Sarà la decima volta che lo dico, ma "repetita juvant"... insomma: "hanno scoperto l'acqua calda".
Il programma OFF è stato aspramente criticato fin dalla sua nascita da quelli lì... come si chiamano quelli che non ne dicono mai una giusta... ah, sì, i "pacifisti"...
Ma per capirne il motivo bisognerebbe SAPERE di cosa si parla (cosa che spesso non accade).
http://www.unponteper.it/documenti/s...ForFoodAgg.pdf
Esaminiamone i punti salienti.
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La risoluzione 986 , comunemente nota come Oil for Food (“Petrolio in cambio di cibo”), venne adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu il 14 aprile 1995, “come misura temporanea per provvedere ai bisogni umanitari del popolo iracheno” che consentiva all’Iraq di esportare petrolio e prodotti petroliferi in quantità limitata sotto strettissima supervisione internazionale, utilizzando i proventi delle vendite per l’acquisto di cibo, medicinali e generi di prima necessità.
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Quindi il programma OFF venne adottato dal CdS ONU. Senza veti, a quanto sembra, nè particolari contrarietà. Dagli USA alla Francia tutti d'accordo sul principio: "esce petrolio, entra cibo".
Come entra questo cibo? Beh, dopo una fase iniziale in cui arrivava proprio in forma di bastimenti, si pensa di depositare i proventi in un conto privato aperto dall'ONU presso la Banque Nationale de Paris a New York... contenti i francesi, contenti gli statunitensi, contenta, certamente molto, la Banca.
Come vengono divisi questi proventi:
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♦ 59% (fino al dicembre 2000 il 53%) per l’acquisto di generi alimentari, medicinali e forniture umanitarie destinati al centro e al Sud del paese (19 milioni di abitanti);
♦ 13% per l’acquisto di generi alimentari, medicinali e forniture umanitarie destinati ai tre governatorati del Nord (3 milioni di abitanti);
• 25% (fino al dicembre 2000 il 30%) al Fondo delle Nazioni Unite per i Risarcimenti (pagamenti per i danni di guerra al Kuwait, ma non solo. I soldi vanno anche alle compagnie petrolifere americane, come è accaduto il 25 giugno 1999, quando alcune compagnie Usa, fra le quali una controllata della Texaco, Inc., hanno ricevuto la somma di quasi tre miliardi di dollari dal fondo delle Nazioni Unite per danni subiti alle attrezzature e agli impianti durante la guerra del Golfo);
• 2,2% per i costi di gestione del programma dell’Onu (spese per il personale: 573 effettivi di “personale internazionale” e 1785 di “personale locale” in Iraq, più 72 persone a New York; costi bancari; costi amministrativi; ispezioni per le esportazioni di petrolio; esperti petroliferi indipendenti che assistono il comitato per le sanzioni); • 0,8% per i costi della Commissione speciale per il monitoraggio del disarmo non convenzionale iracheno (l’Unscom, oggi Unmovic);
• 1% (solo fino al dicembre 2000) va nell’ Escrow Account istituito dall’Onu in base al par.6 della risoluzione 778 (1992);
Come si vede l’Oil for Food è il primo programma umanitario i cui costi vengono interamente sopportati dal paese “beneficiario”.
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Già ci sarebbe da argomentare sul risarcimento alle companie petrolifere... la buona creanza vorrebbe che prima si pensa alla sopravvivenza delle persone e poi agli affari... ma tant'è.
Il grosso MA arriva, però, ora:
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Per quel che riguarda il 59% destinato all’acquisto dei generi essenziali il governo iracheno firma i contratti con fornitori di sua scelta. Tali contratti vengono esaminati dall’ Office of the Iraq Programme e poi sottoposti al Comitato Sanzioni del Consiglio di Sicurezza per l’approvazione. Fanno eccezione alcuni generi (contenuti in liste specifiche) soggetti alle cosiddette “procedure accelerate” (in vigore dal marzo 2000), che prevedono la semplice notifica al Segretario Generale dell’Onu. A oggi (giugno 2001) le liste approvate sono otto: generi alimentari , materiali essenziali per l’istruzione , medicinali e sanitari , forniture per l’agricoltura , pezzi di ricambio per l’industria petrolifera (parte1 e parte2), per il settore acqua e sistemi fognari , per l’edilizia, per l’elettricità .
Per quanto riguarda i contratti soggetti ad approvazione da parte del comitato, poiché ogni contratto deve essere approvato all’unanimità, in realtà sono i rappresentanti di Stati Uniti e Gran Bretagna al suo interno a decidere che cosa l’Iraq può e non può importare.
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Qui c'è quel discorso che non ho mai capito e che suona come: "sei un dittatore viscido e schifoso, che ha inflitto inenarrabili sofferenze al suo popolo, PER QUESTO ti diamo piena discrezionalità nello scegliere come distribuire il 59% dei ricavi del petrolio. Abbi solo la compiacenza di tenerci informati...".
Non c'è che dire: semplicemente geniale. Normalmente l'assunto di base di ogni embargo sarebbe TAGLIARE FUORI il governo sanzionato da ogni decisione sulle importazioni. In questo caso gli viene data, invece, piena discrezionalità persino nello scegliere i fornitori. Al limite, in alcuni E SOLO IN ALCUNI campi gli verranno bocciati.
Insomma, se nel corso degli anni BEN DUE commissari del Programma se ne sono andati sbattendo la porta, un motivo probabilmente c'era ma, a quanto sembra, non abbastanza valido da farlo arrivare ai media in modo che ALLORA e non ORA si fosse informati di quale CLAMOROSO FURTO veniva perpetrato ai danni degli irakeni dal loro Rais e dai suoi "nemici".