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tallines
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Semifonte Chapel

Tuscany, Italy

&

Prosecco Road

Veneto, Italy



Oggi torniamo ad occuparci delle località Italiane, andando in ben due località .

Prima in Toscana e poi in Veneto .




Semifonte Chapel

Tuscany, Italy



L' 11-Oct-2020, Windows 10 SpotLight Images ha pubblicato questa immagine >



Semifonte Chapel and Petrognano locality, Barberino Val d’Elsa, Tuscany, Italy


Barberino Val d'Elsa


Barberino Val d'Elsa è una frazione del comune italiano di Barberino Tavarnelle, nella città metropolitana di Firenze, in Toscana.

Ha dato i natali allo scrittore Andrea de' Mengabotti, conosciuto come Andrea da Barberino, autore de Il Guerrin Meschino.

La sua storia è legata alla distruzione di Semifonte da parte dei Fiorentini nel 1202 e il suo sviluppo fu legato soprattutto al fatto di essere sulla Strada Regia Romana che collegava Firenze con Roma.

Comune italiano nella Provincia di Firenze e nella Regione Toscana, situato a circa 30 Km (19 miglia), a sud di Firenze.

L'abitato di Barberino Val d'Elsa si trova nella valle dalla quale ha preso il nome.

Il centro della città è ancora circondato da un'antica cinta muraria fortificata.

Nella "Piazza Barberino" vi è la chiesa di San Bartolomeo che conserva i resti di una "Annunciazione" opera della scuola di Giotto (secolo XIV-XV), e un busto in bronzo di Pietro Tacca.

La "Via Francesco da Barberino" conduce alla "Porta Senese" del secolo XIV e allo "Ospedale dei Pellegrini" che risale al 1365.

La dinastia della nobile famiglia Barberini ebbe origine a Barberino Val d'Elsa nel secolo XI.

Vi è anche il Palazzo del Cardinale o Palazzo dei Barberini, dove è esposto l'emblema della famiglia Barberini e quello di Papa Urbano VIII.




Semifonte Chapel and Petrognano locality, Barberino Val d’Elsa, Tuscany, Italy



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Panorama di Petrognano - Semifonte



Petrognano

Petrognano è una frazione del comune italiano di Barberino Tavarnelle, nella città metropolitana di Firenze, in Toscana.

Si tratta di un piccolo agglomerato di case lungo la strada che da Certaldo conduce a Barberino Val d'Elsa e alla pieve di Sant'Appiano.

Citato per la prima volta in una carta di Carlo Magno datata 774, le testimonianze sono ancora più antiche, essendo stati scavati in questa località reperti di epoca romana e paleocristiana.

Senza possibilità di errore si può individuare nell'odierno abitato di Petrognano,

il "Borgo" che era sorto immediatamente fuori le mura della città di Semifonte, distrutta dai Fiorentini nel 1202:

in merito a tutto questo, infatti, ha assunto la denominazione Petrognano - Semifonte.

Di questa epoca si conservano cospicue tracce,

tra le quali avanzi di tre torri,

nonché la chiesa di San Pietro, risalente agli inizi del XIII secolo e

che in passato ha ospitato anche lo splendido Cristo detto di Petrognano o di San Donnino, oggi nel Museo di arte sacra di Certaldo.

Proprio perché fuori dalle mura di Semifonte, il borgo sopravvisse alla furia distruttrice fiorentina,

passando nel 1343 sotto la protezione della potente famiglia Capponi, esponenti della quale, in epoca rinascimentale,

costruirono la splendida villa situata al centro dell'abitato,

nonché la Cappella di San Michele arcangelo, poco distante:

quest'ultima, fu eretta tra il 1594 e il 1597 per volontà di Giovan Battista di Neri Capponi con l'intento di ricordare la distrutta città.




Cappella di San Michele, Semifonte, veduta aerea




Semifonte


Semifonte fu una città fortificata, che sul finire del XII secolo, divenne una fiera avversaria di Firenze.

Oggi è solo il toponimo di una località nei pressi di Petrognano, frazione del comune di Barberino Val d'Elsa, in provincia di Firenze.

