecia e Spagna, si faranno ispirare dalla politica di Berlusconi.

Questi sviluppi nascondono alla base un fallimento europeo. È innegabile che l’Italia abbia un problema, come lo hanno gli altri stati ai confini dell’Europa. Nel 2008, circa 37.000 migranti hanno raggiunto le coste italiane, un aumento del 75% rispetto al 2007. L’aumento del numero di migranti che cerca di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo o l’oceano Atlantico si registra anche in altri paesi del Sud Europa. Già dalla metà degli anni ‘90 l’Europa è confrontata da un numero sempre crescente di migranti via mare. E già da allora l’Europa cerca di trovare una soluzione al problema. Ma sinora i paesi europei non ci sono ancora riusciti.

Gli stati a sud dell’Europa chiedono già da anni un approccio comune europeo, che obblighi gli stati membri del nord ad aiutare quelli del sud nel controllo dei confini, l’accoglienza dei migranti, l’accertamento della necessità di concedere il diritto d’asilo e eventualmente il rimpatrio.

Gli stati europei che non sono confrontati con questa migrazione via mare, inclusa l’Olanda, non hanno mai aiutato sul serio a trovare una soluzione, e sono propensi a liquidare la problematica dei confini a sud come una questione interna di quegli stati. A ciò si aggiunge il fatto che i profughi che riescono a raggiungere i paesi come l’Olanda attraverso gli stati del sud, secondo la legge europea devono essere rispediti al primo paese d’ arrivo in Europa, e ciò naturalmente accresce la pressione sui paesi del sud. Per dirla in un altro modo: il fatto che l’Italia non rispetti i diritti dei migranti è una dimostrazione di incapacità per l’Europa. Incapacità di chiedere conto all’Italia della sua attuale condotta e delle sue responsabilità, ma soprattutto anche incapacità di avviare un efficace approccio europeo al problema delle migrazioni illegali. A ottobre dello scorso anno gli stati membri dell’UE hanno accolto positivamente varie proposte per arrivare ad un’ equa distribuzione dei rifugiati e sollevare il peso che grava sulle spalle degli stati del sud, ma ora sembra che queste proposte si areneranno per mancanza di risolutezza.

Un sano e funzionante modello europeo per combattere l’immigrazione illegale non può essere basato sul disconoscimento dei diritti dei rifugiati. Deve essere basato sul riconoscimento che i pesi devono essere suddivisi e che l’Europa agisce collettivamente. Ciò non significa affatto che l’Europa debba ammettere tutti i migranti o che tutt’a un tratto l’Olanda debba farsi carico di grandi gruppi di migranti che arrivano in Italia. Si potrebbero già fare molti progressi mettendo in piedi forme di collaborazione strutturali, che permettano ai paesi che si ritrovano a dover confrontare grandi flussi migratori di usufruire dell’assistenza degli altri stati, sia finanziariamente che con uomini e cognizioni specifiche. Si potrebbero anche fare progressi per esempio aiutando i paesi africani ad accogliere i migranti e a impiantare una buona politica di asilo che realmente offra protezione ai rifugiati.

Il rifugiato rischia ora di diventare la vittima di questo doppio scaricabarile del problema migrazioni : da stati del nord a stati del sud, e da stati del sud a paesi africani. Sarebbe una buona cosa se anche i politici olandesi, che hanno sempre la bocca piena dell’importanza di un approccio europeo alle migrazioni, non scappassero di fronte alle responsabilità.

Maarten den Heijer e Kees Wouters sono ricercatori all’ Istituto per i Diritti dell’Immigrazione dell’Università di Leida. Kees Wouters si è recentemente specializzato in diritto internazionale dei rifugiati; Maarten den Heijer fa ricerca sulla politica di asilo europea.

[Articolo originale "Bootmigranten zijn niet vogelvrij" di Maarten den Heijer, Kees Wouters]
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Old 26-05-2009, 15:02   #463
atinvidia284
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Nostalgie da Casanova
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5519 Brasile
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[CartaCapital]

Dario Franceschini, leader del Partito Democratico Italiano, il maggiore dell’opposizione, spara così: “Possibile che la destra non veda che ormai Berlusconi si considera al di sopra della legge e di ogni morale? O hanno paura?”.
In una lunga intervista pubblicata dal Corriere della Sera il 4 maggio, Franceschini avverte: se le prossime elezioni per il Parlamento dell’Unione Europea, programmate per l’8 giugno prossimo, dovessero registrare un profondo disequilibrio tra maggioranza e opposizione, gli italiani si sveglierebbero in una autocrazia asiatica, qualcosa come l’Ubzekistan o il Turkmenistan.

Secondo il leader democratico, il premier non esiterà a provare a prendersi “tutto”, da una nuova Costituzione a suo esclusivo uso e consumo, fino alla Rai, l’emittente radiotelevisiva statale, a completare il suo impero mediatico che già include tre canali televisivi. L’analisi di Franceschini coincide con quella di Eugenio Scalfari, uno dei più illustri giornalisti italiani, fondatore del settimanale L’Espresso e del quotidiano La Repubblica.

In un articolo pubblicato di recente, Scalfari, invece di dirigersi verso il nucleo smembrato dell’antica URSS, prende la direzione della Penisola Arabica e compara Berlusconi ad un sultano. Quest’ultimo approfitta dell’assenza di avversari all’altezza e del provincialismo di un’Italia decadente disposta a vedere in lui la diga contro l’inesistente minaccia comunista, ancora e sempre evocata nei suoi discorsi e nelle sue scene di propaganda. Non manca il parere concorde dell’ultimo numero del The Economist, che parla di “berlusconizzazione” della penisola. O, in altre parole, della capacità di molti italiani di adottare, ognuno a modo suo, il modello berlusconiano di fuberie a base di colpi bassi.

Sicuro è che il premier raggiunge indici di popolarità altissimi, anche se la situazione non è tutta rose e fiori: per quest’anno è prevista una contrazione del PIL del 4,4%. La massiccia adesione a questo personaggio così ridicolo, a volte perfino pagliaccesco, al punto da diventare spesso oggetto di dileggio internazionale, meriterebbe uno studio a parte. Rimane da vedere quanto potrà pesare sulla popolarità del primo ministro e sui risultati delle elezioni dell’8 giugno la richiesta di divorzio presentata dalla sua seconda moglie Veronica Lario, stanca di apparire come la consorte di Casanova, o di un suo grottesco surrogato.

[Articolo originale "Saudades de Casanova" di Giuliano Lancelotti]
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Old 27-05-2009, 01:35   #464
atinvidia284
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L’Italia e i ‘poteri forti’ che agiscono sulla stampa.
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5595 Olanda
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[De Nieuwe Reporter]

Nel quadro che il Freedom House Report (FHR) dà della libertà di stampa nel mondo nel 2009, la Turchia e l’Italia sono colorate di giallo. Giallo significa ‘libertà di stampa parziale’. I due sono gli unici paesi europei nella stessa categoria dell’isola di Tonga.
“Libertà parziale” è come dire che una donna è ‘un pò incinta’, si lamenta un giornalista italiano. Il termine è in effetti un eufemismo per il grande numero di storie che illustrano la brutta situazione in cui versano i media italiani.

Il FHR afferma che i giornalisti italiani vengono sempre più spesso intimiditi con minaccie di procedimenti penali e leggi sul reato di diffamazione, e segnala l’aumento delle minaccie fisiche verso i giornalisti da parte di organizzazioni criminali e gruppi di estrema destra. Riguardo alle bizzarre sproporzioni nella proprietà dei media in Italia il rapporto afferma: “Il ritorno del magnate dei media Berlusconi nel ruolo di premier ha nuovamente sollevato preoccupazioni sulla concentrazione dei media di stato e di quelli commerciali sotto un unico leader”.

In Italia i giornalisti hanno a che fare con poteri forti che esercitano una grande influenza sia sui contenuti dei prodotti giornalistici che sulla selezione dello staff giornalistico. Si accusano a vicenda di comportamenti da schiavi e di mancanza di solidarietà, mentre quelli che osano rischiare l’osso del collo e che corrono seri rischi, come Roberto Saviano, ogni tanto scrivono articoli sconfortati che parlano del coraggio come di una qualità dimenticata.
Ossigeno, osservatorio per giornalisti minacciati

Alberto Spampinato, giornalista di origine siciliana che lavora per la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), ha recentemente lanciato l’ ‘Osservatorio per i Giornalisti Minacciati’ durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Il suo coinvolgimento personale nell’osservatorio è palese. Suo fratello Giovanni lavorava a Ragusa per l’allora famoso giornale L’Ora di Palermo, sul quale pubblicò vari articoli di inchiesta su gruppi sovversivi di estrema destra, a cavallo tra il 1967 e il 1972. Poi non ha più scritto niente su brutte storie, semplicemente perchè l’hanno ammazzato sparandogli.
L’Italia è ancora piena di storie simili, e molti giornalisti italiani sono minacciati. Secondo Spampinato “È un problema gravissimo, e molto più esteso di quanto i casi già noti non lascino intuire. La maggior parte dei giornalisti minacciati non ha il coraggio di ammetterlo. Ci sono storie pericolose da raccontare, ma lo sono soprattutto perchè i giornalisti che scrivono su queste storie sono pochi.
I giornalisti non sono abbastanza solidali tra di loro da poter sottoscrivere tutti insieme il dovere di trasmettere informazioni, anche quando si tratta di informazioni pericolose o notizie non gradite al loro editore.”
L’Osservatorio conta 52 giornalisti minacciati. Spampinato: “Inoltre ci sono i casi di minacce collettive. Ne sono stati vittime tra gli altri il quotidiano La Repubblica e il settimanale Famiglia Cristiana, e questi sono solo i grandi titoli. Il direttore del Sole 24 Ore ha ricevuto una busta con un proiettile dopo aver pubblicato un articolo sugli imprenditori di Gela, in Sicilia, che rifiutavano di continuare a pagare il ‘pizzo’ - la parola siciliana per soldi estorti - e che avevano denunciato i loro ricattatori. La maggior parte dei casi di minacce non sono comunque noti, o lo sono solo a livello locale. E noi ci interessiamo solo ai casi più seri.”

Libro dettagliato

Uno di quei casi seri è quello di Lirio Abbate dell’agenzia nazionale di stampa ANSA, a Palermo. Abbate ha scritto I Complici. Questo libro molto dettagliato parla esplicitamente degli stretti legami tra la politica e la criminalità organizzata in Sicilia. “Era stato programmato un attacco contro Abbate, gli esplosivi erano già stati piazzati nella sua macchina”, dice Spampinato. Abbate è stato vittima di minacce lanciate nel corso di processi contro mafiosi, così come lo sono stati l’autore di Gomorra, Roberto Saviano e la giornalista di cronaca nera Rosaria Capacchione durante il grande processo Spartaco contro il clan camorristico dei casalesi. Da allora, anche Capocchione è sotto scorta.
Nel 2002 è stata fondata l’organizzazione Articolo 21, a tutela dell’omomimo articolo della Costituzione Italiana, che protegge il pluralismo e la libertà di stampa. Questa organizzazione di giornalisti, scrittori, registi e attori è stata creata per difendere l’articolo della costituzione, messo in pericolo dalla concentrazione dei media nelle mani di Berlusconi. Articolo 21 si concentra soprattutto su temi nascosti, come per esempio le vere ragioni dietro la guerra in Irak, o l’intervento della NATO in Bosnia.

