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View Full Version : C'è Diritto Umano e Diritto Umano


Paracleto
15-09-2004, 23:23
DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI
DIRITTI DELL’UOMO ADOTTATA DALL’ASSEMBLEA
GENERALE DELLE NAZIONI
UNITE IL 10 DICEMBRE 1948

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo; considerato che il disconoscimento e il disprezzo
dei diritti dell’uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo
in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la
più alta aspirazione dell’uomo; considerato che è indispensabile che i diritti dell’uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione; considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni; considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti dell’uomo e della
donna, e hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà; considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali; considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;
L’Assemblea Generale proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale
e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra
quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1 - Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2 - 1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna,per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio
cui una persona appartiene, sia che tale paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non
autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3 - Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4 - Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno
proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5 - Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli,inumani o degradanti.

Articolo 6 - Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7 - Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, a un’eguale tutela da parte della
legge.Tutti hanno diritto a un’eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8 - Ogni individuo ha diritto a un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino
i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla Costituzione o dalla legge.

Articolo 9 - Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10 - Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, a un’equa e pubblica udienza davanti a un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11 - 1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa. 2.Nessun individuo sarà considerato colpevole di un reato penale per un comportamento ovvero per un’omissione che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto
internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato
commesso.

Articolo 12 - Nessun individuo potrà essere sottoposto a interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto a essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13 - 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha
diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14 - 1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. 2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15 - 1. Ogni individuo ha diritto a una cittadinanza. 2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16 - 1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento. 2.Il matrimonio potrà essere concluso soltanto
con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi. 3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto a essere
protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17 - 1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri. 2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18 - Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare
religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico sia in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19 - Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione; questo diritto include la libertà di sostenere opinioni
senza condizionamenti e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo ai confini.

Articolo 20 - 1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica. 2. Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.

Articolo 21 - 1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente sia attraverso rappresentanti
liberamente scelti. 2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese. 3.
La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà dev’essere espressa attraverso periodiche e veritiere
elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, e a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22 - Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso
lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale e in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità e al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23 - 1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla
protezione contro la disoccupazione. 2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto a eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto a una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana e integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale. 4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa
dei propri interessi.

Articolo 24 - Ogni individuo ha il diritto al riposo e allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25 - 1. Ogni individuo ha il diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, e ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. 2. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26 - 1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.2. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. 3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27 - 1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici. 2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria
e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28 - Ogni individuo ha diritto a un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29 - 1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua
personalità. 2. Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30 - Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.


DICHIARAZIONE DEL CAIRO SUI DIRITTI
UMANI NELL’ISLAM – RISOLUZIONE
49/19-P DELLA XIX CONFERENZA
ISLAMICA DEI MINISTRI DEGLI
ESTERI, 5 AGOSTO 1990


Gli Stati membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, riaffermando il ruolo civilizzatore e storico della Ummah Islamica
che Dio fece quale migliore nazione, che ha dato all’umanità una civiltà universale ed equilibrata nella quale è stabilita l’armonia
tra questa vita e ciò che viene dopo e la conoscenza è armonizzata con la fede; e il ruolo che questa Ummah deve svolgere per guidare un’umanità confusa da orientamenti e ideologie contraddittorie e per fornire soluzioni ai cronici problemi dell’attuale civiltà materialistica, desiderando contribuire agli sforzi dell’umanità intesi ad asserire i diritti umani, proteggere l’uomo dallo sfruttamento e dalla persecuzione e affermare la sua libertà e il suo diritto a una vita degna in accordo con la Shari’ah Islamica, convinti che l’umanità che ha raggiunto un elevato stadio nelle scienze naturali avrà sempre bisogno di fede per sostenere la sua civiltà e di forza automotivante per salvaguardare i propri diritti, credendo che i diritti fondamentali e le libertà fondamentali nell’Islam sono parte integrante della religione Islamica e che nessuno in via di principio ha diritti di sospenderli in tutto o in parte o di violarli o di ignorarli poiché essi sono comandamenti divini vincolanti, che sono contenuti nel libro della rivelazione di Dio e furono inviati attraverso l’ultimo dei suoi Profeti a completare i precedenti messaggi divini facendo pertanto della loro osservanza un atto di adorazione e della loro negligenza o violazione un abominevole peccato, e conseguentemente ogni persona è individualmente responsabile – e la Ummah collettivamente responsabile – della loro salvaguardia, procedendo dai summenzionati principi, dichiara
quanto segue:

Articolo 1 - a) Tutti gli esseri umani formano un’unica famiglia i cui membri sono uniti dalla sottomissione a Dio e dalla discendenza
da Adamo. Tutti gli uomini sono eguali in termini di fondamentale dignità umana e di fondamentali obblighi e responsabilità, senza alcuna discriminazione di razza, colore, lingua, sesso, credo religioso, affiliazione politica, stato sociale o altre considerazioni. La vera fede è la garanzia per rispettare questa dignità lungo il cammino dell’umana perfezione.
b)Tutti gli esseri umani sono soggetti a Dio e i più amati da Lui sono coloro che sono più utili al resto dei Suoi sudditi, e nessuno ha superiorità sugli altri eccetto che sulla base della pietà e delle buone azioni.

Articolo 2 - a) La vita è un dono dato da Dio e il diritto alla vita è garantito a ogni essere umano. E’ dovere degli individui, delle società e degli Stati proteggere questo diritto da ogni violazione ed è vietato sopprimere la vita tranne che per una ragione prescritta dalla Shari’ah. b) E’ proibito ricorrere ai mezzi che possono provocare il genocidio dell’umanità. c) La difesa della vita umana nel disegno di Dio è un dovere prescritto dalla Shari’ah. d) L’integrità fisica è un diritto garantito. E’ dovere dello Stato proteggerlo ed è vietato infrangerlo senza una ragione prescritta dalla Shari’ah.

Articolo 3 - a) In caso di uso della forza e di conflitto armato, non è consentito uccidere non belligeanti quali anziani, donne e bambini. I feriti e i malati hanno il diritto a trattamento medico; e i prigionieri di guerra hanno il diritto al cibo, all’alloggio e al vestiario. E’ vietato mutilare cadaveri. E’ fatto dovere di scambiare i prigionieri di guerra e di consentire visite e riunioni delle famiglie separate per circostanze di guerra. b) E’ vietato abbattere alberi, danneggiare colture o animali, nonché distruggere le costruzioni o le istallazioni civili del nemico bombardandoli, minandoli o con altri mezzi.

Articolo 4 - Ogni essere umano ha diritto all’inviolabilità e alla protezione del suo buon nome e onore durante la sua vita e dopo la sua morte. Lo Stato e la società proteggeranno la sua salma e il luogo di sepoltura.

Articolo 5 - a) La famiglia è il fondamento della società e il matrimonio è la base del suo formarsi. Uomini e donne hanno il diritto al matrimonio e nessuna restrizione derivante da razza, colore o nazionalità impedirà loro di beneficiare di tale diritto. b) La società e lo Stato rimuoveranno ogni ostacolo al matrimonio
e ne faciliteranno la procedura. Essi assicureranno la protezione e il benessere della famiglia.

Articolo 6 - a) La donna è uguale all’uomo in dignità umana e ha diritti da godere e obblighi da adempire; essa ha la propria identità e indipendenza finanziaria e il diritto di mantenere il proprio nome e la propria identità.
b) Il marito è responsabile del mantenimento e del benessere della famiglia.

Articolo 7 - a) Fin dal momento della nascita ogni bambino ha diritti nei confronti dei genitori, della società e dello Stato ad avere
appropriato nutrimento, educazione e cure materiali, igieniche e morali. Sia il feto sia la madre devono essere protetti e ricevere speciale assistenza. b) I genitori e quanti si trovano in analoga condizione hanno il diritto di scegliere il tipo di educazione che essi desiderano per i propri bambini, a condizione che essi prendano in considerazione l’interesse e il futuro dei bambini in conformità con i valori etici e i principi della Shari’ah. c) I genitori
sono titolari di diritti rispetto ai loro figli e i parenti sono, a loro volta, titolari di diritti rispetto al ceppo di appartenenza, in conformità con le prescrizioni della Shari’ah.

Articolo 8 - Ogni essere umano gode di personalità giuridica in termini di obbligazioni e di capacità di contrarre obblighi giuridici; nel caso in cui questa personalità sia perduta o limitata egli sarà rappresentato dal suo tutore.

Articolo 9 - a) Fornire l’accesso alla conoscenza è un dovere e assicurare l’educazione è un obbligo della società e dello Stato. Lo
Stato garantirà la disponibilità di vie e mezzi per acquisire l’educazione e garantirà la pluralità di offerte educative nell’interesse della società e in modo da rendere capace l’essere
umano di familiarizzarsi con la religione dell’Islam e con i fatti dell’Universo a beneficio dell’umanità. b) Ogni essere umano ha il diritto di ricevere l’educazione religiosa nella sua estensione più ampia delle varie istituzioni di educazione e di orientamento, compresa la famiglia, la scuola, l’università, i media, ecc. e in modo integrato ed equilibrato tale da consentirgli di sviluppare la sua personalità, rafforzare la sua fede in Dio e promuovere
il rispetto per, e la difesa dei, diritti e doveri.

Articolo 10 - L’Islam è una religione intrinsecamente connaturata all’essere umano. E’ proibito esercitare qualsiasi forma di violenza
sull’uomo o di sfruttare la sua povertà o ignoranza al fine di convertirlo a un’altra religione o all’ateismo.

Articolo 11 - a) Gli esseri umani nascono liberi e nessuno ha il diritto di renderli schiavi, umiliarli, opprimerli o sfruttarli e non esiste soggezione se non a Dio l’Altissimo. b) Il colonialismo di qualsiasi tipo, in quanto peggiore forma di schiavitù, è assolutamente vietato. I popoli che soffrono di colonialismo
hanno pieno diritto alla libertà e all’autodeterminazione.
E’ dovere di tutti gli Stati e di tutti i popoli sostenere la lotta dei popoli colonizzati per la liquidazione di qualsiasi forma
di colonialismo e occupazione, e tutti gli Stati e tutti i popoli hanno il diritto di preservare la propria identità originaria e di esercitare il controllo sulle proprie ricchezze e risorse naturali.

Articolo 12 - Ogni uomo ha il diritto, nel quadro della Shari’ah, di muoversi liberamente e di scegliere il luogo della propria residenza sia dentro sia fuori del proprio paese e se perseguitato è legittimato a chiedere asilo in un altro paese. Il paese del rifugiato garantirà la sua protezione fino a che egli raggiungerà
la sicurezza, a meno che la richiesta di asilo sia fondata su un atto che la Shari’ah considera come un crimine.

Articolo 13 - Il lavoro è un diritto garantito dallo Stato e dalla società a ogni persona abile a lavorare. Ognuno è libero di scegliere il lavoro che ritiene migliore e che soddisfa i propri interessi e quelli della società. Il lavoratore ha il diritto alla salute e alla sicurezza nonché a ogni altra garanzia sociale. Non gli
può essere assegnato un lavoro al di là delle proprie capacità né si può assoggettarlo a violenza o sfruttamento. Egli ha il diritto – senza alcuna discriminazione tra maschi e femmine– a un equo salario per il suo lavoro così come alle vacanze e alle promozioni che merita. Da parte sua, egli è tenuto a impegnarsi meticolosamente nel suo lavoro. Nel caso in cui i lavoratori e gli impiegati siano in disaccordo su questa o quella materia, lo Stato interverrà per risolvere il conflitto, confermare i diritti e
assicurare la giustizia in modo equo.

Articolo 14 - Ognuno ha il diritto a guadapegni legittimi senza monopolio, inganno o violenza sugli altri. L’usura (riba) è assolutamente vietata.

Articolo. 15 - a) Ognuno ha il diritto alla proprietà acquisita in modo legittimo ed eserciterà i relativi diritti senza pregiudizio per se stesso, gli altri o la società in generale. L’espropriazione
non è consentita tranne che per esigenze di pubblico interesse e dietro pagamento di un immediato ed equo indennizzo.
b) La confisca e la riduzione della proprietà è proibita tranne che per necessità dettata dalla legge.

Articolo 16 - Ognuno ha il diritto di godere dei frutti della propria produzione scientifica, letteraria, artistica o tecnica nonché di proteggere gli interessi morali e materiali che ne derivano, a condizione che tale produzione non sia contraria ai principi della Shari’ah.

Articolo 17 - a) Ognuno ha il diritto di vivere in un ambiente sano, immune dal vizio e dalla corruzione morale, in un ambiente che
favorisca il suo autosviluppo; incombe alla Stato e alla società in generale il dovere di rispettare tale diritto. b) Ognuno ha il diritto all’assistenza medica e a ogni pubblica agevolazione fornita dalla società e dallo Stato nei limiti delle loro risorse disponibili. c) Lo stato assicurerà il diritto dell’individuo a una vita dignitosa che gli consenta di rispondere a tutte le esigenze proprie e a quelle dei suoi dipendenti, compresa l’alimentazione, il vestiario, l’alloggio, l’educazione, le cure mediche e ogni altro bisogno essenziale.

Articolo 18 - a) Ognuno ha il diritto di vivere nella sicurezza per sé, la propria religione, i propri dipendenti, il proprio onore e la propria proprietà. b) Ognuno ha il diritto alla privacy nella conduzione dei sui affari, nella sua casa, in famiglia e per questo attiene alla sua proprietà e alla sua rete di relazioni. Non è
consentito svolgere spionaggio su di esso, porlo sotto sorveglianza o infamare il suo buon nome. Lo Stato deve proteggerlo da interferenze arbitrarie. c) L’abitazione privata è assolutamente inviolabile. Non vi si può accedere senza permesso dei suoi abitanti o in maniera illegale, né può essere demolita o confiscata e il suo arredamento asportato.