Il nome deriva da latino Summus Fons (sorgente d'acqua alla sommità di una altura), divenuto in seguito Summofonte e infine Semifonte.

Il castello prima, e la città poi, vennero fondati, intorno al 1177, dal conte di Prato Alberto IV degli Alberti, divenendo, in breve, uno dei centri più potenti della Valdelsa, nonché caposaldo imperiale nella zona.

Questa nuova potenza fu immediatamente malvista dalla Repubblica fiorentina che vi si oppose in ogni modo e che riuscì a sconfiggerla nel breve volgere di un ventennio.

Nel 1202, Semifonte, dopo un assedio iniziato nel 1198, venne sconfitta, conquistata e subito rasa al suolo dalle truppe di Firenze, che aveva voluto esemplarmente punire un avversario alle proprie mire espansionistiche.

Terminata l'opera di distruzione, Firenze decretò che su quel colle non si sarebbe mai più potuto costruire nessun edificio.

Tale divieto è stato, di fatto, rispettato fino ad oggi, ad esclusione della Cappella di San Michele, eretta, nel 1597, sulla cima del colle, su progetto di Santi di Tito, che ne ottenne, con fatica, l'approvazione da Ferdinando I de' Medici, allora Granduca di Toscana.




Cappella di San Michele, aerial view



Semifonte: storia di una città fantasma


Semifonte era stata una fiera avversaria della città gigliata, tanto che il perimetro della sua cerchia muraria era di poco inferiore a quella della Firenze contemporanea.

Fondata per volontà della famiglia degli Alberti nel 1181 - 1182 in un brevissimo lasso di tempo, grazie alla vicinanza alle due varianti nord e sud della strada volterrana (importanti arterie di comunicazione tra Volterra e Firenze) nonché alla importantissima Francigena, era divenuta assai prospera e potente.

Si narra che i cavalieri di Semifonte andassero fin sotto le mura di Firenze a gridare in segno di scherno:

«Va Firenze, fatti in là
Semifon divien città»


Seguì una inevitabile guerra dal 1198 al 1202, anno della definita sconfitta e distruzione della città di Semifonte:

un lungo, epico assedio, narrato da Messer Pace da Certaldo nella sua Storia della guerra di Semifonte,

al quale parteciparono oltre ai fiorentini anche milizie delle città di Poggibonsi, Volterra, Siena e Prato.

Semifonte aveva invece visto i suoi alleati, San Gimignano e Colle Val d'Elsa, dileguarsi, abbandonandola al suo destino.

Seguì la già citata completa distruzione della città, nonché il divieto assoluto di costruire.

Unica eccezione: la Cappella di San Michele.




Cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte (Barberino Val d'Elsa)



Cappella di San Michele Arcangelo (Semifonte)

La cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte si trova a Semifonte, nei pressi di Petrognano, frazione del comune di Barberino Val d'Elsa, in provincia di Firenze, diocesi della medesima città.

La piccola cappella a pianta ottagonale, coronata da una cupola che (nel rapporto di 1:8) riproduce esattamente quella della Cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore, venne costruita fra il 1594 e il 1597 su progetto di Santi di Tito.

Il committente fu Giovan Battista di Neri Capponi, proprietario della rinascimentale Villa di Petrognano, nonché canonico della Cattedrale di Santa Maria del Fiore:

tuttavia, per poter costruire il tempietto fu costretto a chiedere il permesso al granduca Ferdinando I, dato che vigeva ancora l'antico divieto di edificare in quella zona, di proprietà del Canonico, dove un tempo si ergeva il castello di Semifonte, distrutto dai fiorentini nel 1202.

Il modello brunelleschiano è ripetuto pedissequamente nella pianta ottagonale, derivata dal tamburo di imposta della cupola di Santa Maria del Fiore, finanche nel modello costruttivo a doppia calotta:

le diversità riguardano le finestre del tamburo qui rettangolari e non circolari, e la lanterna priva di aperture.

