jarry
19-03-2010, 11:00
L' ultima barzelletta di Silvio B: "In tre anni sconfiggeremo la mafia, la camorra e la 'ndrangheta". Nel frattempo...
Le elezioni in quattro regioni del Sud sono condizionate dalla criminalità organizzata, che oggi non si limita a fornire pacchetti di voti ai partiti ma scende in campo con candidati propri, politici-affaristi che poi saranno a tempo pieno al servizio delle cosche. È il modello Di Girolamo. L'obiettivo è mettere le mani su parte dei 170 miliardi all'anno gestiti dalle Regioni. Soprattutto appalti di ospedali e Asl, convenzioni esterne e consulenze della sanità, fondi per la formazione.
Alcuni numeri:
30 mila affiliati organici alle cosche
7.000 persone denunciate per associazione mafiosa negli ultimi 3 anni
100.000 galoppini del voto inquinato
15.000 euro il costo per l'elezione in Regione per le 'ndrine calabresi
60.000 euro il costo a Napoli con anche la promessa di lavori pubblici e forniture per i clan
Il 10% dei candidati segnalati all'Antimafia ha già subito una condanna o un rinvio a giudizio o un'indagine per voto di scambio con i clan
Il caso più clamoroso è a Napoli. Roberto Conte, espulso dai Verdi e dal Pd, torna in una lista che sostiene il candidato presidente del Pdl, Stefano Caldoro. L'ex consigliere regionale è stato condannato in primo grado, otto mesi fa, per concorso esterno in associazione mafiosa, con l'accusa di avere acquistato dalla camorra la sua elezione alle regionali del 2000. Ora ha scelto la lista Alleanza di popolo. Il padrino pentito Giuseppe Misso ha confermato il patto politico-mafioso con Conte. Da Conte ha preso le distanze, ufficialmente, persino Nicola Cosentino, il coordinatore campano del Pdl per il quale il Gip di Napoli ha chiesto l'arresto per concorso in associazione mafiosa.
A Caserta per la Provincia l'Udc mette in lista Luigi Cassandra che, in campagna elettorale, riceve una diffida dei carabinieri a non frequentare più personaggi in odore di camorra. Il partito lo invita a ritirarsi. Ma lui rifiuta, e annuncia addirittura un ricorso.
In Puglia corre Mario Cito, tarantino, numero uno della lista civica che sostiene il candidato presidente del Pdl Rocco Palese a Taranto, figlio di quel Giancarlo condannato fino in Cassazione per associazione mafiosa. Lui, il figlio, non ha accuse a carico. Anzi, una sì: quella di aver messo sui suoi manifesti elettorali la foto di papà invece della propria.
In Basilicata tra i candidati al consiglio regionale rispunta Luigi Scaglione, capolista per la lista Popolari uniti che appoggia il candidato presidente di centrosinistra, Vito De Filippo. Scaglione è indagato della procura di Potenza per concorso esterno in associazione mafiosa: è accusato di essere stato alla Regione l'uomo di riferimento del clan camorristico guidato dal boss Antonio Cossidente, ora in cella.
In Calabria con 15.000 euro si compra il voto di un'intera cittadina. Cassano Jonico per esempio. In pratica si acquista un seggio. Lo ha fatto nel 2005 Franco La Rupa, ex consigliere regionale dell'Udeur. "Fu lui - scrivono i pm di Reggio - a stringere un accordo con Antonio Forastefano, boss della 'ndrangheta, in forza del quale si impegnava a corrispondere denaro in cambio di voti". 15.000 euro, appunto. La Rupa ora non ci riprova ma con la lista Noi Sud, che appoggia il candidato presidente del Pdl, Giuseppe Scoppelliti, c'è suo figlio Antonio. "Vergogna", ha gridato in commissione Antimafia Angela Napoli, deputata del Pdl che contro "queste candidature in odore di 'ndrangheta" ha annunciato che alle prossime elezioni non andrà a votare.
In Calabria, secondo i dati arrivati all'Antimafia, i candidati a rischio sono 21: 16 sostengono Scopellitti e 5 Loiero. La Napoli fa alcuni nomi: il primo è quello di Tommaso Signorelli (Socialisti uniti), anche lui con Scopellitti presidente. Fu arrestato nel 2007 nell'inchiesta della Dda di Catanzaro che portò allo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, del Comune di Amantea. Era lui - dice la procura antimafia - "il politico di riferimento del clan" che per anni avrebbe favorito i Gentile-Africano nell'acquisizione degli appalti e dei servizi nel porto di Amantea. Capolista dell'Udc (che qui corre con il Pdl) è Pasquale Tripodi, ex assessore regionale Udeur. Di lui parla il pentito Cosimo Virgiglio, e dei suoi rapporti con il boss Rocco Molé, poi fatto fuori dai cugini Piromalli nel 2008.
http://www.repubblica.it/politica/2010/03/19/news/mafia_regionali-2753846/
Le elezioni in quattro regioni del Sud sono condizionate dalla criminalità organizzata, che oggi non si limita a fornire pacchetti di voti ai partiti ma scende in campo con candidati propri, politici-affaristi che poi saranno a tempo pieno al servizio delle cosche. È il modello Di Girolamo. L'obiettivo è mettere le mani su parte dei 170 miliardi all'anno gestiti dalle Regioni. Soprattutto appalti di ospedali e Asl, convenzioni esterne e consulenze della sanità, fondi per la formazione.