Articolo 19 - a) Tutti gli individui sono eguali di fronte alla legge, senza distinzione tra il legislatore e il cittadino. b) Il diritto di ricorrere alla giustizia è garantito a tutti. c) La responsabilità
è strettamente personale. d) Non c’è crimine o punizione al di fuori di quanto previsto dalla Shari’ah. Un imputato è innocente
fino a che la sua colpa non sia provata in equo processo nel quale egli disponga di tutte le garanzie della difesa.

Articolo 20 - Non è consentito arrestare illegalmente un individuo o restringere la sua libertà, esiliarlo o punirlo. Non è consentito
assoggettarlo a tortura fisica o psicologica o a qualsiasi forma di umiliazione, crudeltà o indegnità. Non è consentito sottoporre un individuo a esperimenti medici o scientifici senza il suo consenso o a rischio della sua salute o della sua vita. Né è consentito promulgare leggi di emergenza che prevedano interventi d’autorità per tali azioni.

Articolo 21 - La presa di ostaggi sotto qualsiasi forma e per qualsiasi motivo è espressamente vietata.

Articolo 22 - a) Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la propria opinione in un modo che non contravvenga ai principi della
Shari’ah. b) Ognuno ha il diritto di sostenere ciò che è giusto e propagandare ciò che è buono e mettere in guardia contro ciò che è sbagliato e malvagio in conformità con le norme
della Shari’ah Islamica. c) L’informazione è una necessità vitale per la società. Non può essere sfruttata o distorta in modo tale da violare la sanità e la dignità dei Profeti, minare i valori morali e etici o disintegrare, corrompere o inquinare la società o indebolirne la fede. d) Non è consentitto suscitare odio nazionalistico o ideologico o comunque incitare a qualsiasi forma di discriminazione razziale.

Articolo 23 - a) Autorità è fiducia; il suo abuso o il suo malevolo esercizio è assolutamente vietato, affinché i diritti umani fondamentali possano essere garantiti. b) Ognuno ha il diritto di partecipare, direttamente o indirettamente alla amministrazione dei pubblici affari del suo paese. Egli ha anche il diritto di
assumere cariche pubbliche con le disposizioni della Shari’ah.

Articolo 24 - Tutti i diritti e le libertà enunciate nelle presente Dichiarazione sono soggette alla Shari’ah Islamica.

Articolo 25 - La Shari’ah islamica è la sola fonte di riferimento per l’interpretazione degli articoli della presente Dichiarazione.

Paracleto
15-09-2004, 23:29
Quale dialogo può svilupparsi tra islam e occidente, se lo scambio di idee, storia, identità, fede, non avviene su basi di reciprocità? Il
mondo musulmano, che in occidente e in Israele gode di tutte le libertà d’azione, propaganda, raccolta fondi, rifiuta di permettere tali libertà alle idee e alle religioni occidentali. Solo in una nazione a maggioranza musulmana questo è permesso: la Turchia; in tutte le altre è proibito od ostacolato di fatto. Ogni reciprocità è resa impossibile dalla definizione del reato di apostasia per il musulmano che abbandoni la fede. Reato che in paesi come l’Arabia Saudita e l’Iran è punito con la morte. Ogni missionario o
militante che tenti di portare alla sua fede o alla sua ideologia atea un musulmano incorre in un reato. Anche in Iran le minoranze cristiana, ebraica, zoroastriana hanno diritto di vita. Ma
non di proselitismo. A Riad non hanno neanche diritto di vita: l’esibizione di un crocefisso porta all’arresto; le cerimonie religiose sono proibite, spesso anche nelle ambasciate.

Due diritti fondamentali, il diritto di libera coscienza e la parità tra uomo e donna, sono conculcati in quasi tutti i paesi musulmani, in
ossequio a due pilastri dell’islam contemporaneo che prevedono il divieto di abbandonare la fede e considerano la donna sottoposta alla “autorità tutoria” dell’uomo. L’abbandono della fede diventa reato e arriva a essere punito con la morte perché equivale all’abbandono della pòlis, al tradimento della koiné civile, esaltando così l’intrinseca dipendenza della politica dalla religione. L’“autorità tutoria” arriva a determinare la differenza della donna rispetto all’uomo, la sua inferiorità nel decidere, nel dispositivo che le vieta di sposare il non musulmano (il maschio
lo può liberamente fare), in un’ipocrita menomazione che accompagna le declamazioni sulla parità di diritti. Le tante anime pie che credono che la soluzione del problema posto dal terrorismo islamico sia nel dialogo interreligioso e le tante laiche vivaci intelligenze che continuano ad appellarsi all’islam moderato dovrebbero abbandonare le comode sponde dell’inutile e del banale e iniziare a leggere. Capirebbero che questi orrori non derivano da singoli regimi, da singole tradizioni, da singole scuole,
da regimi governativi fanatici o retrivi. Basta sfogliare due o tre testi di parte islamica “moderatissima” per rendersi conto che la guerra che l’islam fondamentalista ha dichiarato da una ottantina d’anni all’occidente e che i terroristi oggi conducono da Beslan a Giacarta ha la sua genesi nell’estremismo, nell’intolleranza,nel totalitarismo espresso dall’islam “moderato”. Basta leggere il manifesto laico dell’islam moderato. E’ un testo elaborato nel corso di un quindicennio dal meglio della cultura politica arabo-islamica. Ha ricevuto l’approvazione delle università coraniche, da al Azhar a Qom, ed è stato approvato dai 54 governi dell’Organizzazione del consiglio islamico: la Dichiarazione
dei Diritti dell’Uomo nell’islam. La si legga e si comprenderanno gli ostacoli che da parte islamica moderata sono frapposti a un dialogo. La si legga e si comprenderà da quale contesto è
uscito il terrorismo islamico: non solo da rotture belliche, che pure vi sono state; non solo da rotture rivoluzionarie, che pure vi sono state. Esiste un rapporto angosciante, complesso, ma comunque un rapporto di discendenza tra l’elaborazione del pensiero islamico moderato, quello fondamentalista e quello terrorista. Sono questi infatti tre piani separati, ma sono – ahinoi – intercomunicanti, perché i presupposti dello jihadismo e della “guerra di civiltà” che il terrorismo islamico ha dichiarato all’occidente sono enucleati dal pensiero islamico “moderato”.
La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo nell’islam è fondamentale perché la sua lunga elaborazione ha accompagnato la modifica in senso islamico della legislazione di una dozzina di Stati. Dalla Malaysia all’Algeria, passando per l’Indonesia, il Pakistan, l’Iran, lo Yemen, il Sudan, l’Egitto, gli Stati settentrionali della Nigeria
e altre nazioni, dagli anni 70 a oggi, il dibattito che ha accompagnato la stesura di questa Dichiarazione ha ispirato l’abbandono delle legislazioni ispirate dai Codici napoleonici o
dalla Common Law, felice lascito coloniale, e l’introduzione della Sharia. Né è secondaria la genesi della Dichiarazione: il rifiuto dell’Arabia Saudita di firmare la Dichiarazione del 1948
dell’Onu, ufficialmente motivato dal disaccordo sulla parità di diritti della donna e sul rifiuto della libertà di coscienza. Questo rifiuto della legalità internazionale incarnata dall’Onu ha visto l’islam salafita – o wahabita – dei sauditi, esercitare egemonia su tutto l’islam. Un’egemonia facilitata dai petrodollari, ma soprattutto
dal fatto che la platea internazionale ha tollerato opportunisticamente la negazione della legalità dell’Onu implicito nel rifiuto a riconoscere Israele (18 Stati sui 23 della Lega Araba non accettano la risoluzione 181 del ’47). Ecco allora che il 19 settembre ’81 nella sede dell’Unicef di Parigi (con un’incredibile complicità di una struttura dell’Onu) inizia il cammino della Dichiarazione islamica, che si conclude il 5 agosto 1990:
– Il preambolo afferma che il ruolo della comunità islamica è “guidare l’umanità confusa da orientamenti e ideologie contraddittorie”. Un’esplicita dichiarazione di egemonia, di volontà
di comando, di conquista della platea planetaria. Una volontà di comando non ambigua: la prevaricazione dell’islam sulle altre ideologie è definita e voluta. E’ indefinita solo la scelta degli strumenti, ma questo dà forza e legittimità anche al credo jihadista, a chi sostiene che solo la guerra santa contro “i crociati e gli ebrei” possa portare a guidare l’umanità.
– La dove la Carta dell’Onu sostiene che “a ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà”, la Carta islamica – che considera “tutti gli uomini sottomessi a Dio” – prevede che “tutti
gli uomini sono uguali in termine di fondamentale dignità umana e fondamentali obblighi e responsabilità, senza alcuna discriminazione…”. Ma quel “fondamentale” è introdotto
per segnare le differenze di diritti, secondo la religione e il sesso, che prevede la shar’ia in campi “secondari”. Scompare la parola “libertà”. – Il diritto alla vita non è garantito, perché la
pena di morte è iscritta a chiare lettere nella solenne definizione della Carta, là dove l’articolo 2 prescrive che “è vietato sopprimere la vita umana, tranne che per una ragione prescritta
dalla Sharia”. Una dizione che iscrive tra i cultori di questa Carta i terroristi islamici che agiscono sempre su base di fatwa, emesse da imam che si rifanno scrupolosamente alla Sharia.
– Anche il diritto all’integrità fisica non è garantito, perché mutilazioni e pene corporali sono vietate tranne che per “una ragione prescritta dalla Sharia”.
– La Carta islamica non cita mai “l’individuo”, riferimento permanente della Carta dell’Onu, per l’ovvia ragione che considera la posizione della donna diversa da quella dell’uomo,
tant’è che le riserva un articolo, il 6, in cui stabilisce che è uguale all’uomo in “dignità umana”, ma subito specifica che “ha diritti da godere e obblighi da adempiere”; nulla di simile è prescritto all’uomo. La Sahria s’incarica di definire gli obblighi all’interno di un’inferiorità che la obbliga a sottostare alla “autorità tutoria dell’uomo”. – L’egemonismo, l’intolleranza, la fine di ogni possibile reciprocità, la barriera a ogni possibile dialogo non ipocrita con le altre religioni, ideologie e visioni del mondo, sono esplicitati nell’articolo 10: “L’islam è una religione intrinsecamente
connaturata all’essere umano. E’ proibito esercitare qualsiasi forma di violenza sull’uomo o di sfruttare la sua povertà o ignoranza al fine di convertirlo a un’altra religione o all’ateismo”.
Il testo evita di esplicitare la proibizione della conversione, ma la introduce per via traversa, sostenendo che comunque essa può essere frutto solo di “violenza” o di sfruttamento di “povertà o ignoranza”. – Tutta la costruzione teorica mostra il suo volto totalitario e teocratico negli articoli 24 e 25 che assoggettano tutte le libertà e i diritti alla Sharia, cui è delegato, naturalmente, ogni diritto interpretativo della stessa Carta. Non i Parlamenti, non gli organi elettivi, ma le università coraniche o i dotti musulmani abilitati – a seconda delle varie correnti – a interpretare la Sharia, sono i depositari della legislazione.
E’ la negazione di ogni evoluzione democratica, di esercizio della legislazione sottratto all’indispensabile approvazione di legittimità della fede e di chi la rappresenta. E’ la prova, come dice
Gilles Kepel, che la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo nell’islam, manifesto del mondo musulmano moderato, “straccia semplicemente” la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dell’Onu.

Paracleto
16-09-2004, 00:01
«Tutti i terroristi del mondo sono musulmani! [...] I nostri figli terroristi rappresentano un sottoprodotto della nostra cultura corrotta».


Abdulrahman al Rashed (http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/05-Settembre-2004/art11.html), general manager di Al Arabiya.

Lucrezio
16-09-2004, 12:11
Non ho parole... nn avevo mai confrontato le due dichiarazioni...
Siamo due mondi diversi!

majino
16-09-2004, 12:58
Originariamente inviato da Paracleto
«Tutti i terroristi del mondo sono musulmani! [...] I nostri figli terroristi rappresentano un sottoprodotto della nostra cultura corrotta».


Abdulrahman al Rashed (http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/05-Settembre-2004/art11.html), general manager di Al Arabiya.

azz, non pensavo che le br fossero composte da musulmani!

evelon
16-09-2004, 16:36
Originariamente inviato da Paracleto
....

Articolo 24 - Tutti i diritti e le libertà enunciate nelle presente Dichiarazione sono soggette alla Shari’ah Islamica.

Articolo 25 - La Shari’ah islamica è la sola fonte di riferimento per l’interpretazione degli articoli della presente Dichiarazione.

Non si và nemmeno a cagare se non è scritto lì :asd:

Muflus
16-09-2004, 16:53
Articolo 21 - La presa di ostaggi sotto qualsiasi forma e per qualsiasi motivo è espressamente vietata.

