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View Full Version : la verità prima o poi viene sempre a galla....


marcello1854
25-04-2010, 12:15
Anche se qualcuno con la casacca verde ci dovesse rimanere un pò male....

Marco Travaglio

L’importanza di chiamarsi Umberto


Oltreché il più abile,
Umberto Bossi è anche il politico italiano più fortunato.

Da almeno 25 anni, grazie all’insipienza dei suoi cosiddetti avversari
e alla creduloneria dei suoi elettori,
tiene in piedi un partito senza senso
che non potrebbe esistere in nessun altro paese del mondo.

Pokerista maestro del bluff,
si ritrova al tavolo altri giocatori seduti al tavolo con lui
che non vanno mai a vedere.

Così lui vince sempre, anche se in mano ha una coppia,
spesso manco quella.

Diplomato per corrispondenza alla scuola Radioelettra,
studente svogliato e scarsino a Medicina,
nei primi anni ‘60 Bossi aveva all’attivo un paio di esami,
ma ogni tanto, racconta la sorella, dava una festa di laurea e gabbava tutti uscendo di casa con la valigetta da medico condotto,
salvo poi girare l’angolo per raggiungere gli amici al biliardo.

Difficile, all’epoca, distinguere la sua vocazione politica dall’esigenza di sbarcare il lunario senza lavorare.

Le idee erano piuttosto confuse,
tant’è che il giovin Umberto partì dalla sezione Pci di Samarate (Varese);
poi conobbe Bruno Salvadori, capo dell’Union Valdotaine,
e s’infatuò dell’autonomismo;
nel 1980 fondò l’Unione Nordoccidentale Lombarda per l’Autonomia, poi la Lega Autonomista Lombarda, poi la Lega Lombarda,
che a fine anni ‘80 confluì con altri gruppetti nordisti nella Lega nord e approdò in Parlamento nell’87.

Ebbe una funzione storica positiva due volte, quando seppe pensare in grande,
da partito nazionale:
accompagnando il crollo della Prima Repubblica con Tangentopoli nel 1992-‘93
e rovesciando il primo governo-regime di Berlusconi nel ’94.

Oggi la Lega è il partito più antico su piazza.

Senz’aver mai superato il 12% dei voti validi,
da 15 anni fa il bello e il cattivo tempo,
tiene in pugno Berlusconi e il Pdl,
decide chi vince e chi perde le elezioni,
impone leggi razziali e incostituzionali sull’immigrazione e, in sede locale, ordinanze che violano gli elementari diritti umani nel silenzio delle autorità nazionali ed europee.

Ma, dei punti qualificanti (si fa per dire) del suo programma,
non ne ha mai realizzato uno.


E’ la sua fortuna.

La secessione (nelle più pittoresche versioni:
le cinque macroregioni di Miglio,
le tre maxiregioni di Speroni e via delirando sarebbe stata una jattura,
ma nel ‘98 fu scongiurata dall’aggancio dell’Italia all’Ue.

Bossi ripiegò sulla “devolution” modello scozzese,
senza sapere cosa fosse.

Una boiata pazzesca che divenne legge costituzionale,
ma per fortuna (anche sua) non entrò mai in vigore,
perché spazzata via nel referendum del 2006.

Lui, finito un mantra, se ne inventò subito un altro:
il “federalismo fiscale”.

E il popolo padano sempre dietro,
plaudente e adorante sotto il palco di un capo che lo intorta con frasi vuote
ma altisonanti e patacche da teleimbonitore,
tipo la moneta padana (il “Calderòlo”),
l’asta delle zolle di Pontida,
la banca padana Credieuronord
(fallita appena aperta: 8 milioni di buco, centinaia di risparmiatori truffati, gli amministratori leghisti salvati dall’ottimo Fiorani).

Ora che il federalismo fiscale è legge-delega,
l’Italia rischia di trasformarsi in Stato federale
senza che nessuno sappia se ci guadagneremo o ci rimetteremo.

Tremonti, sui costi dei decreti attuativi, allarga le braccia:
“Siamo nell’imponderabile”.

Sartori giura che sarà un altro salasso.

Il peggio che possa capitare a Bossi è che il federalismo si realizzi:
lui dovrebbe inventarsi un altro traguardo per spingere in avanti la frontiera padana;
e, soprattutto, la gente costretta a pagare più tasse se la prenderebbe con lui.

Potrebbero persino materializzarsi i celebri “300 mila padani armati di fucile”: contro di lui, però.