Nel frattempo l’informazione in Italia sta diventando sempre di più una sorta di bollettino unificato. I pochi giornali d’inchiesta ne pagano le conseguenze, e sono sempre più deboli. Perchè anche l’azienda Publitalia, il più grande inserzionista italiano, è proprietà di Berlusconi. Di conseguenza in Italia si fa pressione sui contenuti giornalistici anche attraverso il mercato della pubblicità.

Carlo Vulpio lavora da 20 anni come cronista del quotidiano Il Corriere della Sera, ma l’ex direttore gli ha recentemente tolto gli incarichi per le sue complesse inchieste giornalistiche. Vulpio: “Io scrivevo articoli su argomenti delicati. Questo non è mai stato un lavoro semplice, ma negli ultimi anni è in gioco la relazione tra stampa e libertà. Sono stato allontanato dal mio lavoro senza nessun motivo. Non mi è più permesso interessarmi delle mie inchieste, come se fossimo in un regime totalitario! Il mio ultimo articolo, nel quale elencavo una serie di nomi tratti dalle mie inchieste, è stato pubblicato dal giornale il 3 dicembre 2008. Così noi giornalisti siamo costretti a pubblicare libri, visto che i giornali non vogliono più pubblicare ciò che è evidente”.
Vulpio ha scritto il libro Roba Nostra sulle sue inchieste giornalistiche, ma il libro è stato praticamente ignorato dalla stampa, anche se è stato premiato con l’importante premio italiano Premio Livatino. Di un simile silenzio-stampa è stato vittima anche il famoso giornalista italiano Marco Travaglio, che, nota bene, ha recentemente ricevuto in Germania un prestigioso premio per la libertà di stampa dall’Associazione dei Giornalisti Tedeschi. Nei media ufficiali italiani non si trova niente da nessuna parte al riguardo. Travaglio ha ricevuto il premio perchè “descrive e svela in modo molto tenace come la politica italiana, con Berlusconi non per ultimo, condiziona i media. Lo scopo della sua critica è anche quello di incoraggiare i suoi colleghi italiani a non autocensurarsi.”

Cementifici

In Italia non esistono editori ‘puri’, che considerano l’editoria la loro attività principale. Quindi è improbabile che il quotidiano romano Il Messaggero (di proprietà del costruttore edile Caltagirone) pubblichi inchieste sul costo troppo alto delle case, o sulle speculazioni nelle costruzioni. Il quotidiano La Stampa (proprietà della Fiat) non scriverà storie negative sul mercato dell’automobile. Nella piccola Umbria (800.000 abitanti), i due principali quotidiani sono proprietà di due cementifici. Quindi si pubblica poco sugli sterramenti e sui disastri ambientali provocati dalle loro attività. Spampinato: “Il finanziamento pubblico dei giornali continua ad aumentare. Speriamo di poter avere abbastanza documentazione fra un anno per poter presentare un rapporto che dimostrerà come molte notizie importanti non vengano mai pubblicate. E come ciò che torna scomodo ai padroni non venga stampato.”

Argomenti a favore dei padroni sono anche le modifiche della legislatura che vengono implementate a tutta velocità, seguendo il ritmo della maggioranza democratica. Questa settimana la camera vota un emendamento che proibirà ai giornalisti di pubblicare articoli su inchieste giudiziarie prima che sia stata tenuta una seduta pubblica di tribunale, o che un processo sia arrivato agli sgoccioli. Questa norma viene applicata anche alla pubblicazione di intercettazioni telefoniche, che sarà assolutamente vietata. Ciò significa che non si potrà più scrivere che qualcuno è sotto inchiesta giudiziaria, neanche se si tratta di sindaci o persone che ricoprono altre posizioni di responsabilità. Se un giornalista lo farà potrà essere punito con tre anni di carcere. Le multe agli editori potranno raggiungere i 300.000 euro per violazione se il giornale ha una tiratura di 10.000 copie. Ma se il giornale ha una tiratura molto più alta potranno essere molto più alte anche le multe.
Il giornalista Pino Maniaci della piccola emittente televisiva locale Telejato a Partinico, a sud-ovest di Palermo, è stato aggredito e malmenato mentre si trovava all’interno della sua macchina, nel bel mezzo di un ingorgo del traffico. Nessuno di quelli intorno a lui ha “visto cosa stava succedendo. La parola mafia è eterna, ma nei fatti è assente. Chi crede che la mafia sia indebolita commette un grosso errore. La politica e la mafia sono unite da un cordone ombelicale”, racconta Maniaci, che è anche alle prese con i mafiosi locali perchè racconta cosa fanno, con le industrie locali perchè una vecchia fabbrica viene riaperta “in pieno centro!” e con l’associazione dei giornalisti siciliani che ha appoggiato una denuncia contro Maniaci perchè lavora senza tessera stampa.

Maniaci ha paura delle limitazioni a internet tanto ventilate sia in Italia che all’estero. “Però, quello che mi fa arrabbiare di più è che la gente sta zitta.”
Maniaci viene aiutato dall’Ordine dei Giornalisti nazionale, ma quell’aiuto non è un fatto scontato per tutti, come hanno scoperto a loro spese Vulpio ed altri, e come dimostra il basso numero di casi che l’Osservatorio per giornalisti minacciati è riuscito a registrare sinora. Inoltre non è affatto chiaro fino a che punto le stesse associazioni di giornalisti abbiano le ‘mani pulite’. Nel corso di un recente incontro in cui si discuteva proprio di giornalismo d’inchiesta, Abbate ha gridato: “I giornalisti associati alla mafia devono essere espulsi dall’ordine!”.
Il giornalista Vulpio ha nel frattempo aderito a ‘Italia dei Valori’, il partito di Di Pietro, ex-magistrato, diventato famoso grazie alla sua inchiesta milanese contro la corruzione ‘Mani Pulite’, e in seguito ancora più famoso quando nel bel mezzo di un processo si tolse la toga con un gesto teatrale, diede immediatamente le dimissioni dalla magistratura ed entrò in politica. La scelta di Vulpio è di entrare in politica “per uscire dalla zona d’ombra, e anche come legittima difesa. È un tentativo per riprendere in qualche modo il controllo della vita pubblica di questo paese.”

[Articolo originale "Italië en de 'stevige machten' die op de pers inwerken" di Cecile Landman]
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Old 27-05-2009, 12:24   #465
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Elogio de… La Repubblica
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5580 Gran Bretagna
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[The Guardian]

Editoriale.

Nonostante le minacciose proteste di Silvio Berlusconi, il principale quotidiano italiano di centro-sinistra ha rifiutato di smettere di pretendere le risposte delle 10 domande a lui rivolte riguardanti la relazione con un’adolescente napoletana, Noemi Letizia.

Nessun altro leader democratico sarebbe riuscito a farla franca come ha fatto Berlusconi, ignorando le domande relative a questa amicizia. La sua spiegazione su come abbia potuto avere una relazione d’amicizia con la famiglia Letizia fa acqua da tutte le parti. Non ha commentato la dichiarazione della sua giovane amica secondo la quale Berlusconi avrebbe promesso di spianarle la strada in politica o nel mondo della spettacolo.

E non si è neppure pronunciato in merito all’ultima rivelazione secondo la quale la diociottenne Letizia sarebbe proprietaria di quattro case. Tutto ciò riguarda molto più che una morbosa curiosità mediatica. Sua moglie ha dichiarato di non poter più restare con un uomo che “frequenta le minorenni” e che “non sta bene”. La Repubblica ha fatto notare che il resoconto dei regali di compleanno fatti alla signorina Letizia da parte dell’uomo che lei chiama “papi” implica che i due siano amici da quando lei aveva 15 anni. La stampa rimane una delle poche forze di valutazione critica in una società in cui quasi tutti i canali televisivi sono riconducibili a Berlusconi.

Finora, il suo solo cenno in direzione di una spiegazione degli avvenimenti è consistito nel recarsi ad un talkshow il cui ossequioso presentatore, dall’abitudine di sfregarsi le mani, ha lasciato che tenesse un monologo auto-giustificativo. Ma quando un giornalista de La Repubblica lo ha affrontato la settimana scorsa, Berlusconi ha perso il controllo: “Che diritto ha lei di chiedere?” ha tuonato. La risposta in una società democratica dovrebbe essere: “Tutti i diritti di questo mondo”. La Repubblica sta lavorando da sola un solco e merita supporto.

[Articolo originale "In praise of … La Repubblica"]
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Old 27-05-2009, 12:25   #466
atinvidia284
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Berlusconi ha istigato il suo avvocato a deporre il falso
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5607 Olanda
Quote:
[NRC Handelsblad]

Roma, 20 Maggio - Secondo il tribunale di Milano, negli anni novanta il premier italiano Silvio Berlusconi ha istigato l’avvocato inglese David Mills a deporre falsa testimonianza. Per averlo fatto, a febbraio Mills è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione.

Anche Berlusconi sarebbe stato condannato, se non avesse fatto una legge che gli concede l’immunità giudiziaria. Ciò si estrapola (delle) dalle motivazioni della sentenza sul caso Mills che il tribunale ha rilasciato ieri.
Mills, così si legge nel rapporto, “ha operato come falso testimone per garantire il verdetto di innocenza per Berlusconi e il suo gruppo Fininvest, o per fare in modo che gli introiti ottenuti con operazioni finanziarie illegali fossero protetti’. Per farlo, Mills ha ricevuto 600.000 dollari come ricompensa.

All’inizio degli anni ‘90, Mills era consulente fiscale di Berlusconi, e architetto della sua complessa rete di società all’estero, all’interno della quale circolavano soldi in nero. Alla fine degli anni novanta, questo conglomerato di società venne indagato per falso in bilancio e finanziamenti illegali ai partiti. Nel corso della sua deposizione Mills ommise di dire che Berlusconi era direttamente a capo di queste società. Inoltre non disse di aver parlato telefonicamente con Berlusconi a proposito di una donazione illegale di 5 milioni di euro all’ex premier Bettino Craxi. L’accusa di finanziamento illegale ai partiti entrò in prescrizione, e il falso in bilancio non è più perseguibile penalmente, dopo che la legge è stata modificata da Berlusconi.

In seguito, Berlusconi e Mills furono denunciati a causa di quella falsa testimonianza. Subito dopo la sua elezione l’anno scorso, Berlusconi fece approvare una legge che gli garantisce l’immunità per quanto riguarda questo procedimento.
Ieri, Berlusconi ha reagito furiosamente e ha definito la sentenza “semplicemente scandalosa”. Ha annunciato che a breve andrà in parlamento a dire cosa pensa già da tempo di “un particolare tipo di giudici”.
Alla domanda di un giornalista se non sarebbe meglio evitare di ricorrere alla sua immunità Berlusconi ha risposto: “Con questi giudici non si può fare”.

[Articolo originale "Berlusconi zette aan tot meineed van advocaat"]
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Old 27-05-2009, 15:30   #467
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Ghedini difende Berlusconi
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5586 Germania
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[Der Tagesspiegel]

Niccolò Ghedini, il divorzista personale di Berlusconi, è in segreto il ministro della giustizia italiano - nel bel mezzo della crisi.