I rapimenti non rientrano in questo articolo forse :rolleyes:

GhePeU
16-09-2004, 18:08
non ho più nemmeno voglia di rispondere...

ma non vi stancate mai? cosa volete, non sarete contenti finchè tutto il forum non ammetterà che i musulmani sono e saranno inferiori e retrogradi per loro natura nei secoli dei secoli?


un solo esempio dell'ipocrisia di quel commento: "Il diritto alla vita non è garantito, perché la pena di morte è iscritta a chiare lettere nella solenne definizione della Carta, là dove l’articolo 2 prescrive che “è vietato sopprimere la vita umana, tranne che per una ragione prescritta dalla Sharia”."

nella carta dei diritti dell'uomo si dice esplicitamente "Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli,inumani o degradanti." perchè diversi stati si riservano di stabilire che la pena di morte non è punizione crudele, inumana e degradante per mezzo della propria costituzione e degli organi incaricati di interpretarla... è così diverso? :rolleyes:

Muflus
16-09-2004, 18:15
Originariamente inviato da GhePeU
non ho più nemmeno voglia di rispondere...

ma non vi stancate mai? cosa volete, non sarete contenti finchè tutto il forum non ammetterà che i musulmani sono e saranno inferiori e retrogradi per loro natura nei secoli dei secoli?
Se stavi generalizzando e ti riferivi a tutti, escludimi dal tuo commento, non ho mai detto nè pensato una cosa simile, esprimevo solo un parere su un articolo.
Originariamente inviato da GhePeU
un solo esempio dell'ipocrisia di quel commento: "Il diritto alla vita non è garantito, perché la pena di morte è iscritta a chiare lettere nella solenne definizione della Carta, là dove l’articolo 2 prescrive che “è vietato sopprimere la vita umana, tranne che per una ragione prescritta dalla Sharia”."

nella carta dei diritti dell'uomo si dice esplicitamente "Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli,inumani o degradanti." perchè diversi stati si riservano di stabilire che la pena di morte non è punizione crudele, inumana e degradante per mezzo della propria costituzione e degli organi incaricati di interpretarla... è così diverso? :rolleyes:
Concordo.

hannibal
16-09-2004, 18:21
Che cattivoni questi islamici... Per fortuna ci sono gli esportatori di democrazia....

Originariamente inviato da Paracleto
considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali;

(...)

Articolo 5 - Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli,inumani o degradanti.

http://www.antiwar.com/photos/perm/abuse1.jpg

Lucio Virzì
16-09-2004, 19:12
Originariamente inviato da GhePeU
non ho più nemmeno voglia di rispondere...

ma non vi stancate mai? cosa volete, non sarete contenti finchè tutto il forum non ammetterà che i musulmani sono e saranno inferiori e retrogradi per loro natura nei secoli dei secoli?


un solo esempio dell'ipocrisia di quel commento: "Il diritto alla vita non è garantito, perché la pena di morte è iscritta a chiare lettere nella solenne definizione della Carta, là dove l’articolo 2 prescrive che “è vietato sopprimere la vita umana, tranne che per una ragione prescritta dalla Sharia”."

nella carta dei diritti dell'uomo si dice esplicitamente "Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli,inumani o degradanti." perchè diversi stati si riservano di stabilire che la pena di morte non è punizione crudele, inumana e degradante per mezzo della propria costituzione e degli organi incaricati di interpretarla... è così diverso? :rolleyes:

Concordo.
Non trovo assolutamente alcuna differenza.

LuVi

evelon
16-09-2004, 19:41
Originariamente inviato da GhePeU
non ho più nemmeno voglia di rispondere...


E allora non lo fare. :asd:

Ma dove hai letto in questa pagina che "i musulmani sono e saranno inferiori e retrogradi per loro natura nei secoli dei secoli" ?
E citami anche dov'è sottinteso che "sono incivili perchè loro applicano la pena di morte e noi no" (questo è quello che sembri intendere)..

Si sono riportate 2 dichiarazioni, punto.
Non si chiede (nè si impone) di essere concordi a tutti i punti di entrambe o di una sola...

Ognuno pensi ciò che vuole; è tanto difficile ?
Io non concordo nemmeno con tutti i punti della carta della nazioni unite..e allora ?
Non posso definirmi occidentale secondo i tuoi criteri ?
E non trovo nemmeno posto tra i musulmani...

Paracleto
16-09-2004, 20:48
ho riportato (e chiunque può verificare) le differenze, spesso abissali, tra le due dichiarazioni

le torture ad abu ghraib vanno contro questa Carta

e infatti sono state punite

se qualcuno vuole sottindere che, vista l'esistenza della soprascritta Dichiarazione, in occidente dovrebbe funzionare tutto alla perfezione, è un idiota. Le leggi servono a garantire dei diritti, non è affatto vero che poi questo avvenga sempre, e perciò esistono appositi organi


la dichiarazione del Cairo, invece, in poche parole afferma che si, in via di principio esistono dei diritti, ma insomma possono tranquillamente cadere se così decide qualche Imam

Stato di diritto significa che le leggi esistono e chi non le rispetta viene punito, e che le leggi sono applicabili a tutti, senza distinzione

la carta del cairo sancisce che se uno è musulmano, allora succede una certa cosa, che se la legge dice A ma un Imam sentenzia B, allora succede un' altra cosa

eccetera

ho riportato questo

il resto è fuffa

Lucio Virzì
16-09-2004, 21:01
Originariamente inviato da Paracleto
ho riportato (e chiunque può verificare) le differenze, spesso abissali, tra le due dichiarazioni

le torture ad abu ghraib vanno contro questa Carta

e infatti sono state punite

zip zip

il resto è fuffa

Già, già, e chi farà pagare Bush e la sua amministrazione per i diritti umani calpestati a Guantanamo?
Fai presto te a definire idiota chi non la pensa come te e fuffa quello che scrive; ti salvi solo perchè ho fatto un fioretto per Cerbert.

Va beh, ti ho letto abbastanza. ;) Almeno c'ho provato.
Adioz, +1.

LuVi

Paracleto
16-09-2004, 21:11
Originariamente inviato da Lucio Virzì
Fai presto te a definire idiota chi non la pensa come te e fuffa quello che scrive


se leggessi quello che c'è scritto ti accorgeresti che non è ciò che hai testè interpretato

Bet
17-09-2004, 00:47
se non c'è nessuna differenza allora perchè non hanno firmato quella che hanno firmato tutti? :confused:

jumpermax
17-09-2004, 01:12
Originariamente inviato da Lucio Virzì
Già, già, e chi farà pagare Bush e la sua amministrazione per i diritti umani calpestati a Guantanamo?
Fai presto te a definire idiota chi non la pensa come te e fuffa quello che scrive; ti salvi solo perchè ho fatto un fioretto per Cerbert.

Va beh, ti ho letto abbastanza. ;) Almeno c'ho provato.
Adioz, +1.

LuVi
Ci hai provato poco... mi sembra che il discorso sollevato da Paracleto sia abbastanza solido. Sviarlo su altri temi o interpretare certe espressioni colorite come offese non cambia certo il discorso.

Un testo che porta delle condizioni come queste

Articolo 16 - Ognuno ha il diritto di godere dei frutti della propria produzione scientifica, letteraria, artistica o tecnica nonché di proteggere gli interessi morali e materiali che ne derivano, a condizione che tale produzione non sia contraria ai principi della Shari’ah.

è un testo inaccettabile in uno stato laico e di diritto. Ora queste cose ci sono e sono pure evidenti. Non possiamo censurarle perché ci mostrano una realtà che non vogliamo vedere... potresti vivere in uno stato con leggi come queste?

SaMu
17-09-2004, 01:35
Originariamente inviato da Bet
se non c'è nessuna differenza allora perchè non hanno firmato quella che hanno firmato tutti? :confused:

Aggiungo: se non c'è nessuna differenza, perchè non firmiamo anche noi la dichiarazione dei diritti umani dell'islam?

cerbert
17-09-2004, 10:02
Suppongo che occorrano le solite serie di precisazioni.

1) innanzitutto ci troviamo di fronte a due fonti giuridiche di diversa, dichiarata, capacità. La prima è la "Dichiarazione UNIVERSALE dei diritti dell'uomo", la seconda è la "Dichiarazione del Cairo sui diritti umani NELL’ISLAM".

2) bisogna anche avere presente tutto il percorso STORICO che sta dietro alle due dichiarazioni. La "Dichiarazione UNIVERSALE", documento validissimo, venne scritta sostanzialmente in seno alle sole nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale, con un minimo contributo degli sconfitti e NESSUNA VOCE IN CAPITOLO da tutta quella parte di mondo che, nel 1948, era ancora "colonia" (approssimativamente, i due terzi). Questo, di per sè, crea già dei limiti.
Se poi si conta che gli scrittori e i sottoscrittori primi di tale Dichiarazione, ad esempio la Francia, CONTINUARONO a farsene beffe per altri 20 anni nei territori controllati (mi viene da notare che, in realtà, sono PIU' di 20 anni che si banfa di diritti umani, in casa nostra), è abbastanza intuitivo capire come, nelle ex-colonie, si arrivò a mettere in discussione questa nozione di "Diritto Umano Universale".

3) da qui discendono tutta una serie di percorsi giuridici autonomi che hanno analizzato la DU enucleandone alcuni problemi. Ne riassumo alcuni.
a) nelle aree ex-animiste e/o con connotati culturali fortemente comunitari (centro e sud-Africa, America Latina) si è messa in discussione la visione "individualista" che sottende alla DU, facendo notare che essa penalizza fortemente le culture che, contrariamente a quella occidentale, ritengono IL GRUPPO e non L'INDIVIDUO il fondamento della società.
b) come nel caso in esame, nelle aree a forte componente teocratica si è invece messo in discussione l'approccio laico della DU.
In entrambi i casi si è pervenuti a Dichiarazioni parallele che potessero fungere da INTEGRAZIONE di quella Universale (esiste, infatti, anche una "Dichiarazione dei Diritti delle Comunità Umane").

4) sempre prendendo il caso in esame, si deve anche notare che i paesi giuridicamente più avanzati dell'area islamica utilizzarono questo processo giuridico come "grimaldello" per vincolare i paesi più integralisti. Rispetto a molti ordinamenti teocratici purtroppo esistenti, questa dichiarazione è un passo avanti lungo secoli. In particolar modo nell'esplicitare la posizione della donna (in questo senso è persino più precisa della DU, la quale parlava genericamente di "individuo"), nel vietare trattamenti inumani (scendendo anche nel dettaglio dei comportamenti in caso di guerra), nello stabilire persino dei fondamenti di "Diritto ambientale" (3-b).
Uno degli effetti positivi di questo processo, ad esempio, è stato l'impugnare questa Dichiarazione alle successive Conferenze per chiedere, ad esempio, la messa al bando delle mutilazioni femminili (infibulazione).

5) i limiti, a sua volta evidenti, di questa dichiarazione sono il primo di ordine, appunto "integrativo", ovvero l'inammissibilità a livello generale di una supremazia teocratica. Il secondo di ordine "giuridico interno". Nella Conferenza del Cairo e successive non si arrivò mai ad un accordo su quello che è, secolarmente, uno dei punti più oscuri nelle teocrazie islamiche: a chi spetti definire la "Shari'a", a che livello e con quale estensione.
Intoppo analogo, anche se non paragonabile per implicazioni, a quello che per più di mezzo secolo l'ONU si è portata (e, in buona parte, si porta ancora) avanti in merito ai "Tribunali Internazionali per i Diritti Umani", alla loro composizione, prerogative e capacità di azione e sanzione.

6) infine, contrariamente alla DU che venne intesa come un capitolo consolidato (anche se, in fondo, mai applicato veramente), questa Dichiarazione non è stata "Ratificata" formalmente ma solo "Adottata", tant'è che, nel 1994, ne venne proposta una riformulazione e la stessa cosa si è fatto nella più recente conferenza di Sana'a (Yemen) a cui hanno partecipato delegazioni di 52 stati arabi e africani.

Bet
17-09-2004, 10:42
Il punto che emerge è che non è stata firmata a causa della Sharia (con tutto quel ne consegue) che rimane il criterio ultimo. Siamo sempre lì.

E poi basta andare a vedere
Convenzione sui diritti del fanciullo
L'Algeria sottopone tutto alla condizione che si rispetti la religione di stato dell'Islam, con le conseguenti limitazioni che ne derivano e che specifica.
Idem il Brunei. Così l'Arabia Saudita l'Egitto, così gli Emirati arabi uniti.... scusate mi fermo perchè l'elenco si sa già... Molti di questi paesi fanno esplicito riferimento alla sharia.


poi la "Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale" per vedere le eccezioni in calce:
Il Governo dell’Arabia saudita si impegna ad applicare le disposizioni della Convenzione a condizione che non siano contrarie alla sharia.
...




Ovviamente pochi di questi paesi hanno ratificato "La Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne": quei pochi hanno riempito di riserve dando la priorità alla Sharia.


C'è poco da fare: oggettivamente hanno grossi problemi da risolvere che alla fine sono scontati dai vari "sudditi".

SaMu
17-09-2004, 14:19
Originariamente inviato da cerbert
Suppongo che occorrano le solite serie di precisazioni.


Ho letto con interesse le precisazioni che fai, ma nel merito si può dare un giudizio? Vogliamo darlo?

Hai detto come e perchè si è giunti a differenti dichiarazioni, ma possiamo dire "quale è migliore" o almeno "quale è migliore per noi"?

Non mi sembrano domande inutili.. come detto, se non si può dire cos'è migliore, se sono indifferenti, allora perchè non adottiamo l'una o l'altra indifferentemente?

La scelta implica una valutazione, il fatto che abbiamo sottoscritto una dichiarazione e non un'altra, è perchè la consideriamo migliore.. o perchè consideriamo peggiore l'altra.. allora possiamo chiederci? In cosa è migliore una? In cosa è migliore l'altra?

cerbert
17-09-2004, 14:37
Originariamente inviato da SaMu
Ho letto con interesse le precisazioni che fai, ma nel merito si può dare un giudizio? Vogliamo darlo?

Hai detto come e perchè si è giunti a differenti dichiarazioni, ma possiamo dire "quale è migliore" o almeno "quale è migliore per noi"?

