skywings
27-07-2005, 15:45
I numeri non lasciano scampo. Anche dalla calcolatrice l’amaro verdetto: i pensionati di domani dovranno rinunciare a un bel pezzo di pensione...
Vediamo, con un esempio, come il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo causa una sensibile contrazione del trattamento pensionistico.
Papà Gino e il figlio Salvatore
Supponiamo che papà Gino, impiegato, usufruisca, nel 2004, della pensione di anzianità all’età di 62 anni con 37 anni di contributi. Papà Gino ha percepito nel 2003, ultimo anno di attività, uno stipendio annuo lordo di 18.000 euro: la sua pensione sarà pari, circa, al 80% del salario. Il calcolo dell’importo è basato sulla media degli stipendi percepiti negli ultimi 10 anni, stipendi che, inoltre, sono rivalutati in base all’indice dell’inflazione.
Il risultato è una pensione più che accettabile, a cui si aggiunge la liquidazione che, ricordiamo, è pari a circa il 7% della retribuzione percepita ogni anno.
Le cose vanno decisamente peggio per il figlio Salvatore che come il padre è diventato impiegato, assunto nel 2003. Quando andrà in pensione, con gli stessi requisiti del padre (quelli previsti dalla riforma Tremonti: 37 anni di contributi e 62 anni di età), il trattamento pensionistico sarà pari a circa il 40/50% dell’ultimo stipendio. Una brutta sorpresa, in grado, come già detto, di causare un brusco cambiamento del tenore di vita.
La causa del ridimensionamento sta nel sistema contributivo: la pensione è calcolata sulla base dei contributi versati durante la vita lavorativa. Alla fine della vita lavorativa i contributi versati sono sommati per dare origine alla base contributiva (chiamata tecnicamente “montante individuale”) sulla quale calcolare la pensione.
Infatti la pensione è stabilita:
1) individuando la retribuzione annua (o il reddito dei lavoratori autonomi);
2) calcolando l’ammontare dei contributi di ogni anno, moltiplicando l’aliquota contributiva che è del 33% (lavoratori dipendenti) o del 20% se si tratta di lavoratori autonomi;
3) determinando la pensione, moltiplicando la somma dei contributi per il coefficiente di trasformazione.
Parola ai numeri
Un esempio numerico per fare maggiore chiarezza.
1) Prima di tutto vanno considerati i coefficienti di trasformazione, una variabile stabilita dalla legge che varia in funzione dell’età.
Coefficienti di trasformazione per età
57 58 59 60 61 62 63 64 65
4,720% 4,860% 5,006% 5,163% 5,334% 5,514% 5,706% 5,911% 6,136%
2) Passo secondo. Per ipotesi teorica consideriamo uno stipendio annuo di 18.000 euro uguale per 37 anni:
- contributi versati all’anno € 18.000*33% = € 5.940;
- contributi versati per 37 anni di contributi = € 219.780;
3) La somma 219.780 euro è quella su cui si calcola la pensione, in particolare bisogna fare il seguente calcolo:
€ 219.780 * 5,514% (il coefficiente fissato per chi va in pensione a 62 anni) = € 12.118,6692.
4) La somma € 12.118,6692 è la pensione annua che diviso 13 è pari a circa 930 euro. Se si pensa che l’ultimo stipendio era pari a circa 1400 euro (€ 18.000/13) c’è poco da aggiungere per comprendere quanto di meno prende lo sfortunato Salvatore...
Quali sono le soluzioni?
A questo punto c’è da chiedersi come può fare Salvatore per mantenere quasi intatto il proprio tenore di vita. La strada da percorre potrebbe essere quella di investire la liquidazione nella cosiddetta pensione integrativa. In questo modo Salvatore potrebbe raggiungere una pensione simile a quella di papà Gino. Certo papà Gino si gode la liquidazione, Salvatore no!
