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View Full Version : Pensioni più leggere da gennaio: importi ridotti fino al 3,7%


Sinclair63
14-12-2009, 13:16
Chi lascia il lavoro nel 2010 avrà una pensione più leggera se ha versato meno di 18 anni di contributi entro il 1995. Da gennaio entrano infatti in funzione i nuovi coefficienti per il calcolo dei trattamenti quantificati con il sistema misto o interamente contributivo.
La revisione dei parametri iniziali, messa in programma dalla riforma Dini (legge 335/95), doveva scattare ogni dieci anni. L'obiettivo era stare al passo con l'andamento della vita media. Il principio era: se si vive più a lungo diventa di conseguenza più ampio il periodo in cui si beneficierà dell'assegno. Saltata la scadenza del 2006, la legge 247/07 ha stabilito di fare partire i nuovi coefficienti dal 2010 e di aggiornarli ogni tre anni

Rispetto ai valori in vigore fino al 31 dicembre di quest'anno, si registra una riduzione che va dal 6,38% per chi può mettersi in pensione a 57 anni all'8,41% per chi si ritira a 65 anni. La decurtazione sale con il crescere dell'età perché, dal punto di vista statistico, è provato che con il passare degli anni aumentano le possibilità di una lunga vita.
Dai nuovi coefficienti sono esclusi coloro che avendo 18 anni di contributi al 31 dicembre '95 restano agganciati anche per gli anni a venire al calcolo retributivo. Invece, sono interessati ai nuovi coefficienti coloro che hanno diritto a una pensione di vecchiaia (o tutta contributiva per opzione o calcolata con il sistema misto). La pensione anzianità (che richiede 35 anni di contributi) con una quota contributiva, invece, scatterà solo dal 2014-2015.

Il calcolo misto
Per quanto riguarda il calcolo misto, per coloro che sono in attività dal 1979 in poi (meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre '95) la pensione si sdoppia: una quota resta agganciata al valore degli stipendi dell'ultimo periodo di attività mentre la parte rimanente è rapportata a quanto è stato versato dal 1996.
In generale (si veda anche la scheda) che chi va in pensione con il sistema misto sarà penalizzato, in quanto potrà contare su un assegno più basso di quello che riceverebbe con un calcolo interamente retributivo. Per un uomo di 65, con 30 di contributi, e con un reddito di 40mila euro la perdita è del 2%: se fosse andato in pensione nel 2009 avrebbe percepito un trattamento di 23.789 euro. Poiché va a riposo nel 2010 il taglio sarà di 455 euro. Con 25 anni di contributi la riduzione è del 2,6% (515 euro), del 3,7% (573 euro) con 20 di anzianità. Ma le cose non stanno sempre cosi, almeno per i lavoratori dipendenti. A 65 anni di età e 31 di contributi, di cui 14 versati dal '96, il sistema misto si rivela più generoso di quello retributivo per i redditi alti, da 60miila euro in su.

Tutto ciò si spiega con il fatto che per la quota contributiva la capitalizzazione del montante non risente, come invece accade nella formula retributiva, della riduzione dei rendimenti oltre una certa soglia. Infatti, sulla parte di retribuzione superiore al cosiddetto "tetto" (42.069 euro nel 2009) per ogni anno di lavoro non viene più riconosciuta una quota di pensione del 2%, ma una percentuale via via più bassa, ridotta a meno della metà (0,90%) per le retribuzioni annuali oltre gli 80mila euro.
Diversa è la situazione dei lavoratori autonomi, per i quali il calcolo misto ha per tutti un effetto penalizzante. Con 65 anni di età, 31 anni di contributi di cui 14 versati dal '96 i trattamenti scendono di quasi il 12% per i redditi più bassi, mentre per quelli medio alti perdono intorno al 9 per cento. Ciò dipende dal fatto che, versando di meno (20% contro il 33% dei dipendenti), accumulano un montante più basso per il calcolo della quota contributiva.

Il contributivo puro
I nuovi coefficienti incideranno nella misura piena, vale a dire con le riduzioni indicate nella tabella in alto, sui trattamenti che nel 2010 saranno calcolati interamente con il sistema contributivo. Per ora sono interessate solo alcune categorie di futuri pensionati.
Il contingente più numeroso è rappresentato da persone, già in pensione o con una doppia attività, che acquisiscono il diritto a un secondo assegno dalla gestione separata dell'Inps. Nelle stesse condizioni si troveranno anche le donne che hanno scelto il sistema contributivo, che consente di mettersi in pensione a 57 anni (58 se autonome), se possono far valere almeno 35 anni di contributi.
Della riduzione dei coefficienti risentiranno anche molti liberi professionisti che maturano il diritto alla pensione con il sistema della totalizzazione.

