Mecoita
13-02-2004, 09:10
Cosa fareste e cosa pensereste, voi, se il famosissimo ex arbitro nazionale e internazionale oltreché ex designatore degli arbitri italiani Paolo Casarin conosciuto, ascoltato e rispettato in tutta Europa e nel mondo come uno dei nostri fischietti più autorevoli di sempre, davanti a centinaia di migliaia di telespettatori, rivelasse in diretta dagli schermi di Telelombardia che: 1) «Alla vigilia di una partita del campionato in corso i designatori hanno chiamato a rapporto il fischietto appena designato per "consigliargli" vivamente di evitare ammonizioni verso i giocatori del match a lui affidato poiché una delle due squadre in questione sarebbe stata impegnata la settimana successiva in un big match, e sarebbe stato "sconveniente" affrontarlo con qualche giocatore importante squalificato». 2) «Il match di cui si parla è realmente terminato senza alcun ammonito ma l'arbitraggio, ovviamente, è risultato disastroso». 3) «Il guardalinee Andrea Consolo, quello che ha indotto l'arbitro Paparesta a convalidare il gol irregolare dell'Inter a Genova domenica scorsa, ha fatto carriera ed è arrivato fino a Marassi sopravanzando il migliore dei guardalinee in circolazione com'è Stevanato solo perché imparentato con il medico del presidente dell'Associazione Italiana Arbitri, Tullio Lanese».
Cosa fareste e cosa pensereste, voi, dopo avere ascoltato con le vostre orecchie tale gravissima e sconvolgente confessione-denuncia redatta e firmata dal "grande" Paolo Casarin martedì sera in diretta dagli studi di Telelombardia durante la seguitissima trasmissione di Fabio Ravezzani, "Qui Studio a Voi Stadio"?
Innanzitutto, come minimo, vi aspettereste che uno qualunque dei pezzi da novanta tirati in ballo, uno almeno tra l'accoppiata di designatori Bergamo-Pairetto e il capo dell'Aia, Lanese, avesse il buon senso, per l'istituzione che rappresenta e cioè per il buon nome del calcio italiano, di reagire in qualunque modo, se può, alla gravissima e inaudita denuncia di Paolo Casarin, eventualmente chiedendogli di "sputare il rospo" fino in fondo e indicare la partita incriminata, visto che sarebbe semplicissimo risalirvi per qualunque comune mortale (basta vedere quante gare che coinvolgono una grande squadra sono finite senza ammoniti, ed esattamente la domenica prima di un big match, praticamente un gioco da ragazzi), o in alternativa di dimostrare coi fatti e i regolamenti alla mano che Consolo aveva tutto il diritto di stare a Marassi ed eventualmente di sbagliare, come Stevanato quello di starsene a casa o chissà dove. E invece, no. Zitti e "schisci", i signori Bergamo, Pairetto e Lanese non solo subiscono il durissimo j'accuse di Casarin, ma lo avvalorano col loro inquietante silenzio dimostrando, evidentemente, di non avere nessun argomento buono per controbatterlo, difendersi e difendere la regolarità del campionato.
E allora, se nemmeno le persone coinvolte dicono che ha torto, perché non dovremmo crederci noi, a Paolo Casarin, che istintivamente ci è pure simpatico e appare una persona perbene, come hanno dimostrato di crederci le 240.000 persone incollate davanti alla tv per l'autorevole trasmissione di Ravezzani (che, proprio domenica scorsa, ha abbattuto lo storico muro dei 2milioni e 700.000 telespettatori e, quindi, nessuno può permettersi di ignorarla, nasconderla e censurarla nell'anonimato, soprattutto quando coglie una dettagliata e documentatissima "bordata" come questa) con la pioggia di telefonate ed e-mail scandalizzate spedite in redazione a Telelombardia?
Possibile che passi sotto silenzio la gravità delle minuziose e acuminate "spiegazioni" da esperto in materia di Paolo Casarin, mentre presidia i giornali l'infantile e ridicola pace tra Cirillo e Materazzi (ma se la facessero in casa loro, se vogliono, la pace, che non ha bisogno di essere esibita, anzi, per essere sincera)? Ma vi rendete conto di quali interrogativi scoperchia-avvalora-rilancia lo sfogo di un ex capo degli arbitri, per di più internazionale, per di più tra i più stimati e conosciuti?
Se fosse vero che i designatori impartiscono ordini travestiti da "consigli" agli arbitri designati, con meccanismo machiavellico, per evitare ammonizioni, qualunque cosa accada in campo, e solo allo scopo di prevenire "casini" a una grande squadra che sta per andarsi a giocare una partitissima, e vuole farlo al gran completo, significherebbe tre cose: 1) il calcio sarebbe nelle mani di persone disposte a chiudere un occhio (quattro) sulla regolarità di una singola partita, e quindi su chissà quante partite che loro ritengono "minori" o non strategiche, mettendo in conto e accettando che succeda qualunque nefandezza, pur di tutelare una "grande" e trasportarla senza danni verso un big match; ovvero questi designatori sarebbero faziosi, antisportivi, al di sotto della legge che proprio loro, invece, dovrebbero tutelare, e non garantirebbero la stessa applicazione della legge a tutte le squadre ma solo a qualcuna (tre o quattro); 2) esisterebbero arbitri disposti a mettere in atto questi consigli di bassa lega, e non quelli di dare o togliere rigori, pur di essere, evidentemente, designati; 3) esisterebbe un campionario di leve da manovrare (ammonizioni da dare e non dare; guardalinee esiliati e altri, misteriosamente, promossi...) non tanto per decidere chi vince o perde lo scudetto, ma chi deve arrivare a giocarselo senza essere "disturbato". Se vi sembra poco.
