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Old 15-02-2004, 16:30   #2
MM
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Un po’ di storia...tanto per curiosità: quando i dischi non erano dischi….
Volendo fare un brevissimo cenno alla storia dei dischi, non si può non fare riferimento al progenitore, al primo prototipo di memoria non volatile, che non era affatto un disco, ma un cilindro, un tamburo rotante sulla cui superficie esterna stava il materiale magnetico.
Quando vennero costruiti i primi veri e propri dischi (ancora a livello di ricerca tecnologica), la tecnologia era tale che non era possibile leggere i dati se non appoggiando la testina sul supporto magnetico e questo ovviamente comportava notevoli problemi di durata: è vero che le testine erano molto più rozze, ma anche la superficie del disco non così “liscia” come adesso e quindi questo sfregamento provocava, in breve tempo, il guasto di uno dei due dispositivi.
Il primo vero passo verso i moderni dischi è stato fatto con la realizzazione di testine che leggevano i dati rimanendo sospese sul disco senza toccarlo.
Senza dilungarsi troppo:
- è degli anni ’50 la realizzazione della prima testina “fluttuante”
- intorno alla metà degli stessi anni la realizzazione del primo disco ad indirizzo “commerciale”, vale a dire inteso per produzione commerciale e non solo a scopo di ricerca
Il successivo passo fu quello della testina costruita in modo tale che permettesse di poterla “adagiare” sul cuscinetto d’aria generato dalla rotazione del disco; questo consentì di avvicinare la testina al disco e di aumentare la densità di registrazione del supporto magnetico (la testina più vicina consentiva di “individuare due punti distinti” anche se questi erano più vicini tra loro)
Il problema che nacque a questo punto fu di tipo hardware: ipotizzando di avvicinare ancora la testina (stiamo parlando di millesimi si millimetro o nanometri, se preferite) per aumentare la densità e quindi la capacità dei dischi, si generava la necessità di avere le superfici dei piatti sempre più “piane” e prive di asperità (microscopiche ovviamente)
Fu così che, per poter verificare i risultati ottenuti con varie tecnologie, nei laboratori IBM fu inventato il microscopio elettronico a scansione (che ha dato grande mano alla biologia ed altre branche scientifiche, ma che era stato inventato per questo scopo specifico)
Così, anche i piatti dove viene adagiato lo strato magnetico, sono stati costruiti con vari materiali successivi, fino a quelli moderni in lega di alluminio o quelli più recenti in materiale ceramico/vetroso
Verso la fine degli anni ’80, la Conner Peripheral (attualmente assorbita da Seagate) costruisce il primo disco da 3.5" a basso profilo e nascono quindi i dischi “formato” attuale (in precedenza erano da 5,25" e prima ancora da 8" e 14")
Da questo punto, assestata la tecnologia, si pensa all’aumento delle capacità: nascono nuove generazioni di testine, si affina la tecnica costruttiva ed aumentano le capacità dei piatti
Questo aumento però non è tale da produrre incrementi astronomici e quindi si ricorre all’aumento del numero dei piatti, per aumentare le capacità dei vari dischi, fino ad arrivare a "mostri" con 8 o anche 10 piatti.
L’ultimo balzo di tecnologia, con supporti ad alta densità è storia che tutti conoscono (anche nel lato negativo, purtroppo)

Come è fatto un disco
Un disco è costituito da uno o più piatti, tenuti in rotazione da un motore.
Ogni piatto presenta due facce e su ognuna di queste “galleggia” una testina di lettura/scrittura, a sua volta fissata sulla cima di un braccio
Il sistema di controllo dello spostamento dei bracci, una volta gestito da un motore “passo-passo”, adesso viene gestito da un dispositivo a bobina ed è chiamato ATTUATORE
Anche se le capacità dei vari dischi offerti da un produttore portano ad una certa gamma di prodotti, quasi sempre i modelli base dei dischi prodotti sono uno o magari due (per la stessa interfaccia)
Le differenti capacità si ottengono variando il numero di testine installate sul disco; esempio pratico:
- 1 disco da 40GB = 1 piatto da 40GB = 2 facce da 20GB = 2 testine di lettura/scrittura
- 1 disco da 20GB = 1 piatto da 40GB = 2 facce da 20GB = 1 sola testina
- 1 disco da 60GB = 2 piatti da 40GB = 4 facce da 20GB = 3 testine

Potete anche leggere qui http://www.lithium.it/articolo.asp?code=47&pag=1

Considerazioni
Questo serve ovviamente ad ottimizzare i processi di produzione ed a ridurre i costi
Questa tendenza al ribasso dei prezzi, però, in contemporanea all’aumento della densità dei piatti ed al regime di rotazione dei dischi (con ulteriori conseguenze sul surriscaldamento), ha portato purtroppo ad un aumento della fragilità degli stessi ed ha minato l’affidabilità di quello che è il componente forse più importante del PC: lo scrigno ove vengono custoditi i tesori del nostro lavoro. Si assiste adesso, in generale, ad un "ripensamento" da parte dei produttori: una maggiore attenzione all'affidabilità dei prodotti a scapito delle prestazioni.

Sia ben chiaro: i dischi si sono sempre rotti, specie le serie ultime uscite (ricordo ancora vagamente quando si parlava della poca affidabilità dei dischi da 2GB, appena usciti, e gli si preferivano quelli da 1,2/1,3 GB, in quanto questi nuovi “dischi enormi” avevano il vizio di rompersi….)
Quindi personalmente ritengo che il fenomeno dell'aumento pauroso dei guasti, oltre ai fattori citati debba anche essere valutato considerando altri fattori, quali: la maggiore possibilità di informazione (per esempio, 10 minuti dopo il guasto lo sà tutto il forum, una volta non era così, e non stiamo parlando di 10 anni fa ), il grande numero di dischi acquistati (per maggiori esigenze di spazio e minor costo dei dischi), il tempo di utilizzo che è sempre maggiore ed anche, certe volte, la troppa disinvoltura con cui vengono trattati
MM è offline