View Single Post
Old 25-10-2020, 13:26   #481
tallines
Senior Member
 
L'Avatar di tallines
 
Iscritto dal: Feb 2009
Messaggi: 49901
Windows 10 SpotLight Images

Gran Sasso

Calascio, L’ Aquila district

Abruzzo, Italy



Prima eravamo in Toscana, poi in Veneto, adesso andiamo di nuovo giù, in Abruzzo questa volta .


Il 22 Ottobre 2020, Windows 10 SpotLight Images ha pubblicato un' immagine riguardante la Regione Abruzzo




Top of Gran Sasso mountain at sunset, Calascio, L’Aquila district, Abruzzo, Italy



Il Gran Sasso

Il Gran Sasso d'Italia (o semplicemente Gran Sasso) è il massiccio montuoso più alto degli Appennini, situato interamente in Abruzzo, nella dorsale più orientale dell'Appennino abruzzese, al confine fra le province di L'Aquila, Teramo e Pescara.

Composto da diversi e adiacenti gruppi montuosi e compreso tra

i Monti della Laga a nord-ovest (da questi separato dall'alta Valle del Vomano e la Strada statale 80 del Gran Sasso d'Italia che l'attraversa),

il teramano a nord-est, l

a piana di Assergi e la Conca Aquilana a sud-ovest,

la Piana di Navelli e la Valle del Tirino a sud,

le Gole di Popoli a sud-est,

è un'area ambientale tutelata con l'istituzione del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

e su di esso ricadevano la Comunità montana Gran Sasso e la Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli.




Top of Gran Sasso mountain at sunset, Calascio, L’Aquila district, Abruzzo, Italy


I Tags per questa immagine, pubblicata da Windows 10 SpotLight Images, il 22-Oct-2020, sono:

Tags: clouds, fog, Italy, landscape, mountain, mountains, national park, nature, outdoors, sky, snow, summit, sunset, winter

https://windows10spotlight.com/image...3e98fd1050bcc1




Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga



Origine del nome

Chiamato dagli antichi Romani Fiscellus Mons (Monte Ombelico) per la sua posizione centrale nella penisola italiana (Catone, Plinio, Silio Italico),

questo massiccio montuoso era denominato nel Medioevo Monte Corno, dizione che serviva ad indicare sia il Corno Grande sia – per estensione – l'intera catena.

Secondo il celebre geografo Roberto Almagià, la denominazione "Gran Sasso" è molto tarda e risalirebbe addirittura al Rinascimento.

Per questo autore, il primo abbozzo del toponimo è da ricercarsi in un poemetto del 1636 scritto da Francesco Zucchi di Montereale,

in cui si fa riferimento al massiccio come al «Sasso d'Italia».

Il primo documento in cui entrambe le denominazioni compaiono senza possibilità di equivoco è la "Carta topografica del Contado e della diocesi dell'Aquila" (seconda metà del XVIII secolo), nella frase:

«Monte Corno overo Gran Sasso d'Italia».

A dare conferma alle parole dell'Almagià sembra essere la consuetudine delle popolazioni locali che, ancora oggi, nei paesi che circondano la montagna, fanno riferimento al massiccio utilizzando il toponimo "Monte Corno".


Il massiccio del Gran Sasso risulta popolato da almeno 100.000 anni:

frammenti del femore di un uomo di Neandertal di circa 14 anni di età, vissuto 80.000 anni fa durante il Paleolitico, sono stati trovati nella zona di Calascio,

in alcune anguste cavità rocciose, chiamate "Grottoni", a quota 670 m s.l.m. (si tratta dei resti del più antico Neandertal ritrovato in Abruzzo).

Negli anfratti rocciosi c'erano anche schegge ossee di molti differenti animali, il che fa supporre che le specie cacciate fossero numerose:

il lupo, il leopardo, il cavallo, la iena delle caverne, e finanche i topi e le lucertole, mentre tra gli ungulati, prede privilegiate erano il cervo, il camoscio, il capriolo ed il bue ancestrale.

Frammenti di carbone e scaglie di selce hanno consentito di ricostruire le abitudini di questi Neandertal;

essi macellavano le prede nelle grotte e le consumavano crude o le arrostivano su fuochi di legno di ginepro e di abete;

ricavavano le punte delle lance dalle rocce del Monte Scarafano e del Monte Bolza.