I MECCANISMI
Il sistema retributivo
Il calcolo della pensione è commisurato alle retribuzioni versate durante la vita lavorativa

Il contributivo
Con questo sistema di calcolo ciascuno percepirà, come pensione, quanto ha versato: i contributi infatti vengono accreditati su un conto individuale (virtuale) e al termine della vita lavorativa il montante (rivalutato ogni anno) viene trasformato in pensione proprio con i coefficienti di trasformazione

Il meccanismo misto
L'assegno viene calcolato in base al sistema contributivo e retributivo: in particolare è quantificata con il metodo contributivo la quota di pensione che corrisponde ai versamenti dal 1996 in poi



TAGLIO SENZA INDUGI
Nel mirino dei nuovi parametri

- chi rientra nel sistema di calcolo misto
- chi è assicurato ai fini della pensione dal 1° gennaio 1996
- gli iscritti alla gestione separata
- chi esercita l'opzione per il sistema contributivo
- le lavoratrici dipendenti e autonome con almeno 35 anni di contributi - che si avvalgono dell'opzione prevista dalla legge 243/2004
- chi va in pensione con il sistema della totalizzazione e non rientra nelle eccezioni che prevedono in parte un calcolo retributivo
Le conseguenze per i dipendenti... ... e quelle per gli autonomi
-3,7%
Uomo, vent'anni di contributi
L'ipotesi è quella della pensione di vecchiaia (65 anni per gli uomini, 60 per le donne). Un lavoratore dipendente nell'ultimo anno ha prodotto un reddito di 40mila euro e ha vent'anni di contributi: al 1° dicembre 2009 ha una pensione annua di 16.104 euro. Con l'applicazione dei nuovi coefficienti, secondo i calcoli effettuati dalla Ragioneria generale dello Stato, la pensione annua avrà, dal 1° gennaio 2010, un importo pari a 15.531 euro, con una differenza anno su anno di 573 euro (-3,7 per cento)

-2,7%
Donna, vent'anni di contributi
Una lavoratrice dipendente, il cui reddito nell'ultimo anno di lavoro è stato pari a 40mila euro e con vent'anni di contribuzione, al 1° dicembre 2009 ha diritto a una pensione di vecchiaia pari a 14.391 auro, contro un assegno di 14.016 euro dal 1° gennaio 2010. La differenza (meno 2,7%) è la conseguenza dell'applicazione dei nuovi coefficienti -3,4%
Uomo, vent'anni di contributi
Un lavoratore autonomo, con un reddito nell'ultimo anno di lavoro di 40mila euro e vent'anni di contribuzione alle spalle, nel momento in cui verranno applicati i nuovi coefficienti avrà, dal 1° gennaio 2010, una pensione di vecchiaia inferiore del 3,4% rispetto a quanto percepiva al 1° dicembre 2009 (11.204 contro 11.585 euro)

-2,6%
Donna, vent'anni di contributi
Una lavoratrice autonoma, con un reddito nell'ultimo anno di lavoro di 40mila euro e vent'anni di contribuzione, al 1° dicembre 2009 ha una pensione annua di 10.594 euro. Dal 1° gennaio 2010 l'importo annuo di cui potrà beneficiare sarà di 10.327 euro. In questa ipotesi, dunque, la diminuzione tra un importo e l'altro è del 2,6 per cento
13 novembre 2009

Non metteremo le mani nel portafoglio degli ItaGliani NO NO (cit.) :asd:

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/12/pensioni-coefficenti.shtml?uuid=7dffd26c-e7f3-11de-ac9c-7cb50de79445&DocRulesView=Libero

Tefnut
14-12-2009, 13:22
i pensionati saran contenti

Pucceddu
14-12-2009, 13:25
che i pensionati si facciano sentire.

intuilmente visto che i media censurano a palla, ormai.

cocis
14-12-2009, 13:27
il popolo è con lui .. :O

giammy
14-12-2009, 13:29
Chi lascia il lavoro nel 2010 avrà una pensione più leggera se ha versato meno di 18 anni di contributi entro il 1995. Da gennaio entrano infatti in funzione i nuovi coefficienti per il calcolo dei trattamenti quantificati con il sistema misto o interamente contributivo.
La revisione dei parametri iniziali, messa in programma dalla riforma Dini (legge 335/95), doveva scattare ogni dieci anni. L'obiettivo era stare al passo con l'andamento della vita media. Il principio era: se si vive più a lungo diventa di conseguenza più ampio il periodo in cui si beneficierà dell'assegno. Saltata la scadenza del 2006, la legge 247/07 ha stabilito di fare partire i nuovi coefficienti dal 2010 e di aggiornarli ogni tre anni

