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Seguono stralci da un articolo piuttosto accurato sulla situazione.
L'articolo è, ovviamente, "di parte"  ("Le monde diplomatique") ma attualmente non abbondano articoli sulla situazione che siano, ad un tempo, argomentati ed "imparziali" 
Ah, non fate caso al titolo, il Fondo Monetario Internazionale, finora, le ha azzeccate tutte  :eheh:
Quote:
Un altro fallimento per il Fondo monetario internazionale
Eruzione annunciata del vulcano boliviano
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Walter Chávez
Il 6 agosto 2002, Gonzalo Sánchez de Lozada, dirigente del Movimento nazionalista rivoluzionario (Mnr) è stato nominato per la seconda volta presidente della repubblica boliviana, dopo aver vinto le elezioni del 30 giugno 2002 con appena il 22% dei voti! Avendo vissuto a lungo negli Stati uniti, parla meglio inglese che spagnolo. In visita a Washington il 14 novembre ha dichiarato che «gli Stati uniti sono la speranza del futuro», per poi riunirsi con alcuni funzionari del Fondo monetario internazionale (Fmi) e perfezionare i piani economici che avrebbe applicato in Bolivia. Allo scopo di creare 200.000 posti di lavoro destinati, tra l'altro, alla costruzione di una rete stradale che interesserà tutto il paese, il presidente ha immediatamente lanciato un Piano Bolivia (1). Tuttavia, per ottenere i 5 miliardi di dollari necessari, il nuovo governo ha dovuto adottare misure urgenti per risanare l'economia. L'Fmi ha chiesto che venissero applicati «i vecchi metodi» e ha inviato una commissione a La Paz. Gli esperti dell'Fmi sono arrivati nei primi giorni del febbraio 2003 per procedere a un severo riaggiustamento del deficit fiscale, che supera l'8,5% del prodotto interno lordo.
Per soddisfare l'ortodossia dell'Fmi, il governo ha preso in considerazione solo due soluzioni: aumentare le tasse sui combustibili, in particolare la benzina, o tagliare i redditi della popolazione, una delle più povere dell'America latina, escludendo qualunque ipotesi di imposta sui profitti di impresa o sul patrimonio. Alla fine il governo ha scelto la seconda soluzione e ha presentato al parlamento un progetto di legge finanziaria che penalizza i redditi che superano gli 840 bolivianos (circa 110 euro) con una tassa del 12,5%. È stata questa la scintilla che ha fatto scoppiare gli incidenti.
Poche settimane prima il movimento sociale (2) aveva organizzato alcuni blocchi stradali, iniziati il 13 gennaio a Cochabamba e a Santa Cruz, regione dove si trova la produzione di coca del Chapare.
Brutalmente repressa, l'azione di protesta contro lo sradicamento forzato delle «coltivazioni illegali» aveva fatto 15 morti tra i contadini (3). Ma questa azione di protesta, nonostante il successo relativo, aveva comunque costretto il governo a fare alcune concessioni.
Il 20 gennaio l'opposizione annunciava la formazione di uno stato maggiore del popolo boliviano e il dirigente del Movimento verso il socialismo (Mas), Evo Morales, arrivato a sorpresa secondo alle elezioni, aveva lanciato un ultimatum al presidente: accogliere le rivendicazioni o dimettersi.
Tuttavia l'11 febbraio è il Gruppo speciale di sicurezza della polizia (Ges) a sollevarsi! Una delle sue richieste raccoglie il consenso della maggior parte dei boliviani: l'abolizione della nuova imposta sul reddito.
Quando la rivolta del Ges comincia, la missione dell'Fmi è ancora a La Paz (4). Dalle finestre del suo albergo a cinque stelle, la delegazione può sentire e vedere il malcontento popolare. È una protesta che prende proporzioni tali da trasformarsi in rivolta, rischiando di travolgere le basi stesse del potere. Attorno alla polizia, questo conflitto improvviso unisce in uno stesso schieramento i lavoratori, i liceali, i disoccupati e una parte della società civile. Ricorrendo a cecchini appostati sugli edifici pubblici, l'esercito diventa l'ultimo baluardo di difesa della classe dirigente e delle istituzioni: in due giorni si contano 33 morti e più di 200 feriti per colpi d'arma da fuoco.
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La crisi del paese dura da quattro anni e tende a radicalizzarsi ogni giorno di più, soprattutto perché il modello economico istituito a partire dal 1985 dallo stesso Mnr (durante la presidenza del suo leader storico, Victor Paz Estenssoro) mostra sempre di più i suoi limiti. Dopo aver bloccato l'inflazione, privatizzato le imprese di stato (5) e puntato tutto sull'arrivo di investimenti esteri, i governi successivi non sono stati in grado di frenare la fuga all'estero dei capitali.
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In Bolivia non esiste un vero e proprio mercato interno: la concentrazione accelerata della ricchezza e l'impoverimento di gran parte della popolazione hanno avuto l'effetto di distruggere l'economia,
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Dal 1985 il sistema politico si basa soprattutto sui partiti tradizionali e sui loro patti di governabilità: accordi tra partiti eletti da ridotte minoranze per impedire l'affermazione di programmi alternativi (che del resto non esistono). La politica si concentra nelle mani di élite (proprietari terrieri, imprese, rappresentanti di organismi multilaterali, tecnocrati), che condividono gli stessi interessi.
Si è così instaurato un clima di rassegnato consenso nei confronti della politica neoliberale, con il sostegno incondizionato dei media.
Al tempo stesso si è cercato di depoliticizzare la società e di distruggerne il tessuto sociale di base, attraverso l'indebolimento delle corporazioni e dei sindacati.