Non mi sembrano domande inutili.. come detto, se non si può dire cos'è migliore, se sono indifferenti, allora perchè non adottiamo l'una o l'altra indifferentemente?

La scelta implica una valutazione, il fatto che abbiamo sottoscritto una dichiarazione e non un'altra, è perchè la consideriamo migliore.. o perchè consideriamo peggiore l'altra.. allora possiamo chiederci? In cosa è migliore una? In cosa è migliore l'altra?

La domanda è mal posta:
La domanda è: quali sono i passi da intraprendere per migliorare la vita delle persone?
Quale delle due Dichiarazioni fornisce i migliori strumenti?
A che punto siamo nelle rispettive applicazioni?

A queste domande è secondo me più sensato rispondere affermando che entrambe le dichiarazioni forniscono indicazioni UTILISSIME per migliorare la vita delle persone, ma che allo stato attuale entrambe perdono di senso se applicate integralmente al di fuori del proprio contesto culturale, in una sorta di "integralismo giurista".
Ed entrambe hanno ancora MOLTA STRADA da fare prima di vedere una parte consistente delle proprie prescrizioni applicate per il bene della collettività.

Traducendo: io non applicherei mai la Dichiarazione del Cairo in Italia, ma valuterei con MOLTISSIMA prudenza l'idea di chiedere al Burkina Faso (per citare una terza parte) di applicare integralmente l'una o l'altra senza riguardo per quanto di buono si è sviluppato localmente a livello, magari, di collettività invece che di individuo.

gpc
17-09-2004, 14:40
Scusa Cerbert, vuoi dire che un essere umano italiano è diverso da un essere umano burkina-fasiano ( :D ) così tanto da avere due dichiarazioni dei diritti dell'uomo diverse?

SaMu
17-09-2004, 14:42
La differenza è solo sul cammino, o anche sull'obiettivo finale?

Vale a dire: non proponiamo all'Arabia Saudita la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo redatta dagli occidentali, perchè in questo momento non è il caso, non sono ancora pronti, devono fare passi avanti? Oppure perchè è comunque diverso l'obiettivo finale?

In altre parole: "a regime", ci potrà e ci dovrà essere una sola dichiarazione dei diritti dell'uomo, la migliore per tutti gli uomini, oppure ci potranno/dovranno essere più dichiarazioni, ognuna migliore per un certo gruppo di uomini?

cerbert
17-09-2004, 14:47
Originariamente inviato da gpc
Scusa Cerbert, vuoi dire che un essere umano italiano è diverso da un essere umano burkina-fasiano ( :D ) così tanto da avere due dichiarazioni dei diritti dell'uomo diverse?

Più che altro sono i burkinabè che ci fanno notare che NON GLI E' STATO CHIESTO se gli andava bene una Dichiarazione "universale" dei Diritti Umani maturata in una cultura storicamente diversa dalla sua.

Ci sono punti che sono comuni a tutto il pensiero moderno (la parità degli uomini tra di loro, il rifiuto del dolore e della degradazione) e altri che si sono sviluppati differentemente (è prioritario l'individuo, la comunità o Dio).

gpc
17-09-2004, 14:49
Originariamente inviato da cerbert
Più che altro sono i burkinabè che ci fanno notare che NON GLI E' STATO CHIESTO se gli andava bene una Dichiarazione "universale" dei Diritti Umani maturata in una cultura storicamente diversa dalla sua.

Ci sono punti che sono comuni a tutto il pensiero moderno (la parità degli uomini tra di loro, il rifiuto del dolore e della degradazione) e altri che si sono sviluppati differentemente (è prioritario l'individuo, la comunità o Dio).

Aspetta, aspetta, aspetta.
Io leggo:
Diritti dell'UOMO.

Se io italiano sono un essere umano, un americano è un essere umano, un africano è un essere umano, e così via, un diritto dell'uomo non è tale per eredità culturale o storica, è tale per l'umanità stessa del soggetto a cui si applica.
Allora buttiamo nel cestino la "nostra" dichiarazione dei diritti umani e sostituiamola con una dichiarazione dei diritti occidentali, non trovi?

cerbert
17-09-2004, 14:52
Originariamente inviato da SaMu
La differenza è solo sul cammino, o anche sull'obiettivo finale?

Vale a dire: non proponiamo all'Arabia Saudita la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo redatta dagli occidentali, perchè in questo momento non è il caso, non sono ancora pronti, devono fare passi avanti? Oppure perchè è comunque diverso l'obiettivo finale?

In altre parole: "a regime", ci potrà e ci dovrà essere una sola dichiarazione dei diritti dell'uomo, la migliore per tutti gli uomini, oppure ci potranno/dovranno essere più dichiarazioni, ognuna migliore per un certo gruppo di uomini?

Non penso esista una "fine della storia" per cui si possa dire "dobbiamo arrivare a quel punto con questo risultato", per cui ogni cammino che sia intrapreso nella speranza di aumentare il numero delle persone "dignitose" (non so come esprimerlo diversamente) e con la prudenza di non avere LA ricetta, a me va bene.
Come ho fatto notare, se i paesi musulmani adottassero la Dichiarazione del Cairo, santo cielo, ci sarebbe già da ringraziare Allah...
(come, del resto, se i paesi laici RISPETTASSERO la DU)

cerbert
17-09-2004, 14:55
Originariamente inviato da gpc
Aspetta, aspetta, aspetta.
Io leggo:
Diritti dell'UOMO.

Se io italiano sono un essere umano, un americano è un essere umano, un africano è un essere umano, e così via, un diritto dell'uomo non è tale per eredità culturale o storica, è tale per l'umanità stessa del soggetto a cui si applica.
Allora buttiamo nel cestino la "nostra" dichiarazione dei diritti umani e sostituiamola con una dichiarazione dei diritti occidentali, non trovi?

Ma, nei fatti E' così. La DU è stata concepita in seno ai paesi occidentali secondo percezioni occidentali in un momento in cui tali paesi ANCORA AVEVANO COLONIE.
E' un'ottima dichiarazione, che NOI dovremmo rispettare (visto che NOI l'abbiamo concepita) ma non abbiamo mai chiesto un parere agli altri...

Con che diritto?

gpc
17-09-2004, 14:59
Originariamente inviato da cerbert
Ma, nei fatti E' così. La DU è stata concepita in seno ai paesi occidentali secondo percezioni occidentali in un momento in cui tali paesi ANCORA AVEVANO COLONIE.
E' un'ottima dichiarazione, che NOI dovremmo rispettare (visto che NOI l'abbiamo concepita) ma non abbiamo mai chiesto un parere agli altri...

Con che diritto?

Scusa, sto cercando di capire la tua posizione a riguardo ma mi sfuggono dei particolari...
Non capisco: vuoi dire che la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo è una cosa relativa?

cerbert
17-09-2004, 15:06
Originariamente inviato da gpc
Scusa, sto cercando di capire la tua posizione a riguardo ma mi sfuggono dei particolari...
Non capisco: vuoi dire che la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo è una cosa relativa?

Vuol dire che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, è "Universale" solo perchè c'è scritto nel titolo.
Per fare qualcosa di, non dico "Universale", ma almeno "Mondiale", bisognerebbe aver interpellato una parte per lo meno maggioritaria della popolazione.
Non venne fatto questo, ed è perfettamente comprensibile perchè, con tutti i pregi che potevano avere i sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale, ancora non avevano una cultura "Mondiale". Il mondo, ai tempi, si divideva in NOI, LORO e le COLONIE.
Non si riteneva, purtroppo, che queste ultime avessero un loro "pensiero".

Purtuttavia venne fatto un ottimo lavoro, infatti tanto la "Dichiarazione del Cairo", quanto la "Dichiarazione Africana dei Diritti del'Uomo e delle società" ricalcano molti dei punti fondamentali.

gpc
17-09-2004, 15:10
Se la dichiarazione del Cairo di cui parli è quella riportata in prima pagina, non dico che sia opposta a quella universale "occidentale" ma quasi. Per lo meno è inconciliabile nei pilastri fondamentali, per lo meno...

cerbert
17-09-2004, 15:19
Originariamente inviato da gpc
Se la dichiarazione del Cairo di cui parli è quella riportata in prima pagina, non dico che sia opposta a quella universale "occidentale" ma quasi. Per lo meno è inconciliabile nei pilastri fondamentali, per lo meno...

Che non siano conciliabili, l'ho già affermato. Ma sono convinto che:

1) già solo fosse applicata nei paesi islamici, sarebbe un lusso. Sulla base di quella Dichiarazione le organizzazioni di donne musulmane hanno chiesto la messa fuori legge delle mutilazioni femminili.

2) non è un lavoro concluso, dopo il Cairo c'è stata la revisione del 1994 e poi la recentissima conferenza dello Yemen in cui sono stati assunti ulteriori impegni, anche in senso di maggiore "laicizzazione"

3) COMUNQUE anche noi dovremmo lavorare sulla nostra Dichiarazione, sia in senso di estenderne il rispetto, sia conformandola alla scoperta che, forse, chi abitava "le Colonie" aveva anche una sua testa con cui pensare.

gpc
17-09-2004, 15:24
Originariamente inviato da cerbert
Che non siano conciliabili, l'ho già affermato. Ma sono convinto che:

1) già solo fosse applicata nei paesi islamici, sarebbe un lusso. Sulla base di quella Dichiarazione le organizzazioni di donne musulmane hanno chiesto la messa fuori legge delle mutilazioni femminili.

2) non è un lavoro concluso, dopo il Cairo c'è stata la revisione del 1994 e poi la recentissima conferenza dello Yemen in cui sono stati assunti ulteriori impegni, anche in senso di maggiore "laicizzazione"

3) COMUNQUE anche noi dovremmo lavorare sulla nostra Dichiarazione, sia in senso di estenderne il rispetto, sia conformandola alla scoperta che, forse, chi abitava "le Colonie" aveva anche una sua testa con cui pensare.

Guarda, io ovviamente sarò figlio della mia cultura, ma non vedo in cosa dovrebbe essere modificata la nostra dichiarazione per rispettare una testa pensante ex coloniale.
Non mi pare che ci siano discriminazioni tra uomini e colonizzati nella dichiarazione, basterebbe applicarla così com'è.
Devo dirti, comunque, che quando ho letto una prima volta superficialmente la dichiarazione del Cairo ho pensato la tua stessa frase, ovvero che se applicassero questa sarebbe già una pacchia; poi l'ho letta più approfonditamente, e mi sono reso conto che tutto è sottoposto alla sharia, tutto è sottoposto all'islam, ben poco è indicato chiaro e tondo e non lasciato all'interpretazione delle autorità religiose. Ergo, questi diritti credo che sarebbero poco diversi da quelli che vengono applicati nei paesi integralisti...

cerbert
17-09-2004, 15:35
La nostra cultura è, fondamentalmente, "individuocentrica".
Questo ci è stato contestato da molte culture "collettiviste" e, a volte, non a torto.

Inoltre, come facevo notare, alla DU mancano ESPLICITE affermazioni riguardanti i diritti dell'Uomo nel suo ambiente, che invece sono elicitate nella dichiarazione del Cairo ma, ancora di più, nelle "Dichiarazioni Africane".

Non sono IO a ritenere che vi siano delle parti migliorabili, io sono figlio di questa cultura. Però, un burkinabè è di avviso diverso, allora, se la dichiarazione ASPIRA ad essere "universale", dovrei anche sentire cosa ha da dire. Altrimenti seguo il tuo consiglio e "rinomino" la dichiarazione.

Infine, ho già detto che il punto debole, che di fatto ha impedito la ratifica, è proprio nella definizione di questa "Shari'a" che nessuno, in sede di Conferenza, ha saputo definire, pur rilevando che NON poteva essere quel corpus inorganico, non omogeneo e non sistemico di norme emanate dalle singole teocrazie nazionali, regionali e provinciali.
Work in progress, come si dice...

SaMu
17-09-2004, 15:41
Originariamente inviato da cerbert
Che non siano conciliabili, l'ho già affermato. Ma sono convinto che:

1) già solo fosse applicata nei paesi islamici, sarebbe un lusso. Sulla base di quella Dichiarazione le organizzazioni di donne musulmane hanno chiesto la messa fuori legge delle mutilazioni femminili.

2) non è un lavoro concluso, dopo il Cairo c'è stata la revisione del 1994 e poi la recentissima conferenza dello Yemen in cui sono stati assunti ulteriori impegni, anche in senso di maggiore "laicizzazione"

Questi che dici, sottointeso sono "passi avanti".. ma se noti, sono "passi avanti" nella direzione della nostra dichiarazione.

A me pare che dal punto di vista teorico sostieni che bisogna accettare che ci siano diverse dichiarazioni e che non si possa dire quale è migliore in senso universale (per tutti gli uomini).

Ma quando poi vai ad analizzare la dichiarazione dell'Islam, identifichi una "direzione", dei "passi avanti", nella direzione della nostra.

E anche quando giudichi la nostra, dici che va "integrata" e "migliorata", quindi identifichi una direzione "giusta" verso cui farla tendere.

Ma allora sostieni una graduatoria di valore, ed è universale..

islam=>la nostra=>la nostra come dovrebbe essere e davvero applicata

dove quest'ultima cos'è, se non una "dichiarazione univerale"?

cerbert
17-09-2004, 15:52
Oh, santo cielo, non pensavo di essere così importante da meritare l'esegesi del mio pensiero sui Diritti Umani.
:eek:
Mi mettete in imbarazzo.
:vicini: :vicini: :flower: :friend: :friend:
:D

Mi permetto però di correggere.
NELLA MIA, modesta ma importante (a quanto vedo :D ) opinione, passi che avvicinino la tutela della persona a quanto da noi prescritto, sono "passi avanti" (quindi Cairo=>ONU).
D'altra parte, passi che avvicinino la tutela dell'Uomo nel suo Ambiente sono altrettanto "progressi" (quindi ONU=>Dichiarazioni Africane).
Altresì, passi che sanciscano anche l'importanza del Tessuto Sociale rispetto all'Uomo sono comunque da tenere da conto.

