Discussione: Secondo Voi
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Old 11-06-2004, 10:19   #2
noxius
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comincio io


ho trovato questo interessante articolo tratto da comuniversity.com

insomma: guardandolo mi era venuto il sospetto e indagando la verità è affiorata molto in fretta.






>STRATEGIE REITERATE DI RETE:

SECONDO VOI di Paolo Del Debbio

Dicesi opinionista colui che esprime le proprie idee e riflessioni per un convincimento personale e soggettivo; mezzo scrittura se trattasi di opinionista per la carta stampata, tramite video se lavora in tv. Ma se il sedicente comunicatore non è in grado di utilizzare lo strumento principe per trasmettere il proprio messaggio, ossia il linguaggio, cosa va a fare l'opinionista in tv?


Paolo Del Debbio, conduttore su Italia 1 di una striscia quotidiana chiamata Secondo Voi, dimostra appieno di non avere le competenze, la capacità, lo stile, e l'appeal necessario per assolvere alla funzione che qualcuno ha preposto per lui. D'altronde sono proprio coloro che stanno a capo della struttura che gli consente di comparire in video a sentenziare, in virtù di dati numerici e contratti pubblicitari, che in tv conta il puro significante: il contenuto è in secondo piano e quindi passa anche in secondo piano che il signore in questione sia editorialista per Il Giornale e per il TGcom.


In virtù di ciò Paolo Del Debbio non funziona proprio: è estremamente a disagio con la telecamera puntata addosso, snocciola teorie e considerazioni semplicistiche - che forse vorrebbero essere solo semplici - è ovvio, è banale, non sa parlare in tv, ha presa sullo spettatore quanto il monoscopio della RAI, non fa nulla per cercare di dissimulare le sue simpatie e i suoi orientamenti politici. Coerenza? Direi di no, probabilmente solo il peggior difetto che puo' incarnare un giornalista o presunto tale. Eppure Del Debbio è docente d'etica sociale e delle comunicazioni: che tipo di etica insegnerà ai suoi studenti, futuri comunicatori? L'obbligo di cieca obbedienza alla linea editoriale della testata? Per fortuna non studio allo IULM.


Nella puntata dedicata alla guerra in Iraq si è affacendato notevolmente, nella sua totale inespressività, a caldeggiare e convincere, nel malcelato scopo del programma, l'opinione pubblica sulla necesità di continuare a sostenere l'apporto militare contro chi è invece propenso al ritiro delle forze armate dal golfo Persico. La conclusione davvero arguta ed illuminante a cui è giunto l'opinionista è stata la seguente: "La guerra è stata fatta contro Saddam Hussein, non contro l'Iraq"; a questo punto può sorgere legittimo il dubbio secondo cui se la guerra era contro Saddam Hussein e quest'ultimo è stato ormai arrestato da qualche mese, per quale motivo la guerra non è ancora finita? Domande che non possono passare inosservate ad un giornalista, anche se cattivo comunicatore; si preferisce sorvolare, saltare alcune parti con la speranza che nessuno si accorga di questa informazione fatta a "spizzichi e bocconi". D'altronde se si volesse approfondire e rispondere a questa domanda non basterebbe più dire che è una guerra contro Saddam Hussein, bisognerebbe mettere sul tavolo altre cento implicazioni; decisamente troppe per un contenitore così piccolo e sopratutto per nulla funzionale a semplificare quanto più possibile l'informazione trasmessa e indirizzare ed invitare il proprio pubblico a seguire "l'opinione guida".


Al verboso Paolo precedono i soliti commenti presi dalla strada sul tema in questione: le interviste presentano entrambi gli schieramenti, ma chissà perchè prevalgono sempre nel numero i commenti favorevoli alle tesi del nostro opinionista. Anche la scelta delle interviste è indicativa: i protagonisti dei commenti non allineati alla linea di pensiero di Del Debbio sono quasi sempre buffi, flolkloristici, con scarse capacità di espressione, con abbigliamenti e modi di parlare che non danno fiducia al pubblico. Contrariamente, le tesi che saranno poi appoggiate nell'opinione finale sono sempre presentate da rassicuranti personaggi: madri di famiglia, nonni con bambini, professionisti in giacca e cravatta, facce rassicuranti e gradevoli. Strategie comunicative vecchie almeno di 40 anni ed ormai facilmente riconoscibili - e risibili - anche dagli occhi dei meno esperti.


Italia 1 ci ricasca per l'ennesima volta: nel 1993/94 un Giorgio Medail in grande spolvero girava l'Italia in lungo e in largo per saggiare il polso degli italiani su argomenti di cronaca/costume che erano solo il pretesto per parlare di politica e mostrare quanto gli italiani salutassero con entusiasmo la discesa in campo di Silvio Berlusconi.


Qualche anno dopo, sotto la direzione di Paolo Liguori, fa la sua comparsa Vox Populi, striscia quotidiana di approfondimento politico e di cronaca, ora è la volta di Secondo Voi programma realizzato dal redivivo Medail (che sia mai proprietario del format?).


Tutti e tre i programmi presentano forti analogie: basano la propria forza e legittimano il proprio pensiero tramite le interviste al pubblico, hanno durata breve e giornaliera, vengono cancellati dopo pochi mesi. La politica economica televisiva ci ha insegnato che i rami secchi vanno tagliati, senza pietà, e dal momento che gli investimenti sono ingenti e le eventuali perdite molto pesanti, quasi a nessuno viene concessa più di una possibilità, figuriamoci tre. Perchè dunque tanta insistenza nel proporre questa formula di programma? Forse il motivo è nobile: sensibilizzare il pubblico alle tematiche sociali e di cronaca e avvicinarlo alla politica. Potrebbe essere, però sembra difficile sostenere questa tesi in una rete dove il proprio TG dedica oltre il 60% dello spazio a veline, fidanzate di calciatori e gossip dei vip, in cui la politica è quasi del tutto assente ed il cui approfondimento serale settimanale è incentrato quasi sempre su sexy shop, club privè, lap dance e ragazze-squillo.


Anche non volendo essere troppo maliziosi non puo' passarci di mente il fatto che tra poco più di due mesi andremo alle urne per il rinnovo del parlamento europeo. Quindi si rispetta anche un'altra analogia: la vicinanza del programma ad un importante scadenza elettorale. Tutto sommato Paolo Del Debbio non è un personaggio antipatico e Giorgio Medail è a dir poco una garanzia nei programmi di promozione politica; vorrei sbagliarmi, vorrei essere smentito dai fatti, ma temo che da settembre - o proprio dalla fine di giugno - potremmo ritrovare il primo solo tra le pagine del Giornale e il secondo a parlare di UFO ed esoterismo.



>Alessandro Sessa
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