Rispetto ai valori in vigore fino al 31 dicembre di quest'anno, si registra una riduzione che va dal 6,38% per chi può mettersi in pensione a 57 anni all'8,41% per chi si ritira a 65 anni. La decurtazione sale con il crescere dell'età perché, dal punto di vista statistico, è provato che con il passare degli anni aumentano le possibilità di una lunga vita.
Dai nuovi coefficienti sono esclusi coloro che avendo 18 anni di contributi al 31 dicembre '95 restano agganciati anche per gli anni a venire al calcolo retributivo. Invece, sono interessati ai nuovi coefficienti coloro che hanno diritto a una pensione di vecchiaia (o tutta contributiva per opzione o calcolata con il sistema misto). La pensione anzianità (che richiede 35 anni di contributi) con una quota contributiva, invece, scatterà solo dal 2014-2015.

Il calcolo misto
Per quanto riguarda il calcolo misto, per coloro che sono in attività dal 1979 in poi (meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre '95) la pensione si sdoppia: una quota resta agganciata al valore degli stipendi dell'ultimo periodo di attività mentre la parte rimanente è rapportata a quanto è stato versato dal 1996.
In generale (si veda anche la scheda) che chi va in pensione con il sistema misto sarà penalizzato, in quanto potrà contare su un assegno più basso di quello che riceverebbe con un calcolo interamente retributivo. Per un uomo di 65, con 30 di contributi, e con un reddito di 40mila euro la perdita è del 2%: se fosse andato in pensione nel 2009 avrebbe percepito un trattamento di 23.789 euro. Poiché va a riposo nel 2010 il taglio sarà di 455 euro. Con 25 anni di contributi la riduzione è del 2,6% (515 euro), del 3,7% (573 euro) con 20 di anzianità. Ma le cose non stanno sempre cosi, almeno per i lavoratori dipendenti. A 65 anni di età e 31 di contributi, di cui 14 versati dal '96, il sistema misto si rivela più generoso di quello retributivo per i redditi alti, da 60miila euro in su.

Tutto ciò si spiega con il fatto che per la quota contributiva la capitalizzazione del montante non risente, come invece accade nella formula retributiva, della riduzione dei rendimenti oltre una certa soglia. Infatti, sulla parte di retribuzione superiore al cosiddetto "tetto" (42.069 euro nel 2009) per ogni anno di lavoro non viene più riconosciuta una quota di pensione del 2%, ma una percentuale via via più bassa, ridotta a meno della metà (0,90%) per le retribuzioni annuali oltre gli 80mila euro.
Diversa è la situazione dei lavoratori autonomi, per i quali il calcolo misto ha per tutti un effetto penalizzante. Con 65 anni di età, 31 anni di contributi di cui 14 versati dal '96 i trattamenti scendono di quasi il 12% per i redditi più bassi, mentre per quelli medio alti perdono intorno al 9 per cento. Ciò dipende dal fatto che, versando di meno (20% contro il 33% dei dipendenti), accumulano un montante più basso per il calcolo della quota contributiva.

Il contributivo puro
I nuovi coefficienti incideranno nella misura piena, vale a dire con le riduzioni indicate nella tabella in alto, sui trattamenti che nel 2010 saranno calcolati interamente con il sistema contributivo. Per ora sono interessate solo alcune categorie di futuri pensionati.
Il contingente più numeroso è rappresentato da persone, già in pensione o con una doppia attività, che acquisiscono il diritto a un secondo assegno dalla gestione separata dell'Inps. Nelle stesse condizioni si troveranno anche le donne che hanno scelto il sistema contributivo, che consente di mettersi in pensione a 57 anni (58 se autonome), se possono far valere almeno 35 anni di contributi.
Della riduzione dei coefficienti risentiranno anche molti liberi professionisti che maturano il diritto alla pensione con il sistema della totalizzazione.

