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Guardate, il problema è per chi ogni giorno si deve fare magari un paio di ore di viaggio.
E improvvisamente si sono resi conto che quelle ore non le restituisce nessuno alla loro vita.
Io personalmente non mi sono mai spostato come sede di lavoro a più di 10 Km di casa, pur cambiando occupazione molte volte.
Ma mi rendo conto che molti miei colleghi, che vengono da lontano, adesso che si è tornati alla normalità qualche riflessione in merito se la fanno.
Il problema delle aziende è che non riescono a cambiare il paradigma. Lo Smartworking applicato qui in Italia per esempio non ha nulla a che vedere con la filosofia dello stesso.
Qui da noi in tanti casi è diventato solo lavoro remoto, con gli stessi orari dell’ufficio anche per tutti coloro che non avevano la necessità di essere vincolati.
Viviamo dell’idea che se sei in ufficio lavori, mentre a casa cazzeggi.
Personalmente trovo in ufficio più elementi di distrazione che a casa.
Ma lo Smartworking andrebbe affiancato da obbiettivi (negoziati e raggiungibili).
E andrebbe bilanciato con la presenza in ufficio, per cercare di mantenere relazioni personali e evitare l’imbruttimento delle persone tipico del telelavoro.
È comunque un argomento complesso, andrebbero analizzati i dati in modo oggettivo, senza insoliti pregiudizi e luoghi comuni.
E probabilmente sarebbe necessario un cambio di mentalità da parte si tutti, dirigenti e lavoratori.
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