Dopo dieci mesi di disoccupazione, a lui stesso riconducibile, Niccolò Ghedini ha di nuovo un lavoro. Nel bel mezzo della crisi, da intendersi sia da un punto di vista economico globale sia da un punto di vista personale, Ghedini assiste il 72enne signor Silvio Berlusconi nella causa di divorzio contro la signora Miriam Bartolini (di anni 52), in arte Veronica Lario. In realtà sarà certamente la sorella maggiore di Ghedini, Ippolita, a patrocinare la causa presumibilmente “miliardaria”; lei è civilista esperta di diritto di famiglia, il fratello penalista. Ma la regia sarà di Niccolò. In tribunale come in parlamento.

La storia della disoccupazione di Ghedini era uno scherzo. Uno dei tanti con cui Silvio Berlusconi ogni volta, con grande leggerezza, tenta di passar sopra a faccende che lo vedono sull’orlo di un baratro. L’osservazione risale al luglio dello scorso anno; il parlamento aveva appena deliberato che i politici ricoprenti le più alte cariche dello stato avrebbero dovuto essere preservati da ogni procedimento penale per tutta la durata del loro mandato. Cinque anni prima era fallito il primo tentativo in questa direzione per mancata legittimità costituzionale. Ora però sia il capo del governo sia il suo avvocato avevano raggiunto l’obiettivo. All’ultimo minuto Berlusconi aveva scongiurato il pericolo di essere condannato a sei anni di reclusione per corruzione di testimoni. Ma c’è di più: si era conclusa la lotta, che si protraeva da 14 anni, tra Berlusconi e la giustizia. “Mi dispiace per Ghedini,” dichiarò Berlusconi: “ora non ha più niente da fare”. Ma in questo si sbagliava.

Niccolò Ghedini è più che un avvocato. Questo quarantanovenne, originario di Padova e appartenente ad una famiglia di giuristi con una tradizione alle spalle lunga quattrocento anni, dal 2001 siede per Berlusconi anche in parlamento. Esteriormente Ghedini è l’esatto opposto del suo capo: alto di statura, molto magro e laddove Berlusconi si sforza di sprizzare allegria da tutti i pori, da Ghedini, costantemente di cattivo umore, non ci si può attendere altro che un freddo glaciale.

Nella precedente legislatura berlusconiana Ghedini tentò di tutto affinché i processi contro Berlusconi andassero così tanto per le lunge da arrivare alla prescrizione; in parlamento è lui che ha escogitato quei cambiamenti legislativi che in linea di massima rendono impossibile procedere penalmente contro il suo capo. Ghedini sta dietro a quella che Berlusconi ha spacciato per una “grande riforma della giustizia”, che in ultima analisi è servita a mettere il guinzaglio ai pubblici ministeri. Ad oggi Ghedini è da considerarsi come il vero ministro della giustizia italiano. Una delle sue ultime idee è stata quella di stralciare le parole “senza ritardo” da un articolo del codice di procedura penale e di rafforzare in questo modo il controllo sulla giustizia.

Fino ad ora era la polizia che, non appena acquisita la notizia di reato, “senza ritardo” doveva riferire al pubblico ministero, che poi, “soggetto soltanto alla legge”, conduceva gli ulteriori accertamenti; in futuro si dovrà prima decidere nell’ambito della gerarchia di polizia, soggetta a superiori disposizioni, quando e se il pubblico ministero verrà informato. Quest’ultimo perde anche la conduzione delle indagini di polizia.

Berlusconi, a quanto pare, paga bene: nello scorso anno Ghedini ha dichiarato un reddito di 1,22 milioni di euro; il piu’ alto tra i 335 senatori. Ma l’avvocato viene anche utilizzato sul terzo fronte berlusconiano: nei rapporti con la moglie. Già due anni fa, quando Veronica Lario pretese delle scuse da suo marito per le sue scappatelle, fu Ghedini ad annunciare che il caso era chiuso. Oltre al “grosso bacio”, che Berlusconi aveva impresso sulla sua lettera di scuse, dietro la sceneggiata per i media ci sono stati ancora altri sforzi in direzione di una tregua.

Nel luglio 2008 poi, qualche tempo dopo esser divenuta di dominio pubblico un avventura galante del capo del governo con una annunciatrice televisiva e dopo che Veronica Lario minacciosa aveva preteso “la verità”, i lettori italiani di riviste di gossip hanno visto i due coniugi mano nella mano, mentre passeggiavano tranquilli sul lungomare di Portofino. Non c’è dubbio: si inscenava lo spettacolo della perfetta felicità familiare, da una parte c’era la star Silvio, dall’altra l’attrice professionista Veronica. Che Ghedini possa aver contribuito a questa messa in scena i media italiani lo danno quasi per certo.

Quest’anno, in questa stagione teatrale, una conciliazione tra le parti nell’ambito della famiglia non gli è riuscita. Per questo Ghedini esce allo scoperto: compare in televisione. E di nuovo, da navigato professionista, interpreta il ruolo del difensore di Berlusconi. Questa volta dinanzi al tribunale degli elettori. Essi emetteranno la loro prima sentenza tra meno di quattro settimane: in occasione delle elezioni europee.

[Articolo originale "Ghedini vertritt Berlusconi" di Paul Kreiner]
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Old 27-05-2009, 20:51   #468
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Un pericoloso clown
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5639 Grecia
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[Ta Nea]

«Ho deciso di fondare un partito. Se non entro in politica vado a finire in galera e fallisco per debiti».

Questo è ciò che disse Silvio Berlusconi nell’estate del 1993 a Indro Montanelli, fondatore e direttore de «Il Giornale», chiedendogli di trasformare il giornale in un organo del suo nuovo partito, che si sarebbe chiamato Forza Italia. Montanelli, uno dei più autorevoli giornalisti che l’Italia abbia avuto, rifiutò e pochi mesi più tardi, sotto forti pressioni, fu costretto a dimettersi. Da allora, fino alla sua morte nel 2001, non ha cessato di denunciare il berlusconismo, un fenomeno che considerava più pericoloso anche del suo stesso leader Berlusconi, in quanto porta gli italiani ad accalcarsi sotto al «balcone» del Messia. Montanelli paragonava spesso Berlusconi a Mussolini e gli piaceva ripetere una frase di quest’ultimo: «Come si fa a non diventare dittatori in un paese di servi?».

Il berlusconismo è quindi un fascismo contemporaneo? No, risponde Marco Bellocchio, che partecipa quest’anno per la sesta volta a Cannes con il film Vincere. Il fascismo neutralizzava i suoi avversari con la violenza e proibiva la libera espressione, dice il regista sessantanovenne a Libération [quotidiano francese, N.d.T]. Oggi le elezioni sono libere, ma si tratta di una libertà condizionata. Berlusconi si presenta come un buon papà. Gestisce una democrazia autoritaria e offre una nuova ed unica cultura: la televisione commerciale, modello Berlusconi. La mediocrità predomina ovunque e i giovani non possono distinguere tra la realtà e ciò che vedono in televisione. Berlusconi può essere teoricamente in linea con i valori di libertà e di tolleranza, ma in pratica imita ciò che viene trasmesso in televisione.

Ciò che manca in Italia, come diceva Tacito, non è la libertà, ma la gente libera. Poche persone oggi osano mettersi contro Berlusconi e i pochi che lo fanno sono di solito persone di ottima reputazione e di una certa età, che non temono ritorsioni. Come era Montanelli. O persone che non vivono in Italia e che quindi non possono avere un coinvolgimento diretto nelle questioni politiche. Secondo Laurent Joffrin, direttore di Libération, Berlusconi somiglia sempre di più a Putin. Controlla l’informazione, vuole controllare tutto, soffoca qualsiasi critica, qualsiasi opinione contraria. Non è un dittatore, assomiglia più ad un tiranno comico che usa le battute e le risate per nascondere ai cittadini il suo conflitto di interessi e la sua mancanza di integrità. Si tratta di un clown pericoloso, simile al mitico Ubu re, il personaggio teatrale creato da Alfred Jarry alla fine del 19° secolo.

Come è noto, Jarry è morto per il troppo vino, l’assenzio e l’etere. Ma la sua opera sembra abbia già ottenuto l’immortalità.

[Articolo originale "Ένας επικίνδυνος κλόουν"]
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Old 27-05-2009, 21:48   #469
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La funesta influenza del vecchio burlone
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5658 Gran Bretagna
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[Financial Times]

[Editoriale]

Il fascismo non è un probabile futuro per l’Italia. Vale la pena dirlo, perché cosí é stato previsto. Molti ritengono che la crisi finanziaria sommata a Silvio Berlusconi dia come risultato un ritorno al fascismo. Dopo tutto, era iniziato cosí.

Ma questo è un risultato improbabile, attualmente. L’Italia dei primi anni ‘20, quando Benito Mussolini salí al potere, era in ginocchio per la rovinosa vittoria pirrica del 1918 sugli austriaci, per il degrado della classe politica e per la crescente minaccia del totalitarismo di sinistra. Berlusconi non è sicuramente Mussolini: ha squadre di showgirls, non di camicie nere.

I veri pericoli si trovano altrove. Nel corso dei 15 anni della sua carriera politica - sempre come Presidente del Consiglio o come capo del partito di opposizione - ha avuto carta bianca per spostare il sentimento nazionale a destra. Non lo ha fatto tramite propaganda diretta, bensí concentrandosi costantemente su ostentazione, lustrini e ragazze e su una retorica esagerata, gestita dai mezzi di comunicazione, che considera comunista l’opposizione e vede se stesso come una vittima.

Ora che gli vengono poste domande spinose - inizialmente, dalla moglie - sul suo rapporto con un’adolescente aspirante showgirl, se l’è presa con la fonte più ostinata di domande, il quotidiano di centro-sinistra La Repubblica, ha rilasciato una velata minaccia tramite un collega e ha cercato di far apparire illegittime le domande perché politicamente di parte.

Ha mostrato una pari belligeranza nei confronti dei magistrati che avevano giudicato corrotto l’avvocato britannico David Mills (per evitare accuse di corruzione) - chiamandoli “attivisti di sinistra” - anche se il Parlamento lo ha reso immune da procedimenti penali.

Ancora insoddisfatto, pur avendo un Parlamento cosí servizievole, lo ha definito “inutile” e ha dichiarato che dovrebbe essere drasticamente ridotto a 100 membri, mentre i suoi poteri dovrebbero aumentare. Ha cercato di smuovere le masse in suo favore, sostenendo una “iniziativa popolare” per raccogliere le 500.000 firme necessarie per il provvedimento.

Ma il pericolo di Berlusconi è diverso da quello di Mussolini. Si tratta dello svuotamento attraverso i media dei contenuti seri della politica, rimpiazzandoli con l’intrattenimento. Si tratta di una spietata demonizzazione dei nemici e del rifiuto di concedere basi indipendenti ai poteri concorrenti. Si tratta di mettere la ricchezza a servizio della creazione di una immagine potente, composta di continue affermazioni di successo e di sostegno popolare.

Che egli sia così potente è in parte colpa di una sinistra incerta, di istituzioni deboli e talvolta politicizzate, e del giornalismo, che ha troppo spesso accettato un ruolo subalterno. Ma sopratutto è colpa di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non fascista, ma pericoloso, in primo luogo in Italia, e un esempio negativo per tutti.

