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Old 30-11-2020, 19:22   #488
tallines
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Windows 10 SpotLight Images

Palazzo Vecchio

Florence

Italy


Oggi, dalla Campania andiamo in Toscana, grazie all' immagine pubblicata il 20 Novembre 2020, da Windows 10 SpotLight Images .

Andiamo in Toscana,

quindi anche in questo caso, andremo a vedere l' Etimologia del nome della regione,

a vedere uno dei Palazzi più conosciuti al mondo: Palazzo Vecchio .




Palazzo Vecchio architecture and geometries view from courtyard, Florence, Italy


Toscana

La Toscana è una regione italiana a statuto ordinario d situata nell'Italia centrale, con capoluogo Firenze.

Confina a nord-ovest con la Liguria,

a nord con l'Emilia-Romagna,

a est con le Marche e l'Umbria,

a sud con il Lazio.

Ad ovest, i suoi 397 km di coste continentali sono bagnati dal Mar Ligure nel tratto centro-settentrionale tra Carrara (foce del torrente Parmignola, confine con la Liguria) e il Golfo di Baratti;

il Mar Tirreno bagna invece il tratto costiero meridionale tra il promontorio di Piombino e la foce del Chiarone, che segna il confine con il Lazio.




Palazzo Vecchio architecture and geometries view from courtyard, Florence, Italy



I tags per questa immagine pubblicata da Windows 10 SpotLight Images il 20-Nov-2020, sono:

Tags: architecture, building, clouds, courtyard, history, Italy, medieval, outdoors, sky, town, view

https://windows10spotlight.com/image...3d2570b788d819



Etimologia

Il nome è antichissimo e deriva dall'etnonimo usato dai Latini per definire la terra abitata dagli Etruschi:

"Etruria", trasformata poi in "Tuscia" e poi in "Toscana".

Dal latino medievale Tuscania, avente come aggettivo Tuscanus, dal latino tardo Tuscia, dall'aggettivo Tuscus, plurale Tusci, a sua volta da un precedente *Truscus, forma accorciata di Etruscus, plurale Etrusci, Etruschi, gli abitanti della regione in età preromana.

Anche i confini della odierna Toscana corrispondono in linea di massima a quelli dell'Etruria antica, che comprendevano anche parti delle attuali regioni Lazio e Umbria, fino al Tevere.

Fino al 1861 è stata un'entità indipendente, nota con il nome di Granducato di Toscana con una enclave costituita dalla Repubblica e poi Ducato di Lucca.

Da allora ha fatto parte del Regno di Sardegna, del Regno d'Italia ed oggi della Repubblica Italiana.

In epoca granducale aveva anche un inno, composto dal fiorentino Egisto Mosell ed intitolato La Leopolda.

La festa regionale, istituita nel 2001, ricorre il 30 novembre, nel ricordo del suddetto giorno del 1786 in cui furono abolite la pena di morte e la tortura nel Granducato di Toscana.




Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria a Firenze



Firenze

Firenze in epoca medievale e nel linguaggio poetico anche Fiorenza; Florentia in latino, è una città italiana, capoluogo della Toscana e centro della città metropolitana;

è il primo comune della regione per popolazione, cuore dell'area metropolitana di Firenze-Prato-Pistoia.

Nel Medioevo è stata un importante centro artistico, culturale, commerciale, politico, economico e finanziario;

nell'età moderna ha ricoperto il ruolo di capitale del Granducato di Toscana dal 1569 al 1859 che, con il governo delle famiglie dei Medici e dei Lorena, divenne uno degli stati più ricchi e moderni.

Le varie vicissitudini politiche, la potenza finanziaria e mercantile e le influenze in ogni campo della cultura hanno fatto della città un crocevia fondamentale della storia italiana ed europea.

Nel 1865 Firenze fu proclamata capitale del Regno d'Italia (seconda, dopo Torino), mantenendo questo status fino al 1871, anno che segna la fine del Risorgimento.

Importante centro universitario e patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1982,

è considerata luogo d'origine del Rinascimento

– la consapevolezza di una nuova era moderna dopo il Medioevo, periodo di cambiamento e "rinascita" culturale e scientifica – e della lingua italiana grazie al volgare fiorentino usato nella letteratura.

È universalmente riconosciuta come una delle culle dell'arte e dell'architettura, nonché rinomata tra le più belle città del mondo, grazie ai suoi numerosi monumenti e musei tra cui il Duomo, Santa Croce, Santa Maria Novella, gli Uffizi, Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti.