Reperti ritrovati a Campo Pericoli attestano che, in Età del bronzo, i cacciatori preistorici traversavano il territorio da Campo Imperatore a Campo Pericoli attraverso i valichi della Portella e della Sella dei Due Corni.




Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga - I due Corni in veste invernale, visti dal versante teramano




In quest'epoca (XIII-XI secolo a.C.) vi era certamente un insediamento di cacciatori-raccoglitori nella zona di Rocca Calascio come dimostrano resti di ceramiche rinvenuti in loco ed una punta di freccia, in bronzo, con due fori, considerata, ancora in anni recenti (2000), unica in Italia.

Scavi effettuati nella Grotta a Male, a 2 km da Assergi, confermano la permanenza stanziale dell'uomo in quest'area nell'Eneolitico e nell'Età del Ferro.

I numerosi passi che mettono in comunicazione il versante teramano con quello aquilano favorirono, fin dalla preistoria, un intenso scambio commerciale fra l'economia prevalentemente agricola del versante settentrionale e quella basata sulla pastorizia del versante meridionale.

In epoca storica, vi sono testimonianze di un intenso sfruttamento di Campo Imperatore come pascolo.

Dopo la ricompattazione del Sud Italia operata dai Normanni, in questa zona vennero aperti numerosi tratturi,

cioè vie di transito per la transumanza delle bestie, utilizzati dai pastori per condurre le mandrie ai pascoli del Tavoliere delle Puglie prima dell'arrivo dei rigidi mesi invernali.

Un altro, interessante, commercio che è stato presente nel territorio, e di cui si ha certezza che fosse già praticato nel XVI secolo, è lo sfruttamento della neve.

Questa, ricavata da nevai presenti in quota, veniva stoccata in pozzi profondi anche 20 metri ed utilizzata d'estate per la produzione di sorbetti e per usi medicali.

Il commercio della neve era regolamentato dai comuni, che stabilivano apposite tariffe per le concessioni demaniali, e che stilavano anche tabelle di valutazione del prodotto.

La neve, principalmente, veniva distinta in "nera",

il che significava che era stata raccolta nei dintorni dei paesi, quindi senza garanzia di purezza;

e in "candida", denominazione che indicava la provenienza dalle zone di alta montagna.

Questo tipo di attività commerciale è perdurato fino agli inizi del Novecento.


Ricadono nel territorio del massiccio del Gran Sasso numerosi comuni delle province dell'Aquila, Teramo e Pescara, tra cui:

L'Aquila
Castel del Monte
Calascio
Santo Stefano di Sessanio
Castelvecchio Calvisio
Carapelle Calvisio
Barisciano
Ofena
Villa Santa Lucia
Pizzoli
Fano Adriano
Pietracamela
Isola del Gran Sasso d'Italia
Castelli
Farindola
Crognaleto




Parco Nazionale Gran Sasso, Rocca Calascio, Abruzzo



Calascio e la Rocca di Calascio

Calascio è un comune italiano della provincia dell'Aquila in Abruzzo.

Faceva parte, fino al 2008, della Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli.

Il territorio del comune rientra nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga costituendone di fatto una delle porte di accesso nella sua parte meridionale.

Estremamente pittoresco il sottostante borgo di Rocca Calascio.





Parco Nazionale Gran Sasso, Rocca Calascio, Abruzzo


Rocca Calascio

Rocca Calascio è una rocca situata in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, nel territorio di Calascio, ad un'altitudine di 1.460 metri s.l.m.

Di origine medievale, è conosciuta per la presenza del castello, tra i più elevati d'Italia, considerato uno dei simboli dell'Abruzzo.

La rocca, baricentrica tra l'altopiano di Campo Imperatore e quelli sottostanti di Navelli e del Tirino,

è inserita in un contesto di grande valore paesaggistico e ricompresa nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga di cui costituisce una delle principali mete turistiche.
Restaurata e consolidata sul finire del XX secolo, è stata più volte set cinematografico per pellicole nazionali ed internazionali ed è oggi importante meta turistica.