[Articolo originale "Baleful influence of Burlesque cronies "]
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Old 28-05-2009, 08:58   #470
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Molti modi per svergognare un traditore
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5630 USA
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[The New York Times]

Una delle ragioni per cui così tanti italiani – e, forse, almeno un ex-presidente americano – amano Silvio Berlusconi si trova nella risposta che egli ha dato alla moglie, Veronica Lario, dopo che questa si è lamentata pubblicamente del suo atteggiamento donnaiolo e ha chiesto il divorzio. “Veronica dovrà scusarsi con me pubblicamente” ha dichiarato pomposamente Berlusconi, 72enne Presidente del Consiglio italiano. “E non so nemmeno se sarà sufficiente.”

La politica all’italiana appariva questa settimana particolarmente ridicola ed innocua, mentre l’America riviveva, grazie all’Oprah Winfrey Show, l’infedeltà coniugale di John Edwards in tutti i suoi tristi e sordidi dettagli. Elizabeth Edwards, che ha scritto il libro “Resilience” [Ripresa, NdT], sulle sue personali avversità, ha raccontato ogni cosa alla Winfrey, mentre il mortificato marito, ormai caricatura di se stesso, se ne stava quatto quatto in un’altra parte della loro casa nel North Carolina, aspettando il suo turno di rispondere alla Winfrey - un Ethan Frome di se stesso [riferimento all'omonimo romanzo di Edith Wharton, in cui il narratore viene costretto ad una permanenza forzata nella casa della famiglia Frome a causa di una bufera, NdT].

Si sarebbe tentati di vedere questi due scandali politici come il contrasto tra l’Europa corrotta e l’America puritana: uno statista italiano, attempato e astuto, che usa il sesso e la discriminazione sessuale per risollevare la propria immagine, mentre un giovane politico americano fa naufragare la propria carriera, ferendo imperdonabilmente l’ammirevole moglie a causa di un effimero flirt proibito. Ma questo confronto funziona esclusivamente sulla base di un presupposto maschilista secondo cui sono gli uomini a contare qualcosa. Il momento di celebrità della signora Edwards, regalatole dall’apparizione all’Oprah Winfrey Show, non collima con il modello di ingenuo idealismo del Nuovo Mondo; pare piuttosto una sorta di deliziosa vendetta, del genere delle ben oleate punizioni che il Marchese di Merteuil inventava ne Le relazioni pericolose.

La signora Edwards, che ha coraggiosamente parlato del suo cancro e del tradimento di suo marito, ha spiegato di non voler permettere al passo falso del marito di segnare se stessa e la loro unione che dura da 30 anni; ha comunque fatto in modo che lui difficilmente dimenticherà questa vicenda.

La signora Lario, 52 anni, ha pensato di potersi vendicare ridicolizzando quello sciocco donnaiolo del marito. Al contrario, è stato il donnaiolo a farla apparire come una stupida. (La sua è la versione mediterranea della famosa battuta di Richard Pryor: “A chi crederete, a me o ai vostri occhi bugiardi?”).

Piuttosto ingenuamente, la signora Lario avrebbe dovuto aspettarselo. Non le manca certo l’esperienza, essendo stata lei stessa, un tempo, un’avvenente giovane attrice coinvolta con un adultero. I due si incontrarono, infatti, nel 1980, quando lui era magnate del settore immobiliare, sposato, e lei recitava nello spettacolo teatrale Il Magnifico Cornuto. Non che la signora Lario non abbia ragione: Berlusconi effettivamente flirta con donne più giovani, si elegge padrino politico di attricette da concorso di bellezza e, effettivamente, si è recato a Napoli per partecipare alla festa per i 18 anni di un’aspirante modella, che lui indica come la figlia di un amico. (“Mi sorprende – ha detto Veronica Lario in un’intervista – perché non ha mai partecipato alla festa per i 18 anni dei suoi stessi figli, anche se era stato invitato.”)

Ma questa è la seconda volta che la signora rimprovera pubblicamente suo marito; scrisse la sua prima lettera aperta nel 2007, pretendendo delle scuse ufficiali per aver offeso la sua “dignità”. Berlusconi l’accontentò con un gesto teatrale. Ma questo tipo di strategia del rischio calcolato funziona una sola volta.

Non c’è alcuna opera buffa per il dolore e la rabbia della signora Edwards nei confronti di un marito che l’ha tradita due volte – innanzitutto avendo una relazione con Rielle Hunter e poi giurando si fosse trattato dell’avventura di una notte fino a quando il National Enquirer non ha dimostrato il contrario un anno e mezzo più tardi. Elizabeth Edwards ha dichiarato che il cancro ha avuto un ruolo importante per superare una seconda ondata di rabbia. “Essere malata ha significato molte cose per me – ha raccontato alla Winfrey – una di queste è che la mia vita sarà più breve ed io non voglio trascorrerla litigando.”

Quelli che ritengono insufficiente la punizione ricevuta da Edwards, si consolino con l’inevitabile “effetto Oprah”. Il giornale The Enquirer, che ha fatto esplodere lo scandalo e ha riportato le voci secondo cui Edwards sarebbe il padre del bambino della signorina Hunter, sostiene ora che la Hunter si sia tanto offesa per le sprezzanti parole dette dalla signora Edwards da pretendere che il suo ex-amante sostenga un test di paternità.

L’intervista ai coniugi Edwards potrebbe essere un momento di identificazione per altri peccatori. E’ quasi impossibile prevedere quando e come uno di questi peccatori disprezzati reagirà. (Ad eccezione del caso di Bristol Palin e Levi Johnson: è un peccato che la promozione dell’astinenza tra gli adolescenti, subito dopo la gravidanza di Bristol, non si estenda anche alla televisione: Bristol, figlia della governatrice dell’Alaska, e il suo ex fidanzato Levi si sono scambiati apparizioni televisive non protette per tutta la settimana.)

Le rivelazioni della signora Edwards sottolineano il curioso silenzio di Silda Wall Spizter, che rimase al fianco di Eliot Spitzer quando questo ammise di frequentare le ragazze squillo e non lo abbandonò nemmeno quando rinunciò al suo ruolo di governatore dello stato di New York. Spitzer, dopo aver trascorso qualche mese in isolamento, è ora tornato in pista, scrivendo articoli e rilasciando interviste sulla crisi finanziaria e sull’avidità delle aziende. La signora Wall Spitzer non ha rotto il suo pubblico silenzio, ma evidentemente rivolge ancora la parola a suo marito: la coppia è stata vista qualche giorno fa mentre cenava in intimità con degli amici al Boulud Cafè, a Manhattan.

Spitzer farebbe meglio, comunque, a non abbassare completamente la guardia. Come tutta l’America ha potutto ben vedere settimana scorsa, la vendetta è un piatto che va servito pubblicamente.

[Articolo originale "More Than One Way to Skin a Cad" di ALESSANDRA STANLEY]
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Old 28-05-2009, 12:09   #471
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I giudici affermano che Berlusconi corruppe l’avvocato britannico Mills
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5549 Spagna
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[El País]

L’avvocato britannico David Mills mentì ai giudici per proteggere Silvio Berlusconi e aiutò sia il magnate sia la Finivest, sua holding mediatica e finanziaria, a violare le leggi italiane.
Questo è ciò che afferma il Tribunale di Milano nella motivazione della sentenza emessa lo scorso febbraio, e depositata ieri, che ha condannato Mills a quattro anni e mezzo di reclusione per corruzione in atti giudiziari.

La sentenza di 400 pagine afferma che nel 1997 l’attuale primo ministro italiano corruppe con 600.000 dollari (440.000 euro) l’avvocato britannico il quale rese “falsa testimonianza” per “permettere a Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse”.

Berlusconi ha reagito con ira alla notizia e da L’Aquila si è scagliato contro i giudici dicendo: “È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà”. “Ci sarà un appello, ci sarà un altro giudice ed io sono sereno”, ha aggiunto. “Se c’è un fatto indiscutibile è che non c’è stato alcun versamento di nessuno al signor Mills”.

Il tribunale ha provato che Mills ha ricevuto “ingenti somme di denaro” dal gruppo Fininvest e che, dichiarando il falso davanti ai giudici, ha permesso a Berlusconi di “mantenere gli ingenti benefici” ottenuti in paradisi fiscali oltre ad “aggirare apertamente” le leggi anti-monopolio dei mezzi di comunicazione.

Alla condanna emessa contro Mills manca un elemento chiave, conoscere la pena che ricadrebbe sul corruttore. Berlusconi fu accusato con Mills ma, lo scorso anno, il suo processo fu rimandato in attesa che la Corte Costituzionale decidesse sull’approvazione del cosiddetto Lodo Alfano, la legge che garantisce l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato, tra cui il capo dell’Esecutivo.

L’accusa contro i due nacque durante due processi nati dal caso “Mani Pulite”, che all’inizio degli anni novanta indagò sulla corruzione generata attorno al primo ministro socialista Bettino Craxi, vecchio amico di Berlusconi. Uno di quelli fu il caso “All Iberian” che seguiva la pista delle società attraverso cui Berlusconi finanziò presumibilmente Craxi per costruire il suo impero televisivo. Nell’altro processo, Berlusconi fu accusato di corruzione nei confronti di funzionari del fisco in cambio di un trattamento di favore.

La sentenza del giudice Nicoletta Gandus spiega nei dettagli i precedenti della corruzione ed elenca i moventi del reato. “Il fulcro della reticenza di Mills sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”, scrive il giudice. Mills, inoltre, ha cancellato “qualsiasi traccia finanziaria che avrebbe potuto ricondurre a Berlusconi la proprietà delle società”, aggiunge.

Il caso venne alla luce nel 2004 perchè il fisco britannico scoprì sui conti dell’avvocato inglese 600.000 dollari non dichiarati. Mills rivelò alle autorità che gli erano stati donati da Carlo Bernasconi, manager Fininvest morto nel 2001. Il caso arrivò a Milano provocando nel Regno Unito uno scandalo politico che portò alle dimissioni della moglie di Mills, ministro della Cultura del Governo di Blair.

Durante il processo, Mills ha difeso Berlusconi assicurando che nessuno aveva cercato di corromperlo. La sentenza respinge questa affermazione. Secondo Berlusconi la prova della sua innocenza è che “il fisco inglese ha costretto il signor Mills a pagare imposte, considerando questa entrata un suo compenso professionale e non una donazione”.

Secondo il Partito Democratico, Berlusconi dovrebbe rinunciare all’immunità che gli è concessa dalla legge Alfano e farsi processare ”come qualsiasi normale cittadino”.

Il Cavaliere contro “La Repubblica”

Con l’opposizione disarmata e prigioniera, l’ultimo nemico di Silvio Berlusconi è la stampa che resta ancora critica nei confronti della sua forma di governo populista. La cosa è stata evidenziata ieri quando, durante la conferenza stampa organizzata a L’Aquila, il primo ministro ha attaccato senza pietà i due giornali che osano criticarlo apertamente: “La Repubblica” e “La Stampa”. “La stampa dovrebbe vergognarsi”, ha detto Berlusconi, “perché pubblicando notizie non vere fa del male al paese”.

Il malessere è provocato in particolare dalle notizie pubblicate circa la sua partecipazione alla festa del diciottesimo compleanno della giovane napoletana Noemi Letizia, notizia di poche ore precedente al “io accuso” lanciato da sua moglie Veronica Lario e alla sua pubblica richiesta di divorzio. La Lario aveva raccontato che Berlusconi frequentava “minorenni”, aveva suggerito la necessità di aiutarlo perché “non sta bene” e aveva criticato apertamente all’“imperatore” il sistema di reclutamento delle “veline”.

