Vincenzo1968
05-02-2010, 17:45
http://www.livesicilia.it/2010/02/05/sentenza-della-cassazione-a-rischio-decine-di-processi-per-mafia/
Il tribunale di Termini Imerese (Palermo) ha sospeso e rinviato oggi un processo di mafia (un troncone del “Perseo”) e altri ne salteranno nei prossimi giorni, a Palermo e non solo. La Direzione distrettuale antimafia del capoluogo dell’Isola è in allarme ed è già stata convocata una riunione per lunedì 15 febbraio. Il motivo è una sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato l’incompetenza dei tribunali a giudicare il reato di associazione mafiosa, in presenza di alcune aggravanti. Nei giorni scorsi una decisione analoga era stata adottata dalla quarta sezione del tribunale di Palermo, che aveva sollevato la questione d’ufficio, invitando le parti a dedurre e rinviando un processo contro i boss Nino, Aldo, Salvatore e Giuseppe Madonia.
Il rischio di un azzeramento di decine e decine di processi di mafia, “in ogni stato e grado del giudizio”, dunque anche gia’ conclusi in appello, magari dopo anni di dibattimento, è più che concreto. La “colpa”, paradossalmente, è di una norma antimafia, che ha inasprito le pene per il reato associativo: quando scattano tre aggravanti, previste dall’articolo 416 bis del codice penale, le condanne possono arrivare a 24 e anche a 30 anni e dunque scatta la competenza della Corte d’assise. Tutto ciò che eventualmente dovesse essere stato fatto dal tribunale e’ destinato ad essere travolto dalla nullità.
Proprio la settimana scorsa i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo hanno avuto 30 anni in uno dei dibattimenti del filone ”Addiopizzo”. E due settimane fa la stessa sorte, in appello, era toccata ai boss Nino Rotolo (condannato a 29 anni) e Franco Bonura (23). Nel processo rinviato dal tribunale di Palermo sono imputati i fratelli Nino, Aldo, Salvo e Giuseppe Madonia. A Termini, in una tranche del ”Perseo”, Giusto Arnone, Alessandro Capizzi, Giuseppe Ciancimino, Giuseppe La Rosa. Con l’operazione Perseo i carabinieri di Palermo avevano bloccato il tentativo di ricostituire la commissione di Cosa Nostra. Un ddl diretto ad assegnare la competenza dei reati di associazione mafiosa era stato ritirato, nel 2009, per la protesta dei pm antimafia. Ora il rischio di far saltare tutti i processi e di vedere i boss tornare liberi per decorrenza dei termini e’ altissimo. E in futuro, l’eventuale assegnazione alla Corte d’assise presenta il rischio di ingolfamento ulteriore per una giustizia gia’ lenta. Oltre al fatto di far giudicare reati come quelli di mafia da una maggioranza di giudici popolari, che non sono tecnici e che, soprattutto, in realta’ come quelle meridionali, potrebbero essere condizionati e intimiditi.
http://www.livesicilia.it/2010/02/05/ce-un-buco-nella-legge/
“C’é un buco nella legge, c’é un problema normativo: serve una correzione”. Questo trapela dalla Cassazione a proposito del dispositivo emesso lo scorso 21 gennaio – nel processo ‘Amante’ – che sposterebbe la competenza dei reati di mafia dai tribunali alle Corti di Assise con il rischio di azzerare molti procedimenti in corso. Nulla di più viene aggiunto, dal momento che le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate e che non è stata redatta alcuna massima di diritto, nemmeno a livello provvisorio. Quel che è certo è che si tratta, appunto, di un effetto dovuto ad una “imperfezione normativa” e, dunque, in grado di riverberarsi non solo sul processo ‘Amante’ ma su un gran numero di altri procedimenti per mafia.
http://www.livesicilia.it/2010/02/05/ingroia-una-catastrofe/
Ingroia: "una catastrofe"
“Una catastrofe, dai potenziali effetti devastanti. E per rimediare occorrà un immediato intervento del legislatore”. Non usa mezze misure, commentando i possibili effetti della sentenza della Cassazione sulla competenza della Corte d’assise nei reati di mafia, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. “Non ne conosciamo ancora la motivazione – dice Ingroia – ma il dispositivo è già abbastanza chiaro. Noi abbiamo studiato le posizioni del Tribunale e della Corte d’assise di Catania, che si erano entrambi dichiarati incompetenti, e propendiamo per la tesi che confermerebbe la competenza a giudicare in capo ai Tribunali”. Il vice di Francesco Messineo (che ha convocato una riunione ad hoc della Dda per lunedì 15 febbraio) sostiene che con il passaggio dei processi di mafia in assise si creerebbe un sovraccarico per le Corti e “si tradirebbe – aggiunge – lo spirito della legge, che vuole che i giudici popolari si occupino solo dei fatti di sangue e non di quelli associativi”. “Se dovesse prevalere la tesi della competenza delle Corti d’assise – continua il pm palermitano – sarebbe una vera e propria catastrofe, perché la questione si potrebbe porre in ogni stato e grado del procedimento. Con effetti che vanno dal regresso del processo in primo grado alla cancellazione di sentenze nei dibattimenti quasi conclusi. E qui si tratta dei capi dell’associazione mafiosa. Altro che processo breve. Sarebbe molto peggio, e gli effetti si ripercuoterebbero nelle vicende di mafia”. “Questo – conclude Ingroia – è il risultato dell’approssimazione con cui si fanno le leggi in tema di mafia. Sono gli effetti di una legislazione che va avanti a strappi, in modo schizofrenico e disorganico. Ci auguriamo che veda presto la luce, anche a causa di questa nuova situazione, il testo unico antimafia, di cui ha nuovamente parlato il presidente del Consiglio nel vertice tenuto nei giorni scorsi a Reggio Calabria”. (Ansa)
Il tribunale di Termini Imerese (Palermo) ha sospeso e rinviato oggi un processo di mafia (un troncone del “Perseo”) e altri ne salteranno nei prossimi giorni, a Palermo e non solo. La Direzione distrettuale antimafia del capoluogo dell’Isola è in allarme ed è già stata convocata una riunione per lunedì 15 febbraio. Il motivo è una sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato l’incompetenza dei tribunali a giudicare il reato di associazione mafiosa, in presenza di alcune aggravanti. Nei giorni scorsi una decisione analoga era stata adottata dalla quarta sezione del tribunale di Palermo, che aveva sollevato la questione d’ufficio, invitando le parti a dedurre e rinviando un processo contro i boss Nino, Aldo, Salvatore e Giuseppe Madonia.