Di inestimabile valore i lasciti artistici, letterari e scientifici di geni del passato come

Petrarca, Boccaccio, Brunelleschi, Michelangelo, Giotto, Cimabue, Botticelli, Leonardo da Vinci, Donatello, Lorenzo de’ Medici, Machiavelli, Galileo Galilei e Dante Alighieri,

che fanno del centro storico di Firenze uno dei luoghi con la più alta concentrazione di opere d'arte al mondo.

La ricchezza del patrimonio storico-artistico, scientifico, naturalistico e paesaggistico rendono il centro e le colline circostanti un vero e proprio "museo diffuso".




Palazzo Vecchio, Firenze



Palazzo Vecchio

Palazzo Vecchio si trova in piazza della Signoria a Firenze ed è la sede del Comune.

Rappresenta la migliore sintesi dell'architettura civile trecentesca cittadina ed è uno dei palazzi civici più conosciuti nel mondo.

Chiamato in origine "Palazzo dei Priori", e poi successivamente venne identificato nel XV secolo come "Palazzo della Signoria", dal nome dell'organismo principale della Repubblica di Firenze;

nel 1540 divenne Palazzo Ducale, quando il duca Cosimo I de' Medici ne fece la sua residenza;

infine il nome Vecchio lo assunse dopo il 1565 quando la corte del Duca Cosimo si spostò nel "nuovo" Palazzo Pitti.

Non sono presenti porte o aperture per la sicurezza di chi amministrava il potere.

Ci si poteva accedere solamente dal cortile .

Dal 1865 al 1871 fu sede del Parlamento del Regno d'Italia, mentre oggi ospita il Sindaco di Firenze e vari uffici comunali.

Vi si trova inoltre un museo, che permette di visitare le magnifiche sale dove lavorarono, fra gli altri, Agnolo Bronzino, Ghirlandaio, Giorgio Vasari, e dove sono esposte opere di Michelangelo Buonarroti, Donatello, Verrocchio.

L'edificio si è gradualmente ingrandito verso est, arrivando ad occupare un isolato intero e allungando l'iniziale parallelepipedo trecentesco fino a quadruplicarne le dimensioni, con una pianta che ricorda un trapezio del quale la facciata è solo il lato più corto.

Sulla facciata principale a bugnato, la Torre di Arnolfo è uno degli emblemi della città.




Palazzo Vecchio, Cortile interno, Firenze


Storia

Nell'antica città romana di Florentia si trovava in questo punto l'antico teatro romano, che aveva la platea semicircolare verso piazza della Signoria e la scena più o meno lungo l'attuale via dei Leoni.

Negli scavi ancora in corso (iniziati nei primi anni del 2000) sono state scavate una serie di stanze nei sotterranei, senza intaccare la muratura portante, che hanno dato alla luce vari resti di epoche diverse.

Tra i più interessanti ci sono tre stanze, accessibili al pubblico dal dicembre 2008, dove sono state ritrovate tracce dei pavimenti del palco del teatro, con un pezzo di colonna che dovette rompersi quando venne abbattuta la scena. Sono stati scavati poi resti di pozzi più tardi, monete, anfore e gioielli e uno scheletro di fanciullo, che dovrebbe risalire al I secolo (studi sono in corso).

Nell'alto medioevo l'area era densamente edificata, con case e case-torri del tutto simili a quelle ancora visibili nel quadrilatero oltre la vicina via della Condotta.




Arnolfo di Cambio



Il Nuovo Palazzo dei Priori

Alla fine del XIII secolo la città di Firenze decise di costruire un palazzo

in modo da assicurare ai magistrati un'efficace protezione in quei tempi turbolenti, ed al contempo celebrarne l'importanza.

Il palazzo è attribuito a Arnolfo di Cambio, architetto della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e della Basilica di Santa Croce, che iniziò a costruirlo nel 1299, secondo alcuni ispirandosi al già esistente Palazzo dei Priori di Volterra.

Il palazzo al tempo, chiamato appunto Palazzo dei Priori, fu costruito sulle rovine del Palazzo dei Fanti e del Palazzo dell'Esecutore di Giustizia, già posseduto dalla famiglia ghibellina degli Uberti, cacciata nel 1266.

Incorporò l'antica torre della Vacca utilizzandola come parte bassa della torre nella facciata.

Questa è la ragione per cui la torre rettangolare (94 m) non è nel centro dell'edificio.

Dopo la morte di Arnolfo nel 1302, il palazzo fu portato a termine da altri due maestri, nel 1314.

Inoltre nei sotterranei venivano usate come prigioni le antiche cavità sotto le arcate del teatro romano di Florentia.

