c.m.g
17-09-2013, 08:56
lunedì 16 settembre 2013
Confermati ufficialmente i sospetti sul coinvolgimento delle autorità statunitensi nel sacco di uno dei servizi di hosting più popolari sul network anonimizzatore di Tor. Il responsabile voleva tentare la fuga
Roma - Dopo lo scalpore e le prime reazioni seguite all'arresto dell'operatore di Freedom Hosting per attività di supporto alla pedopornografia (http://http://punto-informatico.it/3867517/PI/News/nsa-dietro-raid-contro-tor.aspx), arriva ora la conferma ufficiale di quello che molti già sospettavano: a "incastrare" Eric Eoin Marques e a buttare giù uno dei servizi di hosting più usati dai nodi del network di Tor sono stati gli agenti dell'FBI.
Il Bureau statunitense ammette il coinvolgimento (http://http://arstechnica.com/tech-policy/2013/09/fbi-admits-what-we-all-suspected-it-compromised-freedom-hostings-tor-servers/) nell'affaire Freedom Hosting per bocca dell'agente speciale Brooke Donahue, chiamato a testimoniare davanti a un giudice irlandese nel procedimento in corso contro l'attività online di Marques. L'uomo, che rischia l'estradizione verso gli USA, si è visto per l'ennesima volta negare la possibilità di uscire di galera su cauzione.
In realtà, stando a quanto ha rivelato Donahue, il sospetto "facilitatore" della circolazione di materiale pedopornografico sul network dei siti ".onion" si era accorto (http://http://www.wired.com/threatlevel/2013/09/freedom-hosting-fbi/) dell'intromissione di un agente "esterno" sui server di Freedom Hosting e aveva provato a intervenire mettendo temporaneamente fuori gioco l'FBI.Ma gli agenti statunitensi sono stati bravi a sfruttare una vulnerabilità nella versione ESR di Firefox 17, costringendo il browser degli utenti di Tor - tramite iframe malevolo - a comunicare l'indirizzo IP reale della macchina e non quello anonimizzato, per poi trasferire le informazioni su un server localizzato negli Stati Uniti.
Dietro quel server si nasconde un'organizzazione formalmente sconosciuta, a parte l'ISP - Verizon - e un datacenter localizzato ad Ashburn, nello stato della Virginia. Per quanto riguarda Marques, Donahue ha spiegato che l'uomo era alla (presunta) ricerca di un nuovo paese in cui trasferire se stesso e l'hosting (forse in Russia) così da rendere più problematica l'estradizione verso gli States.
Alfonso Maruccia
Fonte: Punto Informatico (http://http://punto-informatico.it/3890398/PI/News/freedom-hosting-mezzo-fbi.aspx)
Confermati ufficialmente i sospetti sul coinvolgimento delle autorità statunitensi nel sacco di uno dei servizi di hosting più popolari sul network anonimizzatore di Tor. Il responsabile voleva tentare la fuga
Roma - Dopo lo scalpore e le prime reazioni seguite all'arresto dell'operatore di Freedom Hosting per attività di supporto alla pedopornografia (http://http://punto-informatico.it/3867517/PI/News/nsa-dietro-raid-contro-tor.aspx), arriva ora la conferma ufficiale di quello che molti già sospettavano: a "incastrare" Eric Eoin Marques e a buttare giù uno dei servizi di hosting più usati dai nodi del network di Tor sono stati gli agenti dell'FBI.
Il Bureau statunitense ammette il coinvolgimento (http://http://arstechnica.com/tech-policy/2013/09/fbi-admits-what-we-all-suspected-it-compromised-freedom-hostings-tor-servers/) nell'affaire Freedom Hosting per bocca dell'agente speciale Brooke Donahue, chiamato a testimoniare davanti a un giudice irlandese nel procedimento in corso contro l'attività online di Marques. L'uomo, che rischia l'estradizione verso gli USA, si è visto per l'ennesima volta negare la possibilità di uscire di galera su cauzione.
In realtà, stando a quanto ha rivelato Donahue, il sospetto "facilitatore" della circolazione di materiale pedopornografico sul network dei siti ".onion" si era accorto (http://http://www.wired.com/threatlevel/2013/09/freedom-hosting-fbi/) dell'intromissione di un agente "esterno" sui server di Freedom Hosting e aveva provato a intervenire mettendo temporaneamente fuori gioco l'FBI.Ma gli agenti statunitensi sono stati bravi a sfruttare una vulnerabilità nella versione ESR di Firefox 17, costringendo il browser degli utenti di Tor - tramite iframe malevolo - a comunicare l'indirizzo IP reale della macchina e non quello anonimizzato, per poi trasferire le informazioni su un server localizzato negli Stati Uniti.
Dietro quel server si nasconde un'organizzazione formalmente sconosciuta, a parte l'ISP - Verizon - e un datacenter localizzato ad Ashburn, nello stato della Virginia. Per quanto riguarda Marques, Donahue ha spiegato che l'uomo era alla (presunta) ricerca di un nuovo paese in cui trasferire se stesso e l'hosting (forse in Russia) così da rendere più problematica l'estradizione verso gli States.
Alfonso Maruccia
Fonte: Punto Informatico (http://http://punto-informatico.it/3890398/PI/News/freedom-hosting-mezzo-fbi.aspx)