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Old 25-05-2004, 13:44   #4
ni.jo
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E non è solo un problema del governo: non ce lo vedo Fini a patteggiare o favorire la Mafia: e come dicevo l'intenzione della legge è buona: ma...c'è sempre un ma... c'è la tentazione di conviverci come diceva il ministro Lunardi...
Quote:
In Sicilia il governatore Cuffaro sotto inchiesta per partecipazione esterna, altri consiglieri e assessori arrestati con la stessa ipotesi, un senatore dell’antimafia dentro per corruzione, il generale Ganzer comandante del Ros, l’antimafia dei carabinieri, richiesto di giudizio per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio.
I pm Ingroia e Gozzo accusano il braccio destro di Berlusconi, Marcello Dell’Utri, demiurgo di Forza Italia, di "aver consegnato la Fininvest nelle mani di Cosa nostra negli anni ‘70", ad insaputa del fondatore.
Lo stesso Dell’Utri condannato a Milano a due anni per tentata estorsione insieme al boss Vincenzo Virga, vicino a Provenzano. In provincia di Agrigento un intero paese, pensionati compresi, costretto a versare il pizzo parendo giusto che la collettività si faccia carico, quando occorre, di pagare i conti e gli avvocati della "famiglia" regnante. Qui siamo all’intreccio tra mafia e mafiosità, che Caponnetto distingueva in rapporto da genere a specie, il comportamento prepotente, il sentimento antistatale diffuso ovunque e che annuncia o presuppone la mafia.

Che altro è stata la notte folle, da Colosseo, dell’Olimpico dove pochi balordi con dietro le solite protezioni inconfessabili ma risapute impongono la loro volontà a quelli nell’arena e agli ottantamila sugli spalti?
Si sa perfettamente, da anni che i malviventi da curva o da eversione politica sono reclutati e coperti dalle società calcistiche controllate dalla finanza e dalla politica nell’illusione di servirsene. Salvo scoprire che tipi simili, tra i boss delle tifoserie romane c’è gente già indagata nell’omicidio fascista di Fausto e Iaio ventisei anni prima, addirittura con una condanna a 26 anni poi cassata per altro omicidio politico, tipi del genere sono ingestibili, incontrollabili. Un cortocircuito mafioso di cui la città e l’informazione omertosa sono perfettamente a conoscenza, continuando a voltare la testa: i tre arrestati per avere materialmente bloccato la partita sono stati immediatamente scarcerati con gran sollievo della politica cialtrona dal fascista "er Pecora" al verde Cento e della curva che li ha subito eletti suoi eroi.

Qualcosa di non dissimile accade con la mafia del pacifismo, i boss della nonviolenza che impediscono fisicamente di partecipare a una manifestazione contro la guerra a Fassino, persona politicamente discutibile ma umanamente mite e ragionevole. Hanno colpa i Bertinotti e i Diliberto? No, anche loro sono persone civili, ragionevoli, ma incapaci di sottrarsi all’abbraccio ambiguo con gli ultrà del pacifismo che poi gli creano problemi, imbarazzi di cui farebbero volentieri a meno.

Voltare la testa, tenerla voltata oltre il lecito crea a lungo andare conseguenze irrimediabili. In tanti, praticamente tutti l’hanno voltata di fronte alle mafie finanziarie che scavavano i crac Cirio e Parmalat, un’omertà devastante per la quale pagherà il Paese chiamato a dover ripianare circa centomila miliardi di vecchie lire per le collusioni criminali fra industria, banche, controllori e informazione, come anche nella voragine del pallone che oggi un presidente di club, contemporaneamente del governo, vorrebbe spalmare sui cittadini. Mentre un suo luogotenente, nella convinzione che il Paese appartenga al suo clan, annulla al telefono senza averne titolo una partita esattamente come volevano i balordi, sì che vien da sospettare una convergenza d’interessi chissà quanto casuale nel far passare le leggi che salvano le squadre in rovina per il bene di chi le possiede finanziariamente e chi realmente, con la violenza mafiosa.

Con la pagliacciata del festival sanremese siamo oltre il voltare la faccia, siamo all’accondiscendenza immorale e demente. Affidano la direzione a uno che vanta o millanta agganci mafiosi e quando gli va storta convocano Celentano, che alla Rai non può rifiutarsi dovendole la salvezza da debiti colossali, il quale sdogana quanti hanno "amici criminali" mentre una valletta si eccita e il teatro viene giù dagli applausi. Mafia è bello. L’ex guerrigliero comunista Neffa che alla radio fiorentina Controradio tesse l’elogio di Tony Renis senza che nessuno gli chieda perché delira. Siamo oltre il qualunquismo suicida del "tutto è mafia niente è mafia", siamo al "tutto è mafia viva la mafia". Il cantante Gigi D’Alessio, si viene a sapere, fa anche lui la canzoncina di beneficenza insieme a 30 senatori di tutti gli schieramenti e col patrocinio di Unicef e Senato della Repubblica. D’Alessio risulta indagato per mafia in data 25 settembre 2001, la procura di Brescia, nell’ambito dell’inchiesta sul "Cartello di Secondogliano" gestito dai boss Luigi Buono e Ciro Russo detto "Pummarola", gli ha contestato rapporti col clan dei Giuliano signori di Forcella da cui secondo un pentito si sarebbe fatto prestare due miliardi per ripianare un fallimento all’inizio degli anni Novanta, pare anche abbia passato la carta d’identità di un parente allo stesso Luigi Buono. Non lo sanno i trenta senatori bipartisan? Sì che lo sanno, ma voltano la testa dall’altra parte.

Massimo Del Papa
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Primo Officiante della Setta dei Logorroici - Arconte della prolissità - Crociato della Replica|Custode Di Lomaghiusa e Muffin|
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