Dal 26 marzo 1302 (a inizio dell'anno secondo il calendario fiorentino) il palazzo fu la sede della Signoria, ovvero del consiglio cittadino con a capo i Priori, e del Gonfaloniere di Giustizia, una via di mezzo tra un sindaco e un capo di governo con una carica che però durava per un periodo molto breve.

La prima fase costruttiva si concluse nel 1315.

Il palazzo attuale è frutto di altre costruzioni e ampliamenti successivi, portati a termine fra il XIII ed il XVI secolo.

Il Duca di Atene, Gualtieri VI di Brienne iniziò le prime modifiche nel periodo (1342-1343), ingrandendolo verso via della Ninna e dandogli l'aspetto di una fortezza.

Altre modifiche importanti avvennero nel periodo 1440-60 sotto Cosimo de' Medici, con l'introduzione di decorazioni in stile rinascimentale nella Sala dei Dugento ed il primo cortile di Michelozzo.

Il Salone dei Cinquecento fu costruito invece dal 1494 durante la repubblica di Savonarola.




Cosimo I de' Medici



La Residenza del Duca

Fra il 1540 e il 1550 fu la casa di Cosimo I de' Medici, il quale incaricò il Vasari di allargare ulteriormente il palazzo per assecondare le necessità della corte ducale.

Il cantiere fu il luogo di fondamentali esperienze per molti artisti, fra cui Livio Agresti e Pier Paolo Menzocchi.

Il palazzo raddoppiò così il proprio volume per effetto delle aggiunte sulla parte posteriore.

L'ultimo ampliamento risale alla fine del XVI secolo, quando Battista del Tasso e Bernardo Buontalenti sistemarono la parte posteriore come si presenta oggi.


Il nome venne cambiato ufficialmente quando nel 1565 Cosimo si spostò a Palazzo Pitti e chiamò la precedente residenza Palazzo Vecchio, mentre la piazza della Signoria mantenne il proprio nome.

Vasari inoltre costruì un percorso, il Corridoio Vasariano, che collega ancor oggi Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti attraversando l'Arno sul Ponte Vecchio.
Cosimo I inoltre spostò l'amministrazione governativa e le magistrature negli adiacenti Uffizi.



Storia contemporanea

Il palazzo guadagnò nuova importanza quando fu sede del Senato e della Camera dei deputati del Regno d'Italia nel periodo 1865-71, quando Firenze divenne capitale del Regno d'Italia.

Tra il 1950 e il 1960 vennero effettuati lavori di restauro in alcuni quartieri del palazzo, compresi il salone del Cinquecento e lo studiolo di Francesco I, a opera di Giulio Cirri.

La gran parte di Palazzo Vecchio è adibita a museo, ma è rimasto il simbolo del governo locale, ospitando la sede del Comune di Firenze e del consiglio comunale.





Ingresso di Palazzo Vecchio con la copia del David di Michelangelo e la cinquecentesca statua di Ercole e Caco realizzata da Baccio Bandinelli



Arengario ed entrata


La pedana rialzata davanti al palazzo è il cosiddetto arengario o aringhiera, una zona che prende il nome dalla "ringhiera" che un tempo lo recintava e che fu eliminata durante i restauri ottocenteschi di Giuseppe Del Rosso.

La scalinata stessa girava anche sul lato sinistro, ma venne tagliata con gli interventi rinascimentali.

Da questo luogo i priori assistevano alle cerimonie cittadine sulla piazza.
Durante il governo del Duca d'Atene (1342-1343) l'aringhiera venne ulteriormente difesa da due antiporte e altri elementi.

Fin dal Quattrocento venne decorato da sculture che, se non sostituite da copie o leggermente spostate, vi si possono ancora ammirare.

Le più antiche sono il Marzocco e la Giuditta e Oloferne (1455-60 circa), entrambe opere di Donatello, sostituite da copie per la loro preziosità (il Marzocco è conservato al Bargello, la Giuditta dentro il palazzo). Queste statue un tempo si trovavano più avanti sulla piazza.

Il David di Michelangelo marcò l'ingresso dal 1504, anno del suo completamento, fino al 1873 quando venne spostato all'Accademia.

Una copia è al suo posto dal 1910,

fiancheggiato dall'Ercole e Caco di Baccio Bandinelli, scultore che venne molto criticato per la sua "sfrontatezza" ad accostare una sua opera al capolavoro michelangiolesco.