Parco Nazionale Gran Sasso, Rocca Calascio, il Castello, veduta aerea



Il Castello

Il castello, che domina la valle del Tirino e l’altopiano di Navelli a poca distanza dalla piana di Campo Imperatore, è situato su un crinale a 1.460 metri d’altezza, in una posizione molto favorevole dal punto di vista difensivo ed era utilizzato come punto d’osservazione militare in comunicazione con altre torri e castelli vicini, sino all’Adriatico.

La struttura, interamente in pietra bianca a conci squadrati, si compone di un maschio centrale, probabilmente preesistente, di una cerchia muraria merlata in ciottoli e quattro torri d’angolo a base circolare fortemente scarpate.

L’accesso avviene attraverso un’apertura sul lato orientale posta a circa cinque metri da terra, cui si accede attraverso una rampa in legno, originariamente retrattile, poggiata di mensole in pietra.

Il castello, danneggiato dal terremoto del 1703, è stato soggetto a una serie di restauri conservativi tra il 1986 ed il 1989 volti a risanare la struttura e a consentirne il recupero architettonico-funzionale, ed è oggi fruibile gratuitamente ai visitatori.





Scorcio del borgo medievale


Il borgo

Il borgo, situato a sud-ovest rispetto al castello, lungo il sentiero che da Santo Stefano di Sessanio porta all’abitato di Calascio, compone con esso un unico organismo fortificato.

Il suo sviluppo è legato alle modeste dimensioni del castello e all’esiguità di uomini che riusciva ad ospitare,

oltre che alla necessità di salvaguardare la popolazione dagli assalti di invasori e pirati.

Il collegamento con il castello avveniva attraverso un ponte levatoio in legno, oggi sostituito da una semplice rampa.

Può essere distinto in due parti,

una originaria adiacente al castello

ed una posta più a valle e più recente.

La parte alta venne praticamente abbandonata già in seguito alle distruzioni causate dal terremoto del 1703 ed è oggi in forma di rudere;

la parte bassa era invece abitata sino al primissimo dopoguerra ed è stata sottoposta negli anni a numerosi restauri conservativi.

Accanto a forme di restauro, per così dire “pubbliche”, vanno segnalati anche interventi di semplici appassionati della montagna abruzzese che hanno contribuito con i loro interventi al recupero del sito.



La chiesa di Santa Maria della Pietà

Nelle vicinanze della rocca, sul sentiero che porta a Santo Stefano di Sessanio,

si trova la chiesa di Santa Maria della Pietà,

un piccolo tempietto eretto tra il XVI ed il XVII secolo sul luogo dove, secondo la legenda, la popolazione locale ebbe la meglio su una banda di briganti.

Altre fonti dicono sia stata costruita nel 1451 forse su disegni del Bramante.

La chiesa, probabilmente fondata su una preesistente edicola rinascimentale, presenta una struttura esterna a pianta ottagonale con un ambiente adibito a sacrestia appoggiato a una delle facciate ed una cupola ad otto spicchi.

L’interno, articolato su un sistema di paraste tuscaniche, presenta un dipinto raffigurante la Vergine miracolosa ed una scultura di San Michele armato.

La chiesa, oggi adibita a semplice oratorio, è meta di fedeli e devoti.




Gran Sasso mountain, Rocca Calascio, Abruzzo, at sunset


Set cinematografico

A partire dagli anni ottanta del XX secolo il comprensorio aquilano del Gran Sasso ed in particolare la rocca di Calascio sono stati utilizzati some ambientazione per numerosi film.

Il primo e principale lungometraggio girato è LadyHawke (USA, 1985) in cui la rocca (allora non ancora restaurata) era il rifugio dell’eremita impersonato da Leo McKern.

L’anno successivo venne ambientato nella rocca Il nome della rosa (FRA-GER-ITA, 1986) con Sean Connery,

mentre successivamente sono stati ambientati Il viaggio della sposa (ITA, 1997) e L’orizzonte degli eventi (ITA, 2005).

Rocca Calascio è stato anche set di alcune serie televisive, tra cui le produzioni della Rai La Piovra 7 - Indagine sulla morte del commissario Cattani (Italia, 1995) e Padre Pio (Italia, 2006).

La rocca è visibile anche in alcune scene del film The American (USA, 2010) con George Clooney,

interamente girato nella provincia dell’Aquila, in particolare tra Castel del Monte, Calascio e Castelvecchio Calvisio.




