PDA

View Full Version : Ospedali e Asl sotto la lente del rating


Mythical Ork
26-04-2010, 13:54
LUNEDÍ 26 APRILE 2010
Ospedali e Asl sotto la lente del rating

Chi partorisce a Napoli e Palermo quasi sicuramente lo farà con un taglio cesareo. Al contrario al Fatebenefratelli di Erba, vicino a Como, nove madri su dieci non entrano in sala operatoria: i bimbi nascono per parto naturale. Si usa comunque poco il bisturi in Friuli e a Trento (23% dei casi), oltre che a Bolzano e in Toscana, dove solo un neonato su quattro nasce con il cesareo. Proprio come suggerisce l'Organizzazione mondiale della sanità che ha fissato al 20% l'asticella massima: chi la supera spreca risorse ed è inefficiente. È il caso della Campania, dove la media regionale di cesarei è addirittura del 61%, o della Sicilia, dove ben un bimbo su due (il 52% per l'esattezza) è "figlio del bisturi".
Questi sono solo alcuni dei mille esempi di "buona" e "cattiva" sanità che segnano in lungo e in largo il paese. Non solo tra le regioni, ma anche tra ospedale e ospedale. E che per la prima volta il ministero della Salute ha voluto fotografare con una maxi-operazione di trasparenza: da qualche giorno sono state pubblicate online tutte le performance sanitarie. Un diluvio di dati (pubblicati sul prossimo numero del Sole-24 Ore Sanità) che mostra un paese spaccato in due o tre parti. Un pugno di regioni "eccellenti" conquista la promozione a pieni voti: Toscana, Veneto ed Emilia Romagna. Che sui 28 indicatori più importanti (dei 34 complessivi) fanno il pieno di ottime e buone performance. Altre, un drappello concentrato al Centro-Nord, raggiunge la sufficienza. Ma ben nove, dal Lazio in giù, non superano il 50% di voti positivi. Tra queste ci sono bocciature sonanti: Calabria, Campania, Sicilia e Puglia. Regioni già "note" per casi di malasanità e bilanci sanitari in deficit, tanto che le prime tre sono state "commissariate" dal governo. A dimostrazione che «la cattiva sanità - come ha ricordato più volte il ministro della Salute, Ferruccio Fazio - costa più di quella buona».
Una frattura Nord-Sud, con enormi variabilità anche all'interno di una stessa regione, che diventa sempre più evidente se si snocciolano uno per uno i dati raccolti dalla Scuola Sant'Anna di Pisa per il ministero della Salute. È il caso dei cosiddetti ricoveri "inappropriati" che costano caro alle casse regionali: in sostanza si ricorre all'ospedale quando se ne potrebbe fare a meno grazie a servizi migliori sul territorio. A cominciare dal proprio medico di famiglia che dovrebbe gestire in modo più efficace i propri assistiti, soprattutto quelli con patologie croniche. Ebbene chi soffre di scompenso cardiaco, diabete e broncopneumatie al Sud ha molte più probabilità di finire in ospedale per qualche complicazione rispetto a un cittadino del Nord. E così, per esempio, ad Aosta si contano solo 8 ricoveri per diabete ogni 100mila abitanti contro i 181 di chi abita a Lagonegro in Basilicata. Mentre a Firenze sono meno di sei i ricoveri per scompenso cardiaco contro i 588 nell'Asl 2 di Salerno. Come dire che ad Aosta e Firenze funziona molto meglio la "presa in carico" del paziente sul territorio, al di fuori dell'ospedale, rispetto a Lagonegro e Salerno. Con meno disagi per i malati e tanti risparmi per le casse delle aziende sanitarie.
Un altro esempio eclatante del distacco tra Nord e Sud si nota anche nella capacità di operare in tempi brevi chi ha subìto una frattura del femore: se si vuole garantire un recupero rapido e completo del paziente è, infatti, cruciale non perdere tempo. Come si comportano i nostri ospedali? Ancora una volta male al Sud dove, per esempio, in diverse Asl sarde, campane, laziali e siciliane non si opera prima di due giorni. Mentre al contrario nella Asl di Cremona tutti gli interventi avvengono prima di 48 ore.
Non sempre però le classifiche rispecchiano le diverse realtà locali. Così un'azienda sanitaria con un'alta incidenza di cesarei in una regione dove invece se ne fanno pochi è indice che la maggior parte degli interventi chirurgici si sono concentrati lì. Oppure, un basso tasso di ospedalizzazione in Asl di regioni con valori molto sopra la media possono essere indice non di "appropriatezza", ma di poco appeal per quegli ospedali.
È indubbio, comunque, che "voti" e "pagelle" saranno sempre più importanti. Non solo per incentivare regioni e ospedali a migliorare. Ma perché da questi dati si partirà, lo ha assicurato lo stesso ministro Fazio, per provare a costruire i costi standard della sanità annunciati dalla riforma del federalismo fiscale. Un crocevia per tutti: chi non si adeguerà ai migliori resterà indietro anche sui finanziamenti.