Davanti agli stipiti del portale si trovano i due Termini marmorei, quello maschile di Vincenzo de' Rossi e quello femminile di Baccio Bandinelli che riprendono una tipologia della statuaria classica:

essi in antico sostenevano una catena che serviva a sbarrare l'ingresso.




Il Monogramma e il Trigramma di Cristo, tra i due leoni che sormontano l'ingresso principale di Palazzo Vecchio



Sopra il portale principale campeggia frontespizio decorativo in marmo datato 1528, con il monogramma raggiato di Cristo Re.

Al centro, affiancato da due leoni, c'è il trigramma di Cristo, circondato dalla scritta Rex Regum et Dominus Dominantium (Gesù Cristo, Re dei Re e Signore dei Signori).

Questa iscrizione, fatta mettere dal gonfaloniere Niccolò Capponi nel 1551, risale al tempo di Cosimo I e sostituiva l'iscrizione precedente ispirata da Savonarola:

anche se non tutte le fonti sono concordi circa l'antica trascrizione, doveva suonare qualcosa come Iesus Christus rex florentini populi S.P. decreto electus,

intendendo cioè che Cristo era il sovrano della città e che (sottinteso) nessuno avrebbe mai osato "spodestare" il Cristo prendendo il comando di Firenze.

Cosimo I la fece sottilmente sostituire con quella presenza, indicando Cristo sì Re, ma Re dei re e Signore dei signori.

Un'altra targa in bronzo ricorda il plebiscito del 15 marzo 1860 che permise l'unione della Toscana al Regno d'Italia.




I 20 stemmi sulla facciata di Palazzo Vecchio, Firenze



Gli stemmi sulla facciata

Sotto gli archi del ballatoio nel 1353 vennero dipinti una serie di stemmi che simboleggiano alcuni particolari aspetti della Repubblica fiorentina e ancora oggi fotografano, in certo senso, la situazione politica trecentesca.

La serie di nove stemmi si ripete due volte sulla facciata e due stemmi si ritrovano anche sul lato sinistro.




I 9 Stemmi ripetuti, sula facciata di Palazzo Vecchio



1 - Il primo che si incontra da sinistra è la croce rossa in campo bianco, che rappresenta le insegne del popolo fiorentino e segnala le cose pubbliche a Firenze.

2 - Successivamente si incontra il giglio fiorentino rosso in campo bianco, attuale simbolo cittadino, adottato dai guelfi ai tempi della cacciata dei ghibellini nel 1266, ribaltando lo stemma ghibellino, dipinto un po' più avanti, che rappresenta un giglio bianco (come se ne trovano numerosi nella campagna di Firenze) in campo rosso.

- Nel 1266, con la definitiva sconfitta e cacciata dei Ghibellini da Firenze, i Guelfi, volendo mantenere il tradizionale giglio nel loro gonfalone, decisero, a spregio, di ribaltare i colori dei loro avversari

- In pratica non avevano fatto altro che cambiare i colori al giglio bianco su campo rosso dei Guelfi invertendo i colori.

3 - Il successivo stemma è partito verticalmente tra bianco e rosso e rappresenta il legame tra Fiesole (il cui stemma è in campo bianco) e Firenze (il cui antico stemma era in campo rosso, appunto), che i fiorentini hanno ricordato sempre come un rapporto di madre/figlia.

4 - [b]Le chiavi dorate su sfondo rosso stanno a significare la fedeltà verso il pontefice della città./B]

5 - Il quinto simboleggia la Signoria, con la scritta Libertas d'oro in campo azzurro (su fondo di lapislazzuli), motto della libertà e indipendenza cittadina.

6 - Sesto stemma: la successiva aquila rossa in campo bianco che aggredisce un drago verde è lo stemma della Parte Guelfa.

- Le città guelfe erano caratterizzate nel medioevo da uno stemma bianco/rosso (Firenze, Lucca, Pistoia...),

- mentre quelle ghibelline generalmente presentavano come colori il bianco e il nero (Siena e Arezzo).

7 - Come settimo stemma, troviamo lo stemma del Re di Francia

8 - I tre gigli d'oro in campo azzurro, di Carlo e Roberto d'Angiò, primi podestà stranieri della città.

- Gigli d’oro e rastrello d’oro in campo azzurro, concesso da Carlo d’Angiò ai fiorentini come ricompensa per i servigi resi contro re Manfredi di Sicilia e per aver avuto il governo della città per 10 anni.

