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Ecco come funziona la giustizia italiana :(
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Strage del Circeo, ultimo atto
Gianni Guido lascia il carcere
Gianni Guido affidato ai servizi sociali. Ha scontato 14 anni di carcere
di Elsa Vinci
ROMA - Fa ancora paura ma è tornato libero. Gianni Guido, uno dei "mostri" della strage del Circeo, ha chiuso da poche ore il debito con la giustizia. «Fine pena 25 agosto 2009». L´ex "pariolino" era stato condannato a 30 anni di carcere, ne ha scontati una ventina. L´unico ad averlo fatto. Eppure nell´immaginario collettivo l´ombra del diavolo non lo abbandona, la memoria non cancella l´orrore della notte del 30 settembre 1975, quando con Angelo Izzo e Andrea Ghira in una villa di Punta Rossa seviziò e uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti, sopravvissuta solo perché si finse morta. Malata di cancro al seno, dopo un´esistenza spesa a cercare «verità e giustizia», se ne è andata quattro anni fa. Adesso la sua famiglia e quella della Lopez, l´associazione Telefono Rosa, fanno appello al ministro Alfano: «Intervenga».
Condannato all´ergastolo, Guido ebbe la pena ridotta a 30 anni in appello. Dopo due evasioni e la cattura a Panama, dal 2006 ha usufruito di permessi premio. Nel luglio 2007 ha ottenuto la semilibertà, l´11 aprile 2008 è stato affidato ai servizi sociali. «Ha fatto un percorso di silenzioso pentimento», afferma il giudice di sorveglianza Paolo Canevelli. «Provo pietà per le vittime», dice Gianni Guido ora che non dovrà più comunicare i suoi spostamenti, che non ha più l´obbligo di dimora nella casa romana dei genitori. «Ma vive temendo di essere riconosciuto», racconta il giudice che ha firmato le ordinanze della libertà.
Figlio di un alto dirigente di banca, all´epoca della strage era uno studente d´architettura, aveva 19 anni, mentre Izzo, studente di medicina, e Ghira, figlio di un imprenditore, ne avevano 21 e 22. Per un giorno e una notte seviziarono le due ragazze, che avevano accettato l´invito da quelli che sembravano bravi giovani. Invece furono drogate e violentate. «I tre agirono in preda a un odio misogino e contro la gente povera», si disse al processo. Rosaria Lopez, studentessa di 19 anni, fu affogata nella vasca da bagno della villa del padre di Ghira. Con una cinta tentarono di strangolare Donatella Colasanti, 17 anni, picchiata con una spranga di ferro. Le ragazze, credute morte, furono nascoste nel cofano della 127 del padre di Guido, che fu parcheggiata al quartiere Trieste a Roma quando i tre andarono al ristorante. Con le poche forze rimaste Donatella Colasanti riuscì ad attirare l´attenzione di un metronotte.
Izzo e Guido furono arrestati subito, Ghira riuscì a fuggire in Spagna. Si arruolò nella Legione straniera e morì nel 1994: è sepolto in Marocco, a Melilla, con il nome di Massimo Testa. Ma la Colasanti non ha mai creduto che quello fosse il corpo del suo carnefice. A Izzo nell´aprile 2005 il tribunale di Velletri concesse la semilibertà, e ora sta scontando un altro ergastolo dopo il coinvolgimento nel duplice omicidio della moglie e della figlia di un pentito conosciuto in cella. Guido riuscì ad evadere dal carcere di San Gimignano nel 1981, fuggì a Buenos Aires ma fu arrestato due anni dopo. Fuggì di nuovo, nel giugno 1994 fu preso a Panama, dove faceva il commerciante di auto. Estradato in Italia, non senza polemiche a 53 anni è un uomo libero.
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