Insomma, man mano che si procede, più che pensare ad un "bene assoluto", sarebbe opportuno prendere tutto il bene che si trova per strada.

E questo vi conviene mettervelo in signature, altrimenti vi banno!
:sborone:
:sofico:

gpc
17-09-2004, 16:26
Originariamente inviato da cerbert
La nostra cultura è, fondamentalmente, "individuocentrica".
Questo ci è stato contestato da molte culture "collettiviste" e, a volte, non a torto.

Inoltre, come facevo notare, alla DU mancano ESPLICITE affermazioni riguardanti i diritti dell'Uomo nel suo ambiente, che invece sono elicitate nella dichiarazione del Cairo ma, ancora di più, nelle "Dichiarazioni Africane".

Non sono IO a ritenere che vi siano delle parti migliorabili, io sono figlio di questa cultura. Però, un burkinabè è di avviso diverso, allora, se la dichiarazione ASPIRA ad essere "universale", dovrei anche sentire cosa ha da dire. Altrimenti seguo il tuo consiglio e "rinomino" la dichiarazione.

Infine, ho già detto che il punto debole, che di fatto ha impedito la ratifica, è proprio nella definizione di questa "Shari'a" che nessuno, in sede di Conferenza, ha saputo definire, pur rilevando che NON poteva essere quel corpus inorganico, non omogeneo e non sistemico di norme emanate dalle singole teocrazie nazionali, regionali e provinciali.
Work in progress, come si dice...

Per me il problema è strutturale nella dichiarazione del Cairo.
La formulazione di praticamente ogni diritto è "questo diritto è garantito, tranne nei casi prescritti dalla sharia", e anche se non è stata definita, sappiamo bene tutti che cos'è la sharia: la legge islamica, i cui risultati sono altrettanto ben noti.
E' qui il problema secondo me.
Inoltre non sono d'accordo in linea di principio con il discorso che fai tu sulla partecipazione di tutti sulla stesura dei diritti umani... che detta così è una affermazione idiota ma lascia che mi spieghi :D
Tu dici, nessuno ha chiesto al burkiniano cosa ne pensava. Ok. Andiamo al caso estremo: chiediamo anche ad un nazista cosa ne pensa della dichiarazione dei diritti umani?
Cerco di spiegarmi meglio: la dichiarazione stipulata in occidente è vero che rispecchia il pensiero occidentale, ma è altrettanto vero che le basi etiche e morali che hanno portato a quella dichiarazione sono quelle che hanno permesso la nascita delle democrazie, del rispetto delle persone, e tutto il resto. E, visti i problemi contingenziali, la separazione tra stato e religione e una visione della persona umana staccata dal suo credo e uguale per tutti.
Ora, ci sono sicuramente delle società dove questo tipo di pensiero è fuori dal mondo, prendiamo sempre per esempio i paesi islamici. Tu stesso dici che le due dichiarazioni, dove la seconda è proprio prodotta da questa cultura, è inconciliabile con la nostra. Di più, aggiungo io: è in contrapposizione in quanto stabilisce esplicitamente un primato della stessa nei confronti di tutte le altre basate esclusivamente sull'appartenenza o meno alla religione islamica.
Ora, se in una dichiarazione più universale di quella universale venissero interpellate anche queste voci, non si giungerebbe necessariamente a niente di sostanzioso. Il tuo discorso di "sentire tutti" è inattaccabile dal punto ideale, ma dal punto di vista reale ha più buchi di un colabrodo. In linea ideale bisognerebbe che una qualche identità non umana stabilisse i diritti umani (e d'altra parte nelle religioni è quello che è stato fatto) proprio perchè se qualcun'altro esegue questo compito, ci si ritrova che uno detta "legge" anche per altri che magari non condividono. Ma visto che questo non è possibile, bisogna raggiungere un punto fermo: ci devono essere dei valori validi per chiunque a prescindere dalla cultura, e le culture che non li accettano debbono essere considerate sbagliate sotto quell'aspetto. Il relativismo in questo caso porta solo al nulla più totale. Spero di essermi spiegato meglio.

von Clausewitz
17-09-2004, 16:36
Originariamente inviato da cerbert
Suppongo che occorrano le solite serie di precisazioni.

1) innanzitutto ci troviamo di fronte a due fonti giuridiche di diversa, dichiarata, capacità. La prima è la "Dichiarazione UNIVERSALE dei diritti dell'uomo", la seconda è la "Dichiarazione del Cairo sui diritti umani NELL’ISLAM".

2) bisogna anche avere presente tutto il percorso STORICO che sta dietro alle due dichiarazioni. La "Dichiarazione UNIVERSALE", documento validissimo, venne scritta sostanzialmente in seno alle sole nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale, con un minimo contributo degli sconfitti e NESSUNA VOCE IN CAPITOLO da tutta quella parte di mondo che, nel 1948, era ancora "colonia" (approssimativamente, i due terzi). Questo, di per sè, crea già dei limiti.
Se poi si conta che gli scrittori e i sottoscrittori primi di tale Dichiarazione, ad esempio la Francia, CONTINUARONO a farsene beffe per altri 20 anni nei territori controllati (mi viene da notare che, in realtà, sono PIU' di 20 anni che si banfa di diritti umani, in casa nostra), è abbastanza intuitivo capire come, nelle ex-colonie, si arrivò a mettere in discussione questa nozione di "Diritto Umano Universale".

3) da qui discendono tutta una serie di percorsi giuridici autonomi che hanno analizzato la DU enucleandone alcuni problemi. Ne riassumo alcuni.
a) nelle aree ex-animiste e/o con connotati culturali fortemente comunitari (centro e sud-Africa, America Latina) si è messa in discussione la visione "individualista" che sottende alla DU, facendo notare che essa penalizza fortemente le culture che, contrariamente a quella occidentale, ritengono IL GRUPPO e non L'INDIVIDUO il fondamento della società.
b) come nel caso in esame, nelle aree a forte componente teocratica si è invece messo in discussione l'approccio laico della DU.
In entrambi i casi si è pervenuti a Dichiarazioni parallele che potessero fungere da INTEGRAZIONE di quella Universale (esiste, infatti, anche una "Dichiarazione dei Diritti delle Comunità Umane").

4) sempre prendendo il caso in esame, si deve anche notare che i paesi giuridicamente più avanzati dell'area islamica utilizzarono questo processo giuridico come "grimaldello" per vincolare i paesi più integralisti. Rispetto a molti ordinamenti teocratici purtroppo esistenti, questa dichiarazione è un passo avanti lungo secoli. In particolar modo nell'esplicitare la posizione della donna (in questo senso è persino più precisa della DU, la quale parlava genericamente di "individuo"), nel vietare trattamenti inumani (scendendo anche nel dettaglio dei comportamenti in caso di guerra), nello stabilire persino dei fondamenti di "Diritto ambientale" (3-b).
Uno degli effetti positivi di questo processo, ad esempio, è stato l'impugnare questa Dichiarazione alle successive Conferenze per chiedere, ad esempio, la messa al bando delle mutilazioni femminili (infibulazione).

5) i limiti, a sua volta evidenti, di questa dichiarazione sono il primo di ordine, appunto "integrativo", ovvero l'inammissibilità a livello generale di una supremazia teocratica. Il secondo di ordine "giuridico interno". Nella Conferenza del Cairo e successive non si arrivò mai ad un accordo su quello che è, secolarmente, uno dei punti più oscuri nelle teocrazie islamiche: a chi spetti definire la "Shari'a", a che livello e con quale estensione.
Intoppo analogo, anche se non paragonabile per implicazioni, a quello che per più di mezzo secolo l'ONU si è portata (e, in buona parte, si porta ancora) avanti in merito ai "Tribunali Internazionali per i Diritti Umani", alla loro composizione, prerogative e capacità di azione e sanzione.

6) infine, contrariamente alla DU che venne intesa come un capitolo consolidato (anche se, in fondo, mai applicato veramente), questa Dichiarazione non è stata "Ratificata" formalmente ma solo "Adottata", tant'è che, nel 1994, ne venne proposta una riformulazione e la stessa cosa si è fatto nella più recente conferenza di Sana'a (Yemen) a cui hanno partecipato delegazioni di 52 stati arabi e africani.

suppongo anch'io che occorrano le solite "precisazioni" alle tue "precisazioni"

1) innanzitutto nessuna delle due dichiarazioni costituisce fonte autonoma di diritto internazionale generale e a questa stregua non costituiscono alcuna fonte giuridica o altro
si tratta appunto di "dichiarazioni di principi" e come tutte le dichiarazioni di principi (quella sui diritti universali dell'uomo simbolicamente è la più importante, ma ve ne sono molte altre) emanate dall'assemblea generale dell'onu hanno il valore di semplice "raccomandazione"
però almeno quella del 1948 ha il crisma dell'ufficialità, quella "islamica" neanche quello, il suo valore come fonte giuridica è meno di zero

2) dunque secondo te la dichiarazione universale va valutata non tanto per il suo contenuto intrinseco quanto per il fatto che sarebbero mancati alcuni fondamentali "contributi" per ragioni storiche immutabili (le nazioni sconfitte che stavano ricostruendo il loro stato o i paesi ancora sottoposti alla dominazione coloniale)
la soluzione stante la situazione sarebbe potuta essere solo quella di rinviare e approvare questa dichiarazione almeno di una ventina d'anni, ma con un contenuto più o meno analogo, altrimenti mi dovresti spiegare quali sarebbero i contributi "fondamentali" che mancherebbero e i limiti di cui parli
individui anche un altra "problematica": il fatto che di questa dichiarazione alcuni paesi firmatari si fecero banfe per anni (e molti aggiungo si fanno banfe ora)
ma questa problematica riguarda un po' tutta la materia: infatti gran parte dei trattati, dei protocolli, delle dichiarazioni di principi, delle convenzioni, della carta dell'onu stessa inclusa la sua parte più importante riguardante la sovranità, ecc. ecc. vengono disattesi, non rispettati o addirittura ci si fa beffe di essi o tutt'al più sono destinati a rimanere lettera morta
a questo tipo di problematica però non vedo soluzioni d sorta

3) queste fantomatiche "dichiarazioni dei "diritti delle comunità" non so bene cosa siano nè da chi siano state proposte nè per quale scopo
ma trattandosi di cose che non avranno alcun seguito mi sembra superfluo il solo parlarne
una cosa però non capisco del tuo discorso:
come questa dichiarazione sui diritti dell'uomo possa "penalizzare" quella della comunità in cui vive e altresì quali sarebbero le "integrazioni" da fare

4) ma per favore....
francamente non si capisce quali sarebbero i paesi moderati rispetto a quelli integralisti e tu mi vieni a dire che questa dichiarazioni serve come grimaldello rispetto a quelli integralisti qualdo l'unica cosa certa è che fra loro non si possono vedere reciprocamente (anche se ipocritamente nominano un "presidente" della "lega araba"), ma quale grimaldello e grimaldello ognuno fa come gli pare
fantastico quando fai intravedere che quella islamica sarebbe "più precisa" nell'esplicitare la posizione della donna rispetto a quella del 1948 che sempre secondo te parlava genericamente "d'individuo"
a parte che non è così e forse il caso che tu rilegga e confronti ambedue le dichiarazioni, la finisci concludendo che con questa dichiarazione si è chiesta la messa al bando delle mutilazioni femminili, altro che la promozione dei diritti, qui si parla di limitare le mutilazioni
aspe, ti risparmio la fatica per il confronto fra le due carte sulla posizione della donna

dichiarazione del 1948:
nella premessa:
considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna
nell'art. 1 e 2:
Articolo 1 - Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2 - 1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna,per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.


dichiarazione islamica:
Articolo 6 - a) La donna è uguale all’uomo in dignità umana e ha diritti da godere e obblighi da adempire; essa ha la propria identità e indipendenza finanziaria e il diritto di mantenere il proprio nome e la propria identità.
b) Il marito è responsabile del mantenimento e del benessere della famiglia.

commento mio: attenzione la dichiarazione islamica afferma che la donna ha si pari dignità dell'uomo, ma parla appunto di dignità e non di diritti, godrebbe solo di alcuni genericamente parlando insieme ad altri "obblighi" non meglio specificati "da adempiere"

naturalmente il tutto è subordinato all'art. 1 e 2 sempre della dichiarazione islamica:

Articolo 1 - a) Tutti gli esseri umani formano un’unica famiglia i cui membri sono uniti dalla sottomissione a Dio e dalla discendenza
da Adamo. Tutti gli uomini sono eguali in termini di fondamentale dignità umana e di fondamentali obblighi e responsabilità, senza alcuna discriminazione di razza, colore, lingua, sesso, credo religioso, affiliazione politica, stato sociale o altre considerazioni. La vera fede è la garanzia per rispettare questa dignità lungo il cammino dell’umana perfezione.
b)Tutti gli esseri umani sono soggetti a Dio e i più amati da Lui sono coloro che sono più utili al resto dei Suoi sudditi, e nessuno ha superiorità sugli altri eccetto che sulla base della pietà e delle buone azioni.