Gran Sasso mountain, Rocca Calascio, Abruzzo, at sunset



Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Abruzzo, Italia

Il Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga è un parco nazionale istituito nel 1991

ed è uno dei tre parchi nazionali presenti in Abruzzo oltre ad essere la terza riserva naturale protetta più grande d'Italia per estensione territoriale,

situato per la maggior parte in Abruzzo (provincia dell'Aquila, Teramo e Pescara)

ed in misura minore nelle zone adiacenti del Lazio (Rieti) e delle Marche (Ascoli Piceno).




Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet” nel Parco Nazionale del Gran Sasso


Coi suoi 150.000 ettari di estensione, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è uno dei parchi più grandi d’Italia.

Istituito nel 1991, interessa marginalmente anche il Lazio e le Marche.

La parte abruzzese copre le province di Teramo, L’Aquila e Pescara e 41 comuni.

Il suo territorio ha caratteri prettamente montani, dagli scenari quasi alpini, ed è costituito da due distinti gruppi montuosi:

il massiccio del Gran Sasso d’Italia

e il gruppo ad esso soprastante, i Monti della Laga.

Il Gran Sasso è la montagna d’Abruzzo per eccellenza, con la maestosità delle sue vette, le più alte dell’Appennino, che culminano nel Corno Grande (2.912 m s.l.m.), nel Corno Piccolo, nel Pizzo d’Intermesoli e nel Monte Camicia.

Ospita il ghiacciaio del Calderone, l’unico dell’Appennino nonché il più meridionale d’Europa,

ed è affiancato a sud dall’altopiano di Campo Imperatore,

una sterminata landa carsica d’alta quota (fra i 1.600 e gli oltre 2.000 metri s.l.m.) di una bellezza mozzafiato,

quanto di più simile al Tibet possa trovarsi in Europa.


Nel Parco vivono circa 2.300 specie vegetali superiori, oltre un quinto dell’intera flora europea, e più di un terzo del patrimonio floristico italiano.

La vegetazione include le faggete sulla Laga (con abete bianco) e sul versante teramano del Gran Sasso, pascoli a Campo Imperatore e sul Voltigno e magnifiche fioriture d’alta quota.

Non manca poi la grande fauna, in particolare quella delle specie di rilevante interesse naturalistico.

Tra queste il camoscio d’Abruzzo, reintrodotto nel 1992 e oggi presente con oltre cento individui;

il lupo appenninico, con una popolazione di oltre trenta esemplari.

Di recente ha fatto la sua ricomparsa anche l’orso bruno marsicano, a riprova del forte impegno profuso dall’Ente Parco nella tutela e nella valorizzazione di un territorio straordinario e unico.




Parco Nazionale Gran Sasso



Gli aspetti naturalistici non sono l’unica attrattiva di questo Parco, che anzi si caratterizza per una comunione fra natura e presenza umana.

Ne sono testimonianza gli innumerevoli, antichi e splendidamente conservati paesi e castelli disseminati nel suo territorio:

sul versante teramano, innanzitutto i piccoli borghi medievali fra i boschi della Laga e gli eremi della Montagna dei Fiori,

lo splendido centro rinascimentale di Campli,

Civitella del Tronto con la sua possente fortezza,

gli spettacolari ruderi di Castel Manfrino affacciato sulle gole del Salinello,

i castelli medievali di Castel di Luco e Piano di Roseto, Castelli con le botteghe della nota e pregiata ceramica e l’oratorio di San Donato,

i deliziosi centri storici di Isola del Gran Sasso, Cortino, Valle Castellana, Tossicia, Pietracamela;

sul versante aquilano, Campotosto col suo grande lago,

L’Aquila con i suoi splendidi musei e monumenti,

e poi gli antichi centri storici del Gran Sasso, con la loro atmosfera medievale intatta:

Assergi, Barisciano, Santo Stefano di Sessanio, Calascio con la sua splendida Rocca, Castelvecchio Calvisio e Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Ofena.

Sul versante pescarese, ripidamente digradante verso le colline e il mare, la torre di Forca di Penne domina i due versanti, marino e montano, ai suoi piedi Farindola, col suo notissimo formaggio pecorino.




Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, il Camoscio d' Abruzzo
tallines è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso