Gianpaolo81
10-03-2005, 03:46
Articolo dal sito dsonline.it (http://www.dsonline.it/magazine/documenti/dettaglio.asp?id_doc=23769)
9 Marzo 2005
di Giorgio Frasca Polara
Stupore per le recenti, sprezzanti considerazioni del Cavaliere circa i lacci e lacciuoli con cui Costituzione e regolamenti parlamentari limitano – ogni tanto, solo ogni tanto – il suo disinvolto agire? Nessuno stupore per gli addetti ai lavori, compreso (per sua disgrazia) chi vi sta per documentare, con un unico ma significativo esempio, quali vertici raggiunge il disprezzo per gli obblighi parlamentari non solo del presidente del Consiglio ma anche dei suoi ministri.
Una premessa d’obbligo. Da molti anni ormai è stata introdotta nel regolamento della Camera una disposizione (svolgimento di interrogazioni a isposta immediata, più noto come question time) in base alla quale ogni mercoledì pomeriggio il governo deve render conto del proprio operato ai deputati in un botta-e-risposta all’inglese. Al comma 1 dell’art. 135-bis si precisa che intervengono “per due volte (al mese, ndr) il presidente o il vicepresidente del Consiglio e per una volta il ministro o i ministri competenti per le materie sulle quali vertono le interrogazioni presentate”, otto per ciascun mercoledì.
Ora i fatti, incontrovertibili, e le prove del disprezzo, assolutamente scandaloso. Ebbene, per più di un’ottantina di sedute – quante ce ne sono state finora nell’arco della legislatura – il Cavaliere non si è mai presentato al question time, ha sempre evitato di rispondere alle interrogazioni a lui rivolte. Dico mai presentato, dico sempre evitato. Eppure sarebbe (sarebbe stato), è e sarà un obbligo, non un atto di cortesia parlamentare o un semplice adempimento suggerito da un consuetudinario galateo istituzionale. Un giorno, alle proteste dell’opposizione per la sistematica assenza di Berlusconi, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini sbottò con un “Non posso certo farlo accompagnare qui dai carabinieri!”. E scrisse, rerdendola polemicamente nota, una rovente lettera al presidente del Consiglio richiamandolo ai suoi doveri. Come non scritta, come non ricevuta. Commento di quel foglio notoriamente in mano ai comunisti che è Il Sole 24 Ore: “Che Silvio Berlusconi non ami sfrenatamente le liturgie parlamentari, del tutto estranee peraltro alla sua cultura di uomo d’azienda, è un dato acquisito sin dal momento della sua ‘discesa in campo’ “.
Ma il bello è che la lezione di cotanto maestro è stata appresa e applicata alla lettera anche dai suoi ministri che, quasi sempre, e sempre più frequentemente, delegano (forse con la sola, sistematica eccezione del responsabile dell’Interno, Beppe Pisanu) il compito della risposta al ministro per i rapporti con il Parlamento, l’onniscente (suo malgrado) Carlo Giovanardi. Verificare per credere quel che è successo – ma è la norma – mercoledì 2 marzo, l’altro giorno insomma. Prima interrogazione, dell’on. Cannella (An) al ministro della Sanità, Sirchia. Miracolo! E’ proprio Sirchia a rispondere, e si spiega: solo lui poteva essere costretto a prendere il toro per le corna e ammettere che sì, il sempre latitante Provenzano non solo era espatriato tranquillamente per farsi operare a Marsiglia, ma aveva addirittura beffato lo Stato facendo pagare l’intervento alla mutua.
Seconda interrogazione, dell’on. Carbonella (Margherita) al ministro per le Attività produttive, Marzano. Marzano latita, risponde Giovanardi. Terza e quarta interrogazione al ministro dell’Economia Siniscalco, l’una dell’on. Russo Spena (Rifondazione) e l’altra dell’on. Galli (Forza Italia). Anche Siniscalco è latitante, ed anche per queste due interrogazioni tocca a Giovanardi leggere le risposte fornite dagli uffici di un altro ministero. Ma latita anche il ministro della Giustizia ing. Castelli, che avrebbe dovuto rispondere all’on. Volontè (Udc). E ancora una volta – la quarta – provvede Giovanardi. Ma ci sono ancora tre risposte da dare: alla deputata diessina Montecchi che aspetta spiegazioni dalla signora Moratti (Pubblica istruzione), all’on. Sgobio (Sdi) che le aspetta dal ministro del Welfare Maroni, e infine Mondello, altro deputato della Quercia, che vuole chiarimenti dal ministro della Difesa Martino. Manco a dirlo, neanche questi tre ministri assolvono all’obbligo di una risposta, e passano la palla a chi? Naturalmente a Carlo Giovanardi. Che non è un martire dei suoi colleghi. E’ un complice.
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Vi prego di non soffermarvi a criticare la faziosità della fonte: ho aperto questo thread per sapere cosa ne pensate di questo scarso rispetto che ha il governo per le istituzioni, manifestatosi più volte in diversi modi, uno di questi è la latitanza cronica al question time del mercoledì.
Per quanto riguarda Berlusconi, mi viene in mente la battuta di Cornacchione, che giustificava le assenze del presidente del consiglio ai suoi impegni con "Non poteva venire, aveva un processo!"... :)
Ma a parte gli scherzi, non capisco perchè lui e i suoi ministri non onorino i loro impegni. Come dice giustamente l'articolo, non è una cortesia che fanno ai deputati, è un loro dovere. Sono pagati anche per questo.