Articolo 2 - a) La vita è un dono dato da Dio e il diritto alla vita è garantito a ogni essere umano. E’ dovere degli individui, delle società e degli Stati proteggere questo diritto da ogni violazione ed è vietato sopprimere la vita tranne che per una ragione prescritta dalla Shari’ah. b) E’ proibito ricorrere ai mezzi che possono provocare il genocidio dell’umanità. c) La difesa della vita umana nel disegno di Dio è un dovere prescritto dalla Shari’ah. d) L’integrità fisica è un diritto garantito. E’ dovere dello Stato proteggerlo ed è vietato infrangerlo senza una ragione prescritta dalla Shari’ah.


ai punti 5) e 6), cerbert cominci fumosamente a parlare di conferenze che riformulino questo o quello o definiscano quest'altro
solo qualche appunto:
il 1994 è passato da un pezzo, siamo infatti nel 2004
tutte le dichiarazioni di principi sono state adottate con semplice risoluzioni dell'assemblea generale
nessun stato ratificherà mai dichiarazioni così impegnative, perchè le ratifiche medesime impegnano lo stato ad attuarle e nessun stato si vuole impegnare
le "riformulazioni" e "ridifenizioni" sono nient'altro che fumosa aria fritta che non potrà mai nascondere la triste realtà quotidiana dei paesi in questione

:) ;)

von Clausewitz
17-09-2004, 16:41
Originariamente inviato da GhePeU
non ho più nemmeno voglia di rispondere...

ma non vi stancate mai? cosa volete, non sarete contenti finchè tutto il forum non ammetterà che i musulmani sono e saranno inferiori e retrogradi per loro natura nei secoli dei secoli?


un solo esempio dell'ipocrisia di quel commento: "Il diritto alla vita non è garantito, perché la pena di morte è iscritta a chiare lettere nella solenne definizione della Carta, là dove l’articolo 2 prescrive che “è vietato sopprimere la vita umana, tranne che per una ragione prescritta dalla Sharia”."

nella carta dei diritti dell'uomo si dice esplicitamente "Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli,inumani o degradanti." perchè diversi stati si riservano di stabilire che la pena di morte non è punizione crudele, inumana e degradante per mezzo della propria costituzione e degli organi incaricati di interpretarla... è così diverso? :rolleyes:

la differenza c'è ed è pure sostanziale
sempre prendendo come riferimento lsolo e due dichiarazioni e mettendo in rilievo i brocardi latini: secundum legem, contra legem e praeter legem (secondo la legge, contro la legge e oltre la legge)
nel mondo islamico stante quella dichiarazione il tutto può avvenire secundum legem
nel resto del mondo secondo la dichiarazione del 1948 il tutto può avvenire lo stesso, ma praeter legme, oltre la legge cioè all'enunciato contenuto nella dichiarazione stessa

è una differenza sostanziale

von Clausewitz
17-09-2004, 16:44
Originariamente inviato da Lucio Virzì
Concordo.
Non trovo assolutamente alcuna differenza.

LuVi


ma certo Lucio che da roma non trovi nessuna differenza
se invece che a roma ti trovassi nella casbah di algeri o nei sobborghi de il cairo o di theeran, la differenza la troveresti anche tu
sentiresti che non sarebbe velluto :D ;)

cerbert
17-09-2004, 16:46
Originariamente inviato da gpc
Per me il problema è strutturale nella dichiarazione del Cairo.
La formulazione di praticamente ogni diritto è "questo diritto è garantito, tranne nei casi prescritti dalla sharia", e anche se non è stata definita, sappiamo bene tutti che cos'è la sharia: la legge islamica, i cui risultati sono altrettanto ben noti.


Se la cosa fosse così certa, alla Conferenza del Cairo avrebbero tranquillamente ratificato la Dichiarazione. In realtà "la Shari'a" non esiste ma esistono LE "Shari'a" alcune delle quali profondamente e indiscutibilmente incompatibili.


Inoltre non sono d'accordo in linea di principio con il discorso che fai tu sulla partecipazione di tutti sulla stesura dei diritti umani... che detta così è una affermazione idiota ma lascia che mi spieghi :D


Prima che tu ti spieghi, terrei a precisare che, per lo meno, auspicavo la "partecipazione di MOLTI" se non di tutti. Mentre alla stesura della DU parteciparono i rappresentanti di meno di metà della popolazione mondiale del tempo.


Tu dici, nessuno ha chiesto al burkiniano cosa ne pensava. Ok. Andiamo al caso estremo: chiediamo anche ad un nazista cosa ne pensa della dichiarazione dei diritti umani?


L'affermazione che fai è priva di senso: il "Nazista" non è ne una popolazione nè un'etnia, ma l'appartenente ad un partito politico che rappresenta UNA PARTE della cultura localizzata in un dato paese e in un dato momento storico.


Cerco di spiegarmi meglio: la dichiarazione stipulata in occidente è vero che rispecchia il pensiero occidentale, ma è altrettanto vero che le basi etiche e morali che hanno portato a quella dichiarazione sono quelle che hanno permesso la nascita delle democrazie, del rispetto delle persone, e tutto il resto. E, visti i problemi contingenziali, la separazione tra stato e religione e una visione della persona umana staccata dal suo credo e uguale per tutti.


Pur tuttavia resta ampiamente incompleta proprio perchè MENO DELLA META' della popolazione mondiale aveva dei PREVEDIBILI ED OVVI problemi ad inquadrare i problemi VITALI di tutti gli esseri umani. Ciò che per un anglosassone era scontato poteva essere (SI RIVELO' ESSERE) un DIRITTO PRIMARIO per un Burkinabè.


Ora, ci sono sicuramente delle società dove questo tipo di pensiero è fuori dal mondo, prendiamo sempre per esempio i paesi islamici. Tu stesso dici che le due dichiarazioni, dove la seconda è proprio prodotta da questa cultura, è inconciliabile con la nostra. Di più, aggiungo io: è in contrapposizione in quanto stabilisce esplicitamente un primato della stessa nei confronti di tutte le altre basate esclusivamente sull'appartenenza o meno alla religione islamica.
Ora, se in una dichiarazione più universale di quella universale venissero interpellate anche queste voci, non si giungerebbe necessariamente a niente di sostanzioso. Il tuo discorso di "sentire tutti" è inattaccabile dal punto ideale, ma dal punto di vista reale ha più buchi di un colabrodo.


Perdonami, ma se siamo sul piano del puro realismo, allora direi che sono MOLTO più realista io ad accettare che gli islamici lavorino su una dichiarazione dei diritti umani islamica, con molti punti di progresso, che non tu a ipotizzare che accettino LA NOSTRA DU solo perchè c'è scritto "universale".


In linea ideale bisognerebbe che una qualche identità non umana stabilisse i diritti umani (e d'altra parte nelle religioni è quello che è stato fatto) proprio perchè se qualcun'altro esegue questo compito, ci si ritrova che uno detta "legge" anche per altri che magari non condividono. Ma visto che questo non è possibile, bisogna raggiungere un punto fermo: ci devono essere dei valori validi per chiunque a prescindere dalla cultura, e le culture che non li accettano debbono essere considerate sbagliate sotto quell'aspetto. Il relativismo in questo caso porta solo al nulla più totale. Spero di essermi spiegato meglio.

Considerare "sbagliata" una cultura, oltre che essere abbastanza improponibile (a meno di non essere un'entità superumana che non ha quindi avuto parte in NESSUNO dei crimini che OGNI cultura ha commesso nella presunzione di essere "quella giusta") mi sembra anche controproducente nel momento in cui il parametro per definire questo "sbagliato" non tenga conto anche di quanto "giusto" quella cultura sta cercando di produrre in una situazione contingente e tutt'altro che facile.

La valutazione, per me, è una sola.
Se la "Dichiarazione del Cairo" e i suoi successivi lavori salveranno anche solo UNA donna in più dalla lapidazione, allora sarà stata una cosa "giusta".
Se le "Dichiarazioni Africane" impediranno che anche solo UN albero e UN tratto di rigagnolo venga alienato dal suo proprietario contro l'interesse del gruppo, allora avranno fatto "il giusto".
Se la "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani" impedirà anche solo una volta in più che una persona venga uccisa solo perchè si trovava "dalla parte sbagliata", allora la riterrò rispettata.

gpc
17-09-2004, 16:51
Purtroppo Cerbert credo che il tuo relativismo non porti a nulla.
Ci sono valori universali per l'uomo, e il fatto che altri non li riconoscano non vuol dire nulla. Quando hai di fronte due valori opposti e inconciliabili devi scegliere, non c'è via di scampo.

cerbert
17-09-2004, 17:02
Originariamente inviato da von Clausewitz
suppongo anch'io che occorrano le solite "precisazioni" alle tue "precisazioni"

1) innanzitutto nessuna delle due dichiarazioni costituisce fonte autonoma di diritto internazionale generale e a questa stregua non costituiscono alcuna fonte giuridica o altro
si tratta appunto di "dichiarazioni di principi" e come tutte le dichiarazioni di principi (quella sui diritti universali dell'uomo simbolicamente è la più importante, ma ve ne sono molte altre) emanate dall'assemblea generale dell'onu hanno il valore di semplice "raccomandazione"
però almeno quella del 1948 ha il crisma dell'ufficialità, quella "islamica" neanche quello, il suo valore come fonte giuridica è meno di zero


Mi piacerebbe sapere dove l'hai letta questa. "Raccomandazioni"... certo, PIACEREBBE che fossero solo raccomandazioni, così non ci sarebbero stati ratificanti obbligati a sbattersi per ottenere "status speciale" per i loro militari o altre amenità.
Quanto alla seconda parte, se leggessi i miei post noteresti che aggiungo, al punto 6 che la Convenzione del Cairo, appunto, non è mai stata "ratificata" e, quindi, CERTO CHE NON HA VALORE GIURIDICO.


2) dunque secondo te la dichiarazione universale va valutata non tanto per il suo contenuto intrinseco quanto per il fatto che sarebbero mancati alcuni fondamentali "contributi" per ragioni storiche immutabili (le nazioni sconfitte che stavano ricostruendo il loro stato o i paesi ancora sottoposti alla dominazione coloniale)
la soluzione stante la situazione sarebbe potuta essere solo quella di rinviare e approvare questa dichiarazione almeno di una ventina d'anni, ma con un contenuto più o meno analogo, altrimenti mi dovresti spiegare quali sarebbero i contributi "fondamentali" che mancherebbero e i limiti di cui parli
individui anche un altra "problematica": il fatto che di questa dichiarazione alcuni paesi firmatari si fecero banfe per anni (e molti aggiungo si fanno banfe ora)
ma questa problematica riguarda un po' tutta la materia: infatti gran parte dei trattati, dei protocolli, delle dichiarazioni di principi, delle convenzioni, della carta dell'onu stessa inclusa la sua parte più importante riguardante la sovranità, ecc. ecc. vengono disattesi, non rispettati o addirittura ci si fa beffe di essi o tutt'al più sono destinati a rimanere lettera morta
a questo tipo di problematica però non vedo soluzioni d sorta


Le ho citate le parti carenti in termini di inquadramento dell'uomo nell'ambiente inteso tanto come collettività quanto come ambiente naturale.


3) queste fantomatiche "dichiarazioni dei "diritti delle comunità" non so bene cosa siano nè da chi siano state proposte nè per quale scopo
ma trattandosi di cose che non avranno alcun seguito mi sembra superfluo il solo parlarne
una cosa però non capisco del tuo discorso:
come questa dichiarazione sui diritti dell'uomo possa "penalizzare" quella della comunità in cui vive e altresì quali sarebbero le "integrazioni" da fare


Se è superfluo parlarne, non mi fare domande... hai deciso che è superfluo...


4) ma per favore....
francamente non si capisce quali sarebbero i paesi moderati rispetto a quelli integralisti e tu mi vieni a dire che questa dichiarazioni serve come grimaldello rispetto a quelli integralisti qualdo l'unica cosa certa è che fra loro non si possono vedere reciprocamente (anche se ipocritamente nominano un "presidente" della "lega araba"), ma quale grimaldello e grimaldello ognuno fa come gli pare
fantastico quando fai intravedere che quella islamica sarebbe "più precisa" nell'esplicitare la posizione della donna rispetto a quella del 1948 che sempre secondo te parlava genericamente "d'individuo"
a parte che non è così e forse il caso che tu rilegga e confronti ambedue le dichiarazioni, la finisci concludendo che con questa dichiarazione si è chiesta la messa al bando delle mutilazioni femminili, altro che la promozione dei diritti, qui si parla di limitare le mutilazioni
aspe, ti risparmio la fatica per il confronto fra le due carte sulla posizione della donna

dichiarazione del 1948:
nella premessa:
considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna
nell'art. 1 e 2:
Articolo 1 - Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2 - 1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna,per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.


dichiarazione islamica:
Articolo 6 - a) La donna è uguale all’uomo in dignità umana e ha diritti da godere e obblighi da adempire; essa ha la propria identità e indipendenza finanziaria e il diritto di mantenere il proprio nome e la propria identità.
b) Il marito è responsabile del mantenimento e del benessere della famiglia.

commento mio: attenzione la dichiarazione islamica afferma che la donna ha si pari dignità dell'uomo, ma parla appunto di dignità e non di diritti, godrebbe solo di alcuni genericamente parlando insieme ad altri "obblighi" non meglio specificati "da adempiere"

naturalmente il tutto è subordinato all'art. 1 e 2 sempre della dichiarazione islamica:

Articolo 1 - a) Tutti gli esseri umani formano un’unica famiglia i cui membri sono uniti dalla sottomissione a Dio e dalla discendenza
da Adamo. Tutti gli uomini sono eguali in termini di fondamentale dignità umana e di fondamentali obblighi e responsabilità, senza alcuna discriminazione di razza, colore, lingua, sesso, credo religioso, affiliazione politica, stato sociale o altre considerazioni. La vera fede è la garanzia per rispettare questa dignità lungo il cammino dell’umana perfezione.
b)Tutti gli esseri umani sono soggetti a Dio e i più amati da Lui sono coloro che sono più utili al resto dei Suoi sudditi, e nessuno ha superiorità sugli altri eccetto che sulla base della pietà e delle buone azioni.

