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Originariamente inviato da Ratberg
Un paio d'anni fa al massimo è uscito un libro scritto da un'anziana signora inglese, giornalista e scrittrice, che vive da anni a Washington D.C., che racconta la storia sopracitata inquadrandola in uno scenario storico e geopolitico. Libro molto interessante dove si ipotizza anche che la morte di Adriano Olivetti e, successivamante, quella di Mario Tchou non siano poi così "casuali".
Il libro in questione è: "Il caso Olivetti. La IBM, la CIA, la Guerra fredda e la misteriosa fine del primo personal computer della storia", ISBN:
9788817148832
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Il libro non l'ho letto ma la parte finale del titolo è fuorviante nonché sbagliata.
Il primo personal computer della storia, l'Olivetti Programma 101 o P101, riuscì a sottrarsi dalle grinfie a stelle e strisce proprio perchè considerata una calcolatrice, piuttosto che un computer.
Ci sono testimonianze di Giorgio Perotto, progettista dalla P101, che descrivono cosa accadde nei laboratori di Ivrea negli anni di sviluppo della macchina, dove il team continuò a lavorare mentre tutto il resto veniva smantellato.
Nei primi anni '60 non era ancora diffuso il concetto di informatica distribuita/popolare e il business si faceva con i grossi computer monolitici, ecco perchè il team della " perottina " si salvò e potè sbalordire, ancora una volta, il pubblico americano all'esposizione BEMA di New York nel 1965.
Il successo fu così clamoroso che dopo un paio di anni HP lanciò un clone della P101 e fu costretta a risarcire Olivetti dopo una causa legale.
La Programma 101 fu seguita da altri modelli successivi che introdussero funzioni matematiche complesse e la logica a stato solido.