I MECCANISMI
Il sistema retributivo
Il calcolo della pensione è commisurato alle retribuzioni versate durante la vita lavorativa

Il contributivo
Con questo sistema di calcolo ciascuno percepirà, come pensione, quanto ha versato: i contributi infatti vengono accreditati su un conto individuale (virtuale) e al termine della vita lavorativa il montante (rivalutato ogni anno) viene trasformato in pensione proprio con i coefficienti di trasformazione

Il meccanismo misto
L'assegno viene calcolato in base al sistema contributivo e retributivo: in particolare è quantificata con il metodo contributivo la quota di pensione che corrisponde ai versamenti dal 1996 in poi



TAGLIO SENZA INDUGI
Nel mirino dei nuovi parametri

- chi rientra nel sistema di calcolo misto
- chi è assicurato ai fini della pensione dal 1° gennaio 1996
- gli iscritti alla gestione separata
- chi esercita l'opzione per il sistema contributivo
- le lavoratrici dipendenti e autonome con almeno 35 anni di contributi - che si avvalgono dell'opzione prevista dalla legge 243/2004
- chi va in pensione con il sistema della totalizzazione e non rientra nelle eccezioni che prevedono in parte un calcolo retributivo
Le conseguenze per i dipendenti... ... e quelle per gli autonomi
-3,7%
Uomo, vent'anni di contributi
L'ipotesi è quella della pensione di vecchiaia (65 anni per gli uomini, 60 per le donne). Un lavoratore dipendente nell'ultimo anno ha prodotto un reddito di 40mila euro e ha vent'anni di contributi: al 1° dicembre 2009 ha una pensione annua di 16.104 euro. Con l'applicazione dei nuovi coefficienti, secondo i calcoli effettuati dalla Ragioneria generale dello Stato, la pensione annua avrà, dal 1° gennaio 2010, un importo pari a 15.531 euro, con una differenza anno su anno di 573 euro (-3,7 per cento)

-2,7%
Donna, vent'anni di contributi
Una lavoratrice dipendente, il cui reddito nell'ultimo anno di lavoro è stato pari a 40mila euro e con vent'anni di contribuzione, al 1° dicembre 2009 ha diritto a una pensione di vecchiaia pari a 14.391 auro, contro un assegno di 14.016 euro dal 1° gennaio 2010. La differenza (meno 2,7%) è la conseguenza dell'applicazione dei nuovi coefficienti -3,4%
Uomo, vent'anni di contributi
Un lavoratore autonomo, con un reddito nell'ultimo anno di lavoro di 40mila euro e vent'anni di contribuzione alle spalle, nel momento in cui verranno applicati i nuovi coefficienti avrà, dal 1° gennaio 2010, una pensione di vecchiaia inferiore del 3,4% rispetto a quanto percepiva al 1° dicembre 2009 (11.204 contro 11.585 euro)

-2,6%
Donna, vent'anni di contributi
Una lavoratrice autonoma, con un reddito nell'ultimo anno di lavoro di 40mila euro e vent'anni di contribuzione, al 1° dicembre 2009 ha una pensione annua di 10.594 euro. Dal 1° gennaio 2010 l'importo annuo di cui potrà beneficiare sarà di 10.327 euro. In questa ipotesi, dunque, la diminuzione tra un importo e l'altro è del 2,6 per cento
13 novembre 2009

Non metteremo le mani nel portafoglio degli ItaGliani NO NO (cit.) :asd:

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/12/pensioni-coefficenti.shtml?uuid=7dffd26c-e7f3-11de-ac9c-7cb50de79445&DocRulesView=Libero

c'è da dire che sulla questione il governo aveva le mani legate, è dal 2005 che dovevano essere rivisti come obbligo di revisione dei coefficienti su base decennale imposto dalla legge dini-treu 335/1995.

columbia83
14-12-2009, 13:33
Per la precisione, questi coefficienti dovevano essere già revisionati 10 anni dopo la riforma Dini del 95, e per le generazioni giovani, sarebbe anche meglio se questi coefficienti fossero adeguati ogni anno.

In queste situazioni si tratta di equilibri politici ed intergenerazionali.

E' ovvio che ai pensionati andrebbe meglio avere una pensione più alta, ma continuare a lasciare a loro pensioni più alte (in uno scenario demografico ben definito che richiede aggiornamenti di questi coefficienti di trasformazione) equivale a contribuire a ridurre ulteriormente le nostre future pensioni.

giammy
14-12-2009, 13:35
i pensionati saran contenti

i futuri pensionati semmai.