La pala destinata alla cappella (San Michele Arcangelo, San Nicola e altri santi) è di Bernardino Poccetti (1597 circa).

La Cappella di San Michele a Semifonte è l’unico edificio costruito nell’area del castello di Semifonte dopo la distruzione ed il divieto assoluto di riedificazione imposto da Firenze nel 1203.

E’ l’eccezione che conferma la regola, il tempietto si impone sulla sommità della collina e diviene il sigillo del potere di Firenze.

Infatti, la cappella è sormontata da una cupola ottagonale che riproduce con spiccata fedeltà la cupola del Duomo di Firenze del Brunelleschi.

In questo modo, l’emblema di Firenze sovrasta la campagna rendendosi visibile dalle colline limitrofe.




Cappella di San Michele, la cupola vista dell'interno



Una Simbologia complessa

La simbologia della Cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte non è legata alla sola riproduzione della cupola del Brunelleschi.

Da un lato ribadisce il senso del potere fiorentino in un luogo simbolo delle lotte di età comunale e rende omaggio al sacrificio di Semifonte.

Ma non basta.

L’edificio fu voluto da Giovani Battista Capponi alla fine del XVI secolo e l’ opera mostra dei rispondenze proprio con la sua personalità.

Capponi era un uomo pio e caritatevole, ma anche di raffinata cultura, così il tempietto ha un valore religioso in quanto cappella di San Michele, ma allo stesso tempo si riferiva ad una vicenda storica ed erudita.

Quindi, si intreccia il valore spirituale con quello civico e politico.

Inoltre, Capponi era Canonico di Santa Maria del Fiore, Duomo di Firenze, e ancora una volta torna il tema della riproduzione della cupola emblema di Firenze.



La costruzione della cappella

Nel 1588 il Canonico Capponi scrisse la supplica a Ferdinando I chiedendo di poter costruire l’oratorio in deroga al divieto di edificazione dei primi anni del 1200.

Alla fine la costruzione della Cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte, ma il Capponi morì nel 1594.

Fu per volontà testamentaria che il tempietto fu costruito entro il 1597, non rispettando tale data gli eredi avrebbero violato il testamento.

La rispondenza con la Cupola di S.M. del Fiore trova confronto anche nella cappella di S.Stefano alla Vittoria nei pressi di Foiano della Chiana.

Ovvero, il luogo della battaglia di Scannagallo dove i fiorentini vinsero i senesi.

Pertanto, non il monumento si riaffermò oltremodo il dominio fiorentino su Semifonte e sul suo territorio.




Prosecco Road

Treviso district,

Veneto, Italy


Windows 10 SpotLight Images ci porta dalla Toscana in Veneto .

Ieri, il 18-Oct-2020, è stata pubblicata questa immagine >>>





Prosecco Road, Susegana, Treviso district, Veneto, Italy


Prosecco Road

La Strada del Prosecco (o Via del Prosecco)si rilassa all'interno di un vasto teatro naturale (in Veneto)quasi interamente decorato da vigneti, abbazie, chiese e castelli.

Il protagonista di questo itinerario è il Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG, uno dei nomi che,

oltre a Colli di Conegliano DOCG e Verdiso IGT (Geografica Indicazione Tipica)

hanno contribuito a rendere famosa la viticoltura Made in Italy in tutto il mondo.


A Conegliano, c'è la Scuola Enologica Cerletti la prima d'Italia – che da più di un secolo insegna alcuni dei migliori enologi del paese.




Prosecco Road, Susegana, Treviso district, Veneto, Italy


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Valdobbiadene, Italy's Prosecco Road



La strada del vino bianco, ora più propriamente chiamata "Strada del Prosecco", è la prima del suo genere in Italia.

Si estende per 47 km tra le colline di Conegliano, Feletto, Quartier del Piave e Valdobbiadene ai piedi delle Prealpi veneziane.


La strada è stata chiamata

"il passaggio poetico tra colline ricoperte di vigneti e affascinanti città dove ci sono antiche locande, taverne con tradizionale panca larga intorno al camino, paesaggi di straordinaria bellezza".

