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Old 20-08-2009, 08:08   #43
juninho85
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Unione Sarda - Cellino, un colpo in canna
Un sogno chiamato Ariaudo. Piace il giovane difensore della Juventus, piace tanto che Cellino ha confermato per l'ennesima volta un interesse da parte della società rossoblù. Unico ostacolo la volontà della Juve a trattenere il giocatore. Ieri ai microfoni di Sky Cellino ha parlato a tutto campo, di salary cap, del momento critico del calcio italiano, della querelle tra Lippi e Mourinho ma anche di mercato e di una situazione ideale per il Cagliari, chiamato a importanti conferme dopo un'estate di lavoro. «Ariaudo ci piace molto», ha detto Cellino, «ne ho parlato anche da poco con Cobolli Gigli confermando l'interesse del Cagliari per il giocatore ma per ora non ho avuto modo di approfondire la trattativa».
Il mercato del Cagliari è praticamente chiuso, serve comunque un difensore e il giovane bianconero potrebbe fare al caso di Allegri: «Un giocatore giovane con ampi margini di crescita», continua il massimo dirigente rossoblù, «qui da noi troverebbe l'ambiente ideale per crescere». Nessuna novità invece sulla possibilità che Canini raggiunga la Lazio: «Lotito non mi ha mai chiesto il giocatore. Una cosa è certa, comunque, il ragazzo è distratto e non si concentra bene in gara e durante gli allenamenti. Il mercato verrà chiuso il 31 agosto, quando saranno già state disputate due gare e con queste voci il diretto interessato, che io considero un pseudo titolare, potrebbe trovarsi in difficoltà».
Cellino è intervenuto anche a proposito del cosidetto salary cap, la proposta di trovare un tetto salariale per gli stipendi dei giocatori portata avanti da Berlusconi per il suo Milan e approvata (e messa in pratica) apertamente da Lotito e dallo stesso Cellino: «Condivido. Proposi qualcosa del genere in Consiglio di Lega cinque anni fa», aggiunge Cellino, «ma le grandi società la bocciarono. Io posso dire di fare già qualcosa del genere nel Cagliari. Non siamo in stato di regime da imporre gli stipendi ai giocatori, ma credo che per essere competitivi con la Spagna si debba intervenire, magari sulla fiscalità. Di sicuro», puntualizza Cellino, «in passato sono stati commessi degli errori e adesso serve maggiore parsimonia. In ogni caso non un cambiamento drastico».
Cellino non è contento della situazione: «Sento parlare di svincoli, parametro zero e non sono contento. Dobbiamo superare assolutamente questa fase». Tetti salariali e parsimonia, come già è accaduto in maniera soft nelle leghe professionistiche americane, subissate di multe in caso di mancata esecuzione. Più difficile sarà convincere i giocatori ad accettare questa proposta, diversi presidenti sono comunque stufi dei ricatti di alcuni giocatori. L'Inter spende 175 milioni di euro per gli stipendi ai propri atleti, poi ci sono Milan (148), Juve (92) e Roma (74), il Cagliari non supera i 16 (come il Catania) e dietro di sé ha solo Lazio, Bologna, Lecce, Chievo e Reggina.
«Spesso il rendimento in campo non è direttamente proporzionale alle spese», conclude Cellino. «Dove arriverà il Cagliari quest'anno? Non so, se dovessimo ripetere il torneo della passata stagione sarei felice. Ma ci sono tante squadre che vogliono vincere e arrivare in Europa. Squadra e allenatore sono rimasti gli stessi, rimaniamo attaccati alla salvezza come nostro primo obiettivo. Poi si vedrà».

La Nuova Sardegna - E' Astori il vero acquisto
«Sono pronto a giocarmi le mie carte». Davide Astori non si nasconde. La società neppure: per Massimo Cellino tenere a Cagliari il difensore centrale è stato uno dei colpi prioritari della campagna estiva.
Astori per il presidente rossoblù «è uno dei giovani difensori più interessanti del panorama nazionale». Da qui, stima e fiducia a tutto campo. Astori, che il Milan chiedeva volentieri indietro, non solo è partito titolare al posto di Canini in Coppa Italia, ma sa di giocarsi una fetta importante di carriera nella stagione che verrà.
Classe ‘87, corazziere di 188 centimetri per 80 chili, maturato nelle giovanili rossonere, il centrale gode anche delle attenzioni di Allegri. Il tecnico l’ha fatto esordire in A facendogli gustare l’esperienza sulla fascia. Lui, manco mezzo bah.
Diligente, forte di testa, attento tatticamente, ha le carte in regola per spiccare il volo. Anche per l’ambiente senza particolari pressioni e per ai suggerimenti degli “anziani”. Uno spogliatoio in cui si impara in fretta e si vive bene: «Il gruppo è più o meno lo stesso. Ho fatto progressi anche grazie ai compagni, prodighi di consigli». Da qui, la consapevolezza di potersela giocare ad armi pari con i colleghi di reparto: «Sono pronto a giocarmi le mie carte. Qui - ha detto ieri Astori - ci sono ottimi difensori: sceglierà il mister chi andrà in campo. Non vedo l’ora di iniziare: voglio scoprire se reggo l’attesa».
Inevitabile un richiamo alle gare della passata stagione: «Dopotutto, credo che quando l’anno scorso sono stato chiamato in causa sia andata bene». Un sano realismo e parole pacate. La giusta dimensione per partire col piede giusto. Senza sottovalutare un campionato che si preannuncia difficile e combattuto. Con in più le attese per i mondiali che, direttamente o indirettamente, condizionano piccoli e grandi club. Un fronte che si apre Per Astori: “Dovremo cercare di non ripetere gli errori dell’anno scorso». Si vedrà domenica sera a Livorno, col ricordo delle cinque partite perse di fila in avvio. «La lezione dovrà servirci: cinque sconfitte consecutive sono dure da recuperare, anche se il gioco non era mai mancato. Abbiamo sùbito due scontri diretti: dobbiamo far risultato». Livorno e Siena sono avvertiti. Poi, nella prima fase tra quante corrono per mantenere la categoria, c’è anche il Bari. Ma nei tifosi i dubbi non mancano. I rossoblù nelle amichevoli precampionato non hanno brillato. A seguire, c’è stato il tonfo con la Triestina in Coppa Italia. Astori taglia corto: “Non credo che tutte le amichevoli siano state negative. Non abbiamo espresso un bel gioco, ma sono sicuro che miglioreremo. A Trieste forse è mancata un po’ di cattiveria, ma è anche vero che in occasione del gol non ci ha assistito la fortuna».
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