Articolo 2 - a) La vita è un dono dato da Dio e il diritto alla vita è garantito a ogni essere umano. E’ dovere degli individui, delle società e degli Stati proteggere questo diritto da ogni violazione ed è vietato sopprimere la vita tranne che per una ragione prescritta dalla Shari’ah. b) E’ proibito ricorrere ai mezzi che possono provocare il genocidio dell’umanità. c) La difesa della vita umana nel disegno di Dio è un dovere prescritto dalla Shari’ah. d) L’integrità fisica è un diritto garantito. E’ dovere dello Stato proteggerlo ed è vietato infrangerlo senza una ragione prescritta dalla Shari’ah.


Non vedo perchè dovrei farti "favori", dal momento che di cortesia, tra me e te, non ne ho mai vista.
Ti invito solo a leggere con attenzione quello che scrivi e citi, ad esempio:


Articolo 6 - a) La donna è uguale all’uomo in dignità umana e ha diritti da godere e obblighi da adempire; essa ha la propria identità e indipendenza finanziaria e il diritto di mantenere il proprio nome e la propria identità.



commento mio: attenzione la dichiarazione islamica afferma che la donna ha si pari dignità dell'uomo, ma parla appunto di dignità e non di diritti, godrebbe solo di alcuni genericamente parlando


A me pare che diritti siano citati e anche con molta precisione e poca "genericità".


ai punti 5) e 6), cerbert cominci fumosamente a parlare di conferenze che riformulino questo o quello o definiscano quest'altro
solo qualche appunto:
il 1994 è passato da un pezzo, siamo infatti nel 2004
tutte le dichiarazioni di principi sono state adottate con semplice risoluzioni dell'assemblea generale
nessun stato ratificherà mai dichiarazioni così impegnative, perchè le ratifiche medesime impegnano lo stato ad attuarle e nessun stato si vuole impegnare
le "riformulazioni" e "ridifenizioni" sono nient'altro che fumosa aria fritta che non potrà mai nascondere la triste realtà quotidiana dei paesi in questione


Infatti, da pochissimo si è conclusa la conferenza dello Yemen.
Se poi parliamo di non ratificare, aggirare, produrre aria fritta, io direi che, tra "Trattati di Shenghen", "Nuovi Modelli di Difesa" e quant'altro, dovremmo guardarci allo specchio prima di andare a fare la moralina agli altri.

SaMu
17-09-2004, 17:02
Originariamente inviato da cerbert
Se la "Dichiarazione del Cairo" e i suoi successivi lavori salveranno anche solo UNA donna in più dalla lapidazione, allora sarà stata una cosa "giusta".

"Giusta" rispetto ai nostri valori, alla nostra dichiarazione..

Per altre culture, altre dichiarazioni, salvare una donna dalla lapidazione (se in quella cultura meritava di esser lapidata) è una cosa sbagliata..

Non lapidare le donne è un valore universale? se esiste 1 valore universale, allora esiste il concetto di valore universale.. possiamo dire quali sono e quali non sono i valori universali.. possiamo scrivere una carta che li comprenda tutti.. e quella è la dichiarazione universale.. o no?:)

cerbert
17-09-2004, 17:04
Originariamente inviato da gpc
Purtroppo Cerbert credo che il tuo relativismo non porti a nulla.
Ci sono valori universali per l'uomo, e il fatto che altri non li riconoscano non vuol dire nulla. Quando hai di fronte due valori opposti e inconciliabili devi scegliere, non c'è via di scampo.

Uhm... permettimi di dire che la convinzione assoluta di sapere cosa è giusto o "universale" per l'uomo a qualcosa ha portato, ma preferirei non ricordarlo.

gpc
17-09-2004, 17:08
Originariamente inviato da cerbert
Uhm... permettimi di dire che la convinzione assoluta di sapere cosa è giusto o "universale" per l'uomo a qualcosa ha portato, ma preferirei non ricordarlo.

Guarda Cerbert che è la stessa osservazione che ti fa SaMu.
Se salvare una donna dalla lapidazione è una cosa buona per te, c'è qualche milione di musulmani che lo troverebbe un crimine. E quindi? Tutto è relativo? Non credo.
Poichè gli uomini sono, per natura, tutti uomini, è la loro stessa umanità a determinare dei valori universali.
Il voler a tutti i costi rifugiarsi nel relativismo è una moda della nostra società ma non porta a nulla di buono. Con il tuo ragionamento ogni persona può avere la sua personale dichiarazione dei diritti umani.

cerbert
17-09-2004, 17:11
Originariamente inviato da SaMu
"Giusta" rispetto ai nostri valori, alla nostra dichiarazione..

Per altre culture, altre dichiarazioni, salvare una donna dalla lapidazione (se in quella cultura meritava di esser lapidata) è una cosa sbagliata..

Non lapidare le donne è un valore universale? se esiste 1 valore universale, allora esiste il concetto di valore universale.. possiamo dire quali sono e quali non sono i valori universali.. possiamo scrivere una carta che li comprenda tutti.. e quella è la dichiarazione universale.. o no?:)

Ma state facendo a gara ad interpretare il mio pensiero senza leggerlo? E' un nuovo gioco di società?

Ti ricordo come esordivo:

La valutazione, per me, è una sola.


E non ho letto, finora "Dichiarazioni dei Diritti" in cui si ritenga che: "salvare una donna dalla lapidazione (se in quella cultura meritava di esser lapidata) è una cosa sbagliata.."

Quando una cultura arriva ad una "Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo" di presume che stia cercando la DIGNITA' dell'uomo e non la sua distruzione.
Che poi vi siano delle ombre nere e retrograde mi sembra faccia parte della realtà. Del resto mi pare di ricordare che in alcuni paesi occidentali si ritenga "giusto" friggere un uomo con la corrente elettrica, purtuttavia non lo abbiamo SCRITTO nella dichiarazione.

Io posso dire quali siano PER ME i valori che migliorano la vita di un uomo, E RISPETTARLI, ma non penso di sapere tutto del mondo e, quindi, di poter fare dichiarazioni UNIVERSALI da solo.

SaMu
17-09-2004, 17:13
Originariamente inviato da gpc
Con il tuo ragionamento ogni persona può avere la sua personale dichiarazione dei diritti umani.

E quel che è peggio, nessuno può dire quale sia la migliore.

gpc
17-09-2004, 17:19
Originariamente inviato da cerbert
Ma state facendo a gara ad interpretare il mio pensiero senza leggerlo? E' un nuovo gioco di società?

Ti ricordo come esordivo:


E non ho letto, finora "Dichiarazioni dei Diritti" in cui si ritenga che: "salvare una donna dalla lapidazione (se in quella cultura meritava di esser lapidata) è una cosa sbagliata.."


E' qui l'errore!
In NESSUNA cultura la donna merita di essere lapidata a prescindere da cosa abbia fatto non perchè ci sia qualcosa in quella cultura che lo dice ma perchè è un essere umano! Sta qui l'universalità dei diritti umani, non nella cultura che li ha partoriti! Sta nell'umanità del soggetto al quale si applicano!
E questo implica che ci siano, che ci debbano essere valori universali, perchè impliciti nella natura umana degli individui, e quelle culture che non li rispettano sono indiscutibilmente contro i diritti umani, e come tali si pongono come sbagliate.

GhePeU
17-09-2004, 17:22
Originariamente inviato da gpc
E' qui l'errore!
In NESSUNA cultura la donna merita di essere lapidata a prescindere da cosa abbia fatto non perchè ci sia qualcosa in quella cultura che lo dice ma perchè è un essere umano! Sta qui l'universalità dei diritti umani, non nella cultura che li ha partoriti! Sta nell'umanità del soggetto al quale si applicano!
E questo implica che ci siano, che ci debbano essere valori universali, perchè impliciti nella natura umana degli individui, e quelle culture che non li rispettano sono indiscutibilmente contro i diritti umani, e come tali si pongono come sbagliate.

fino a dove estendiamo il discorso? un uomo merità di essere messo a morte sulla sedia elettrica? un minorenne merita di essere chiuso in carcere fino alla fine dei suoi giorni?

Muflus
17-09-2004, 17:22
Mio parere stringato:
Le due dichiarazioni sono da intendersi in maniera diversa.
La prima è laica, la seconda no.
Chiaramente dal mio punto di vista la seconda è inaccettabile se applicata a me.
Dal loro punto di vista è esattamente l'opposto.
Ognuno si tenga la priopria, tanto tutt'e due vengono applicate a seconda del comodo del governante di turno.


Bye

cerbert
17-09-2004, 17:25
Originariamente inviato da gpc
E' qui l'errore!
In NESSUNA cultura la donna merita di essere lapidata a prescindere da cosa abbia fatto non perchè ci sia qualcosa in quella cultura che lo dice ma perchè è un essere umano! Sta qui l'universalità dei diritti umani, non nella cultura che li ha partoriti! Sta nell'umanità del soggetto al quale si applicano!
E questo implica che ci siano, che ci debbano essere valori universali, perchè impliciti nella natura umana degli individui, e quelle culture che non li rispettano sono indiscutibilmente contro i diritti umani, e come tali si pongono come sbagliate.

:muro: :muro: :muro:

Non riesco a capire se stiamo parlando nella stessa lingua.
Nella mia opinione IN NESSUNA parte del mondo una donna merita di essere lapidata, o un uomo fritto con la corrente elettrica, QUALUNQUE COSA abbia fatto.
Questa è una mia acquisizione culturale di italiano post Cesare Beccaria.
Ma per questo, RISPETTANDO LA MIA CULTURA, non vado a dire che "la cultura americana è sbagliata" e ipotizzo che debbano tacere e subire la mia idea.
Vado a dire che "friggere una persona è sbagliato" e chiedo che non lo facciano più utilizzando ogni mezzo per farmi ascoltare.

E' IMPOSSIBILE definire una "cultura" giusta o sbagliata, la cultura è un sistema complesso di relazioni... è come se tu definissi il sistema linfatico di un essere umano sbagliato, o il clima globale sbagliato, si possono individuare MALATTIE e DEFORMAZIONI, ma il termine "sbagliato" è privo di senso.
Faccio due esempi:
1) i Maya raggiunsero picchi di civiltà incomparabili rispetto ad altre popolazioni contemporanee... ma a quanto sembra facevano sacrifici umani... era una cultura "giusta" o "sbagliata"?
2) gli USA svilupparono il pensiero democratico prima di ogni altra nazione, però si resero colpevoli del genocidio dei nativi e sganciarono due bombe atomiche. La loro cultura è "sbagliata"?

gpc
17-09-2004, 17:41
Originariamente inviato da cerbert
:muro: :muro: :muro:

Non riesco a capire se stiamo parlando nella stessa lingua.
Nella mia opinione IN NESSUNA parte del mondo una donna merita di essere lapidata, o un uomo fritto con la corrente elettrica, QUALUNQUE COSA abbia fatto.
Questa è una mia acquisizione culturale di italiano post Cesare Beccaria.
Ma per questo, RISPETTANDO LA MIA CULTURA, non vado a dire che "la cultura americana è sbagliata" e ipotizzo che debbano tacere e subire la mia idea.
Vado a dire che "friggere una persona è sbagliato" e chiedo che non lo facciano più utilizzando ogni mezzo per farmi ascoltare.

E' IMPOSSIBILE definire una "cultura" giusta o sbagliata, la cultura è un sistema complesso di relazioni... è come se tu definissi il sistema linfatico di un essere umano sbagliato, o il clima globale sbagliato, si possono individuare MALATTIE e DEFORMAZIONI, ma il termine "sbagliato" è privo di senso.
Faccio due esempi:
1) i Maya raggiunsero picchi di civiltà incomparabili rispetto ad altre popolazioni contemporanee... ma a quanto sembra facevano sacrifici umani... era una cultura "giusta" o "sbagliata"?
2) gli USA svilupparono il pensiero democratico prima di ogni altra nazione, però si resero colpevoli del genocidio dei nativi e sganciarono due bombe atomiche. La loro cultura è "sbagliata"?

Ti ripeto, sono sincero: non risco a capire dove tu voglia arrivare.
Tralasciando civiltà morte e scomparse (ma poi io non capisco: ci si fanno seghe mentali sui medievali perchè facevano le crociate "contro i diritti umani" e poi adesso si vuole sostenere che non sono nemmeno universali nel nostro tempo... mah...) e restando ai giorni nostri, io non ho detto che esista la civiltà perfetta, ho detto che è fuor di dubbio che, analizzando un aspetto o un altro, una civiltà sia migliore dell'altra.
Ma non dico che il discorso che fai tu, ovvero sulla relatività di questo mio giudizio influenzato dalla mia cultura, sia sbagliato: è vero e sacrosanto. Ma accanto a questo non posso far a meno di pensare che la dichiarazione universale di diritti umani viene fatta per esplicitare valori che sono impliciti nell'uomo per la sua stessa natura umana e che non sono legati ad un particolare ambito culturale, e che voler mettere tutto sullo stesso piano non può non portare a qualcosa di concreto.

gpc
17-09-2004, 17:42
Originariamente inviato da GhePeU
fino a dove estendiamo il discorso? un uomo merità di essere messo a morte sulla sedia elettrica? un minorenne merita di essere chiuso in carcere fino alla fine dei suoi giorni?

