ozeta
29-09-2009, 19:44
Napoli, rifiuti: è emergenza discariche
La Iervolino: in città tutto sotto controllo
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=74878&sez=NAPOLI
http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20090929_rifiuti.jpg
NAPOLI (29 settembre) - La prima protesta ieri, dodici ore di sciopero e un presidio in piazza del Plebiscito sotto la sede del commissariato per i rifiuti con uno striscione choc, «W i Casalesi», duramente stigmatizzato da sindacati e istituzioni. I lavoratori degli ex consorzi di bacino sono scesi in piazza per difendere il loro posto di lavoro minacciato da una sentenza del Consiglio di Stato che da giovedì prossimo diventerà esecutiva per i primi 221 addetti. A rischiare sono in duemila ma la questione, osserva l’assessore regionale Ganapini, è più complessa: quando l’emergenza rifiuti finirà, dei 24mila lavoratori impiegati oggi a vario titolo nel settore resteranno in attività poco meno di 10mila.
Lo sciopero ieri ha paralizzato l’attività di conferimento dei rifiuti in quattro discariche della regione ma la situazione potrebbe precipitare giovedì: scade infatti quel giorno la pausa di 48 ore che i manifestanti hanno deciso di concedere per capire che sbocchi avrà la loro protesta.
«Non siamo in emergenza, la situazione è sotto controllo»: così il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino riferendosi alla situazione rifiuti in città. «Il problema dei lavoratori dei bacini (che ieri hanno protestato in città, ndr) non è una nostra competenza ma del commissariato di governo» ha concluso la Iervolino precisando di non aver avuto contatti con esponenti del Governo sulla vicenda.
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Rifiuti, nuova inchiesta sulle bonifiche
Indagini su un affare da 180 milioni
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=74766&sez=NAPOLI
NAPOLI (28 settembre) - Non ci sono solo codici ritenuti «taroccati» o rifiuti considerati «tombati» nella storia delle bonifiche in Campania. Non solo interventi di riqualificazione sospetti , ma anche un’inchiesta sulla gestione di milioni di euro investiti in Campania per ripulire discariche a cielo aperto.
Ed è così che, dopo aver chiesto il processo per i vertici della Jacorossi - società leader in campo ambientale -, emerge un altro profilo investigativo, un’altra inchiesta non ancora formalmente conclusa. Un’inchiesta allo stato tecnicamente aperta: la Procura sta infatti indagando sugli appalti messi in moto nel corso degli anni della grande crisi rifiuti in Campania per bonificare siti e discariche abusive, per ripulire lo scempio che univa senza soluzione di continuità Napoli e Caserta.
Un’inchiesta in cui - è bene chiarirlo subito - la questione ambientale c’entra solo come sfondo originale, come scenario su cui puntare i riflettori. A guidare le indagini, questa volta, sono i pm del pool mani pulite, coordinato dall’aggiunto Francesco Greco. Fascicolo affidato al pm Ettore La Ragione, che ha condotto in questi mesi il lavoro della Finanza tra imprese private e, a più riprese, i Palazzi istituzionali della regione.
L’obiettivo è fare chiarezza su 180milioni di euro: serviti a sostenere lavoratori socialmente utili, a volte immortalati durante periodi di inattività, ma anche a mettere in moto la macchina delle commesse pubbliche. Ma qual è il target dell’inchiesta? Perché le bonifiche di intere fette di territorio regionale tornano sul tavolo degli investigatori?
Tutto da mettere a fuoco, nell’ottica del pm, un meccanismo triangolare: i soldi arrivavano dal «commissariato di governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque della regione Campania» alla Jacorossi, società leader in Europa nel campo della riqualificazione ambientale del territorio; poi, dalla Jacorossi sono stati finanziati interventi da realizzare in subappalto.
