No, tutto il contrario...probabilmente non mi sono spiegata: non parlavo solo dello studio, ma in generale. Anche perché dire che chi studia di più è il più bravo e il più bello di tutti e deve guadagnare di più sarebbe, chiedo perdono per il termine, una disumana caxxata!
Quello che intendevo dire è che mi sta bene che il "riuscire" dipenda da vari fattori, e che tra questi vi sia anche la fortuna: ma quando la fortuna diventa il solo fattore determinante o quasi, allora le cose non quadrano più.
Lo studio è solo uno dei tanti esempi di impegno a lungo termine che si possono fare. Se uno è bravo a cantare, l'impegno vorrà dire esercitarsi a usare sempre meglio la voce e a interpretare canzoni, se un altro scrive bene l'impegno significherà affinare e migliorare il proprio stile. E così via.
A questo punto, la meritocrazia significa che ognuna di queste persone dalle diverse attitudini raccoglierà i frutti del proprio lavoro e del proprio impegno. Magari chi è stato fortunato ne raccoglierà un po' di più.
Invece, come funzionano spesso e volentieri le cose qui? Chi sono le persone vincenti mediaticamente additate a modello, gli idoli delle folle? Si può scegliere tra:
- L'oca giuliva che sculetta in TV, arrivata lì perché scelta in quanto vincitrice nonsisacome del tale concorso, il 75% delle partecipanti del quale erano più belle e spigliate di lei;
- Il tipetto insulso che vince un milione di euro al telequiz perché l'hanno sorteggiato per partecipare e casualmente gli hanno fatto le domande che sapeva;
- L'imbecille che ha partecipato al reality show di turno, selezionato più o meno casualmente tra i richiedenti;
- Lo sportivo che ha avuto la fortuna di avere talento per uno sport i cui professionisti sono strapagati;
- Eccetera.
D'altra parte, se ti fai il mazzo, non hai alcuna sicurezza di riuscire non dico ad arrivare alla posizione di idolo delle folle o di ricco sfondato, ma nemmeno di tirare a campare...oggigiorno non si può più dire "io sono oggettivamente bravo nel mio lavoro quindi non mi ritroverò mai col sedere per terra"...
Sic stantibus rebus, ti credo che la gente non abbia più voglia di impegnarsi, e caso particolare, di studiare (che è appunto un'attività che richiede anni di impegno).