Per questo, sotto sotto,
l’Umberto è felicissimo del divorzio tra Berlusconi e Fini
(che chiede di rivedere proprio il federalismo).

Così potrà tenere coperto un’altra volta il suo bluff,
strillare alla vittoria mutilata,
prendersela con Roma ladrona che “blocca il cambiamento”
e campare di rendita per un altro po’,
cogliendo pure un’ottima scusa per scaricare il Banana ormai marcio fradicio.

Un genio....


(Il Fatto Quotidiano del 25 Aprile 2010)

fuocoz
25-04-2010, 14:31
E si è pure dimenticato di parlare della trota :asd:

Alien
25-04-2010, 14:40
Che Bossi sia politicamente un genio e non uno zotico montanaro analfabeta come tanti dicono l'ho sempre pensato.
Il problema è che è un genio a destreggiarsi per mantenere e acquisire voti e non per realizzare qualcosa di utile per l'Italia e gli italiani.

ilguercio
25-04-2010, 14:55
Bah,io un genio lo definisco tale quando ha a che fare con la risoluzione di problemi non ancora risolti,non con gente volubile e manipolabile che inneggia alla cacciata dello straniero per mezzo di cori da bar di paese.
Furbo si,genio manco per il cazzo.

thewebsurfer
25-04-2010, 15:02
Bah,io un genio lo definisco tale quando ha a che fare con la risoluzione di problemi non ancora risolti,non con gente volubile e manipolabile che inneggia alla cacciata dello straniero per mezzo di cori da bar di paese.
Furbo si,genio manco per il cazzo.

esattamente quello che ho pensato io, ma ovviamente la parola genio è usata in maniera ironica

whistler
25-04-2010, 15:03
Bah,io un genio lo definisco tale quando ha a che fare con la risoluzione di problemi non ancora risolti,non con gente volubile e manipolabile che inneggia alla cacciata dello straniero per mezzo di cori da bar di paese.
Furbo si,genio manco per il cazzo.

non è lui ad essere furbo , sono i suoi elettori che hanno bassi "standard"

ilguercio
25-04-2010, 15:06
esattamente quello che ho pensato io, ma ovviamente la parola genio è usata in maniera ironica
Si certo,ho capito,alla fine è la stessa solfa di Berlusconi.
non è lui ad essere furbo , sono i suoi elettori che hanno bassi "standard"

Ovviamente,quando si parla di partiti e rapporto con gli elettori vale tanto la furbizia del leader quanto la "creduloneria" dei votanti.

Crazy rider89
25-04-2010, 15:11
riservato: sisi fate dell'ironia tanto non appena arriverà il federalismo....:O

gugoXX
25-04-2010, 15:22
il problema è che uno che è un "genio" per gli italiani, di solito è al livello di un ritardato mentale in qualsiasi altro paese del mondo...
;)

Voi che siete tanto furbi inveve guardate in che situazione state :asd:

first register
25-04-2010, 15:35
Anche se qualcuno con la casacca verde ci dovesse rimanere un pò male....

Marco Travaglio

L’importanza di chiamarsi Umberto


Oltreché il più abile,
Umberto Bossi è anche il politico italiano più fortunato.

Da almeno 25 anni, grazie all’insipienza dei suoi cosiddetti avversari
e alla creduloneria dei suoi elettori,
tiene in piedi un partito senza senso
che non potrebbe esistere in nessun altro paese del mondo.

Pokerista maestro del bluff,
si ritrova al tavolo altri giocatori seduti al tavolo con lui
che non vanno mai a vedere.

Così lui vince sempre, anche se in mano ha una coppia,
spesso manco quella.

Diplomato per corrispondenza alla scuola Radioelettra,
studente svogliato e scarsino a Medicina,
nei primi anni ‘60 Bossi aveva all’attivo un paio di esami,
ma ogni tanto, racconta la sorella, dava una festa di laurea e gabbava tutti uscendo di casa con la valigetta da medico condotto,
salvo poi girare l’angolo per raggiungere gli amici al biliardo.

Difficile, all’epoca, distinguere la sua vocazione politica dall’esigenza di sbarcare il lunario senza lavorare.

Le idee erano piuttosto confuse,
tant’è che il giovin Umberto partì dalla sezione Pci di Samarate (Varese);
poi conobbe Bruno Salvadori, capo dell’Union Valdotaine,
e s’infatuò dell’autonomismo;
nel 1980 fondò l’Unione Nordoccidentale Lombarda per l’Autonomia, poi la Lega Autonomista Lombarda, poi la Lega Lombarda,
che a fine anni ‘80 confluì con altri gruppetti nordisti nella Lega nord e approdò in Parlamento nell’87.

