bianconero
01-06-2004, 00:02
La protesta è riuscita
vo inserisco questo articolo con i dettagli:
da L'UNITA' on line
Riuscito il netstrike, presentate le modifiche alla legge Urbani
di Toni De Marchi
Il girotondo telematico “attorno” al sito Internet del ministero dei Beni culturali è riuscito: poco dopo le 15 di lunedì accedere alle pagine del ministero era impossibile. Non si sa quanti siano stati i cibernaviganti che si sono collegati contemporaneamente al sito, ma di sicuro sono stati molti, moltissimi se sono riusciti a “tirare giù” il sito nel giro di pochi minuti. La protesta era diretta contro la legge Urbani, approvata il 18 maggio dal Senato, che prevede una serie di sanzioni, anche penali, contro chi scambia in rete file musicali, video o di altro genere.
Una protesta civile, assolutamente legittima, anticipata di pochi minuti dalla presentazione del disegno di legge di modifica della legge, secondo quando era stato chiesto da un ordine del giorno votato quasi unanimemente. Lo ha annunciato il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, uno dei parlamentari più impegnati sul fronte dell’opposizione al decreto. «Oggi il presidente della VII Commissione del Senato ha depositato il DDL che lo corregge, dando seguito agli ordini del giorno da me presentati. Devo dare atto al Ministro Urbani e al Presidente Asciutti della tempestività con cui hanno rispettato gli impegni presi con i Verdi in cambio del ritiro degli emendamenti ostruzionistici». Aggiunge Cortiana che «la mobilitazione dei Verdi con il popolo della rete non si fermerà qui: dopo la pausa elettorale affinché sia approvato entro l'estate, prima che qualche magistrato eccessivamente zelante avvii indagini sulla base di una norma sbagliata ed eccessiva».
Il 25 maggio c’era stato un anticipo del netstrike: molti siti del governo, da quello della Presidenza del Consiglio a quello del Ministero dell’innovazione, bloccati per ore da una massa inusuale di richieste di accesso.
L’obiettivo della protesta è la legge 21 maggio 2004 n. 128, nata dalla conversione del decreto legge sul cinema che porta la firma del ministro dei Beni culturali. Questa legge, modificata e rimodificata dalle Camere durante i sessanta giorni disponibili per la sua approvazione, contiene alcune norme contro la cosiddetta “pirateria” informatica. In realtà, anziché tentare di colpire le organizzazione che violano il copyright e che traggono profitti enormi dall’attività di duplicazione e distribuzione a livello quasi industriale di musica e film piratati, la legge se la prende di fatto soltanto con chi si scambia per uso personale film, musica o altro. In pratica assume in toto la politica di criminalizzazione che le majors cinematografiche e del disco stanno da anni portando avanti contro ragazzini che usano il computer per trovare in rete la loro canzone preferita.
Una politica che ha le gambe corte, perché la dimensione del fenomeno è ormai tale (si parla di centinaia di milioni di file scaricati ogni anno) che è incontenibile con la semplice repressione.
Ma soprattutto la legge alimenta e sostiene una politica paradossale per cui, da una parte, nega il diritto alla copia (anche quella per uso privato), e poi mette dei balzelli sui mezzi di registrazione. In Italia i supporti vergini (cd e dvd registrabili, nastri video e audiocassette) pagano già un balzello piuttosto salato alla Siae che poi lo ridistribuisce ai produttori di musica e film. In pratica serve a remunerarli per le eventuali copie “abusive” che dovessero essere fatti su quei supporti.
Il problema è che la copia privata è già ammessa per legge, e che il balzello colpisce anche se su quel Cd o quel nastro ci registro cose mie: foto, il video della comunione, un karaoke casalingo. Anche se quello che ci registro è libero da diritti, pago lo stesso.
