c.m.g
15-10-2016, 09:44
venerdì 14 ottobre 2016
Un semplice scatto fotografico contiene anche tante informazioni sensibili. Ecco i metadati che condividiamo a nostra insaputa
Negli ultimi dieci anni ci siamo abituati a veder apparire sul Web foto e filmati privati, spesso intimi di celebrità (anche se in alcuni casi aleggiava il sospetto che si trattasse di una montatura ad arte), trafugati da qualche malintenzionato o diffusi da ex fidanzati in cerca di vendetta. Oggi le immagini private finiscono sul Web soprattutto in seguito a sottrazioni da parte di pirati informatici, che se le procurano semplicemente indovinando la password dell'account cloud della vittima.
Nel caso dei VIP, il furto delle foto private ha grande risonanza mediatica, ma ogni giorno migliaia di utenti comuni subiscono lo stesso tipo di furto.
In Rete appaiono infatti anche immagini di persone qualsiasi che, se sono abbastanza fortunate, rimangono anonime. Se non lo sono, assieme a foto e filmati appare anche la loro identità. In questi casi il dramma non è tanto la vergogna per la pubblicazione di materiale imbarazzante, ma la gogna pubblica: quando il loro volto e il loro nome "diventa sociale", chi le incontra finisce per adottare atteggiamenti di sufficienza o disprezzo, quasi fossero colpevoli di qualche orribile reato. Soprattutto se il materiale divulgato è scabroso le persone tendono a giudicare e a condannare le vittime in virtù della comune moralità, invece di comprendere che si è dinnanzi a una grave violazione della privacy e che la vittima in questione necessita di aiuto e supporto. Un po' come quando le vittime di stupro vengono giudicate come colpevoli al posto di chi ha usato la violenza.
A peggiorare le cose c'è il fatto che spesso le immagini trafugate guadagnano visibilità eccezionale in tempi brevissimi, ampliando subito la platea di persone a conoscenza dell'avvenuta violazione della privacy. Questo per due aspetti fondamentali: uno è che la Rete diffonde molto facilmente il materiale morboso. L'altro è che sul Web si scrive con la penna indelebile. Ciò che viene pubblicato su Internet, infatti, rimarrà in qualche modo sempre reperibile. Esiste il diritto all'oblio, secondo il quale un utente può chiede la rimozione di materiale che offenda la propria immagine (con qualche eccezione), ma non è una soluzione davvero definitiva: si applica soltanto ai server ospitati in Paesi che tutelano tale diritto (come l'Unione Europea) e comunque non ai siti della rete Tor, dove non esiste alcuna regola.Occhio alle "foto innocenti"
Continua su WebNews =========>> (http://punto-informatico.it/4348119/PI/News/pi-guide-proteggersi-dai-ladri-foto.aspx)
Fonte: Punto Informatico (http://punto-informatico.it/4348119/PI/News/pi-guide-proteggersi-dai-ladri-foto.aspx)
Un semplice scatto fotografico contiene anche tante informazioni sensibili. Ecco i metadati che condividiamo a nostra insaputa
Negli ultimi dieci anni ci siamo abituati a veder apparire sul Web foto e filmati privati, spesso intimi di celebrità (anche se in alcuni casi aleggiava il sospetto che si trattasse di una montatura ad arte), trafugati da qualche malintenzionato o diffusi da ex fidanzati in cerca di vendetta. Oggi le immagini private finiscono sul Web soprattutto in seguito a sottrazioni da parte di pirati informatici, che se le procurano semplicemente indovinando la password dell'account cloud della vittima.
Nel caso dei VIP, il furto delle foto private ha grande risonanza mediatica, ma ogni giorno migliaia di utenti comuni subiscono lo stesso tipo di furto.
In Rete appaiono infatti anche immagini di persone qualsiasi che, se sono abbastanza fortunate, rimangono anonime. Se non lo sono, assieme a foto e filmati appare anche la loro identità. In questi casi il dramma non è tanto la vergogna per la pubblicazione di materiale imbarazzante, ma la gogna pubblica: quando il loro volto e il loro nome "diventa sociale", chi le incontra finisce per adottare atteggiamenti di sufficienza o disprezzo, quasi fossero colpevoli di qualche orribile reato. Soprattutto se il materiale divulgato è scabroso le persone tendono a giudicare e a condannare le vittime in virtù della comune moralità, invece di comprendere che si è dinnanzi a una grave violazione della privacy e che la vittima in questione necessita di aiuto e supporto. Un po' come quando le vittime di stupro vengono giudicate come colpevoli al posto di chi ha usato la violenza.
A peggiorare le cose c'è il fatto che spesso le immagini trafugate guadagnano visibilità eccezionale in tempi brevissimi, ampliando subito la platea di persone a conoscenza dell'avvenuta violazione della privacy. Questo per due aspetti fondamentali: uno è che la Rete diffonde molto facilmente il materiale morboso. L'altro è che sul Web si scrive con la penna indelebile. Ciò che viene pubblicato su Internet, infatti, rimarrà in qualche modo sempre reperibile. Esiste il diritto all'oblio, secondo il quale un utente può chiede la rimozione di materiale che offenda la propria immagine (con qualche eccezione), ma non è una soluzione davvero definitiva: si applica soltanto ai server ospitati in Paesi che tutelano tale diritto (come l'Unione Europea) e comunque non ai siti della rete Tor, dove non esiste alcuna regola.Occhio alle "foto innocenti"
Continua su WebNews =========>> (http://punto-informatico.it/4348119/PI/News/pi-guide-proteggersi-dai-ladri-foto.aspx)
Fonte: Punto Informatico (http://punto-informatico.it/4348119/PI/News/pi-guide-proteggersi-dai-ladri-foto.aspx)