Il quotidiano “La Repubblica” ha avviato un’indagine analizzando le conseguenze politiche di tale accusa ed ha inviato un questionario a Berlusconi al quale però egli non ha voluto rispondere. Ieri il primo ministro ha spiegato per la prima volta in pubblico, il perché del suo rifiuto: “Non rispondo a “La Repubblica”; se cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo, ma adesso non rispondo. Ho già risposto quando mi hanno detto che ero malato: ho risposto che eravate malati voi di invidia personale e di odio politico”.

Ma al di là del caso Noemi, Berlusconi cerca di sfuggire alla principale accusa che da anni ricade sul suo regime personalista: il conflitto d’interessi e le minacce alla libertà di stampa. Berlusconi ha contrattaccato i suoi oppositori affermando: “Non pensate di cadere nel ridicolo quando sostenete che in Italia non c’è libertà di stampa? Se volete scherzare scherziamo, ma all’esterno certe affermazioni sono prese per vere. Questo fa male al paese”.

[Articolo originale "Los jueces afirman que Berlusconi corrompió al abogado británico Mills" di Miguel Mora]
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Old 28-05-2009, 12:26   #472
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Domande? Niente domande!
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5603 Olanda
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[NOS]

Oggi pomeriggio il premier olandese Balkenende ha incontrato a Roma il premier Silvio Berlusconi. Dopo l’incontro si è tenuto un incontro con la stampa nell’ ufficio di Berlusconi.
Non si è trattato di una conferenza stampa, visto che non era permesso fare domande. Un grande peccato per tutti i giornalisti olandesi e italiani riuniti lì. Non tutti però si sono attenuti alla proibizione di fare domande, ottenendo comunque scarsi risultati.
Per me era la prima volta a Palazzo Chigi, il meraviglioso palazzo nel cuore di Roma dove i primi ministri italiani hanno il loro ufficio. Dopo esserci presentati e aver attraversato i controlli di sicurezza, io e i colleghi abbiamo aspettato di poter salire la scalinata ed entrare nella sala destinata alla stampa. “Non camminate sul tappeto rosso!”, ci ha subito intimato un impiegato in un impeccabile abito nero.
Così siamo saliti camminando a lato del tappeto, armati di telecamere, treppiedi, macchine fotografiche o semplici taccuini. Una volta all’interno della sala, tutti i giornalisti si sono dovuti mettere dietro un cordone, come mucche. Esattamente di fronte ai due piccoli podi dietro ai quali sarebbero poi saliti i due premiers. Era molto affollato, con quasi tutti i giornalisti olandesi di stanza a Roma ma anche un grande gruppo di colleghi italiani di quasi tutte le emittenti televisive, giornali e agenzie di stampa, tutti ad accalcarci dietro il cordone di velluto rosso. Due poliziotti in borghese ogni tanto controllavano che ci stessimo comportando bene. Uomini in bellissimi abiti fatti su misura camminavano su e giù, ascoltando attraverso il ricevitore all’orecchio o parlando al microfonino al polso.
James Bond avrebbe potuto approfittarne per imparare qualcosa al riguardo.

I due premiers e i loro accompagnatori entrano nella sala un pò in ritardo, attraverso una porta laterale. Rilassati e di buon umore prendono posto dietro i loro microfoni. Attraverso gli interpreti si rivolgono calde parole: sulla buona collaborazione reciproca, sul fatto che l’Olanda è stata invitata dall’Italia a prendere parte alle discussioni dietro le quinte nel corso del G8 a luglio e su tante altre questioni belle e di ispirazione. Più tardi, il premier Balkenende approfondirà le varie questioni nel corso di una conferenza stampa, nel corso della quale fortunatamente era permesso ai giornalisti olandesi di fare domande. Perchè proprio questa era la cosa piuttosto spiacevole qui: che nessuno potesse fare domande a Berlusconi o a Balkenende. Succede regolarmente quando Berlusconi si fa vedere con un ospite straniero. I giornalisti stranieri non gli piacciono per niente.
Al contrario dei loro più obbedienti colleghi italiani, a loro piace dare voce a critiche, e Berlusconi non ha voglia che ciò accada.
Aspettiamo ancora con trepidazione di sapere se accetterà mai l’invito a venire al Club dei Giornalisti Stranieri a Roma. Ho paura che le possibilità che ciò accada siano poche.
Ma gli olandesi sono ribelli, quindi la testarda collega Hedwig Zeedijk dell’ANP (Agenzia di Stampa Olandese) ha rivolto velocemente una domanda in inglese ai due signori, quando stavano per uscire dalla sala. La domanda riguardava il rinvio dei barconi pieni di immigranti in Libia, una questione spinosa negli ultimi giorni. Chiedeva una loro reazione al riguardo. Qui potete vedere quale è stata:



Niente, quindi. Era prevedibile. Ciò che è stato meno prevedibile era la reazione della giornalista italiana della Reuters. Ha attaccato Hedwig accusandola di avere snobbato il divieto di fare domande. Così non si fa. Così si creano solo problemi a Palazzo Chigi, è stata la sua critica. Per me, al contrario, sarebbe proprio una buona idea se i giornalisti italiani ogni tanto si decidessero a fare domande critiche, invece di comportarsi come docili pecore, lì solo per ricevere le dichiarazioni dei politici. Ma questo purtroppo qui non fa parte della cultura. Sono sempre i soliti stranieri seccanti. Non riescono mai ad abituarsi in Italia.

[Articolo originale "Vragen? Geen vragen!" di Andrea Vreede]
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Berlusconi e il paragone coi campi di concentramento
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5561 Germania
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[Tageszeitung]

Il capo del governo italiano paragona gli alloggi per rifugiati ai campi di concentramento. In questo modo vuole giustificare l’intercettazione degli immigrati davanti alle coste libiche.

Ancora una volta la politica italiana sui rifugiati è sottoposta a feroce critica. “Non vorrei dirlo, ma i campi di smistamento per immigrati sembrano dei campi di concentramento”, ha accusato un eminente critico. Ma non dovrà temere di dover subire una querela per questo paragone con i campi nazisti.

Perché l’uomo con il punto di vista polemico si chiama Silvio Berlusconi. Nel corso di una conferenza stampa martedì, con al suo fianco il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, il politico italiano dalle battute facili ha criticato le insostenibili condizioni dei campi di esplusione per immigrati in Italia: “Questo è il motivo per cui il Parlamento ha respinto la proposta di estendere il periodo di detenzione nei campi di due mesi a sei mesi”, ha continuato Berlusconi.

Vero, tuttavia, è l’opposto. Proprio la scorsa settimana, il governo - il cui capo, tra parentesi, si chiama anche Silvio Berlusconi – tramite voto di fiducia non ha respinto il prolungamento del periodo di detenzione, l’ha invece approvata con la maggioranza dei partiti della coalizione.

Berlusconi non si è per niente preoccupato delle insostenibili condizioni nei “centri di identificazione e di espulsione”. La sua campagna umanitaria contro la sua stessa politica interna è molto diversa, ed ha un altro obiettivo – quello di giustificare la nuova linea italiana, di intercettare i rifugiati direttamente di fronte alla costa libica e non farli nemmeno entrare in Italia. Questo si chiama servizio ai rifugiati. “E ‘molto meglio che il diritto di asilo ai rifugiati venga verificato alla partenza. Questo li salva dall’ingiustizia di essere reclusi nei campi in cui la loro libertà è limitata, magari solo per poi eventualmente alla fine venire respinti e dover ritornare ai loro paesi di origine”, ha detto Berlusconi.

Non allo stesso modo continua a vederla l’UNHCR, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’organismo ha stigmatizzato la nuova pratica del governo italiano, come una violazione dei trattati internazionali come la Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo Status dei Rifugiati .

Diversi leader del governo italiano, a sua volta, hanno risposto con pesanti apprezzamenti contro l’UNHCR. “Disumana e criminale”, sarebbe la portavoce dell’UNHCR in Italia, Laura Boldrini, ha detto il Ministro della Difesa ed ex-fascista Ignazio La Russa. Inoltre, ha continuato La Russa, la Boldrini porta “il nome di un famoso comandante partigiano della seconda guerra mondiale”. Con questo comandante partigiano la Boldrini non è imparentata - ma è indicativo del clima in Italia, se un fascista arrivato al governo stigmatizza come un manco un presunto rapporto di parentela con un combattente anti-fascista. La Russa, infine riassumendo il suo pensiero afferma che la critica dell’ UNHCR a lui non interessa un fico secco.

In suo aiuto è arrivato anche Maurizio Gasparri, presidente del gruppo della Camera del partito di Berlusconi “Il Popolo della Libertà”, che ha trovato le illuminati parole “noi ce ne freghiamo”. Le Nazioni Unite dovrebbero occuparsi dei dittatori come l’Iran di Ahmadinejad. Ed è proprio quello che fa l’agenzia delle Nazioni Unite. Uno dei loro principali argomenti è la catastrofica situazione dei diritti umani nella Libia di Gheddafi. Li i rifugiati trovati in mare vengono rinchiusi a tempo indeterminato in campi di detenzione, vengono torturati e violentati.

Il fatto che l’iniziativa italiana sia destinata al fallimento al più tardi davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, è ora chiaro anche al Governo di Roma. Il Ministro degli Interni Roberto Maroni sta cercando di convincere il governo libico di permettere, in futuro, all’UNHCR, l’esame delle domande d’asilo sul suolo libico.

I rifugiati con una decisione positiva saranno poi autorizzato a viaggiare in direzione nord. Ma non piu’ (solo) in direzione Italia. Il governo di Roma sta ora spingendo per una “soluzione europea”: tutti i paesi dell’UE dovrebbero essere tenuti ad accogliere i rifugiati. Ma fino a quando questa soluzione non sarà adottata, tuttavia, l’Italia mantiene attiva la politica di deportazione in direzione della Libia.

[Articolo originale " Berlusconi stellt Vergleich mit KZ an" di Michael Braun]
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Old 28-05-2009, 16:28   #474
Tzor
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Ghedini:"E' il riscontro del legame tra alcuni giornali italiani e stranieri che cercano di deligittimare Berlusconi"



Adesso il complotto non è solo nazionale ma internazionale. Tra un mese sarà intergalattico. Gli alieni contro Silvio.


Tornando seri, io non so come faccia una persona con un briciolo di intelligenza e buon senso a fare affermazioni del genere in lucidità. Quindi i casi sono 2: o Ghedini ha l'intelligenza di una gallina, oppure è succube del padrone e si è abbassato a livello dei servi della gleba.
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Old 28-05-2009, 16:31   #475
yggdrasil
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Ghedini:"E' il riscontro del legame tra alcuni giornali italiani e stranieri che cercano di deligittimare Berlusconi"



Adesso il complotto non è solo nazionale ma internazionale. Tra un mese sarà intergalattico. Gli alieni contro Silvio.