9 Marzo 2005
di Giorgio Frasca Polara
Stupore per le recenti, sprezzanti considerazioni del Cavaliere circa i lacci e lacciuoli con cui Costituzione e regolamenti parlamentari limitano – ogni tanto, solo ogni tanto – il suo disinvolto agire? Nessuno stupore per gli addetti ai lavori, compreso (per sua disgrazia) chi vi sta per documentare, con un unico ma significativo esempio, quali vertici raggiunge il disprezzo per gli obblighi parlamentari non solo del presidente del Consiglio ma anche dei suoi ministri.
Una premessa d’obbligo. Da molti anni ormai è stata introdotta nel regolamento della Camera una disposizione (svolgimento di interrogazioni a isposta immediata, più noto come question time) in base alla quale ogni mercoledì pomeriggio il governo deve render conto del proprio operato ai deputati in un botta-e-risposta all’inglese. Al comma 1 dell’art. 135-bis si precisa che intervengono “per due volte (al mese, ndr) il presidente o il vicepresidente del Consiglio e per una volta il ministro o i ministri competenti per le materie sulle quali vertono le interrogazioni presentate”, otto per ciascun mercoledì.
Ora i fatti, incontrovertibili, e le prove del disprezzo, assolutamente scandaloso. Ebbene, per più di un’ottantina di sedute – quante ce ne sono state finora nell’arco della legislatura – il Cavaliere non si è mai presentato al question time, ha sempre evitato di rispondere alle interrogazioni a lui rivolte. Dico mai presentato, dico sempre evitato. Eppure sarebbe (sarebbe stato), è e sarà un obbligo, non un atto di cortesia parlamentare o un semplice adempimento suggerito da un consuetudinario galateo istituzionale. Un giorno, alle proteste dell’opposizione per la sistematica assenza di Berlusconi, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini sbottò con un “Non posso certo farlo accompagnare qui dai carabinieri!”. E scrisse, rerdendola polemicamente nota, una rovente lettera al presidente del Consiglio richiamandolo ai suoi doveri. Come non scritta, come non ricevuta. Commento di quel foglio notoriamente in mano ai comunisti che è Il Sole 24 Ore: “Che Silvio Berlusconi non ami sfrenatamente le liturgie parlamentari, del tutto estranee peraltro alla sua cultura di uomo d’azienda, è un dato acquisito sin dal momento della sua ‘discesa in campo’ “.
Ma il bello è che la lezione di cotanto maestro è stata appresa e applicata alla lettera anche dai suoi ministri che, quasi sempre, e sempre più frequentemente, delegano (forse con la sola, sistematica eccezione del responsabile dell’Interno, Beppe Pisanu) il compito della risposta al ministro per i rapporti con il Parlamento, l’onniscente (suo malgrado) Carlo Giovanardi. Verificare per credere quel che è successo – ma è la norma – mercoledì 2 marzo, l’altro giorno insomma. Prima interrogazione, dell’on. Cannella (An) al ministro della Sanità, Sirchia. Miracolo! E’ proprio Sirchia a rispondere, e si spiega: solo lui poteva essere costretto a prendere il toro per le corna e ammettere che sì, il sempre latitante Provenzano non solo era espatriato tranquillamente per farsi operare a Marsiglia, ma aveva addirittura beffato lo Stato facendo pagare l’intervento alla mutua.
Seconda interrogazione, dell’on. Carbonella (Margherita) al ministro per le Attività produttive, Marzano. Marzano latita, risponde Giovanardi. Terza e quarta interrogazione al ministro dell’Economia Siniscalco, l’una dell’on. Russo Spena (Rifondazione) e l’altra dell’on. Galli (Forza Italia). Anche Siniscalco è latitante, ed anche per queste due interrogazioni tocca a Giovanardi leggere le risposte fornite dagli uffici di un altro ministero. Ma latita anche il ministro della Giustizia ing. Castelli, che avrebbe dovuto rispondere all’on. Volontè (Udc). E ancora una volta – la quarta – provvede Giovanardi. Ma ci sono ancora tre risposte da dare: alla deputata diessina Montecchi che aspetta spiegazioni dalla signora Moratti (Pubblica istruzione), all’on. Sgobio (Sdi) che le aspetta dal ministro del Welfare Maroni, e infine Mondello, altro deputato della Quercia, che vuole chiarimenti dal ministro della Difesa Martino. Manco a dirlo, neanche questi tre ministri assolvono all’obbligo di una risposta, e passano la palla a chi? Naturalmente a Carlo Giovanardi. Che non è un martire dei suoi colleghi. E’ un complice.
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Vi prego di non soffermarvi a criticare la faziosità della fonte: ho aperto questo thread per sapere cosa ne pensate di questo scarso rispetto che ha il governo per le istituzioni, manifestatosi più volte in diversi modi, uno di questi è la latitanza cronica al question time del mercoledì.
Per quanto riguarda Berlusconi, mi viene in mente la battuta di Cornacchione, che giustificava le assenze del presidente del consiglio ai suoi impegni con "Non poteva venire, aveva un processo!"... :)
Ma a parte gli scherzi, non capisco perchè lui e i suoi ministri non onorino i loro impegni. Come dice giustamente l'articolo, non è una cortesia che fanno ai deputati, è un loro dovere. Sono pagati anche per questo.