Ebbe una funzione storica positiva due volte, quando seppe pensare in grande,
da partito nazionale:
accompagnando il crollo della Prima Repubblica con Tangentopoli nel 1992-‘93
e rovesciando il primo governo-regime di Berlusconi nel ’94.

Oggi la Lega è il partito più antico su piazza.

Senz’aver mai superato il 12% dei voti validi,
da 15 anni fa il bello e il cattivo tempo,
tiene in pugno Berlusconi e il Pdl,
decide chi vince e chi perde le elezioni,
impone leggi razziali e incostituzionali sull’immigrazione e, in sede locale, ordinanze che violano gli elementari diritti umani nel silenzio delle autorità nazionali ed europee.

Ma, dei punti qualificanti (si fa per dire) del suo programma,
non ne ha mai realizzato uno.


E’ la sua fortuna.

La secessione (nelle più pittoresche versioni:
le cinque macroregioni di Miglio,
le tre maxiregioni di Speroni e via delirando sarebbe stata una jattura,
ma nel ‘98 fu scongiurata dall’aggancio dell’Italia all’Ue.

Bossi ripiegò sulla “devolution” modello scozzese,
senza sapere cosa fosse.

Una boiata pazzesca che divenne legge costituzionale,
ma per fortuna (anche sua) non entrò mai in vigore,
perché spazzata via nel referendum del 2006.

Lui, finito un mantra, se ne inventò subito un altro:
il “federalismo fiscale”.

E il popolo padano sempre dietro,
plaudente e adorante sotto il palco di un capo che lo intorta con frasi vuote
ma altisonanti e patacche da teleimbonitore,
tipo la moneta padana (il “Calderòlo”),
l’asta delle zolle di Pontida,
la banca padana Credieuronord
(fallita appena aperta: 8 milioni di buco, centinaia di risparmiatori truffati, gli amministratori leghisti salvati dall’ottimo Fiorani).

Ora che il federalismo fiscale è legge-delega,
l’Italia rischia di trasformarsi in Stato federale
senza che nessuno sappia se ci guadagneremo o ci rimetteremo.

Tremonti, sui costi dei decreti attuativi, allarga le braccia:
“Siamo nell’imponderabile”.

Sartori giura che sarà un altro salasso.

Il peggio che possa capitare a Bossi è che il federalismo si realizzi:
lui dovrebbe inventarsi un altro traguardo per spingere in avanti la frontiera padana;
e, soprattutto, la gente costretta a pagare più tasse se la prenderebbe con lui.

Potrebbero persino materializzarsi i celebri “300 mila padani armati di fucile”: contro di lui, però.

Per questo, sotto sotto,
l’Umberto è felicissimo del divorzio tra Berlusconi e Fini
(che chiede di rivedere proprio il federalismo).

Così potrà tenere coperto un’altra volta il suo bluff,
strillare alla vittoria mutilata,
prendersela con Roma ladrona che “blocca il cambiamento”
e campare di rendita per un altro po’,
cogliendo pure un’ottima scusa per scaricare il Banana ormai marcio fradicio.

Un genio....


(Il Fatto Quotidiano del 25 Aprile 2010)

nun me piace














:asd:

thewebsurfer
25-04-2010, 15:36
Voi che siete tanto furbi inveve guardate in che situazione state :asd:

ma voi chi?:doh:
cvd

Alien
25-04-2010, 15:41
il problema è che uno che è un "genio" per gli italiani, di solito è al livello di un ritardato mentale in qualsiasi altro paese del mondo...
;)

beh, allora non ho idea di come chiamare i dirigenti del PD che non riescono a fermare l'emoraggia di voti che hanno da anni.

shake
25-04-2010, 15:45
beh, allora non ho idea di come chiamare i dirigenti del PD che non riescono a fermare l'emoraggia di voti che hanno da anni.

Massa di incompetenti che dovrebbero dedicarsi all'Itticoltura !

ps non trovavo nessuna volgarità per rendere meglio il concetto, un vero peccato...

first register
25-04-2010, 15:47
Voi che siete tanto furbi inveve guardate in che situazione state :asd:

Infatti imho il punto è proprio questo, la lega nord è un partito che difficilmente avrà successo nel centro-sud, anche perchè in queste regioni la lega è praticamente assente dalla scena politica.
Rimane il fatto che per l'Italia i problemi morali del PDL sono ben più gravi dell'assenza di idee del PD, Travaglio avrebbe potuto risparmiare Bossi.