Tornando seri, io non so come faccia una persona con un briciolo di intelligenza e buon senso a fare affermazioni del genere in lucidità. Quindi i casi sono 2: o Ghedini ha l'intelligenza di una gallina, oppure è succube del padrone e si è abbassato a livello dei servi della gleba.
semplicemente è pagato. per i soldi si dice pure che l'amante della moglie è il migliore amico che si possa avere
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Old 28-05-2009, 22:01   #476
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maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5657 Olanda
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[Volkskrant]

Una serata televisiva qualsiasi in Italia: milioni di spettatori si sintonizzano in prima serata su Canale 5, l’emittente televisiva più importante del premier Silvio Berlusconi. Sullo schermo vedono l’apice di una competizione che hanno potuto seguire quotidianamente da settimane: un salotto pieno di uomini e donne strillanti che si abbracciano calorosamente in un borgo siciliano.

’Costanza! Sei stata fantastica! Grandiosa! Buona fortuna tesoro!’, urlano beatamente davanti all’obiettivo alcune giovani donne. Un giovanotto emozionato dice di sperare che Costanza ’adesso possa realizzare tutti i suoi sogni’. Una ragazza è talmente sconvolta dal risultato ottenuto da Costanza che quasi non può parlare. ’Sono senza parole’, singhiozza. Costanza Caracciolo, dal canto suo, fa sapere ai telespettatori di provare ’un’emozione indescrivibile’. ’Adesso sono arrivata dove ho sempre sognato di stare’, dice.

Veline
Ma che cosa è riuscita a fare questa diciannovenne siciliana? Ha vinto un test nazionale di erudizione? Ha fornito una prestazione eccellente in ambito sportivo? Molto meglio ancora: è stata scelta come velina bionda del popolare programma televisivo Striscia la notizia. La Caracciolo potrà perciò essere vista in tivù sei giorni alla settimana mentre balla e si contorce insieme alla mora collega Federica Nargi - una volta con tacchi alti e vestitino in latex, un’altra magari scalza e con addosso solo intimo piccante.

Veline è il nome delle giovani che alla televisione italiana accompagnano con gonnelline estremamente corte presentatori maschi per lo più di mezz’età. Non si scatenerebbero più commenti di quanti ne faceva l’olandese Leontine Reuters, pronta assistente di Hans van der Togt alla Ruota della fortuna, se i potenti signori dello sport, dello show business e della politica italiani semplicemente le escludessero del tutto.
Ma le veline dominano nuovamente i media, da quando si è saputo che il premier Berlusconi voleva riempire la lista dei candidati del suo partito per le elezioni europee di presentatrici della tivù, cantanti, fotomodelle ed un’ex candidata del Grande Fratello. ‘Ciarpame senza pudore’, così la moglie di Berlusconi, Veronica Lario, ha definito la selezione di potenziali europarlamentari.

Noemi Letizia
Poi il premier è passato anche dal compleanno della diciottenne Noemi Letizia, una ragazza napoletana completamente sconosciuta che ha dichiarato di fare regolarmente compagnia a Berlusconi a Roma o Milano. Noemi ha detto di confidare che ‘papi’, come lei chiama il presidente del consiglio, le assicurerà un futuro ‘in televisione o in parlamento’.

Mentre gli interrogativi sul misterioso legame tra il premier e la ragazza crescono di giorno in giorno, il mestiere di velina guadagna sempre maggiore popolarità. Furio Fusco non se ne sorprende più. ‘Questo genere di cose avviene regolarmente’, dice il direttore dell’agenzia di casting Time Out nel suo studio di Roma. ‘Anche un paio di anni fa c’è stato un grosso scandalo con modelle e presentatrici. Delle donne andavano al Ministero degli Esteri a fare non si sa bene cosa con questo o quello, in cambio di favori.’


Senza un’istruzione decente
Molte donne lo accettano, fa sapere Fusco. ‘Non hanno altra scelta. Molte non hanno un’istruzione decente. E se anche ce l’hanno non importa granché. Il fatto è che l’Italia non è un paese in cui si viene valutati per i propri meriti. Se conosci le persone giuste e se fai parte del sistema italiano di favori reciproci, puoi ritrovarti in posizioni per cui non sei neanche lontanamente qualificato. Per molte ragazze questo è il modo per diventare famose.

Di tanto in tanto ricoprono persino funzioni importanti negli intrighi politici, da cui anche Hollywood avrebbe qualcosa da imparare. Per esempio l’anno scorso la giustizia ha autorizzato la pubblicazione di conversazioni telefoniche tra Berlusconi ed Agostino Saccà, un dirigente della televisione pubblica RAI. Quelle conversazioni sono state intercettate perché forse potevano essere rilevanti in un possibile caso di corruzione.

Spiegazione
Berlusconi - che in quel momento sta all’opposizione con la sua coalizione di centro-destra e contrasta il premier di centro-sinistra Romano Prodi con ogni mezzo - chiede all’alto dirigente Saccà se può trovare un lavoro alle modelle-attrici Elena Russo ed Evelina Manna.
‘Ti spiego perché’, dice Berlusconi ad un certo punto.
’Ma no, presidente, non mi deve spiegare niente’, risponde Saccà.
’No, te lo spiego’, conclude Berlusconi. ‘Sto cercando di…’
Saccà: ‘Presidente, lei è la persona più civile, più corretta…’
Berlusconi: ‘Io sto cercando di avere la maggioranza in Senato.’
Saccà: ‘Capito tutto.’
Berlusconi: ‘E questa Evelina Manna può essere … perché mi è stata richiesta da qualcuno, qualcuno con cui sto trattando.’

Secondo i magistrati, il politico-imprenditore cercava, con l’aiuto di Evelina Manna, di far passare un senatore di sinistra dalla parte del centro-destra, cosa che avrebbe fatto perdere alla coalizione di Romano Prodi la sua maggioranza risicata al Senato. Saccà, che aveva già fatto valere il suo potere all’interno della RAI per dare un ruolo in una serie tivù all’attrice in questione, sarebbe stato profumatamente ricompensato da Berlusconi.

Operazione libertinaggio
Ad un processo non si è mai arrivati, perché la proposta di Berlusconi (da lui stesso battezzata ‘Operazione Libertinaggio’) non ha avuto un seguito concreto; il governo Prodi era giá caduto per altre ragioni.
Per il manager di casting Furio Fusco, questo genere di casi sono all’ordine del giorno. Non che il premier italiano lo chiami regolarmente per questa o quella servizievole ragazza, ma secondo Fusco non è un’eccezione che le donne abbiano un ruolo equivoco. ‘Io ovviamente preferisco lavorare con persone che hanno un certo potenziale che con qualcuno che non sa far niente ma è disposto a tutto’, dice. ‘ Spesso vengono qui ragazze con un’ottima istruzione, che hanno già lavorato a teatro ed hanno già fatto stage dappertutto. Quelle le accetto di sicuro, ma so in anticipo che sarà molto difficile fare da mediatore per loro. Poi entra una diciottenne che ha solo posato per un calendario mezza nuda, e tutti mi chiedono di lei.’

Un bel didietro
Non ha ormai nessun problema a recitare meccanicamente i requisiti che una velina deve soddisfare: altezza minima 1,75, figura molto slanciata, dotata di ‘un bel didietro’, e anche di ’seno abbondante’ - meglio se naturale, ovviamente, ma in caso di necessità anche ritoccato artificialmente con il silicone. ‘Non deve saper fare granché. Basta solo che sia giovane e un po’ sexy. E sappia ballare un po’. Molte ragazze che le vedono in televisione pensano: perché loro sì e io no?’

L’anno scorso centinaia di signorine hanno partecipato alle selezioni per le due nuove veline di Striscia la notizia. Le preselezioni si sono svolte in pittoresche piazze in tutta l’Italia, e sera dopo sera sono state trasmesse alla televisione. Nessun altro programma ha attirato tanti spettatori quanto questo show di gambe scoperte.

Nella sua battaglia per il titolo, la bionda Costanza Caracciolo ha dovuto mantenersi in piedi su una tavola da surf, scossa su e giù da quattro uomini robusti, prima di poter eseguire la sua coreografia dagli accenni erotici al ritmo di una canzone da lei scelta. La mora Federica Nargi tra le altre cose ha dovuto destreggiarsi con un cerchio. Dopo una relazione sentimentale con un concorrente del Grande Fratello ha iniziato una storia con un ricco calciatore del Cagliari (che prima ci aveva provato con la bionda Costanza).

Un fenomeno con radici profonde
‘Questo non è un fenomeno recente’, dice Stefania Vergati, professore di sociologia all’università La Sapienza di Roma. ‘Molte giovani donne vorrebbero entrare nello show business, e per farlo possono contare sull’appoggio della famiglia. Il regista Luchino Visconti già nel 1951 raffigurò con il film Bellissima il modo in cui gli italiani cercano di sfuggire alla povertà attraverso il mondo dello spettacolo. Una buona parte delle ingenue ragazze di famiglie semplici pensa senz’altro ancora così: appaio in tivù dunque sono.’

Inoltre, dice Vergati, gli studi non sono più visti come un mezzo per uscire da ‘una situazione economica marginale’. ‘Probabilmente ci si rende conto del fatto che anche persone che non sono qualificate si sistemano bene. Perché l’aiuto della famiglia e delle conoscenze continua ad essere molto importante. Questa tendenza non vale solo per le veline. Esistono interviste con parlamentari italiani, messi alla prova su conoscenze di base di storia e geografia, in cui questi dimostrano enormi lacune.’

Curiosamente, questo fatto non fa quasi per niente diminuire la loro popolarità, afferma Vergati. Allo stesso modo, anche il particolare stile di vita di Silvio Berlusconi non lo danneggia. ‘Se fossimo un paese moralista, puniremmo immediatamente questi politici. Ma ci sono poche cose che noi non possiamo accettare a nessuna condizione. Gli italiani pensano spesso: beh, ciascuno ha i suoi punti deboli, e chi non ha scheletri nell’armadio?’

Molto responsabile
Dopo che i telespettatori della serata finale in questione hanno assistito alla festosa gioia a casa della vincitrice bionda di Veline, Costanza, la regia passa alla casa della famiglia della mora Federica Nargi. Anche qui allegria e spumante. Mamma Concetta però è anche ‘preoccupata’, dice. Federica ha ancora solo 18 anni e adesso da Roma deve trasferirsi a Milano, dove si dovrà immergere in un mondo ‘a cui noi non siamo abituati’. ‘È molto responsabile’, giura mamma Concetta. ‘Ho fiducia in lei, anche se starà su al nord tutta sola.’
Nell’ultima inquadratura del servizio, tutta la compagnia brinda allo splendente futuro di Federica. Ma sua madre piange - e non solo di gioia.

Enigmi sulla ‘minorenne’
La discussione sulla diciottenne Noemi Letizia continua a inseguire il premier Berlusconi giornalmente. Rifiuta di rispondere alle domande che gli sono state poste riguardo alle accuse fatte da sua moglie perchè ‘frequenta minorenni’. L’esatta natura della sua relazione con la ragazza non è ancora chiara. Inizialmente Berlusconi ha detto di essere semplicemente amico di suo padre, che sarebbe stato autista dell’ex premier Bettino Craxi, morto ormai da tempo. Il figlio di Craxi ha però smentito seccamente la storia. Il padre di Noemi ha fatto altrettanto, rifiutandosi però di spiegare in che altro modo ha conosciuto Berlusconi.