Ed è quest’ultimo tassello l’oggetto dell’inchiesta sulle bonifiche. Scontato il binario seguito degli investigatori: quali e quante gare sono state effettuate per assegnare commesse in subappalto? Come è stato amministrato il flusso di fondi pubblici diretto sulla galassia di società satellite? Per rispondere a queste domande, la Procura ha delegato un’ampia indagine al pool Tutela della spesa pubblica del colonnello Sandro Barbera.
In campo, dunque, gli specialisti del comando provinciale delle fiamme gialle guidato dal generale Giovanni Mainolfi. A più riprese gli investigatori hanno acquisito atti ufficiali sulle cosiddette «transazioni», che hanno regolato in questi anni il rapporto triangolare Commissariato bonifiche-Jacorossi-subappalti. Ma soprattutto, gli inquirenti hanno ascoltato tecnici e funzionari regionali, politici ed amministratori per mettere a fuoco il groviglio di subappalti e transazioni.
Sono stati così interrogati - in qualità di persone informate dei fatti - volti noti del panorama politico-amministrativo campano, nel corso di una vicenda che ha subìto - cosa più o meno inevitabile - discovery parziali, per il momento in via incidentale.
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Napoli, stop a 2.000 assunzioni
Rifiuti: via ai primi duecento licenziamenti
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=74563&sez=NAPOLI
NAPOLI (26 settembre) - È l’ultima tegola caduta sulla vecchia gestione commissariale per i rifiuti: sono nulli i contratti di lavoro di duemila lavoratori dei consorzi di bacino assunti per la differenziata. Una sentenza del Consiglio di Stato ha annullato, perché illegittime, due ordinanze del 2001 firmate dal sub commissario Giulio Facchi che avevano trasformato i contratti di lavoro da determinato ad indeterminato e decretato l’assunzione di 551 persone. «Il sub commissario si è attribuito l’impropria posizione di superdatore di lavoro», scrivono i giudici nella sentenza del 29 luglio (ma le motivazioni sono state rese pubbliche qualche giorno fa).
E così scattano subito le procedure di licenziamento. Per ora contro 221 lavoratori del neo nato consorzio unico Caserta-Napoli (perché solo il disciolto bacino di Napoli ha fatto, a suo tempo, ricorso) ma lo stesso procedimento riguarda, in totale, circa duemila lavoratori: sentenza alla mano, ora possono essere mandati tutti a casa.
Una situazione esplosiva. Sotto il profilo dell’ordine pubblico, prima di tutto: si temono cortei e disordini nelle prossime settimane a Napoli. L’hanno capito subito anche i vertici di prefettura e del commissariato per i rifiuti. Due giorni fa una riunione a palazzo di governo: da un lato i delegati delle sette sigle sindacali autonome, dall’altra il viceprefetto Antonio Reppucci dell’unità di crisi per i rifiuti. L’unica soluzione prospettata è un’eventuale ordinanza del consiglio dei ministri per garantire gli stipendi sino alla fine dell’anno.
Poi più nulla. E lunedì scatta la prima giornata di sciopero dei dipendenti, oggi ubicati nelle varie discariche campane in attività, contro l’ultima decisione dei magistrati. Una guerra iniziata davanti al Tar della Campania quando i vertici dell’ex consorzio di Bacino 1, difesi dall’avvocato Antonio Sasso, impugnano le ordinanze 22 e 23 del febbraio del 2001 con cui «vengono convertiti i rapporti di lavoro subordinato da tempo determinato ad indeterminato» e con cui si decide, da parte del commissariato, «l’assunzione di oltre 550 unità di personale ripartito tra i disoccupati titolari di qualifica di settore». In totale duemila persone assunte a tempo indeterminato da un giorno all’altro.
Ma solo il consorzio di Bacino Napoli 1 ricorre contro i 221 operai che gli sono piovuti in organico per fare, tra le altre cose, la raccolta differenziata. Mai decollata in quegli anni quando la Campania non riesce ad andare oltre un misero 8 per cento. «Profili di ordine sociale sarebbero alla base di queste decisioni», scrivono i giudici del Tar che il 24 giugno del 2004, annullano le ordinanze.