Fonte: Fabio Cavallotti
La metto perchè, anche se 'pressapochista', può chiarire le idee ai newbies.
Spero sia utile... ;)
Vediamo, con un esempio, come il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo causa una sensibile contrazione del trattamento pensionistico.
Papà Gino e il figlio Salvatore
Supponiamo che papà Gino, impiegato, usufruisca, nel 2004, della pensione di anzianità all’età di 62 anni con 37 anni di contributi. Papà Gino ha percepito nel 2003, ultimo anno di attività, uno stipendio annuo lordo di 18.000 euro: la sua pensione sarà pari, circa, al 80% del salario. Il calcolo dell’importo è basato sulla media degli stipendi percepiti negli ultimi 10 anni, stipendi che, inoltre, sono rivalutati in base all’indice dell’inflazione.
Il risultato è una pensione più che accettabile, a cui si aggiunge la liquidazione che, ricordiamo, è pari a circa il 7% della retribuzione percepita ogni anno.
Le cose vanno decisamente peggio per il figlio Salvatore che come il padre è diventato impiegato, assunto nel 2003. Quando andrà in pensione, con gli stessi requisiti del padre (quelli previsti dalla riforma Tremonti: 37 anni di contributi e 62 anni di età), il trattamento pensionistico sarà pari a circa il 40/50% dell’ultimo stipendio. Una brutta sorpresa, in grado, come già detto, di causare un brusco cambiamento del tenore di vita.
La causa del ridimensionamento sta nel sistema contributivo: la pensione è calcolata sulla base dei contributi versati durante la vita lavorativa. Alla fine della vita lavorativa i contributi versati sono sommati per dare origine alla base contributiva (chiamata tecnicamente “montante individuale”) sulla quale calcolare la pensione.
Infatti la pensione è stabilita:
1) individuando la retribuzione annua (o il reddito dei lavoratori autonomi);
2) calcolando l’ammontare dei contributi di ogni anno, moltiplicando l’aliquota contributiva che è del 33% (lavoratori dipendenti) o del 20% se si tratta di lavoratori autonomi;
3) determinando la pensione, moltiplicando la somma dei contributi per il coefficiente di trasformazione.
Parola ai numeri
Un esempio numerico per fare maggiore chiarezza.
1) Prima di tutto vanno considerati i coefficienti di trasformazione, una variabile stabilita dalla legge che varia in funzione dell’età.
Coefficienti di trasformazione per età
57 58 59 60 61 62 63 64 65
4,720% 4,860% 5,006% 5,163% 5,334% 5,514% 5,706% 5,911% 6,136%
2) Passo secondo. Per ipotesi teorica consideriamo uno stipendio annuo di 18.000 euro uguale per 37 anni:
- contributi versati all’anno € 18.000*33% = € 5.940;
- contributi versati per 37 anni di contributi = € 219.780;
3) La somma 219.780 euro è quella su cui si calcola la pensione, in particolare bisogna fare il seguente calcolo:
€ 219.780 * 5,514% (il coefficiente fissato per chi va in pensione a 62 anni) = € 12.118,6692.
4) La somma € 12.118,6692 è la pensione annua che diviso 13 è pari a circa 930 euro. Se si pensa che l’ultimo stipendio era pari a circa 1400 euro (€ 18.000/13) c’è poco da aggiungere per comprendere quanto di meno prende lo sfortunato Salvatore...
Quali sono le soluzioni?
A questo punto c’è da chiedersi come può fare Salvatore per mantenere quasi intatto il proprio tenore di vita. La strada da percorre potrebbe essere quella di investire la liquidazione nella cosiddetta pensione integrativa. In questo modo Salvatore potrebbe raggiungere una pensione simile a quella di papà Gino. Certo papà Gino si gode la liquidazione, Salvatore no!
Fonte: Fabio Cavallotti
La metto perchè, anche se 'pressapochista', può chiarire le idee ai newbies.
Spero sia utile... ;)