di Marzio Bartoloni e Paolo Del Bufalo
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/04/ospedali-asl-rating.shtml

Ciao
Orlando

PS: Chi è pratico del sito può far uscire i grafici che sono interessanti? Io leggo il giornale, non sono abituale del sito.

superanima
26-04-2010, 14:05
È indubbio, comunque, che "voti" e "pagelle" saranno sempre più importanti. Non solo per incentivare regioni e ospedali a migliorare. Ma perché da questi dati si partirà, lo ha assicurato lo stesso ministro Fazio, per provare a costruire i costi standard della sanità annunciati dalla riforma del federalismo fiscale. Un crocevia per tutti: chi non si adeguerà ai migliori resterà indietro anche sui finanziamenti.


speriamo, se ci riescono sarebbe una rivoluzione.

frankytop
26-04-2010, 14:14
Fini & C.che faranno,romperanno i cojones per la bestemmia che rappresenta il federalismo fiscale?

Mythical Ork
26-04-2010, 14:32
Fini & C.che faranno,romperanno i cojones per la bestemmia che rappresenta il federalismo fiscale?
Ecco:
Quanto al federalismo, Fini dice: "Io non sono contro il federalismo", aggiunge, "ma non a ogni costo e deve essere garanzia di coesione". Lui comunque è disposto a incontrare Umberto Bossi per discuterne.



Ciao
Orlando

frankytop
26-04-2010, 16:01
Ecco:

Quanto al federalismo, Fini dice: "Io non sono contro il federalismo", aggiunge, "ma non a ogni costo e deve essere garanzia di coesione". Lui comunque è disposto a incontrare Umberto Bossi per discuterne.


Ciao
Orlando

Mah,mi sembra una frase criptica che può significare tutto e niente.
Cmq il fatto che questo qui voglia ancora discuterne dopo che se ne discute già da un'eternità non mi fa presagire niente di buono.

Se metterà i bastoni fra le ruote otterrà solo una radicalizzazione dello scontro tra norde sud e sarà peggio per tutti.

ironmanu
26-04-2010, 16:16
LUNEDÍ 26 APRILE 2010
Ospedali e Asl sotto la lente del rating