La parola passa al Consiglio di Stato dove ricorrono il commissariato dei rifiuti, il ministero dell’Interno e la Presidenza del consiglio dei ministri, difesi dall’avvocatura generale dello Stato. Nessun ribaltamento della sentenza di primo grado, anzi, un rafforzamento della decisione presa un lustro prima. Quelle assunzioni in sostanza, scrivono i magistrati, non potevano essere decise dal commissariato anche perché gli oneri economici dei lavoratori, con la gestione ordinaria (da gennaio prossimo), graveranno sui consorzi.
«Il commissariato di governo si è assunto un potere di super datore di lavoro che non gli competeva - scrivono ancora i giudici amministrativi di secondo grado che sottolineano come ci sia stata, all’epoca, un’indiretta «imposizione scaturita da un incontro tenutosi in prefettura il 30 gennaio del 2001 a cui erano presenti i sindacati autonomi e non i consorzi».
E dopo sette anni quella situazione esplosiva, a suo tempo disinnescata, si ripresenta. Eppure l’allarme di un autunno caldo l’aveva lanciato proprio il capo della Protezione civile Guido Bertolaso: «Conosciamo tutti i lavoratori dei vari ex consorzi oggi ancora pagati da noi che dovrebbero essere assorbiti dalle società provinciali in fase di costituzione. Avellino, Benevento e Salerno hanno avviato le attività, Napoli e Caserta cercano ancora di capire come organizzarsi. Questo nodo - diceva Bertolaso durante un’audizione del 29 luglio in commissione bicamerale per il ciclo dei rifiuti - verrà al pettine in autunno e sarà necessario varare d’intesa con la regione Campania un provvedimento di stabilizzazione di questi lavoratori». Ma i nodi al pettine sono già arrivati.
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volevo attirare l'attenzione col titolo ad effetto, adesso che ce l'ho, commentate i prodigi del nostro SuperPresidenteMegalattico :sofico:
p.s. leggete i commenti all'articolo
pp.s in corso d'opera ho voluto fare il tris
La Iervolino: in città tutto sotto controllo
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=74878&sez=NAPOLI
http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20090929_rifiuti.jpg
NAPOLI (29 settembre) - La prima protesta ieri, dodici ore di sciopero e un presidio in piazza del Plebiscito sotto la sede del commissariato per i rifiuti con uno striscione choc, «W i Casalesi», duramente stigmatizzato da sindacati e istituzioni. I lavoratori degli ex consorzi di bacino sono scesi in piazza per difendere il loro posto di lavoro minacciato da una sentenza del Consiglio di Stato che da giovedì prossimo diventerà esecutiva per i primi 221 addetti. A rischiare sono in duemila ma la questione, osserva l’assessore regionale Ganapini, è più complessa: quando l’emergenza rifiuti finirà, dei 24mila lavoratori impiegati oggi a vario titolo nel settore resteranno in attività poco meno di 10mila.
Lo sciopero ieri ha paralizzato l’attività di conferimento dei rifiuti in quattro discariche della regione ma la situazione potrebbe precipitare giovedì: scade infatti quel giorno la pausa di 48 ore che i manifestanti hanno deciso di concedere per capire che sbocchi avrà la loro protesta.
«Non siamo in emergenza, la situazione è sotto controllo»: così il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino riferendosi alla situazione rifiuti in città. «Il problema dei lavoratori dei bacini (che ieri hanno protestato in città, ndr) non è una nostra competenza ma del commissariato di governo» ha concluso la Iervolino precisando di non aver avuto contatti con esponenti del Governo sulla vicenda.
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Rifiuti, nuova inchiesta sulle bonifiche
Indagini su un affare da 180 milioni
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=74766&sez=NAPOLI
NAPOLI (28 settembre) - Non ci sono solo codici ritenuti «taroccati» o rifiuti considerati «tombati» nella storia delle bonifiche in Campania. Non solo interventi di riqualificazione sospetti , ma anche un’inchiesta sulla gestione di milioni di euro investiti in Campania per ripulire discariche a cielo aperto.
