Tancredi
28-10-2004, 18:52
Tratto dal sito di Repubblica.it
“17:37 Lancet: "Centomila i morti dall'inizio della guerra"
I morti in Iraq, dall'inizio della guerra, hanno superato il numero di 100.000, tra cui molte donne e bambini. E' la cifra, approssimata per difetto, indicata da esperti statunitensi della Sanità in uno studio pubblicato sul sito 'on line' della rivista 'The Lancet'. "Facendo una stima prudente, riteniamo che vi siano stati circa 100.000 morti, e forse più, dall'inizio dell'invasione nel 2003", hanno affermato ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, nel Maryland.”
Se fosse fondata (come sembra), la notizia sarebbe sconcertante e mostrerebbe (i) l’entità della campagna di disinformazione di cui è stata vittima l’opinione pubblica occidentale e (ii) cosa hanno comportato gli errori dell’amministrazione Bush.
Premetto che ero favorevole, con qualche riserva, alla guerra e che non sono di sinistra.
Assecondavo la capoccia di Bush: l’Iraq, con Osama e l’11 settembre, c’entrava poco o nulla. Mi sembrava, tuttavia, che Saddam era, ed è, un delinquente emerito, che qualche porcheria atomica/biologica in Iraq l’avrebbero trovata e che la “bonifica irachena” avrebbe permesso di ridisegnare gli equilibri geo-politici in M.O. in un senso favorevole all’Occidente ed al contesto post 11 settembre.
C’era poi l’esigenza di affrancarsi dall’abbraccio mortale con l’Arabia Saudita (vero focolaio dell’’infezione whahbita e salafita in generale). Un Iraq liberato avrebbe fornito un’alternativa.
Il tutto nel presupposto che la guerra sarebbe stata rapida (“shock and awe”, come recitava Rummy, riedizione della blitzkrieg crucca della 2aGM) e che avrebbe contato, a tal fine, sulla sollevazione sciita e curda e su un moderato consenso sunnita (salvo l’area di Tikrit, legata a Saddam da un indelebile collante tribale), con limitate sofferenze per la popolazione.
Era chiara la spinta delle [fetore mode on] lobby (petrolio ed armi) alle spalle di Bush [fetore mode off] ma si trattava di arrivare a dei risultati comunque utili (seppure in via indiretta) alla guerra al terrorismo.
O meglio, di creare un contesto geopolitico che avrebbe reso agevole contrastare le fonti prime di finanziamento e di appoggio logistico del terrorismo (isolare l’Arabia Saudita ed intimidire, tra le altre, Siria ed Iran).
Sulla politica di appoggio incondizionato a Sharon, lì invece era, ed è, un errore grossolano, nulla da dire.
E invece era tutto sbagliato, tutto.
Un’analisi di scenario *completamente* toppata. La guerra non solo è stata fatta per motivi totalmente inesistenti ed esclusivamente pretestuosi ma è stata condotta malissimo ed il dopoguerra ha visto gli USA commettere una serie sterminata di errori, il tutto quale corollario di una improvvisazione e di una incapacità di leggere il contesto geopolitico e culturale di riferimento che hanno dell’incredibile.
Mi sono sentito preso per i fondelli e, in questi mesi, mi sono dovuto ripetutamente cospargere il capo di cenere di fronte a persone che avevano condannato senza mezzi termini l’iniziativa irachena.
Se poi uno pensa che questo “errore” è costato *100.000 morti* o altra cifre del genere, cioè un immane bagno di sangue (quasi tutti civili) del quale non si vede la fine, e che Bush *sta lì a farsi rieleggere* con aria da unto del signore, allora viene davvero il mal di mare...
L'Occidente, o si ravvede, o davvero non ha titolo (ammesso che lo abbia mai avuto) per giudicare nessuno. Della serie, con buona pace della Fallaci: "allora, non siamo meglio di loro".
“17:37 Lancet: "Centomila i morti dall'inizio della guerra"
I morti in Iraq, dall'inizio della guerra, hanno superato il numero di 100.000, tra cui molte donne e bambini. E' la cifra, approssimata per difetto, indicata da esperti statunitensi della Sanità in uno studio pubblicato sul sito 'on line' della rivista 'The Lancet'. "Facendo una stima prudente, riteniamo che vi siano stati circa 100.000 morti, e forse più, dall'inizio dell'invasione nel 2003", hanno affermato ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, nel Maryland.”
Se fosse fondata (come sembra), la notizia sarebbe sconcertante e mostrerebbe (i) l’entità della campagna di disinformazione di cui è stata vittima l’opinione pubblica occidentale e (ii) cosa hanno comportato gli errori dell’amministrazione Bush.
Premetto che ero favorevole, con qualche riserva, alla guerra e che non sono di sinistra.
Assecondavo la capoccia di Bush: l’Iraq, con Osama e l’11 settembre, c’entrava poco o nulla. Mi sembrava, tuttavia, che Saddam era, ed è, un delinquente emerito, che qualche porcheria atomica/biologica in Iraq l’avrebbero trovata e che la “bonifica irachena” avrebbe permesso di ridisegnare gli equilibri geo-politici in M.O. in un senso favorevole all’Occidente ed al contesto post 11 settembre.
C’era poi l’esigenza di affrancarsi dall’abbraccio mortale con l’Arabia Saudita (vero focolaio dell’’infezione whahbita e salafita in generale). Un Iraq liberato avrebbe fornito un’alternativa.
Il tutto nel presupposto che la guerra sarebbe stata rapida (“shock and awe”, come recitava Rummy, riedizione della blitzkrieg crucca della 2aGM) e che avrebbe contato, a tal fine, sulla sollevazione sciita e curda e su un moderato consenso sunnita (salvo l’area di Tikrit, legata a Saddam da un indelebile collante tribale), con limitate sofferenze per la popolazione.
Era chiara la spinta delle [fetore mode on] lobby (petrolio ed armi) alle spalle di Bush [fetore mode off] ma si trattava di arrivare a dei risultati comunque utili (seppure in via indiretta) alla guerra al terrorismo.
O meglio, di creare un contesto geopolitico che avrebbe reso agevole contrastare le fonti prime di finanziamento e di appoggio logistico del terrorismo (isolare l’Arabia Saudita ed intimidire, tra le altre, Siria ed Iran).
Sulla politica di appoggio incondizionato a Sharon, lì invece era, ed è, un errore grossolano, nulla da dire.
E invece era tutto sbagliato, tutto.
Un’analisi di scenario *completamente* toppata. La guerra non solo è stata fatta per motivi totalmente inesistenti ed esclusivamente pretestuosi ma è stata condotta malissimo ed il dopoguerra ha visto gli USA commettere una serie sterminata di errori, il tutto quale corollario di una improvvisazione e di una incapacità di leggere il contesto geopolitico e culturale di riferimento che hanno dell’incredibile.
Mi sono sentito preso per i fondelli e, in questi mesi, mi sono dovuto ripetutamente cospargere il capo di cenere di fronte a persone che avevano condannato senza mezzi termini l’iniziativa irachena.
Se poi uno pensa che questo “errore” è costato *100.000 morti* o altra cifre del genere, cioè un immane bagno di sangue (quasi tutti civili) del quale non si vede la fine, e che Bush *sta lì a farsi rieleggere* con aria da unto del signore, allora viene davvero il mal di mare...
L'Occidente, o si ravvede, o davvero non ha titolo (ammesso che lo abbia mai avuto) per giudicare nessuno. Della serie, con buona pace della Fallaci: "allora, non siamo meglio di loro".