Questo sistema ha funzionato alla perfezione fino al 1999. Gli aspetti drammatici della crisi hanno impiegato del tempo a manifestarsi, poiché gli indicatori macroeconomici si sono mantenuti stabili, e l'inflazione è stata contenuta in termini ragionevoli (un'ulteriore conferma della concentrazione della domanda) e la popolazione non era obbligata a fare la fila per comprare da mangiare come in passato.
I movimenti sociali hanno cominciato a svilupparsi sulla scena nazionale nell'aprile e nel settembre 2000.
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Nelle elezioni del giugno 2002, il Mas di Morales, arrivato al secondo turno, si è visto privato della presidenza della repubblica solo per un patto dell'ultima ora tra il Movimento della sinistra rivoluzionaria (Mir, più o meno socialdemocratico) e l'Mnr. In ogni modo il Mas ha rappresentato un rinnovamento storico del potere legislativo, ottenendo 35 nuovi seggi parlamentari. In un paese fino ad allora diretto dai bianchi e dai meticci, il 20% dei membri del Congresso è ormai indigeno! Questa vittoria rimane però solo simbolica. In sette mesi, di fronte alla feroce opposizione della coalizione ufficiale di maggioranza, il Mas non è riuscito a far adottare alcuna legge in favore dei settori che rappresenta.
Nel frattempo il sistema politico si organizza contro i movimenti sociali. Ciò ha portato ai disordini iniziati il 13 gennaio. Morales lancia un messaggio alla nazione nel quale, di fronte all'impossibilità di modificare il sistema attraverso la via parlamentare, chiede la mobilitazione popolare. Vi vede l'unico mezzo per impedire la consegna da parte del governo boliviano delle risorse di idrocarburi al capitale multinazionale (soprattutto il gas, che sta per essere venduto alla multinazionale Pacific Lng), lo sradicamento totale della coca nella regione del Chapare e l'integrazione del paese nell'Area di libero scambio delle Americhe (Alca). Sono i tre punti principali della mobilitazione sociale dei blocchi stradali, duramente repressi dalle forze militari e di polizia.
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Così il 19 febbraio Sánchez de Lozada decide di cambiare parte del governo. Sostituisce quattro dei sedici ministri e fa ricorso a misure demagogiche, come rinunciare al suo stipendio e promettere la riduzione di quello dei suoi ministri. Al centro di questo programma di buone intenzione vi è la nomina di un segretario di stato per la revisione delle privatizzazioni. L'Fmi, che aveva voluto imporre una riduzione del deficit fiscale del 3,1%, si limita al 2,1%, inoltre non vi sarà un aumento delle tasse sui combustibili, l'altra soluzione di riserva.
Salvare il paese Ma questi palliativi non garantiscono affatto una normalizzazione della situazione. I movimenti sociali continuano a essere sul piede di guerra e già si prevede un duro conflitto quando Sánchez de Lozada annuncerà la vendita del gas alla Pacific Lng. «Un grande progetto di sviluppo» ha affermato il presidente. Ma forti sono le critiche sul prezzo al quale sarà venduto questo gas, sui miseri profitti che andranno al paese e sull'incapacità del governo a definire un'effettiva strategia di sviluppo nazionale.
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Inoltre si sono scoperte manovre sospette quando il governo ha chiesto all'impresa Intec di procedere a uno studio «imparziale» sui requisiti necessari per permettere alla Bolivia di esportare questo gas negli Stati uniti a condizioni più favorevoli per il paese. Di fatto alcuni ricercatori indipendenti hanno scoperto che l'Intec, finanziata per 386.000 dollari dall'agenzia americana Trade development Agency per condurre questa ricerca, non solo è associata alla multinazionale Bechtel, ma è anche in contatto con la Repsol-Ypf, la British Gas e la Bp Amoco, multinazionali che formano il gruppo Pacific Lng (10).
Ma perché allora Sánchez de Lozada non si è dimesso il 13 febbraio?
La risposta deriva dalle debolezze dei movimenti sociali. Queste organizzazioni infatti, anche se hanno una forte densità locale e strutture regionali di potere, non sono riuscite a svilupparsi a livello nazionale. Sembrano inoltre essere entrate in crisi di sviluppo e il loro discorso si fa sempre più radicale e meno innovatore.
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Sempre più indirizzati verso lo scontro aperto, questi movimenti sono stati superati dalla stessa popolazione durante gli avvenimenti del 13 febbraio; è stata quest'ultima, infatti, a portare il governo sull'orlo del crollo.
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Tuttavia questa evoluzione, per quanto limitata, rischia di preoccupare i circoli del potere e il loro grande sponsor continentale. In un rapporto consegnato al governo boliviano il 28 marzo l'ambasciatore americano David Greenlee ha denunciato l'esistenza di un progetto di colpo di stato, previsto in aprile, da parte dei deputati del Mas Evo Morales e Filemon Escobar. Ma, fatto ancora più preoccupante, Greenlee, che nel 1988 era il numero uno della Cia in Bolivia, aggiunge che «un gruppo all'interno del Mas ha intenzione di assassinare Evo Morales e Filemon Escobar» durante questo colpo di stato.
Si sta forse preparando, mescolando le carte, il prossimo arresto o la scomparsa del carismatico Evo Morales?
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L'articolo completo su: http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo...05lm20.01.html
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Eroi da non dimenticare: Nicola Calipari (04/03/2005) e Vittorio Arrigoni (14/04/2011) e Bradley Manning.
Sono certo che anche i francesi si indignarono per il fatto che i tedeschi, piuttosto che veder dissolvere la loro nazione, preferirono il nazismo. Chi non impara la storia...
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