Chi partorisce a Napoli e Palermo quasi sicuramente lo farà con un taglio cesareo. Al contrario al Fatebenefratelli di Erba, vicino a Como, nove madri su dieci non entrano in sala operatoria: i bimbi nascono per parto naturale. Si usa comunque poco il bisturi in Friuli e a Trento (23% dei casi), oltre che a Bolzano e in Toscana, dove solo un neonato su quattro nasce con il cesareo. Proprio come suggerisce l'Organizzazione mondiale della sanità che ha fissato al 20% l'asticella massima: chi la supera spreca risorse ed è inefficiente. È il caso della Campania, dove la media regionale di cesarei è addirittura del 61%, o della Sicilia, dove ben un bimbo su due (il 52% per l'esattezza) è "figlio del bisturi".
Questi sono solo alcuni dei mille esempi di "buona" e "cattiva" sanità che segnano in lungo e in largo il paese. Non solo tra le regioni, ma anche tra ospedale e ospedale. E che per la prima volta il ministero della Salute ha voluto fotografare con una maxi-operazione di trasparenza: da qualche giorno sono state pubblicate online tutte le performance sanitarie. Un diluvio di dati (pubblicati sul prossimo numero del Sole-24 Ore Sanità) che mostra un paese spaccato in due o tre parti. Un pugno di regioni "eccellenti" conquista la promozione a pieni voti: Toscana, Veneto ed Emilia Romagna. Che sui 28 indicatori più importanti (dei 34 complessivi) fanno il pieno di ottime e buone performance. Altre, un drappello concentrato al Centro-Nord, raggiunge la sufficienza. Ma ben nove, dal Lazio in giù, non superano il 50% di voti positivi. Tra queste ci sono bocciature sonanti: Calabria, Campania, Sicilia e Puglia. Regioni già "note" per casi di malasanità e bilanci sanitari in deficit, tanto che le prime tre sono state "commissariate" dal governo. A dimostrazione che «la cattiva sanità - come ha ricordato più volte il ministro della Salute, Ferruccio Fazio - costa più di quella buona».
Una frattura Nord-Sud, con enormi variabilità anche all'interno di una stessa regione, che diventa sempre più evidente se si snocciolano uno per uno i dati raccolti dalla Scuola Sant'Anna di Pisa per il ministero della Salute. È il caso dei cosiddetti ricoveri "inappropriati" che costano caro alle casse regionali: in sostanza si ricorre all'ospedale quando se ne potrebbe fare a meno grazie a servizi migliori sul territorio. A cominciare dal proprio medico di famiglia che dovrebbe gestire in modo più efficace i propri assistiti, soprattutto quelli con patologie croniche. Ebbene chi soffre di scompenso cardiaco, diabete e broncopneumatie al Sud ha molte più probabilità di finire in ospedale per qualche complicazione rispetto a un cittadino del Nord. E così, per esempio, ad Aosta si contano solo 8 ricoveri per diabete ogni 100mila abitanti contro i 181 di chi abita a Lagonegro in Basilicata. Mentre a Firenze sono meno di sei i ricoveri per scompenso cardiaco contro i 588 nell'Asl 2 di Salerno. Come dire che ad Aosta e Firenze funziona molto meglio la "presa in carico" del paziente sul territorio, al di fuori dell'ospedale, rispetto a Lagonegro e Salerno. Con meno disagi per i malati e tanti risparmi per le casse delle aziende sanitarie.
Un altro esempio eclatante del distacco tra Nord e Sud si nota anche nella capacità di operare in tempi brevi chi ha subìto una frattura del femore: se si vuole garantire un recupero rapido e completo del paziente è, infatti, cruciale non perdere tempo. Come si comportano i nostri ospedali? Ancora una volta male al Sud dove, per esempio, in diverse Asl sarde, campane, laziali e siciliane non si opera prima di due giorni. Mentre al contrario nella Asl di Cremona tutti gli interventi avvengono prima di 48 ore.
Non sempre però le classifiche rispecchiano le diverse realtà locali. Così un'azienda sanitaria con un'alta incidenza di cesarei in una regione dove invece se ne fanno pochi è indice che la maggior parte degli interventi chirurgici si sono concentrati lì. Oppure, un basso tasso di ospedalizzazione in Asl di regioni con valori molto sopra la media possono essere indice non di "appropriatezza", ma di poco appeal per quegli ospedali.
È indubbio, comunque, che "voti" e "pagelle" saranno sempre più importanti. Non solo per incentivare regioni e ospedali a migliorare. Ma perché da questi dati si partirà, lo ha assicurato lo stesso ministro Fazio, per provare a costruire i costi standard della sanità annunciati dalla riforma del federalismo fiscale. Un crocevia per tutti: chi non si adeguerà ai migliori resterà indietro anche sui finanziamenti.


di Marzio Bartoloni e Paolo Del Bufalo
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/04/ospedali-asl-rating.shtml

Ciao
Orlando

PS: Chi è pratico del sito può far uscire i grafici che sono interessanti? Io leggo il giornale, non sono abituale del sito.