La Strada del Prosecco nasce secondo un percorso culturale sviluppato nel 1938 dal professor Italo Cosmo, seguendo l'esempio della Deutsche Weinstrasse.

A questa storica iniziativa può partecipare, e poi utilizzare il titolo "Bottega del Vino", solo i negozi con lo spirito dell'iniziativa.

I negozi non sono tali solo perché si trovano sul percorso della strada, ma perché meritano di tenere di anno in anno questo titolo,

offrendo ai suoi ospiti un caloroso benvenuto, uno spazio tipico, un'esperienza vinicola consolidata e

soprattutto una selezione di pregiati vini bianchi locali, accompagnati da salsicce di maiale tradizionali come la famosa "sopressa", formaggio squisito , e talvolta "pan de casada" (pane fatto in casa), anche cotto nei vecchi forni a legna.




Le colline del Prosecco - Prosecco Hills




Italy’s Prosecco Hills Recognized By UNESCO

Le colline del Prosecco in Italia riconosciute dall'UNESCO



Domenica 7 luglio 2019, le Colline del Prosecco del Veneto sono state aggiunte come 55esimo contributo dell'Italia alla Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO.


L'UNESCO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Istruzione, la Scientifica e la Cultura, ha recentemente aggiunto la sua decima aggiunta 2000 al suo "paesaggio culturale": le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene in Veneto.

Dopo l'annuncio fatto a Baku, in Azerbaigian dal Comitato del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, domenica scorsa sono state istituite le Colline del Prosecco dell'Italia nord-orientale in quella che il Ministro degli Esteri e dell'Agricoltura Gian Marco Centinaio ha definito una "giornata storica per il Veneto e per l'Italia nel suo complesso".

La terra è più popolare per la sua produzione leader di vino Prosecco, un bianco frizzante italiano preferito da molti in tutto il mondo.

Il sito è la 55a puntata dell'Italia nelle liste dell'UNESCO,

ponendo il paese davanti a Spagna, Cina e Francia.

E con le vendite di Prosecco che hanno battuto le vendite di Champagne, con un aumento del 21% delle esportazioni nel 2019, non c'è da meravigliarsi perché l'interesse per la zona sia così alto.





Colline del Prosecco



Conosciuta (la zona) per le sue "colline "hogback"

e "piccoli appezzamenti di viti su strette terrazze erbose",

e il fatto che per 1000 anni sono stati mantenuti i vigneti che si trovavano a nord di Venezia, in eccellente stato,

attirano turisti e amanti del vino anno dopo anno.


E dopo essere stato respinto dalla loro richiesta di riconoscimento con pochi voti l'anno scorso, il popolo veneto è lieto di avere ufficialmente un ottavo contributo da parte della propria regione riconosciuto dall'UNESCO e dal mondo.

Ora che l'induzione è stata assegnata, la regione Veneto si aspetta un aumento della sensibilizzazione e del turismo, nonché una "spinta all'economia locale".

Secondo il consorzio veneto, tuttavia, un aspetto importante su cui si concentreranno è la gestione del loro turismo, soprattutto man mano che cresce, in modo sostenibile che sarà vantaggioso per il territorio.




Consorzio Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg



Le Colline del Prosecco sono patrimonio UNESCO

Le Colline Venete diventano patrimonio dell’umanità.


Le colline venete, Conegliano e Valdobbiadene, diventano patrimonio dell’umanità,

sono il decimo sito al mondo che rientra tra quelle adottate dall’agenzia dell’Onu.

Gli italiani “brindano” per la vittoria di un paesaggio modellato da un’interazione uomo-ambiente in continua evoluzione.

“Si riconosce il valore universale di un paesaggio culturale e agricolo unico, scaturito da una straordinaria, sapiente interazione tra un’attività produttiva di eccellenza e la natura di un territorio affascinante”, ha spiegato il ministro degli Esteri Moavero.

La decisione, presa a Baku, in Azerbaigian, nel corso della 43esima sessione del Comitato mondiale dell’Unesco, ha conferito all’Italia il primato per numero di luoghi, tradizioni e attività adottate dall’agenzia dell’Onu

Salgono a 55 i siti nella lista mondiale .