Special
14-12-2009, 13:36
Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani :O

חוה
14-12-2009, 14:01
Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani :O

se proprio si vuole dare la 'colpa' di questa diminuzione delle pensioni bisognerebbe prendersela a partire da chi , nel 2007 ( ma anche nel 2005) , ha scritto questa legge

ma vado a vedere su wiki chi era il ministro in quell'anno :asd:

gigio2005
14-12-2009, 14:06
ma che stronzate...ormai i problemi dell'itaglia saranno altri per i prossimi 26 anni...

a partire dagli psicolabili che lanciano oggetti contundenti...

che amarezza

elect
14-12-2009, 14:21
Dopo il TFR vedo che c'è un'altra ottima notizia :)

Jackari
14-12-2009, 14:24
Chi lascia il lavoro nel 2010 avrà una pensione più leggera se ha versato meno di 18 anni di contributi entro il 1995. Da gennaio entrano infatti in funzione i nuovi coefficienti per il calcolo dei trattamenti quantificati con il sistema misto o interamente contributivo.
La revisione dei parametri iniziali, messa in programma dalla riforma Dini (legge 335/95), doveva scattare ogni dieci anni. L'obiettivo era stare al passo con l'andamento della vita media. Il principio era: se si vive più a lungo diventa di conseguenza più ampio il periodo in cui si beneficierà dell'assegno. Saltata la scadenza del 2006, la legge 247/07 ha stabilito di fare partire i nuovi coefficienti dal 2010 e di aggiornarli ogni tre anni

]

ma almeno leggi quello che posti?:rolleyes:

Sinclair63
14-12-2009, 15:17
ma almeno leggi quello che posti?:rolleyes:

Cioè? :mbe:

leolas
14-12-2009, 15:23
ma lui non doveva ALZARLE da tipo 3 mandati, le pensioni? :sofico: :angel:

dave4mame
14-12-2009, 15:23
Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani :O

hai proprio capito tutto tu....

dave4mame
14-12-2009, 15:26
Cioè? :mbe:

cioè ti sei fermato al -3,7% e non hai letto una mazza di quel che segue.
che spiega il perchè e il percome.

in compenso hai messo una furba citazione.
che purtroppo non c'entra una mazza.

columbia83
14-12-2009, 15:28
Cioè? :mbe:

Sinclair, questi nuovi coefficienti per la verità dovevano partire molto prima, e non è stata decisa ora la sua revisione.


Comunque, se non si aggiornano questi coefficienti, il sistema previdenziale rischia in termini di sostenibilità.

Ti mostro la spesa pensionistica in termini di Pil nel caso in cui ci sia la revisione dei coefficienti di trasformazione e nel caso senza revisione.

http://img204.imageshack.us/img204/7544/coefficientiditrasforma.jpg (http://img204.imageshack.us/i/coefficientiditrasforma.jpg/)

Dati RGS

columbia83
14-12-2009, 15:33
Naturalmente la linea più spessa indica lo scenario in caso di revisione, quella sottile lo scenario "coefficienti di trasformazione" tali e quali ad ora.

elect
14-12-2009, 16:41
ma lui non doveva ALZARLE da tipo 3 mandati, le pensioni? :sofico: :angel:


Promesse prescritte :O

indelebile
14-12-2009, 19:02
non è una cosa applicabile a questo governo ma tantè che non ha fatto niente, se fosse successo sotto il governo prodi saremmo ogni giorno a parlarne o no? un po di onestà

columbia83
14-12-2009, 19:43
non è una cosa applicabile a questo governo ma tantè che non ha fatto niente, se fosse successo sotto il governo prodi saremmo ogni giorno a parlarne o no? un po di onestà


Ragazzi, qui si tratta di teoria dei giochi, di due generazioni, non di destra o sinistra.


Il sistema previdenziale è sostenibile se si presentano determinati correttivi, quali l'aggiornamento dei coefficienti di trasformazione.


Noi giovani siamo disposti a permettere che non ci siano queste revisioni per avvantaggiare coloro che stanno per pensionarsi e per inguaiare ancora di più la "generosità" delle pensioni delle generazioni più giovani?

Io no.

Sinclair63
15-12-2009, 09:19
non è una cosa applicabile a questo governo ma tantè che non ha fatto niente, se fosse successo sotto il governo prodi saremmo ogni giorno a parlarne o no? un po di onestà

*

dave4mame
15-12-2009, 09:46
l'articolo spiega chiaramente che l'effetto è dovuto al passaggio dal sistema retributivo al contributivo (misto o puro); bastava leggerlo.

però leggere... che cosa antiquata, che fatica.. che noia, che barba.

mixkey
15-12-2009, 10:00
Ragazzi, qui si tratta di teoria dei giochi, di due generazioni, non di destra o sinistra.


Il sistema previdenziale è sostenibile se si presentano determinati correttivi, quali l'aggiornamento dei coefficienti di trasformazione.


Noi giovani siamo disposti a permettere che non ci siano queste revisioni per avvantaggiare coloro che stanno per pensionarsi e per inguaiare ancora di più la "generosità" delle pensioni delle generazioni più giovani?

Io no.

Infatti i correttivi opereranno per voi giovani che in pratica non avrete nessuna pensione.