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x damxxx
Però se usi il corpo come semplice conduttore dovresti presupporre che l'utente di questa tecnologia debba stare li, praticamente fermo, a collegare i dispositivi come se fosse un cavo, se così fosse non credo che una tecnologia simile possa avere grande successo. Inoltre, la notizia del Corriere (prese le debite "precauzioni" nell'interpretarla) parlava del corpo umano individuato come «un apparato per la trasmissione di energia e informazioni». Come dicevo, non conosco il testo del brevetto né le reali intenzioni/prospettive di questa tecnologia, però credo che sarebbe più "utile" usare il corpo come trasmettitore "wireless", altrimenti non ne vedo nessuna "praticità" per l'utente finale rispetto alle porte infrarossi/bluetooth tradizionali, a parte il fatto che la trasmissione comporterebbe un minore consumo di energia. E nello scenario del "bio-trasmettitore wireless", si pone il problema di una codifica dei dati che rispetti altre persone eventualmente presenti nel raggio d'azione della trasmissione le quali potrebbero non avere nesuna voglia di... "collaborare" e farsi attraversare da quei segnali (potrebbero - azzardo un'ipotesi - fermarsi negli strati più superficiali e "rimbalzare" non avendo trovato quelle caratteristiche che ne consentirebbero il corretto assorbimento e la ritrasmissione). E' per questo (e solo in questo scenario di utilizzo) che "temo" le possibili conseguenze di un legame molto stretto tra i segnali e le caratteristiche biologiche dell'utente.
Ciao
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