C.V.D. :rolleyes: il federalismo non si farà mai... Da una prima analisi dell'articolo è evidente che, soprattuttto al sud, c'è un puttanaio di gente da mantenere (per l'unico motivo che "sta al mondo") tramite la sanità ed il suo indotto. Se si cercherà di impostare livelli di spesa standardizzati sulla base delle regioni più virtuose, questa moltitudine comincerà a fare tanto di quel bordello da sommergerci tutti. chiagni&fotti insomma!:rolleyes:

ciccio er meglio
26-04-2010, 16:23
guardate che hanno combinato a cosenza:muro:

Il cappellano si è accorto
che il corpicino respirava
COSENZA
Ha cessato di vivere nella notte, intorno alle 3, il corpicino del piccolo di 22 settimane che era sopravvissuto ad un aborto terapeutico sabato nell’ospedale di Rossano (Cosenza). Qui si era recata la giovane che, come raccontano oggi i quotidiani «Gazzetta del Sud» e «Calabria Ora», alla sua prima gravidanza aveva però deciso di interromperla per la presenza di una malformazione del nascituro, il cui quadro clinico era assai grave anche per via delle 22 settimane di gestazione.

Tutto sembrava essere andato secondo programma. Ma ieri mattina il cappellano dell’ospedale, che si era recato a pregare sul feto, si è invece accorto che questo aveva ancora il cuore che batteva. Allertati i sanitari, il corpicino, di appena 300 grammi, era stato trasportato al nosocomio di Cosenza. Inutili però i tentativi di tenerlo in vita.

Gli agenti del commissariato di Rossano hanno già acquisito la cartella clinica e nelle prossime ore saranno ascoltati i medici che hanno effettuato l’intervento di interruzione di gravidanza. In particolare gli inquirenti stanno cercando di accertare se ci sono state negligenze, da parte del personale medico, che avrebbe dovuto accertarsi del decesso subito dopo l’interruzione di gravidanza.

ironmanu
26-04-2010, 16:26
guardate che hanno combinato a cosenza:muro:

sentito oggi, boh pare impossibile :rolleyes:

dave4mame
26-04-2010, 16:28
uhm... un feto di 3 etti non lo salvi manco se VUOI.

ad ogni modo... manco la lombardia scherza con i cesarei.

חוה
26-04-2010, 16:36
nell'ospedale di cui :sgrat: dovrei servirmi, hanno , parlando di cesari, la sala operatoria 4 piani sotto il reparto di ostetricia ( in pratica nel blocco operatorio 'generico' e non all'interno del repartoe) : questo implica che, dovendo allertare una struttura 'a parte', i medici alle prime avvisaglie decidano per il cesareo perchè se fatto come 'ultima spiaggia ' c'è il concreto rischio che non si faccia in tempo

ah, non some funzioni ma l'intervento chirurgico viene pagato a parte dal al medico ginecologo che lo esegue, benchè dipendente dello stesso p.o.

2+2

in compenso i femori li operano solo di martedì e giovedì: se ti rompi di venerdì tocca aspettare :D

Lorekon
26-04-2010, 17:51
uhm... un feto di 3 etti non lo salvi manco se VUOI.

ad ogni modo... manco la lombardia scherza con i cesarei.

già.
Soprattutto se malformato.

bisogna riconoscere però che la vicenda è raccapricciante, a me solo l'idea fa un'impressione bestiale :(

Lorekon
26-04-2010, 17:53
la politica dei cesarei a manetta andrebbe effettivamente controllata meglio.
avevo letto un articolo in cui si parlava di numeri impressionanti, tipo un 30 % di cesarei, tipo il 30 %.
E' oggettivamente un abuso clamoroso della pratica.
http://www.magazine.unibo.it/Magazine/Notizie/2008/05/13/Taglio_cesareo.htm
http://www.gravidanzaonline.it/news/1146.html