La legge Urbani estende questo principio. Anzi, le modifiche introdotte dal Parlamento al decreto, allargano il principio ed estendono il balzello anche ai registratori, masterizzatori, hard disk. In pratica, pago due volte, sul registratore e sul supporto vergine, dei diritti anche se li uso per esercitare un mio diritto (fare una copia di un disco acquistato legittimamente) o per registrate materiale non protetto da copyright.
vo inserisco questo articolo con i dettagli:
da L'UNITA' on line
Riuscito il netstrike, presentate le modifiche alla legge Urbani
di Toni De Marchi
Il girotondo telematico “attorno” al sito Internet del ministero dei Beni culturali è riuscito: poco dopo le 15 di lunedì accedere alle pagine del ministero era impossibile. Non si sa quanti siano stati i cibernaviganti che si sono collegati contemporaneamente al sito, ma di sicuro sono stati molti, moltissimi se sono riusciti a “tirare giù” il sito nel giro di pochi minuti. La protesta era diretta contro la legge Urbani, approvata il 18 maggio dal Senato, che prevede una serie di sanzioni, anche penali, contro chi scambia in rete file musicali, video o di altro genere.
Una protesta civile, assolutamente legittima, anticipata di pochi minuti dalla presentazione del disegno di legge di modifica della legge, secondo quando era stato chiesto da un ordine del giorno votato quasi unanimemente. Lo ha annunciato il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, uno dei parlamentari più impegnati sul fronte dell’opposizione al decreto. «Oggi il presidente della VII Commissione del Senato ha depositato il DDL che lo corregge, dando seguito agli ordini del giorno da me presentati. Devo dare atto al Ministro Urbani e al Presidente Asciutti della tempestività con cui hanno rispettato gli impegni presi con i Verdi in cambio del ritiro degli emendamenti ostruzionistici». Aggiunge Cortiana che «la mobilitazione dei Verdi con il popolo della rete non si fermerà qui: dopo la pausa elettorale affinché sia approvato entro l'estate, prima che qualche magistrato eccessivamente zelante avvii indagini sulla base di una norma sbagliata ed eccessiva».
Il 25 maggio c’era stato un anticipo del netstrike: molti siti del governo, da quello della Presidenza del Consiglio a quello del Ministero dell’innovazione, bloccati per ore da una massa inusuale di richieste di accesso.
L’obiettivo della protesta è la legge 21 maggio 2004 n. 128, nata dalla conversione del decreto legge sul cinema che porta la firma del ministro dei Beni culturali. Questa legge, modificata e rimodificata dalle Camere durante i sessanta giorni disponibili per la sua approvazione, contiene alcune norme contro la cosiddetta “pirateria” informatica. In realtà, anziché tentare di colpire le organizzazione che violano il copyright e che traggono profitti enormi dall’attività di duplicazione e distribuzione a livello quasi industriale di musica e film piratati, la legge se la prende di fatto soltanto con chi si scambia per uso personale film, musica o altro. In pratica assume in toto la politica di criminalizzazione che le majors cinematografiche e del disco stanno da anni portando avanti contro ragazzini che usano il computer per trovare in rete la loro canzone preferita.
Una politica che ha le gambe corte, perché la dimensione del fenomeno è ormai tale (si parla di centinaia di milioni di file scaricati ogni anno) che è incontenibile con la semplice repressione.
Ma soprattutto la legge alimenta e sostiene una politica paradossale per cui, da una parte, nega il diritto alla copia (anche quella per uso privato), e poi mette dei balzelli sui mezzi di registrazione. In Italia i supporti vergini (cd e dvd registrabili, nastri video e audiocassette) pagano già un balzello piuttosto salato alla Siae che poi lo ridistribuisce ai produttori di musica e film. In pratica serve a remunerarli per le eventuali copie “abusive” che dovessero essere fatti su quei supporti.
Il problema è che la copia privata è già ammessa per legge, e che il balzello colpisce anche se su quel Cd o quel nastro ci registro cose mie: foto, il video della comunione, un karaoke casalingo. Anche se quello che ci registro è libero da diritti, pago lo stesso.
La legge Urbani estende questo principio. Anzi, le modifiche introdotte dal Parlamento al decreto, allargano il principio ed estendono il balzello anche ai registratori, masterizzatori, hard disk. In pratica, pago due volte, sul registratore e sul supporto vergine, dei diritti anche se li uso per esercitare un mio diritto (fare una copia di un disco acquistato legittimamente) o per registrate materiale non protetto da copyright.