Ed è così che, dopo aver chiesto il processo per i vertici della Jacorossi - società leader in campo ambientale -, emerge un altro profilo investigativo, un’altra inchiesta non ancora formalmente conclusa. Un’inchiesta allo stato tecnicamente aperta: la Procura sta infatti indagando sugli appalti messi in moto nel corso degli anni della grande crisi rifiuti in Campania per bonificare siti e discariche abusive, per ripulire lo scempio che univa senza soluzione di continuità Napoli e Caserta.
Un’inchiesta in cui - è bene chiarirlo subito - la questione ambientale c’entra solo come sfondo originale, come scenario su cui puntare i riflettori. A guidare le indagini, questa volta, sono i pm del pool mani pulite, coordinato dall’aggiunto Francesco Greco. Fascicolo affidato al pm Ettore La Ragione, che ha condotto in questi mesi il lavoro della Finanza tra imprese private e, a più riprese, i Palazzi istituzionali della regione.
L’obiettivo è fare chiarezza su 180milioni di euro: serviti a sostenere lavoratori socialmente utili, a volte immortalati durante periodi di inattività, ma anche a mettere in moto la macchina delle commesse pubbliche. Ma qual è il target dell’inchiesta? Perché le bonifiche di intere fette di territorio regionale tornano sul tavolo degli investigatori?
Tutto da mettere a fuoco, nell’ottica del pm, un meccanismo triangolare: i soldi arrivavano dal «commissariato di governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque della regione Campania» alla Jacorossi, società leader in Europa nel campo della riqualificazione ambientale del territorio; poi, dalla Jacorossi sono stati finanziati interventi da realizzare in subappalto.
Ed è quest’ultimo tassello l’oggetto dell’inchiesta sulle bonifiche. Scontato il binario seguito degli investigatori: quali e quante gare sono state effettuate per assegnare commesse in subappalto? Come è stato amministrato il flusso di fondi pubblici diretto sulla galassia di società satellite? Per rispondere a queste domande, la Procura ha delegato un’ampia indagine al pool Tutela della spesa pubblica del colonnello Sandro Barbera.
In campo, dunque, gli specialisti del comando provinciale delle fiamme gialle guidato dal generale Giovanni Mainolfi. A più riprese gli investigatori hanno acquisito atti ufficiali sulle cosiddette «transazioni», che hanno regolato in questi anni il rapporto triangolare Commissariato bonifiche-Jacorossi-subappalti. Ma soprattutto, gli inquirenti hanno ascoltato tecnici e funzionari regionali, politici ed amministratori per mettere a fuoco il groviglio di subappalti e transazioni.
Sono stati così interrogati - in qualità di persone informate dei fatti - volti noti del panorama politico-amministrativo campano, nel corso di una vicenda che ha subìto - cosa più o meno inevitabile - discovery parziali, per il momento in via incidentale.
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Napoli, stop a 2.000 assunzioni
Rifiuti: via ai primi duecento licenziamenti
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=74563&sez=NAPOLI
NAPOLI (26 settembre) - È l’ultima tegola caduta sulla vecchia gestione commissariale per i rifiuti: sono nulli i contratti di lavoro di duemila lavoratori dei consorzi di bacino assunti per la differenziata. Una sentenza del Consiglio di Stato ha annullato, perché illegittime, due ordinanze del 2001 firmate dal sub commissario Giulio Facchi che avevano trasformato i contratti di lavoro da determinato ad indeterminato e decretato l’assunzione di 551 persone. «Il sub commissario si è attribuito l’impropria posizione di superdatore di lavoro», scrivono i giudici nella sentenza del 29 luglio (ma le motivazioni sono state rese pubbliche qualche giorno fa).
