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Originariamente inviato da +Benito+
le idee che tu sostieni io le disprezzo, com'è vario il mondo!
Nessuno nasce qualcosa, in tanti abbiamo le capacità per fare qualcosa, in pochi ne hanno per fare tanto.
Se vuoi fare il dipendente fai il dipendente, non metterti in testa di fare l'imprenditore a metà.
L'estrazione sociale è quasi ininfluente per trovare uno sbocco professionale a livello imprenditoriale, nella mia zona quasi tutte le aziende sono state create dal nulla.
Il messaggio che il lavoratore abbia diritto di occupare per fare i propri interessi contro quelli dell'imprenditore è fondamentalmente sbagliato.
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Il disprezzo naturalmente è reciproco (delle idee non della persona

).
Il giusto e lo sbagliato qui non c'entrano niente. E' solo questione di interessi materiali antagonisti: d aun lato il padrone che vuole vendere per debiti contratti a causa della sua incapacità o truffaldineria, dalll'altro una cinquantina di operai e tecnici col le rispettive famiglie che difendono non solo la loro fonte di reddito ma anche la loro dignità. Gli operai della INNSE difendono l'azienda e i macchinari perchè ormai li sentono i 'loro', indipendetemente dal criterio giuridico di proprietà.
Se il padrone è incapace, deve essere lui ad esser licenziato, non i dipendenti. Lui è uno, gli altri sono in tanti. Io sto coi tanti che non hanno colpe per l'incapacità o l'eccessiva furbizia del padrone. E siccome di padroni incapaci che mandano sul lastrico un sacco di gente ce ne sono anche troppi, si dirà ai loro dipendenti: invece di rassegnarvi alla vostra condizione 'naturale' di forza bruta non pensante, fate come i compagni della INNSE.
Così sono iniziate le grandi lotte dei lavoratori che, violando le leggi sull'inalienabilità della proprietà privata, hanno portato all'abolizione del lavoro a cottimo, alla giornata lavorativa di 8 ore, alla rappresentanza sindacale, al contratto collettivo e ad altre piccole e grandi conquiste che hanno reso veramente civili i nostri paesi.