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Niente di nuovo, ovvero l'ennesimo esempio dell'intrinseca pericolosità del fanatismo teista.
Non spostate il dibattito su quale religione sia meglio o peggio delle altre, prima o poi tutte hanno mostrato, mostrano o mostreranno il loro lato peggiore.
Un conto è cercare di capire le ragioni politico-sociali dell'odio che anima molti Palestinesi.
Un conto è rendersi conto del fatto che, in una società che lascia troppo spazio alla religione, questo odio finisce inevitabilmente per essere funzionale al potere dei fanatici, che se ne alimenta e lo alimenta al tempo stesso.
Quando la gente pensa che la legge debba conformarsi alla parola divina, così come viene proposta dai suoi sedicenti portavoce, ecco che il martirio diventa possibile, se non auspicabile.
Qui non si tratta di anticlericalismo.
Si tratta di difendersi dall'irrazionalità al potere (sia quella che c'è già, sia quella che tenta di arrivarci).
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960).
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