Non cercare il flame come tuo solito.
Non ho mai detto di essere favorevole alla pena di morte, e l'ergastolo è una questione lontana anni luce. Non fare il troll.

GhePeU
17-09-2004, 17:46
Originariamente inviato da gpc
Non cercare il flame come tuo solito.
Non ho mai detto di essere favorevole alla pena di morte, e l'ergastolo è una questione lontana anni luce. Non fare il troll.


non sto cercando il flame, sto solo continuando il tuo discorso

quindi la cultura di paesi che ammettono la pena di morte, non considerandola "crudele e inumana", è sbagliata?

gpc
17-09-2004, 17:50
Originariamente inviato da GhePeU
non sto cercando il flame, sto solo continuando il tuo discorso

quindi la cultura di paesi che ammettono la pena di morte, non considerandola "crudele e inumana", è sbagliata?

Sì, a mio avviso sì. Sotto quell'aspetto la ritengo sbagliata, e, per prevenire il tuo prossimo post, sia che si tratti di alcuni stati americani, sia che si tratti di uno stato islamico.

cerbert
17-09-2004, 17:54
Originariamente inviato da gpc
Ti ripeto, sono sincero: non risco a capire dove tu voglia arrivare.
Tralasciando civiltà morte e scomparse (ma poi io non capisco: ci si fanno seghe mentali sui medievali perchè facevano le crociate "contro i diritti umani" e poi adesso si vuole sostenere che non sono nemmeno universali nel nostro tempo... mah...) e restando ai giorni nostri, io non ho detto che esista la civiltà perfetta, ho detto che è fuor di dubbio che, analizzando un aspetto o un altro, una civiltà sia migliore dell'altra.
Ma non dico che il discorso che fai tu, ovvero sulla relatività di questo mio giudizio influenzato dalla mia cultura, sia sbagliato: è vero e sacrosanto. Ma accanto a questo non posso far a meno di pensare che la dichiarazione universale di diritti umani viene fatta per esplicitare valori che sono impliciti nell'uomo per la sua stessa natura umana e che non sono legati ad un particolare ambito culturale, e che voler mettere tutto sullo stesso piano non può non portare a qualcosa di concreto.

Il problema è che "universale" suona come "perfetto" e "perfetto" non esiste e la "natura umana" e quanto di meno universale e perfetto io riesca a pensare, pur ritenendola un meraviglioso prodigio.
Del resto, basta che prendi me e Proteus, che viviamo non solo nella stessa parte del mondo, ma nello stesso paese, e avrai DUE VISIONI DIFFERENTI E IN PARTE INCONCILIABILI della "natura umana".

Io non sto dicendo di accettare la DdC perchè "una vale l'altra" o, addirittura, hanno tutto diritto di far valere la loro cultura.
Io sto dicendo che nella DdC e nella Dichiarazione Africana ci sono punti che valgono e valgono non poco. Io sto dicendo di prendere solo il meglio di quello che viene offerto e cercare di opporsi a tutto ciò che ci sembra ingiusto.
Non lascerò MAI che chicchesia lapidi una donna, perchè non vi è "diritto umano" che valga per i morti massacrati, ma non azzittirò uno o mi riterrò più in grado di lui di cogliere l'ingiustizia solo perchè ha la sfiga di abitare nello stesso paese dove c'è un cretino che lapida le donne.

gpc
17-09-2004, 17:58
Originariamente inviato da cerbert
Il problema è che "universale" suona come "perfetto" e "perfetto" non esiste e la "natura umana" e quanto di meno universale e perfetto io riesca a pensare, pur ritenendola un meraviglioso prodigio.
Del resto, basta che prendi me e Proteus, che viviamo non solo nella stessa parte del mondo, ma nello stesso paese, e avrai DUE VISIONI DIFFERENTI E IN PARTE INCONCILIABILI della "natura umana".

Io non sto dicendo di accettare la DdC perchè "una vale l'altra" o, addirittura, hanno tutto diritto di far valere la loro cultura.
Io sto dicendo che nella DdC e nella Dichiarazione Africana ci sono punti che valgono e valgono non poco. Io sto dicendo di prendere solo il meglio di quello che viene offerto e cercare di opporsi a tutto ciò che ci sembra ingiusto.
Non lascerò MAI che chicchesia lapidi una donna, perchè non vi è "diritto umano" che valga per i morti massacrati, ma non azzittirò uno o mi riterrò più in grado di lui di cogliere l'ingiustizia solo perchè ha la sfiga di abitare nello stesso paese dove c'è un cretino che lapida le donne.

Adesso sei tu che parli un'altra lingua.
Quando si parla di diritti umani non si parla di idee o di visioni sulla natura umana, si parla di una cosa che è insita nella natura umana stessa.
E per di più ti contraddici: se tu dici che non lascerai mai lapidare una donna dai un giudizio implicito su chi la lapida (che sbaglia) e assumi implicitamente una posizione di superiorità (tu hai ragione e difendi ciò che ritieni diritto della donna, ovvero la vita), ma poi dici che non ti vorrai ritenere in grado di cogliere l'ingiustizia più di un altro che non la coglie.
Cerbert, la posizione che vuoi sostenere in questo caso ti porta ad una sola conclusione: relativismo universale.

cerbert
17-09-2004, 18:15
Originariamente inviato da gpc
Adesso sei tu che parli un'altra lingua.
Quando si parla di diritti umani non si parla di idee o di visioni sulla natura umana, si parla di una cosa che è insita nella natura umana stessa.
E per di più ti contraddici: se tu dici che non lascerai mai lapidare una donna dai un giudizio implicito su chi la lapida (che sbaglia) e assumi implicitamente una posizione di superiorità (tu hai ragione e difendi ciò che ritieni diritto della donna, ovvero la vita), ma poi dici che non ti vorrai ritenere in grado di cogliere l'ingiustizia più di un altro che non la coglie.
Cerbert, la posizione che vuoi sostenere in questo caso ti porta ad una sola conclusione: relativismo universale.


Scusa, temo che tu stia sofisteggiando non poco.
Mi confondi l'azione di fermare un atto irrevocabile, dopo il quale nessun discorso sarà più possibile, con il mantenere aperto il discorso. La differenza è talmente sostanziale che mi sembra impossibile tu non la colga.

Non capisco poi "cosa" sarebbe "una cosa insita nella natura umana". I "diritti umani"? A me sembra che i "diritti umani" siano "esterni" all'uomo e deputati alla sua protezione. Cosicchè, ripeto, non esiste e non potrà MAI esistere una Dichiarazione che, come suggeriva SaMu (probabilmente un refuso) "ritenga giusta la lapidazione". Un "diritto umano" che sopprime o deteriora l'uomo è impossibile, una contraddizione in termini. Ma non fa parte dell'uomo, è una sua elaborazione.
La "vita" è parte dell'uomo, "l'anima" se esiste è una cosa connaturata all'uomo, ma l'uomo non ha avuto "naturali" dei "diritti" che la difendessero... anzi, ci è arrivato per la prima volta dopo migliaia d'anni di PERCORSO CULTURALE.

gpc
17-09-2004, 18:19
Originariamente inviato da cerbert
Scusa, temo che tu stia sofisteggiando non poco.
Mi confondi l'azione di fermare un atto irrevocabile, dopo il quale nessun discorso sarà più possibile, con il mantenere aperto il discorso. La differenza è talmente sostanziale che mi sembra impossibile tu non la colga.

Non capisco poi "cosa" sarebbe "una cosa insita nella natura umana". I "diritti umani"? A me sembra che i "diritti umani" siano "esterni" all'uomo e deputati alla sua protezione. Cosicchè, ripeto, non esiste e non potrà MAI esistere una Dichiarazione che, come suggeriva SaMu (probabilmente un refuso) "ritenga giusta la lapidazione". Un "diritto umano" che sopprime o deteriora l'uomo è impossibile, una contraddizione in termini. Ma non fa parte dell'uomo, è una sua elaborazione.
La "vita" è parte dell'uomo, "l'anima" se esiste è una cosa connaturata all'uomo, ma l'uomo non ha avuto "naturali" dei "diritti" che la difendessero... anzi, ci è arrivato per la prima volta dopo migliaia d'anni di PERCORSO CULTURALE.

I diritti umani sono diritti insiti nella natura umana, inalienabili e universali per definizione stessa. A questo proposito, già il fatto di fare la distizione di "islamici" è contraddirsi nei termini. Ma tornato a noi, i diritti umani non vengono assegnati ma riconosciuti, e non è pura "filosofia". E' proprio una differenza sostanziale.
E allora sono d'accordo quando dici che un "diritto umano" che danneggia un uomo è una contraddizione in termini, ma è anche una contraddizione alla tua posizione: perchè significa che riconosci universalmente all'uomo il diritto di non essere danneggiato! Universalmente, non culturalmente!
Allora vedi che una dichiarazione come quella del cairo dove tutto sottostà alla legge islamica (le cui applicazioni, ribadisco, le vedono tutti) è una contraddizione in termini, inaccettabile e inconciliabile con i diritti umani stessi.

cerbert
17-09-2004, 18:25
Originariamente inviato da gpc
I diritti umani sono diritti insiti nella natura umana, inalienabili e universali per definizione stessa. A questo proposito, già il fatto di fare la distizione di "islamici" è contraddirsi nei termini. Ma tornato a noi, i diritti umani non vengono assegnati ma riconosciuti, e non è pura "filosofia". E' proprio una differenza sostanziale.
E allora sono d'accordo quando dici che un "diritto umano" che danneggia un uomo è una contraddizione in termini, ma è anche una contraddizione alla tua posizione: perchè significa che riconosci universalmente all'uomo il diritto di non essere danneggiato! Universalmente, non culturalmente!
Allora vedi che una dichiarazione come quella del cairo dove tutto sottostà alla legge islamica (le cui applicazioni, ribadisco, le vedono tutti) è una contraddizione in termini, inaccettabile e inconciliabile con i diritti umani stessi.

Eppure non mi sembra così difficile.
In Europa lo abbiamo capito definitivamente intorno al 1900 che torturare una persona e ammazzarla non era una buona cosa. Come può essere "inalienabile e universale per definizione" una cosa che arrivi a capire dopo diecimila anni?
Che poi, dopo averlo capito, la metti al sicuro DEFINENDOLA "inalienabile e universale", questo è solo giusto ma, se si fosse combattuta la "terza guerra mondiale" come la temeva Albert Einstein HO DEI SERI DUBBI che i sopravvissuti si sarebbero ricordati, distrutta la cultura occidentale, che i "diritti umani" erano "inalienabili e universali".
Mi pare autoevidente.

Le applicazioni della legge islamica, non le vedono tutti per il semplice motivo che, ripeto, LA legge islamica non esiste. Esistono LE leggi e leggine nazionali, regionali e, persino, provinciali, che ogni ras e ogni capetto interpreta a muzzo. E i risultati, quelli sì, si vedono.

gpc
17-09-2004, 18:27
Originariamente inviato da cerbert
Eppure non mi sembra così difficile.
In Europa lo abbiamo capito definitivamente intorno al 1900 che torturare una persona e ammazzarla non era una buona cosa. Come può essere "inalienabile e universale per definizione" una cosa che arrivi a capire dopo diecimila anni?
Che poi, dopo averlo capito, la metti al sicuro DEFINENDOLA "inalienabile e universale", questo è solo giusto ma, se si fosse combattuta la "terza guerra mondiale" come la temeva Albert Einstein HO DEI SERI DUBBI che i sopravvissuti si sarebbero ricordati, distrutta la cultura occidentale, che i "diritti umani" erano "inalienabili e universali".
Mi pare autoevidente.


E allora?


Le applicazioni della legge islamica, non le vedono tutti per il semplice motivo che, ripeto, LA legge islamica non esiste. Esistono LE leggi e leggine nazionali, regionali e, persino, provinciali, che ogni ras e ogni capetto interpreta a muzzo. E i risultati, quelli sì, si vedono.

E cosa cambia nella sostanza da quello che ho detto io?

Bet
18-09-2004, 01:15
quanto :mc:

se si parte dal presupposto che non si deve affermare che una dichiarazione è migliore di un altra, i tragitti tortuosi per arrivare alla conclusione possono essere diversi, ma la conclusione, già fissata in partenza, non puo' essere che quella :D

jumpermax
18-09-2004, 02:47
Originariamente inviato da cerbert
Più che altro sono i burkinabè che ci fanno notare che NON GLI E' STATO CHIESTO se gli andava bene una Dichiarazione "universale" dei Diritti Umani maturata in una cultura storicamente diversa dalla sua.

Ci sono punti che sono comuni a tutto il pensiero moderno (la parità degli uomini tra di loro, il rifiuto del dolore e della degradazione) e altri che si sono sviluppati differentemente (è prioritario l'individuo, la comunità o Dio).
Se per questo nemmeno a me è stato chiiesto se mi andava bene la dichareazione universale dei diritti umani. Chiedo pertanto che il nome sia cambiato in dichiarazione per tutti tranne che per jumper dei diritti di umani... :D

Sarà una mia impressione ma il tuo ragionamento sembra avere qualche falla... anziché soffermarti su quello che i diritto sancisce guardi solo alla mano che li ha scritti. Io non vedo molte alternative, visto che da una parte abbiamo un testo che sostanzialmente accetta una concezione teocratica del diritto e dall'altro un testo laico e ci si chiede quali dei due sia meglio non possiamo rispondere "beh dipende". Il fatto che una cultura non sia pronta per vivere in una società laica non fa della laicità un valore relativo, non sono accessori di cui volendo si può fare a meno. Perchè altrimenti spingendo all'estremo il relativismo giustifichiamo ogni tipo di ordinamento sociale anche il più brutale....