Il critico quotidiano La Repubblica domenica scorsa ha pubblicato un’intervista con il 22enne appassionato di kickboxing Gino Flaminio, ex fidanzato di Noemi. Secondo lui c’è un rapporto diretto tra Noemi e Berlusconi. Il quotidiano aveva in precedenza posto dieci domande al premier riguardo alla questione. Berlusconi allora parlò di ‘una campagna denigratoria, ispirata da invidia e odio’.

[Articolo originale "Als ze maar jong is en een beetje sexy" di Eric Arends]

Ultima modifica di atinvidia284 : 29-05-2009 alle 12:31.
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Old 29-05-2009, 10:05   #477
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Berlusconi controlla il potere in Italia mediante la “dittatura mediatica”
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5670 Messico
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[SDP]

Campione moderno del “populismo mediatico”, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi gode di un ampio consenso nonostante la difficile fase attuale della sua avventura politica, un fenomeno attribuito dagli esperti al suo controllo dei mezzi di comunicazione.

Giudicato colpevole per avere corrotto l’avvocato inglese David Mills, ma senza condanna grazie all’immunità; accusato da sua moglie, Veronica Lario, di “frequentare minorenni” e con un paese in profonda recessione, Berlusconi mantiene un consenso superiore al 70%.

“Gli italiani stanno dalla mia parte nonostante le polemiche”, ha dichiarato il Cavaliere lo scorso 19 maggio e ha mostrato un sondaggio secondo il quale gode di una popolarità del 74,8%.

Questa situazione è spiegata da diversi punti di vista che giungono sempre alla stessa conclusione: Berlusconi ha il controllo della televisione, è proprietario di giornali e della principale casa editrice del paese, la Mondadori, tra gli altri affari.

Un nuovo libro sul personaggio, intitolato “La sindrome di Arcore” del giornalista Giovanni Valentini, ritiene che tale popolarità corrisponde al fatto che il popolo dei teledipendenti italiani si è innamorato del proprio carceriere, come succede alle vittime della cosiddetta “sindrome di Stoccolma”.

“L’anomalia italiana, impersonificata da un capo di governo che di fatto dispone di sei reti televisive nazionali, non ha eguali nel mondo civilizzato”, ha detto l’autore, che nel titolo del libro fa riferimento ad Arcore, la località milanese dove il Cavaliere ha il suo quartier generale.

Ha ricordato che Berlusconi è proprietario della principale azienda televisiva privata, Mediaset, che dispone di tre canali e che, come capo del governo, controlla indirettamente altri tre canali della televisione pubblica, la RAI.

“Non esiste nessun altro paese al mondo in cui succeda una cosa simile, per cui si può legittimamente dire che si tratta di una tele-dittatura, fondata sul controllo della televisione e, pertanto, del consenso popolare”, ha segnalato.

Anche il sociologo ed esperto di mezzi di comunicazione, Domenico De Masi, sostiene che in Italia si sta creando un primo esempio di dittatura mediatica al mondo.

Sostiene che, nonostante all’estero Berlusconi venga solitamente sottostimato e considerato un personaggio “ridicolo e kitsch”, sta portando a termine, forse senza esserne cosciente, il primo esperimento mondiale di dittatura mediatica.

Una dittatura dolce che, attraverso la televisione, “rende cieche le proprie vittime”, ha detto De Masi in una recente conferenza stampa. Secondo il politologo Giovanni Sartori, una delle caratteristiche delle dittature è il monopolio dell’informazione e, in questo senso, l’Italia di Berlusconi si avvicina al paradigma.

Nel documentario “Citizen Berlusconi”, della televisione statunitense PBS (Public Broadcasting Service) censurato in Italia, Sartori ha sottolineato che il primo ministro “è presente in tutte le attività importanti”, controlla l’informazione, la pubblicità e influenza la maggior parte della stampa.

Ma gli esperti considerano anche che Berlusconi incarni lo stereotipo di Italiano, ossia, concentra i vizi e le virtù dei suoi compatrioti, oltre a possedere una grande capacità comunicativa.

“Berlusconi è un formidabile piazzista, un professionista che riuscirebbe a vendere un frigorifero a un eschimese”, ha ironizzato Valentini, secondo il quale l’icona pubblica del magnate si fonda sull’adorazione dell’apparenza e sulla fede nell’immagine.

Tuttavia ha detto che, prima che sulla televisione, la sua popolarità si basa sulla mitologia del calcio, lo sport più amato dagli italiani e che proprio la squadra del Milan, di cui è proprietario, è stata quella che ha conquistato più medaglie, coppe e trofei al mondo.

“Il controllo dittatoriale dei mezzi di comunicazione italiani da parte di Berlusconi rappresenta una reale e funesta minaccia per la democrazia”, avverte a sua volta il giornalista britannico David Lane nel libro “L’ombra del potere”.

[Articolo originale "Controla Berlusconi el poder en Italia mediante "dictadura mediática" " di Mario Osorio Beristáin]
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Old 29-05-2009, 12:30   #478
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Berlusconi, amico della gente
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5655 Olanda
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[NRC Handelsblad]

Per il premier italiano l’unico potere che conta è il popolo sovrano.

Analisi della notizia.


Silvio Berlusconi reagisce in modo agitato nei confronti della stampa, dei giudici e dei politici che lo criticano. Cio’ crea un legame con la gente in Italia.
Il premier italiano Silvio Berlusconi questa settimana ha nuovamente dimostrato di avere poco timore dei poteri di controllo di una democrazia. Infuriato, si è mobilitato contro le istituzioni e la stampa che contrastano il leader.
I giudici che hanno stabilito che Berlusconi ha corrotto il suo avvocato sono estremisti di sinistra. I giornalisti comunisti e l’opposizione di sinistra avrebbero fatto cadere in un trabocchetto sua moglie, ragione per la quale lei sarebbe stata indotta a chiedere il divorzio. E’ una vergogna poi che la stampa voglia capire perché lui sia andato al compleanno della diciottenne Noemi Letizia che in questo modo attraverso grazie a ‘papi’ (così chiama lei Berlusconi) spera di diventare presentatrice tv o politica.
Secondo Berlusconi, sono pure invenzioni le notizie riguardo al suo piano di mettere showgirl in lista alle elezioni europee. Berlusconi è cosi’ agitato perché sono in arrivo le elezioni. Per qualsiasi politico rappresentano un sondaggio della popolarità. Ma per Berlusconi valgono ancora di più. Nella sua visione postdemocratica c’è un solo potere di controllo che ancora conta: il popolo. Se la gente sostiene il leader, allora il potere giudiziario, il Capo dello Stato, la stampa e il Parlamento vi si devono sottomettere. In questo modo il leader è legittimato a fare leggi per garantirsi l’impunita’. La divisione dei poteri è subordinata alla sovranità del popolo che vota il suo leader.
Il 6 ed il 7 di giugno la gente ha di nuovo la possibilità di esprimere il suo parere. Un terzo degli italiani si dice abbastanza o molto interessato all’Europa. Ma ciò che interessa a Berlusconi è che la gente non si rechi alle urne per l’Europa, ma per lui.
Queste elezioni devono rinnovare il legame tra lui e la gente e dargli un nuovo mandato per portare avanti la sua lotta contro i giudici estremisti di sinistra. Se vince si sentira’ anche più forte per cambiare la costituzione, in modo da poter dare piu’ potere al premier e meno al presidente e al parlamento.
Per sfruttare i risultati dei sondaggi nel miglior modo possibile il premier stesso è – contro la prassi europea – candidato come capolista per il suo partito, Il Popolo della Libertà. Tutto ciò non per andare a Strasburgo ma per riconfermare la sua posizione di potere come leader in Italia.
E’ quindi in piena campagna elettorale, e questo spiega il livello di aggressività della sua azione. La sua collera in seguito ai fatti recenti è autentica, ma anche funzionale. Berlusconi sa per esperienza che le sue invettive contro le istituzioni funzionano bene con gli italiani, gia’ da decenni delusi dai politici corrotti che pensano solo ai loro interessi. Hanno anche poca fiducia nello Stato di Diritto, perché ci vogliono dieci anni per concludere una vertenza dal giudice civile. Cinque milioni di casi aspettano una sentenza. Il codice penale offre così tante circostanze attenuanti che uno che e’ condannato a sei anni in primo grado può comunque evitare la cella.
A Berlusconi danno fastidio le istituzioni democratiche, perché esse lo criticano. La gente si lamenta delle istituzioni, perché queste non funzionano. Berlusconi sa sfruttare questa comune insoddisfazione riguardo all’establishment come nessun altro sarebbe in grado di fare.
Berlusconi stringe un legame con la gente attraverso i suoi giornali, e manipola a suo vantaggio le notizie attraverso le sue emittenti private e attraverso la tv di stato RAI. I media di sua proprietà lo fanno apertamente. La RAI dà le notizie di politica in prima serata seguendo una procedura prestabilita. Prima il partito al governo fa il commento sui fatti politici. Poi la parola va all’opposizione. Infine, un ministro dice come i fatti stanno in realtà.
In questo modo, Berlusconi riesce a dare la sua versione dei fatti senza contradditorio, e a rafforzare il suo legame con gli italiani. Dopo il terremoto di inizio aprile a L’Aquila Berlusconi va quotidianamente nelle zone del disastro. Le telecamere registrano come lui rivolge la parola a due anziane signore. Le invita ad andare dal parrucchiere a sue spese e promette ad entrambe un nuovo vestito.
Il messaggio è chiaro. Il leader ha a cuore la sua gente, è un amico e una persona affidabile. Berlusconi fa in grande ciò che da secoli si fa in piccolo in quasi tutti i comuni. Per un lavoro, per un aiuto medico, per un buon insegnante, per un permesso di costruzione attivi i tuoi amici all’interno dell’apparato amministrativo.
Per molti cittadini e impiegati statali, la pubblica amministrazione è un’istituzione che concede favori, non si tratta di diritti e servizi. Questa forma storica di clientelismo è quella che Berlusconi applica al livello nazionale.
Attraverso la televisione risuona il suo messaggio: non c’è da fidarsi delle istituzioni, ma sul leader puoi contare. Un attacco alle istituzioni è dunque molto funzionale. Finché il trucco funziona, il leader non ha nessun interesse a rimettere in piedi l’intero sistema e farlo diventare una moderna e affidabile pubblica amministrazione.
E il trucco funziona, così enfatizzava Berlusconi martedì scorso: gli italiani stanno dalla mia parte per il 74,8 per cento, ha detto. Il calo della popolarità come conseguenza dei fatti dell’ultimo mese è pressochè zero, conclude soddisfatto. Prima era 75,1 per cento.
Sovrabbondante, dannoso e inutile: questo il parere del premier Silvio Berlusconi sul Parlamento Italiano.

[Articolo originale "Berlusconi als vriend van het volk" di Bas Mesters]
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Old 30-05-2009, 12:50   #479
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Può un’adolescente far cadere Berlusconi?
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5733 Gran Bretagna
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[The Independent]

Lo chiama “papi”. Lui le ha regalato una collana da 6.000 sterline per il suo diciottesimo compleanno. La relazione di Silvio Berlusconi con Noemi Letizia ha già portato sua moglie ad avviare le pratiche di divorzio. Potrebbe ora fargli perdere il comando?

