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Il Papa tende la mano a Pechino
Giovedì 13 Ottobre 2005
Pieno riconoscimento del Vaticano anche dell’episcopato vicino al governo comunista
Il Papa tende la mano a Pechino
Annuncio del vescovo di Hong Kong dopo 50 anni di spaccatura
di ORAZIO PETROSILLO
CITTA’ DEL VATICANO - L’annuncio è clamoroso e mette un nuovo segno ufficiale di chiusura ad una pagina dolorosa di vita della Chiesa in Cina rimasta aperta e sanguinante per cinquant’anni nella spaccatura tra vescovi dell’Associazione patriottica cattolica, riconosciuti dal governo comunista, e vescovi della Chiesa “sotterranea” in piena unità con Roma. L’annuncio è stato dato ieri nell’aula sinodale dal vescovo di Hong Kong, Joseph Zen Ze-kiun, ed è stato salutato da un lungo applauso. «Dopo lunghi anni di separazione forzata - ha detto in italiano monsignor Zen ai vescovi dell’episcopato mondiale - la stragrande maggioranza dei vescovi della cosiddetta “Chiesa ufficiale cinese” è stata legittimata dalla magnanimità del Santo Padre e i membri dell’episcopato, sia quelli riconosciuti dal governo, sia quelli che hanno sempre voluto mantenere l’unità con Roma: sono in realtà una Chiesa sola perché tutti vogliono essere uniti al Successore di Pietro».
Questa legittimazione era stata in certo senso preannunciata pubblicamente dalla decisione di Benedetto XVI (ovviamente con il previo accordo del governo) di invitare al Sinodo quattro vescovi della Cina continentale, tre dei quali riconosciuti dal governo ( Jin Luxian di Shanghai, Li Duan di Xi’an, Li Jingfeng di Fengxiang) ed uno non riconosciuto (Wei Jingyi). Secondo gli ultimi dati, in Cina vi sarebbero 79 vescovi appartenenti all’Associazione patriottica cattolica ufficiale e 49 per la Chiesa clandestina o sotterranea sempre fedele a Roma. Tuttavia la Santa Sede aveva de facto riconosciuto molti vescovi dell’Associazione. Com’è noto, i quattro vescovi non hanno poi ottenuto il passaporto per poter giungere a Roma. Ma il gesto del Papa di nominare tre vescovi “patriottici” ed uno “sotterraneo” nell’ambito dei 36 membri del Sinodo di spettanza pontificia aveva avuto l’effetto di segnalare da un lato il progresso “sotto traccia” delle relazioni tra Santa Sede e Cina (altrimenti il Papa non avrebbe compiuto quel passo) e, dall’altro, quella legittimazione della gran parte dei vescovi nominati senza il consenso ufficiale della Santa Sede. Ma in molti casi il consenso era nascosto e quei vescovi assicuravano Roma della loro fedeltà «nel cuore» al Papa.
Ora la Santa Sede spera che «il governo cinese veda la convenienza di arrivare a una normalizzazione della situazione anche se - ha osservato monsignor Zen - gli elementi “conservatori” interni alla Chiesa ufficiale vi pongono resistenza per ovvi motivi di interesse». Allusione ai troppo politicizzati, agli sposati e ai corrotti che non potranno essere in futuro accettati da Roma. Che poi questi non vengono nemmeno accettati dai fedeli né dal clero.
(Il Messaggero)
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