Cosa fareste e cosa pensereste, voi, dopo avere ascoltato con le vostre orecchie tale gravissima e sconvolgente confessione-denuncia redatta e firmata dal "grande" Paolo Casarin martedì sera in diretta dagli studi di Telelombardia durante la seguitissima trasmissione di Fabio Ravezzani, "Qui Studio a Voi Stadio"?
Innanzitutto, come minimo, vi aspettereste che uno qualunque dei pezzi da novanta tirati in ballo, uno almeno tra l'accoppiata di designatori Bergamo-Pairetto e il capo dell'Aia, Lanese, avesse il buon senso, per l'istituzione che rappresenta e cioè per il buon nome del calcio italiano, di reagire in qualunque modo, se può, alla gravissima e inaudita denuncia di Paolo Casarin, eventualmente chiedendogli di "sputare il rospo" fino in fondo e indicare la partita incriminata, visto che sarebbe semplicissimo risalirvi per qualunque comune mortale (basta vedere quante gare che coinvolgono una grande squadra sono finite senza ammoniti, ed esattamente la domenica prima di un big match, praticamente un gioco da ragazzi), o in alternativa di dimostrare coi fatti e i regolamenti alla mano che Consolo aveva tutto il diritto di stare a Marassi ed eventualmente di sbagliare, come Stevanato quello di starsene a casa o chissà dove. E invece, no. Zitti e "schisci", i signori Bergamo, Pairetto e Lanese non solo subiscono il durissimo j'accuse di Casarin, ma lo avvalorano col loro inquietante silenzio dimostrando, evidentemente, di non avere nessun argomento buono per controbatterlo, difendersi e difendere la regolarità del campionato.
E allora, se nemmeno le persone coinvolte dicono che ha torto, perché non dovremmo crederci noi, a Paolo Casarin, che istintivamente ci è pure simpatico e appare una persona perbene, come hanno dimostrato di crederci le 240.000 persone incollate davanti alla tv per l'autorevole trasmissione di Ravezzani (che, proprio domenica scorsa, ha abbattuto lo storico muro dei 2milioni e 700.000 telespettatori e, quindi, nessuno può permettersi di ignorarla, nasconderla e censurarla nell'anonimato, soprattutto quando coglie una dettagliata e documentatissima "bordata" come questa) con la pioggia di telefonate ed e-mail scandalizzate spedite in redazione a Telelombardia?
Possibile che passi sotto silenzio la gravità delle minuziose e acuminate "spiegazioni" da esperto in materia di Paolo Casarin, mentre presidia i giornali l'infantile e ridicola pace tra Cirillo e Materazzi (ma se la facessero in casa loro, se vogliono, la pace, che non ha bisogno di essere esibita, anzi, per essere sincera)? Ma vi rendete conto di quali interrogativi scoperchia-avvalora-rilancia lo sfogo di un ex capo degli arbitri, per di più internazionale, per di più tra i più stimati e conosciuti?
Se fosse vero che i designatori impartiscono ordini travestiti da "consigli" agli arbitri designati, con meccanismo machiavellico, per evitare ammonizioni, qualunque cosa accada in campo, e solo allo scopo di prevenire "casini" a una grande squadra che sta per andarsi a giocare una partitissima, e vuole farlo al gran completo, significherebbe tre cose: 1) il calcio sarebbe nelle mani di persone disposte a chiudere un occhio (quattro) sulla regolarità di una singola partita, e quindi su chissà quante partite che loro ritengono "minori" o non strategiche, mettendo in conto e accettando che succeda qualunque nefandezza, pur di tutelare una "grande" e trasportarla senza danni verso un big match; ovvero questi designatori sarebbero faziosi, antisportivi, al di sotto della legge che proprio loro, invece, dovrebbero tutelare, e non garantirebbero la stessa applicazione della legge a tutte le squadre ma solo a qualcuna (tre o quattro); 2) esisterebbero arbitri disposti a mettere in atto questi consigli di bassa lega, e non quelli di dare o togliere rigori, pur di essere, evidentemente, designati; 3) esisterebbe un campionario di leve da manovrare (ammonizioni da dare e non dare; guardalinee esiliati e altri, misteriosamente, promossi...) non tanto per decidere chi vince o perde lo scudetto, ma chi deve arrivare a giocarselo senza essere "disturbato". Se vi sembra poco.