Gli Italiani sono sempre stati sprezzanti nei confronti dell’ossessione dei media “anglosassoni” per la vita privata della gente ricca e famosa, ma nell’ultimo mese i giornali italiani si sono occupati esclusivamente di un unico argomento: la relazione tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e una giovane donna di Napoli, di nome Noemi Letizia. Berlusconi è stato sorpreso a dire molte bugie su questa amicizia e si rifiuta di giustificarle. E con un appuntamento elettorale di rilievo alle porte, la sua popolarità, che sei settimane fa aveva toccato il picco massimo, rischia ora di crollare.

I giornalisti non possono essere accusati di aver trasformato la questione in uno scandalo, perché è stato Berlusconi stesso ad attirare l’attenzione sulla relazione, quel martedì in cui, approfittando di un viaggio a Napoli, si è fatto vedere alla festa per il diciottesimo compleanno di Noemi. Ha posato per i fotografi e ha omaggiato la giovane e attraente biondina con un pendente d’oro e diamanti del valore di 6.500 euro. Questo evento irrilevante è stato immortalato il giorno seguente, in un breve articolo di cronaca, su La Repubblica.

E sarebbe finita lì se non fosse stato che, nel giro di quattro giorni, questo fatto è diventato per la seconda moglie di Berlusconi, Veronica, il casus belli per il divorzio. Suo marito, ha affermato la signora in un comunicato stampa, “frequenta le minorenni”; si è dichiarata preoccupata per il marito perchè “non sta bene”, ma non ha manifestato alcun dubbio che, dopo quasi trent’anni assieme, il loro matrimonio sia finito.

Improvvisamente, l’apparentemente innocuo evento sociale ha assunto sfumature misteriose e sinistre. Noemi, da quanto si è appreso, ha l’abitudine di chiamare Berlusconi “papi”. Il Presidente del Consiglio sembra essere in termini più che familiari con la ragazza.Messo alle strette dalla moglie Veronica, che apre bocca una volta ogni due anni ma con effetti devastanti, Berlusconi si è recato a Porta a Porta, un talk-show politico in seconda serata condotto dal suo cortigiano televisivo più servile e ha spiegato che il padre di Noemi, Elio Letizia è una vecchia conoscenza politica dei tempi in cui il Premier aveva a che fare con Bettino Craxi e il partito Socialista: Berlusconi aveva bisogno di consultarsi con lui in merito ad urgenti questioni legate alle elezioni europee. Ma poco dopo, Bobo Craxi, figlio dello scomparso Bettino, è saltato fuori dichiarando di non aver mai sentito parlare del padre di Noemi. Allo stesso modo, l’improbabile dichiarazione di Berlusconi circa le “urgenti questioni elettorali” non ha convinto ed è stata negata qualche settimana dopo da Elio Letizia in persona.

Il privato non è più tale, ormai: qualcosa di quella festa di compleanno e della partecipazione di Berlusconi ha trascinato oltre il limite Veronica, sofferente già da lungo tempo. Una delle ragioni della sua rabbia, come lei stessa ha spiegato in un’amara e-mail all’Ansa, è il fatto di non essere mai riuscita a far partecipare il marito a nessuno dei diciottesimi compleanni dei loro figli, “pur essendo stato invitato”. Ma questo motivo in sé non può essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso (o, come diremmo noi, il fuscello che ha spezzato la schiena al cammello). Davvero Berlusconi è l’amante di Noemi e perciò colpevole come Veronica dice, di “frequentare le minorenni”? O forse la ragazza è sua figlia illegittima? Le sue guance paffute e gli occhi piccoli, non molto diversi da quelli del Premier, permettono al mondo di propendere per quest’ultima ipotesi. Ma Berlusconi si è rifiutato di fare luce sulla loro relazione. Ha continuato a sostenere di averla incontrata “tre o quattro volte” e sempre accompagnata dai genitori.

Ironia vuole che Berlusconi non si sia mai mostrato ritroso ad esporre all’occhio pubblico la sua caotica e colorita vita privata. Si innamorò di Veronica a Milano, vedendola recitare in topless in uno spettacolo teatrale intitolato “Il Magnifico Cornuto” e visse con lei nel peccato per 10 anni prima di sposarla con una cerimonia civile. I loro bambini sono nati prima del matrimonio. Quando entrò in politica nel 1994 il suo manifesto elettorale fu un’autobiografia epurata, Una Storia Italiana, in cui ritraeva se stesso come l’italiano medio, figlio di un impiegato di banca, partito da zero e diventato immensamente ricco grazie al duro lavoro e ad una famiglia unita molto legata alle proprie radici. Milioni di italiani se la bevvero e nessuno dubitò mai del suo buon gusto in fatto di donne (era sufficiente guardare le sue due mogli).

E’ stato dopo la sua seconda e molto più convincente vittoria alle elezioni del 2001 che le voci sulle frenetiche relazioni di Berlusconi hanno cominciato davvero a circolare, con resoconti di bellissime e giovani stagiste ospitate d’estate, come “assistenti”, nella sua villa in Sardegna – e della rapida carriera di altre ragazze altrettanto attraenti tra le fila del suo partito, Forza Italia, attraverso i suoi canali televisivi commerciali. Berlusconi, da vecchia volpe, aveva trovato il modo di tenere occupata la propria libido, nonostante le esigenze della vita politica. E trattandosi dell’Italia, nessuno se ne è lamentato. Veronica era stata sistemata in una magnifica casa a pochi chilometri dalla residenza principale di Berlusconi, Villa Arcore, a nord di Milano. Era sicuramente un cattivo marito, ma in Italia questi sono affari della famiglia e di nessun altro.

Eppure, come ha fatto notare ieri il direttore de La Repubblica, Ezio Mauro: “Berlusconi ha da molto tempo cancellato il confine tra pubblico e privato”. Lo ha fatto nel pubblicare il suo manifesto elettorale. E continua a farlo in modo più caotico e impulsivo quando permette ai paparazzi di fotografarlo in compagnia di formose ragazze di 50 anni più giovani di lui. È l’atteggiamento di un sultano, un re o un dittatore, e il modo in cui Berlusconi tentava l’impossibile indicava già chiaramente che stava muovendosi a poco a poco in quella direzione. I suoi giornali e le sue televisioni non avrebbero mai protestato . La RAI, televisione di stato, era sempre più succube del Premier. Persino i quotidiani indipendenti concedevano una fiducia crescente alla sua buona volontà . La scarsa attenzione prestata da Berlusconi alla sua stessa immagine è il metro di misura per capire quanto si sentisse invulnerabile.

Ma aveva fatto i conti senza Veronica. Nel gennaio 2007, per la prima volta dichiarò pubblicamente che suo marito si era spinto troppo oltre, concedendo un’intervista a La Repubblica (uno delle poche testate realmente indipendenti), in cui pretendeva le scuse di Berlusconi per aver detto a Mara Carfagna – un’affascinante modella diventata parlamentare (e ora Ministro): “La sposerei in un lampo se non fossi già sposato”. Berlusconi acconsentì docilmente. Ma non cambiò atteggiamento. Continuò esattamente come prima, fino all’arrivo del diciottesimo compleanno di Noemi dopo il quale tutto è andato decisamente storto.

Oggi, l’Italia è al bivio: La Repubblica ha insistentemente preteso dal Presidente del Consiglio chiarificazioni riguardo Noemi, pubblicando nelle ultime due settimane una lista di dieci domande per le quali vogliono una risponda. Berlusconi ha ripetutamente rifiutato. Con le elezioni europee tra dieci giorni, c’è il rischio concreto che il suo silenzio lo danneggi alle urne, dalle quali aveva pensato di uscire grande vincitore – particolarmente ora che importanti figure della Chiesa Cattolica, come l’ex Arcivescovo di Pisa Alessandro Plotti, hanno cominciato ad attaccarlo. Berlusconi ha promesso di riferire al parlamento per quanto riguarda ciò che lui definisce “infami dicerie” sulla sua relazione con Noemi.

E’ sintomatico della banalizzazione della politica italiana sotto Berlusconi che solo ora gli si chiedano delle spiegazioni, non per corruzione o per associazione mafiosa, ma a causa di una sua relazione con un’adolescente. Ma la diatriba in sé non è insignificante. Viveve in Italia oggi è come essere intrappolati sul fianco di un vulcano dal quale lentamente, ma inesorabilmente sta colando lava. Lontano dal condurre ad una rivitalizzata “Seconda Repubblica”, lo scandalo delle corruzione degli anni ‘90 ha portato invece all’Epoca di Silvio e al lento, ma stabile degrado delle istituzioni democratiche della nazione. Se il Presidente del Consiglio può cavarsela portando avanti una relazione extra-coniugale semi-pubblica con un’adolescente (e mentendo così spudoratamente che chiunque può rendersene conto) e ancora nessuno gli chiede delle spiegazioni – allora il Paese è in pericolo.

[Articolo originale "Could a teenage girl topple Berlusconi?" di Peter Popham]
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Old 31-05-2009, 14:09   #480
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Il crimine di immigrare
maggio 2009 http://italiadallestero.info/archives/5644 Spagna
Quote:
[El País]

Berlusconi riforma la Legge Sicurezza e apre le porte alla discriminazione e alla xenofobia

Il Governo italiano ha dato un altro giro di vite alla sua politica sull’immigrazione. La riforma della Legge Sicurezza approvata la settimana scorsa dal Parlamento di Roma non ha semplicemente inasprito le disposizioni relative agli immigrati irregolari. Stavolta Berlusconi si è spinto oltre. Talmente oltre che potrebbe aver abbandonato il terreno del sempre più deteriorato Stato di Diritto italiano per addentrarsi in quello della discriminazione e della xenofobia. Se già appariva discutibile la scelta dello strumento giuridico per gestire il fenomeno dell’immigrazione, la sua conversione in crimine pone le basi per una società in cui il pieno riconoscimento dei diritti fondamentali sarà privilegio di pochi.

Le diverse modifiche approvate dal Parlamento su richiesta del Governo Berlusconi sembrano celare la dichiarazione di stato d’emergenza per far fronte alla presenza di immigrati irregolari. Non si comprende altrimenti il fatto che, dietro la riforma, la Legge Sicurezza legalizzi le ronde cittadine che avranno il potere di denunciare “situazioni di pericolo” nelle quali siano coinvolti immigrati. In un paese dove le mafie hanno la capacità di sfidare lo Stato, delegare il legittimo monopolio della forza a semplici volontari è rischioso e potrebbe far nascere contropoteri incompatibili con un sistema democratico. E questa è un’ombra che incombe sicuramente sulla testa degli immigrati, ma che potrebbe proiettarsi anche su quella degli italiani.

Non troppo tempo fa l’Unione Europea approvava la discussa Direttiva Rimpatri che stabiliva alcune garanzie minime che ogni paese membro è tenuto a riconoscere. Se la politica sull’immigrazione di Berlusconi dovesse risultare compatibile con la direttiva si avrebbe la prova definitiva che, invece di assicurare una soglia di diritti agli stranieri, si è ampliato il limite di ingiustizie permesse contro di loro; se, dovesse al contrario risultare incompatibile, l’Unione non dovrebbe procrastinare una reazione esplicita nei confronti di Berlusconi. Ma considerando il livello a cui si sta arrivando in alcuni paesi della UE, le probabilità che si agisca contro Berlusconi come si fece con Haider sembrano molto più scarse di quelle sulla possibilità che i Ventisette si lascino piuttosto trascinare dal populismo e reputino il primo ministro italiano all’avanguardia.

[Articolo originale "El delito de inmigrar"]
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