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Originariamente inviato da pWi
Chiaramente, gradire o meno un qualsiasi tipo di opera di intrattenimento rientrerà sempre nella sfera della soggettività.
Per un recensore, d'altra parte, ci sono alcuni parametri, degli agganci che deve riconoscere e valutare, che rientrano nel campo dell'oggettività.
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Se si stanno valutando dei "parametri", allora la valutazione è sulla
tecnica.
Prendi un quadro: non sono un artista ne un pittore, ma sono ragionevolmente certo che chi è del mestiere sia (o debba essere) più o meno in grado di valutare un opera dal punto di vista
tecnico.
Questo vale anche per i videogiochi, i film, la danza. Per la ginnastica artistica.
Ma una valutazione dell'aspetto tecnico non richiede alcuna
interpretazione, al massimo capacità di analisi, competenza specifica e onestà intelletuale. La tecnica è codificabile e codificata e dunque riconoscibile. Spesso è una valutazione di aspetti quantitiativi e/o metodologici. Di aspetti esecutivi.
Se oltre alla tecnica tiriamo in ballo l'aspetto artistico, entriamo (secondo me) neccessariamente nel campo del soggettivo. Perchè tiriamo in ballo (anche) le emozioni. I significati. Aspetti e comunicazioni non verbali e/o non verbalizzabili previa, appunto interpretazione. E chi interpreta è il soggetto.
Per ricollegarmi al discorso che facevano l'autore dell'articolo e Di Domizio, quando diceva: "credo che chi interpreta sia sempre autore". Io credo che l'autore, in quanto creatore di un'opera, sia "costretto" a interpretare. E' soggetto attivo. Estrinseca da se verso l'esterno.
Lo spettatore, in quanto fruitore può interpretare o meno, in tutto o in parte, fermarsi in ciò che più lo colpisce eccetera. Ma non estrinseca nulla. Non crea nulla: è soggetto passivo.
Se Di Domizio in quell'"interpretare" dell'autore include l'atto creativo, allora in questo senso sono d'accordo con lui: è solo l'autore di un'opera d'arte, che interpreta.