E così scattano subito le procedure di licenziamento. Per ora contro 221 lavoratori del neo nato consorzio unico Caserta-Napoli (perché solo il disciolto bacino di Napoli ha fatto, a suo tempo, ricorso) ma lo stesso procedimento riguarda, in totale, circa duemila lavoratori: sentenza alla mano, ora possono essere mandati tutti a casa.
Una situazione esplosiva. Sotto il profilo dell’ordine pubblico, prima di tutto: si temono cortei e disordini nelle prossime settimane a Napoli. L’hanno capito subito anche i vertici di prefettura e del commissariato per i rifiuti. Due giorni fa una riunione a palazzo di governo: da un lato i delegati delle sette sigle sindacali autonome, dall’altra il viceprefetto Antonio Reppucci dell’unità di crisi per i rifiuti. L’unica soluzione prospettata è un’eventuale ordinanza del consiglio dei ministri per garantire gli stipendi sino alla fine dell’anno.
Poi più nulla. E lunedì scatta la prima giornata di sciopero dei dipendenti, oggi ubicati nelle varie discariche campane in attività, contro l’ultima decisione dei magistrati. Una guerra iniziata davanti al Tar della Campania quando i vertici dell’ex consorzio di Bacino 1, difesi dall’avvocato Antonio Sasso, impugnano le ordinanze 22 e 23 del febbraio del 2001 con cui «vengono convertiti i rapporti di lavoro subordinato da tempo determinato ad indeterminato» e con cui si decide, da parte del commissariato, «l’assunzione di oltre 550 unità di personale ripartito tra i disoccupati titolari di qualifica di settore». In totale duemila persone assunte a tempo indeterminato da un giorno all’altro.
Ma solo il consorzio di Bacino Napoli 1 ricorre contro i 221 operai che gli sono piovuti in organico per fare, tra le altre cose, la raccolta differenziata. Mai decollata in quegli anni quando la Campania non riesce ad andare oltre un misero 8 per cento. «Profili di ordine sociale sarebbero alla base di queste decisioni», scrivono i giudici del Tar che il 24 giugno del 2004, annullano le ordinanze.
La parola passa al Consiglio di Stato dove ricorrono il commissariato dei rifiuti, il ministero dell’Interno e la Presidenza del consiglio dei ministri, difesi dall’avvocatura generale dello Stato. Nessun ribaltamento della sentenza di primo grado, anzi, un rafforzamento della decisione presa un lustro prima. Quelle assunzioni in sostanza, scrivono i magistrati, non potevano essere decise dal commissariato anche perché gli oneri economici dei lavoratori, con la gestione ordinaria (da gennaio prossimo), graveranno sui consorzi.
«Il commissariato di governo si è assunto un potere di super datore di lavoro che non gli competeva - scrivono ancora i giudici amministrativi di secondo grado che sottolineano come ci sia stata, all’epoca, un’indiretta «imposizione scaturita da un incontro tenutosi in prefettura il 30 gennaio del 2001 a cui erano presenti i sindacati autonomi e non i consorzi».
E dopo sette anni quella situazione esplosiva, a suo tempo disinnescata, si ripresenta. Eppure l’allarme di un autunno caldo l’aveva lanciato proprio il capo della Protezione civile Guido Bertolaso: «Conosciamo tutti i lavoratori dei vari ex consorzi oggi ancora pagati da noi che dovrebbero essere assorbiti dalle società provinciali in fase di costituzione. Avellino, Benevento e Salerno hanno avviato le attività, Napoli e Caserta cercano ancora di capire come organizzarsi. Questo nodo - diceva Bertolaso durante un’audizione del 29 luglio in commissione bicamerale per il ciclo dei rifiuti - verrà al pettine in autunno e sarà necessario varare d’intesa con la regione Campania un provvedimento di stabilizzazione di questi lavoratori». Ma i nodi al pettine sono già arrivati.
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volevo attirare l'attenzione col titolo ad effetto, adesso che ce l'ho, commentate i prodigi del nostro SuperPresidenteMegalattico :sofico:
p.s. leggete i commenti all'articolo
pp.s in corso d'opera ho voluto fare il tris