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Originariamente inviato da Dream_River
Non penso che sia giusto condannare allo stesso modo di una persona sana, una persona che non è in grado di agire lucidamente, in quanto perde in parte o totalmente la sua caratteristica di "soggetto etico"
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Imho il discorso è più complicato.
Se con "infermità mentale" intendiamo uno stato temporaneo di offuscamento delle capacità di raziocinio, non dovute a scelta consapevole come ad es. assunzione di droghe ma ad eventi non controllabili dal soggetto, penso sia ragionevole dare le attenuanti o (al limite) nessuna condanna.
Es. se inalo per caso una sostanza chimica allucinante e ammazzo una persona perché penso che sia un lupo mannaro è evidente che è assurdo darmi l'ergastolo. Probabilmente è assurdo anche processarmi.
Se invece con "infermità mentale" intendiamo una situazione personale tale per cui non sono in grado di relazionarmi al prossimo secondo i normali criteri considerati "di educazione civica", allora tutto diventa più complicato, giacché non di rado la personalità criminale emerge a seguito di una errata o carente socializzazione di base a sua volta determinata da un depauperamento affettivo.
Leggevo ieri un dato sconcertante: una ricerca europea sui carcerati ha indicato che il 99% non ha avuto una figura stabile di riferimento durante l'infanzia e circa il 50% ha addirittura avuto più di 5 figure che si sono alternate in modo caotico. Di certo il dato non va preso in modo meccanicistico nel senso di "bambino infelice -> adulto criminale", ma è senz'altro indicativo di quale sia la condizione sociale in cui sono più alti i rischi di sviluppare tendenze antisociali.
Considerando quindi che il carcerato (che sia un "caso psichiatrico" o no) è comunque una persona che ha carenze nella sfera dell'intelligenza emotiva e dando per scontato (penso tu sia d'accordo) che il carcere deve essere finalizzato oltre che alla detenzione anche alla rieducazione, va da sé che ogni carcerato è potenzialmente "rieducabile" o potenzialmente "caso disperato" in relazione ad una pluralità di fattori non determinabili a priori. Imho oltre alla gravità del reato (che deve essere utilizzata per definire un range indicativo di anni di pena) va anche considerato che ogni carcerato può reagire in modo diverso alla rieducazione: di conseguenza la pena deve essere allungata o accorciata in base ai risultati ottenuti, qualunque sia la "diagnosi" iniziale.