Alcuni numeri:
30 mila affiliati organici alle cosche
7.000 persone denunciate per associazione mafiosa negli ultimi 3 anni
100.000 galoppini del voto inquinato
15.000 euro il costo per l'elezione in Regione per le 'ndrine calabresi
60.000 euro il costo a Napoli con anche la promessa di lavori pubblici e forniture per i clan
Il 10% dei candidati segnalati all'Antimafia ha già subito una condanna o un rinvio a giudizio o un'indagine per voto di scambio con i clan
Il caso più clamoroso è a Napoli. Roberto Conte, espulso dai Verdi e dal Pd, torna in una lista che sostiene il candidato presidente del Pdl, Stefano Caldoro. L'ex consigliere regionale è stato condannato in primo grado, otto mesi fa, per concorso esterno in associazione mafiosa, con l'accusa di avere acquistato dalla camorra la sua elezione alle regionali del 2000. Ora ha scelto la lista Alleanza di popolo. Il padrino pentito Giuseppe Misso ha confermato il patto politico-mafioso con Conte. Da Conte ha preso le distanze, ufficialmente, persino Nicola Cosentino, il coordinatore campano del Pdl per il quale il Gip di Napoli ha chiesto l'arresto per concorso in associazione mafiosa.
A Caserta per la Provincia l'Udc mette in lista Luigi Cassandra che, in campagna elettorale, riceve una diffida dei carabinieri a non frequentare più personaggi in odore di camorra. Il partito lo invita a ritirarsi. Ma lui rifiuta, e annuncia addirittura un ricorso.
In Puglia corre Mario Cito, tarantino, numero uno della lista civica che sostiene il candidato presidente del Pdl Rocco Palese a Taranto, figlio di quel Giancarlo condannato fino in Cassazione per associazione mafiosa. Lui, il figlio, non ha accuse a carico. Anzi, una sì: quella di aver messo sui suoi manifesti elettorali la foto di papà invece della propria.
In Basilicata tra i candidati al consiglio regionale rispunta Luigi Scaglione, capolista per la lista Popolari uniti che appoggia il candidato presidente di centrosinistra, Vito De Filippo. Scaglione è indagato della procura di Potenza per concorso esterno in associazione mafiosa: è accusato di essere stato alla Regione l'uomo di riferimento del clan camorristico guidato dal boss Antonio Cossidente, ora in cella.
In Calabria con 15.000 euro si compra il voto di un'intera cittadina. Cassano Jonico per esempio. In pratica si acquista un seggio. Lo ha fatto nel 2005 Franco La Rupa, ex consigliere regionale dell'Udeur. "Fu lui - scrivono i pm di Reggio - a stringere un accordo con Antonio Forastefano, boss della 'ndrangheta, in forza del quale si impegnava a corrispondere denaro in cambio di voti". 15.000 euro, appunto. La Rupa ora non ci riprova ma con la lista Noi Sud, che appoggia il candidato presidente del Pdl, Giuseppe Scoppelliti, c'è suo figlio Antonio. "Vergogna", ha gridato in commissione Antimafia Angela Napoli, deputata del Pdl che contro "queste candidature in odore di 'ndrangheta" ha annunciato che alle prossime elezioni non andrà a votare.
In Calabria, secondo i dati arrivati all'Antimafia, i candidati a rischio sono 21: 16 sostengono Scopellitti e 5 Loiero. La Napoli fa alcuni nomi: il primo è quello di Tommaso Signorelli (Socialisti uniti), anche lui con Scopellitti presidente. Fu arrestato nel 2007 nell'inchiesta della Dda di Catanzaro che portò allo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, del Comune di Amantea. Era lui - dice la procura antimafia - "il politico di riferimento del clan" che per anni avrebbe favorito i Gentile-Africano nell'acquisizione degli appalti e dei servizi nel porto di Amantea. Capolista dell'Udc (che qui corre con il Pdl) è Pasquale Tripodi, ex assessore regionale Udeur. Di lui parla il pentito Cosimo Virgiglio, e dei suoi rapporti con il boss Rocco Molé, poi fatto fuori dai cugini Piromalli nel 2008.
http://www.repubblica.it/politica/2010/03/19/news/mafia_regionali-2753846/