9 - Il nono e ultimo stemma propone gigli dorati su sfondo azzurro da una parte mentre dall’altra è a a fasce nere e oro a ricordare Ludovico d’Angiò, re d’Ungheria

- Scudo bipartito per lungo in due parti uguali con una a gigli d’oro in campo azzurro e l’altra a liste rosse in campo d’ oro, rappresenta l’arme del re Roberto di Napoli, al quale i fiorentini concessero, nel 1313, il governo della città per cinque anni.


Questi stemmi furono dipinti sotto gli archetti del ballatoio sulla facciata di Palazzo Vecchio nel 1343, terminata la tirannia del Duca di Atene, e furono ripristinati l’ anno 1792, perchè logore e consunte dal tempo.

Tre tra questi stemmi, vale a dire quelli più importanti nella tradizione storica fiorentina,

sono rappresentati in un dipinto che rappresenta uno degli eventi fondamentali della storia della Repubblica gigliata:

si tratta della famosa “Cacciata del Duca di Atene“, conservato nella Salotta dello stesso Palazzo Vecchio,

nella quale si vede Sant’ Anna in atto di consegnare ai militi fiorentini le insegne del Comune (giglio rosso in campo bianco e insegna bipartita per lungo in rosso e bianco) e del Popolo (croce rossa in campo bianco).




Palazzo Vecchio, la Torre di Arnolfo



La torre di Arnolfo

La torre di Palazzo Vecchio fu costruita verso il 1310 quando il corpo del palazzo era quasi terminato.

Posta sulla facciata (ispirandosi probabilmente al Castello dei Conti Guidi a Poppi), si appoggia solo in parte alle murature sottostanti, presentando il lato frontale costruito completamente in falso (cioè sporgente rispetto alle strutture sottostanti) con una soluzione architettonica insieme audacissima ed esteticamente soddisfacente.

Alta circa 94 metri, la torre non è centrata sulla facciata

ma è decentrata verso il lato sud della stessa (verso destra per chi guarda frontalmente il palazzo)

perché poggia su una casa-torre preesistente appartenuta ai Foraboschi detta "della Vacca" a causa del nomignolo affibbiato dai Fiorentini alla grossa campana che la sormontava

(la vicina via che congiunge piazza della Signoria a via Por Santa Maria si chiama via Vacchereccia sempre a causa di tale campana).

La presenza della torre è ancora oggi distinguibile dalle finestre murate presenti sulla parte di facciata sottostante la torre di Arnolfo.

Il corpo della torre, oltre alle scale, presenta un piccolo vano denominato l'Alberghetto dentro il quale vennero tenuti prigionieri, tra gli altri, Cosimo il Vecchio prima di essere condannato all'esilio (1433) e Girolamo Savonarola prima di essere impiccato ed arso in piazza il 23 maggio 1498.

Il ballatoio della cella campanaria, con merli ghibellini (a coda di rondine), è sostenuto da mensoloni con archetti ogivali, sopra il quale poggia un'edicola con archi a tutto sesto sostenuti da quattro massicce colonne in muratura sormontate da capitelli a foglie.

Nella cella sono attaccate tre campane:

- La Martinella, che richiama i fiorentini ad adunanza,
- La campana del mezzogiorno,
- La campana dei rintocchi (la più grande).

Attorno ad una delle colonne si può vedere la scaletta a chiocciola che permette di salire sulla copertura.




La grande banderuola (più di due metri d'altezza) a forma di Marzocco, che si trova sulla sommità della Torre di Arnolfo



Sulla sommità si trova una grande banderuola (più di due metri d'altezza) a forma di Marzocco > click,

che tiene l'asta sormontata dal giglio fiorentino: si tratta di una copia, l'originale può essere ammirato in tutta la sua grandezza all'interno del palazzo.

Guardando le mensole che sostengono la balconata della torre dal basso si ha la strana sensazione che quelle d'angolo non poggino su niente, come piccole piramidi capovolte: è un curioso effetto ottico causato dalle ombre agli spigoli.

Il grande orologio fu originariamente costruito dal fiorentino Nicolò Bernardo, ma rimpiazzato nel 1667 da uno realizzato da Giorgio Lederle di Augusta e montato da Vincenzo Viviani, che è tuttora funzionante.



Dato che parlare in modo esauriente di Palazzo Vecchio non è facile,

in quanto la storia è molto lunga e molto articolata da raccontare................vi rimando ai seguenti link:


- Palazzo Vecchio

- PALAZZO VECCHIO: DAL PALAGIO NOVO A COMUNE DI FIRENZE

- PALAZZO VECCHIO – ALCUNE INTERESSANTI CURIOSITÀ

- Palazzo Vecchio, Città di Firenze

- Palazzo Vecchio a Firenze, palazzo comunale in stile gotico
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