Il rischio di un azzeramento di decine e decine di processi di mafia, “in ogni stato e grado del giudizio”, dunque anche gia’ conclusi in appello, magari dopo anni di dibattimento, è più che concreto. La “colpa”, paradossalmente, è di una norma antimafia, che ha inasprito le pene per il reato associativo: quando scattano tre aggravanti, previste dall’articolo 416 bis del codice penale, le condanne possono arrivare a 24 e anche a 30 anni e dunque scatta la competenza della Corte d’assise. Tutto ciò che eventualmente dovesse essere stato fatto dal tribunale e’ destinato ad essere travolto dalla nullità.
Proprio la settimana scorsa i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo hanno avuto 30 anni in uno dei dibattimenti del filone ”Addiopizzo”. E due settimane fa la stessa sorte, in appello, era toccata ai boss Nino Rotolo (condannato a 29 anni) e Franco Bonura (23). Nel processo rinviato dal tribunale di Palermo sono imputati i fratelli Nino, Aldo, Salvo e Giuseppe Madonia. A Termini, in una tranche del ”Perseo”, Giusto Arnone, Alessandro Capizzi, Giuseppe Ciancimino, Giuseppe La Rosa. Con l’operazione Perseo i carabinieri di Palermo avevano bloccato il tentativo di ricostituire la commissione di Cosa Nostra. Un ddl diretto ad assegnare la competenza dei reati di associazione mafiosa era stato ritirato, nel 2009, per la protesta dei pm antimafia. Ora il rischio di far saltare tutti i processi e di vedere i boss tornare liberi per decorrenza dei termini e’ altissimo. E in futuro, l’eventuale assegnazione alla Corte d’assise presenta il rischio di ingolfamento ulteriore per una giustizia gia’ lenta. Oltre al fatto di far giudicare reati come quelli di mafia da una maggioranza di giudici popolari, che non sono tecnici e che, soprattutto, in realta’ come quelle meridionali, potrebbero essere condizionati e intimiditi.
http://www.livesicilia.it/2010/02/05/ce-un-buco-nella-legge/
“C’é un buco nella legge, c’é un problema normativo: serve una correzione”. Questo trapela dalla Cassazione a proposito del dispositivo emesso lo scorso 21 gennaio – nel processo ‘Amante’ – che sposterebbe la competenza dei reati di mafia dai tribunali alle Corti di Assise con il rischio di azzerare molti procedimenti in corso. Nulla di più viene aggiunto, dal momento che le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate e che non è stata redatta alcuna massima di diritto, nemmeno a livello provvisorio. Quel che è certo è che si tratta, appunto, di un effetto dovuto ad una “imperfezione normativa” e, dunque, in grado di riverberarsi non solo sul processo ‘Amante’ ma su un gran numero di altri procedimenti per mafia.
http://www.livesicilia.it/2010/02/05/ingroia-una-catastrofe/
Ingroia: "una catastrofe"
“Una catastrofe, dai potenziali effetti devastanti. E per rimediare occorrà un immediato intervento del legislatore”. Non usa mezze misure, commentando i possibili effetti della sentenza della Cassazione sulla competenza della Corte d’assise nei reati di mafia, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. “Non ne conosciamo ancora la motivazione – dice Ingroia – ma il dispositivo è già abbastanza chiaro. Noi abbiamo studiato le posizioni del Tribunale e della Corte d’assise di Catania, che si erano entrambi dichiarati incompetenti, e propendiamo per la tesi che confermerebbe la competenza a giudicare in capo ai Tribunali”. Il vice di Francesco Messineo (che ha convocato una riunione ad hoc della Dda per lunedì 15 febbraio) sostiene che con il passaggio dei processi di mafia in assise si creerebbe un sovraccarico per le Corti e “si tradirebbe – aggiunge – lo spirito della legge, che vuole che i giudici popolari si occupino solo dei fatti di sangue e non di quelli associativi”. “Se dovesse prevalere la tesi della competenza delle Corti d’assise – continua il pm palermitano – sarebbe una vera e propria catastrofe, perché la questione si potrebbe porre in ogni stato e grado del procedimento. Con effetti che vanno dal regresso del processo in primo grado alla cancellazione di sentenze nei dibattimenti quasi conclusi. E qui si tratta dei capi dell’associazione mafiosa. Altro che processo breve. Sarebbe molto peggio, e gli effetti si ripercuoterebbero nelle vicende di mafia”. “Questo – conclude Ingroia – è il risultato dell’approssimazione con cui si fanno le leggi in tema di mafia. Sono gli effetti di una legislazione che va avanti a strappi, in modo schizofrenico e disorganico. Ci auguriamo che veda presto la luce, anche a causa di questa nuova situazione, il testo unico antimafia, di cui ha nuovamente parlato il presidente del Consiglio nel vertice tenuto nei giorni scorsi a Reggio Calabria”. (Ansa)