A fare da cornice a questo clima di eccitazione e felicità le pesanti critiche di quaranta associazioni, fra cui Pesticides Action Network (PAN Italia), WWF, Legambiente, Marcia Stop pesticidi, Colli Puri. Esse si sono formalmente schierate contro questa candidatura, così come fecero nel 2010 e nel 2017, ed hanno consegnato all’Unesco tutta la documentazione per spiegare dettagliatamente i motivi della propria contrarietà. Due deputate venete, Sara Cunial e Silvia Benedetti e Patrizia Bartelle, consigliera regionale, sono le portavoci della protesta. Venerdì 28 giugno 2019 in un sit-in a Venezia davanti a Palazzo Zorzi, sede del Regional Bureau for Science and Culture in Europe Unesco, si sono unite le associazioni per dire “no” agli effetti dannosi della viticoltura intensiva e dell’uso dei pesticidi nella produzione delle colline del Trevigiano.




Colline del Prosecco, Cartizze



Nonostante l’opposizione serrata degli ambientalisti le Colline del Prosecco sono diventate patrimonio Unesco.

Ecco perché:

Si tratta di un paesaggio solcato dal più antico percorso enoturistico del nostro paese, nato negli anni ’60, oggi ridisegnato su trenta chilometri di versanti ripidissimi ricoperti di vigneti.

Grazie al clima e a un terreno in cui 250 milioni di anni fa emerse dal mare una barriera corallina.

I vigneti sono collocati sulle “rive” (come vengono chiamate in dialetto le salite) e questo rende particolarmente faticoso il lavoro dei viticoltori.

Nella descrizione ufficiale dell’Unesco, si legge che

“la zona include una serie di catene collinari, che corrono da est a ovest, e che si susseguono l’una dopo l’altra dalle pianure fino alle Prealpi, equidistanti dalle Dolomiti e dall’Adriatico, il che ha un effetto positivo sul clima e sulla campagna.

Se Conegliano ospita molti istituti legati al vino, Valdobbiadene è invece il cuore produttivo dell’area vinicola.

I ripidi pendii delle colline rendono difficile meccanizzare il lavoro e di conseguenza la gestione delle vigne è sempre stata nelle mani di piccoli produttori.

E’ grazie a questo grande, pacifico esercito di lavoratori e grazie all’amore per la loro terra che è stato possibile preservare queste bellissime colline e creare un forte legame tra l’uomo e la campagna.

Il risultato di questo forte legame è uno straordinario esempio di come questa antica cultura sia fortemente radicata alla sua terra”.




Colline del Prosecco, Valdobbiadene



Un territorio da proteggere, conservare e trasmettere alle generazioni future

per il patrimonio culturale mondiale di eccezionale valore universale



7 luglio 2019

Da oggi le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono il 55° sito italiano “Patrimonio dell’Umanità”.

Così ha decretato l’Assemblea Unesco riunita in Azerbaijan.


“Grande soddisfazione e immensa gioia per l’iscrizione a Patrimonio dell’Umanità delle Colline di Conegliano Valdobbiadene - dichiara Innocente Nardi, Presidente dell’Associazione Temporanea di Scopo “Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità” e del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG.

“A Baku, l’Assemblea mondiale Unesco ha assegnato alle nostre colline quest’ambito riconoscimento, da oggi quindi rappresentano il 55° sito italiano da proteggere e tutelare per l’unicità del suo paesaggio culturale.

Grazie al lavoro svolto da una squadra eccezionale capitanata dal governatore della Regione Veneto Luca Zaia, con il contributo dei Ministeri competenti e l’impeccabile lavoro del comitato scientifico, presieduta da Mauro Agnoletti, e, non ultimo, il supporto della Delegazione italiana Unesco, abbiamo raggiunto questo traguardo.

Parlo di traguardo – continua il presidente Nardi - anche se il riconoscimento non rappresenta il punto di arrivo, ma un’importante tappa di un percorso che mira alla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico ed agricolo presente in questo piccolo territorio, noto per il suo prodotto principe, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”.

