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Originariamente inviato da Kharonte
Teoricamente un buon recensore/critico dovrebbe conoscere anche le proprie idiosincrasie e bilanciarle nell'emettere il suo giudizio. Per esempio io sono cosciente del fatto che i giochi di calcio non mi piacciono, tuttavia ciò non mi dovrebbe impedire di giudicare un gioco se lo inserisco all'interno del contesto (storico) dei giochi sportivi di quel tipo. Lo stesso si potrebbe dire dell'arte ad esempio non mi piacciono i quadri di Picasso però sarei disonesto a non riconoscerne l'importanza e la grandezza nel contesto della storia dell'arte.
In entrambi i casi avere l'esperienza e la conoscenza sono requisiti fondamentali, certo non risolvono la questione dell'oggettività/soggettività ma certamente aiutano a formulare un giudizio con cognizione e coscienza di quello che si sta valutando. In altre parole se è vero che il "punto di vista" è sempre soggettivo ciò non dovrebbe impedirci di formulare un giudizio basato su un ragionamento razionale, equilibrato e il più possibile oggettivo
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in verità e in parole povere, se devi recensire un gioco di calcio non lo dai in pasto a un
appassionato di rpg, visto che per quanto possa essere oggettivo se una cosa
non gli piace ben difficilmente sarà in grado di fare un'analisi critica di buon livello e obiettiva.
allo stesso modo se l'arte soggettiva di picasso non ti da nulla a livgello emotivo, difficilmente scriverai una biografia o farai il regista di un film sul pittore..metteranno una persona che prima di tutto
ama picasso e che
prova emozioni davanti alle sue tele.
non dimentichiamo che dietro ogni cosa che conosciamo bene in ogni sua parte e che siamo in grado di descrivere meglio di altri, c'è sempre
una grande passione che sucita in noi
forti emozioni che ci portano appunto ad approfondire quello che
ci piace avendo infine in dote una conoscenza e una esperienza che si può utilizzare per dare il cosi detto "parere autorevole"