L’iter della candidatura è durato dieci anni
, un percorso lungo e non privo di difficoltà, sebbene nella media degli altri siti iscritti, durante il quale è emersa grande coesione delle parti promotrici, dalle amministrazioni comunali alle associazioni di categoria, agli imprenditori del territorio fino agli abitanti.

Entusiasmo e dedizione hanno fatto sì che si centrasse l’obiettivo.

“Propulsore e anima della candidatura sono stati i produttori del Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg” aggiunge Innocente Nardi.

“Fin dall’inizio e per l’intero percorso della candidatura non hanno mai smesso di credere nell’unicità del paesaggio delle nostre colline ricamate dai vigneti, dai pendii impervi che richiedono fatica e lavoro interamente manuale.

Questo impegno che generazioni di viticoltori hanno speso nelle vigne per forgiare “i mosaici”, che oggi ammiriamo, e i caratteristici “ciglioni”, che contraddistinguono la nostra viticoltura e quindi il nostro territorio, ha permesso di arrivare al riconoscimento Unesco”.




Colline del Prosecco, Farra di Soligo (TV)



Da oggi l’impegno di tutti, in primis del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg in sintonia con l’Associazione di gestione del sito, di nuova costituzione, sarà rivolto alla conservazione e alla manutenzione dei beni paesaggistici iscritti,

con particolare attenzione alle raccomandazioni Unesco per la tutela e la valorizzazione di questi a favore delle future generazioni, in coerenza con l'obiettivo di un equilibrato e armonico sviluppo economico e sociale.

L’obiettivo della valorizzazione comporta lo sviluppo sostenibile dell’area iscritta, possibile grazie a un piano di gestione studiato in accordo tra istituzioni private e pubbliche.

La sostenibilità è un tema già presente da anni nei piani di governo del territorio grazie alla collaborazione tra imprenditori, viticoltori e amministrazioni pubbliche con il coordinamento del Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg per la salvaguardia dell’ambiente e delle popolazioni che vi abitano.

Primo aspetto che sarà affrontato dalle parti coinvolte, e dal Consorzio di Tutela, sarà uno sviluppo controllato del turismo nel territorio.

Particolare attenzione infatti sarà prestata al settore proprio per le sue prospettive economiche decisamente positive che però andranno gestite e indirizzate con un approccio sostenibile.

Il paesaggio delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene è il 10° sito al mondo iscritto alla categoria di “paesaggio culturale” ed è caratterizzato da tre attributi unici, basati sulle differenti caratteristiche geomorfologiche e culturali,

rispetto agli altri nove territori (Alto Douro - Portogallo, Tokaj - Ungheria, Pico Island - Portogallo, Lavaux - Svizzera, Langhe Roero e Monferrato - Italia, Champagne - Francia, Borgogna - Francia, Saint-Emilion – Francia, Wachau - Austria).

Tutti e dieci i siti sono paesaggi culturali evolutivi, il cui risultato visibile è dato dall’interazione uomo-ambiente, un’interazione vitale, in continua evoluzione.

L'Italia brinda alle colline del Prosecco, ora patrimonio dell'Umanità. Un paesaggio solcato dal più antico percorso enoturistico d'Italia oggi ridisegnato in un tracciato di 120 chilometri, ramificato in itinerari tematici unici .

Bere con gli occhi.

Inebriarsi di quello scenario “fatto a mano”, ricamato a filari da un lavoro secolare: le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, dal 7 Luglio 2019 Patrimonio dell’Umanità, il 55° sito italiano e il 10° sito vitivinicolo al mondo.

Così ha decretato l’assemblea Unesco riunita a Baku, Azerbaijan, per il valore universale di un paesaggio culturale, esemplare del lavoro dell’uomo in perfetta armonia con la natura
.





Colline del Prosecco - Patrimonio Mondiale dell'Umanità, UNESCO

Ultima modifica di tallines : 19-10-2020 alle 21:57.
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